Wiles Will

Istruzioni per la manutenzione del parquet

Autore: 
Wiles Will

Esordio interessante, a mio avviso, questo di Will Wiles, settantottino dal percorso che lo porta a lasciare il mestiere di editor per lanciarsi nel giornalismo come freelance e scrittore. Si sente, in effetti, in ogni pagina l’approccio consapevole, l’uso linguistico di chi è padrone di strumenti, elementi e strutture.

E si sente anche, forte e chiaro, il suo incedere, lo stesso che si può in parte rintracciare in taluni pezzi pubblicati come “Unhappy? Clean house”, uscito sul New York Times lo scorso 23 marzo: in quest’articolo semplice e strutturato, Wiles ripercorre rapidamente e con sottile umorismo quanto realismo, le tappe ‘evolutive’ degli early modernists alla conquista della perfezione domestica.
Iniziando con una domanda che secondo me chiarisce tutto: When did people start believing that the good life was dependent on domestic perfection? (e concludendo con un ricordo-significato che da solo vale la lettura: I like to remember the architect Cedric Price. Confronted by a client who wanted to turn his life around with a new house, Mr. Price suggested that what he really needed was a divorce.)
 
Mi sono dilungata sull’articolo perché ho l’impressione che Wiles sia un autore perennemente connesso con tematiche, dinamiche, analisi, logiche e situazioni di cui si è occupato e interessato a diversi livelli. Anche nel “Istruzioni per la manutenzione del parquet”, infatti, ci sono precisi riferimenti alle stanze e all’appartamento nel complesso di un personaggio come ‘luogo in cui aspettarsi qualcosa’ sia dal personaggio stesso che infatti tratta tutto con ossessiva precisione, quanto dal narratore-protagonista (“… se avessi avuto un posto migliore sarei stato un uomo migliore”, dirà a un certo punto, non aggiungo altro per non guastare il piacere della lettura).
 
«Non si tratta solo della stanza» insistette Oskar. «Una stanza non è solo una stanza. Una stanza è la manifestazione di uno stato d’animo, il prodotto di un’intelligenza. Consapevole» e qui si lasciò cadere enfaticamente sulla poltrona, sprigionando uno sbuffo di polvere e cenere di sigaretta «o inconsapevole. Noi costruiamo le nostre stanze e poi le nostre stanze costruiscono noi».
[dal capitolo ‘secondo giorno’]
 
La storia parte da lontano, dalle nuvole e il volo di un aeroplano. Si finisce catapultati in un viaggio di cui non si sa nulla. In narratore è una voce intima, che ha la pazienza di proporre dettagli e osservazioni con un piglio frizzante, allegro a tratti. Irriverente.
 
Si scopre poi che il narratore nonché protagonista, deve occuparsi dell’appartamento di qualcun altro, l’amico Oskar. C’è un preciso uso del corsivo, in questa scrittura. Singole parole vengono proposte in corsivo a rafforzarne il senso entro i toni e il ritmo del narratore che è voce precisa, certa, scattante.
 
C’è dall’inizio, nell’incedere, una sorta di sospensione: s’avvertono forte le inquadrature precise figlie delle descrizioni accurate, e allo stesso tempo un proporre annotazioni a margine che servono strettamente ad alimentare l’aspettativa per ciò che ‘potrebbe’ accadere nelle pagine successive. In un plot tutto sommato tranquillo (non ci sono combattimenti, inseguimenti, investigazioni complesse, intrecci fitti) il narratore strizza spesso l’occhio al lettore, proponendo vaghi suggerimenti, quasi petali di fiori buttati a terra a indicare la direzione.
 
“Non avessi saputo che Oskar era un musicista, l’avrei indovinato facilmente grazie a tutte le foto in bianco e nero, elegantemente ed essenzialmente montate a giorno, appese alle pareti: Oskar al pianoforte, Oskar che brandisce la bacchetta, un Oskar giovane che stringe la mano a un uomo più vecchio a me ignoto, Oskar che riceve un premio, Oskar… Oskar con me, siamo in quattro all’università, poco prima della laurea. Capelli più folti e più lunghi, niente pancia. Un altro me. Mi sono sforzato di ricordare l’occasione in cui era stata scattata quella foto. Niente.
E… neanche una foto della moglie di Oskar. E nessun pianoforte. Nessun premio. Mistero.”
[Dal capitolo ‘primo giorno’]
 
Otto giorni, comunque, raccontati da Wiles come tappe d’un soggiorno tra osservazioni e ironia, ipotesi e fatti. Sembra un tempo ragionevolmente breve, in un certo senso non lo è, la scrittura impone un ritmo e un ascolto tesi a tempi mediamente lenti, pause, piccole scoperte. Perché non c’è solo il narratore, c’è anche e soprattutto Oskar – il preciso, meticoloso, nemico del caos Oskar che ha lasciato una lettera di istruzioni all’amico, su cosa fare e non, in casa, quasi a evocare certi recenti programmi tv in serie – c’è l’appartamento coi suoi simboli e le logiche da decifrare, ci sono i gatti che per sicurezza si presentano saltando addosso, c’è la moglie di Oskar (esistente o inesistente), vicini di appartamento, la domestica e altri incontri. Ci sono i flashback evocati dal narratore, frame che lo legano a Oskar e a un certo ‘se stesso forse concluso’.
 
Una storia sulle manie, le fissazioni, su paure, e difetti proposti con quel vago sapore dell’eccesso. Tutto nel romanzo si tende alla nudità delle imperfezioni che però sono l’essenza del vivere di ogni cosa, Wiles lo racconta con chiarezza, senza fronzoli ma con tanti dettagli, pretendendo un certo tempo al lettore per assecondare piccoli accadimenti, lo scorrere delle giornate, pensieri, riflessioni, ricordi e qualche imprevisto tra il rocambolesco e quel sottile mistero sospeso alla Allan Poe (che l’autore stesso non tarda a far citare dal suo narratore senza nome).
 
In un gioco di incastri, caduto il primo tassello, scivolata la prima goccia di vino rosso nell’appartamento immacolato, tutto il resto tenderà a una progressiva distruzione di quello stesso mondo creato e mantenuto dall’ossessivo Oskar e temuto dal narratore, a tratti maldestro, di certo intimidito dai continui ammonimenti dell’amico dei quali ha disseminato la casa dentro biglietti e note.
 
La scrittura di Wiles guida saldamente verso la rovina, s’avverte ancor prima di raggiungere la metà del romanzo che si tratta di una parabola in discesa, di una lenta ma ponderata e inesorabile caduta. Ed è sorprendente a mio avviso come accada tutto senza inseguimento alla James Bond, guerriglie, riunioni in sale con neon a studiare psicopatici ma nemmeno veri e propri fantasmi: Wiles resta in quel confine tra il possibile e il probabile, propone suggestioni che possono essere reali, situazioni quotidiane sporcate dalle ossessioni di Oskar e i pasticci del narratore.
 
A tratti è urticante, ragionevolmente urticante secondo me. Si ha la percezione, specie verso il finale, che Wiles si diverta a giocare con le pedine che ha di suo pugno costruito, ruota ruoli e significati per imporre al lettore di non mollare la presa, di terminare.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
“Istruzioni per la manutenzione del parquet” di Will Wiles, Neri Pozza, 16,50 euro, pagine 288, uscito il 9 maggio 2013. Traduzione dall'inglese di Simona Fefè.
 
Will Wiles è nato in India nel 1978 e ora vive e lavora a Londra. È stato fino allo scorso anno editor di una affermata rivista di design e architettura, prima di intraprendere la carriera di scrittore e giornalista free lance. Negli ultimi dieci anni ha collaborato con numerose testate, tra le quali il New York Times, e fondato e curato siti web di architettura e blog.
Istruzioni per la manutenzione del parquet, il suo romanzo d’esordio, è stato selezionato per il National Book Award 2012. 
 
Approfondimenti in rete
 
La scheda del libro sul sito dell’editore.
Disponibile anche in versione eBook ad esempio su Bookrepublic.
 
Barbara Gozzi, Agosto 2013
ISBN/EAN: 
9788854507302

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["istruzioni per la

["istruzioni per la manutenzione del parquet"] scrive barbara:

"Esordio interessante, a mio avviso, questo di Will Wiles, settantottino dal percorso che lo porta a lasciare il mestiere di editor per lanciarsi nel giornalismo come freelance e scrittore. Si sente, in effetti, in ogni pagina l’approccio consapevole, l’uso linguistico di chi è padrone di strumenti, elementi e strutture. E si sente anche, forte e chiaro, il suo incedere, lo stesso che si può in parte rintracciare in taluni pezzi pubblicati come “Unhappy? Clean house”, uscito sul New York Times lo scorso 23 marzo..."

[Will wiles] barbara

[Will wiles] barbara suggerisce questi Approfondimenti in rete...

La scheda del libro sul sito dell’editore.
Disponibile anche in versione eBook ad esempio su Bookrepublic.
 

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[Wiles] La citazione sulla stanza e quel che rivela è molto interessante, devo farla  notare ai mie figli e al possibile significato di certo disordine terrificante .....

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 [wiles - stanze] Marina secondo me c'è un rapporto stretta tra noi e i posti in cui passiamo molto tempo, dove lasciamo tracce e abbiamo un certo potere decisionale. Ho sempre avuto l'impressione che riflettessero a modo loro determinati aspetti di noi, del nostro vivere in quel momento (dunque anche dei compromessi, le scelte, le emozioni). Ho vissuto per 9 anni in un appartamento minuscolo, preso in affitto quando lasciai la 'casa di famiglia' per lanciarmi per conto mio. Poi è arrivata la famiglia, la micia, mio figlio... ci siamo trasferiti da poco. Ed ero consapevole, me ne accercevo vivendoci, che certi spazi nell'appartamento, erano quello che erano per una serie di fattori (minuscole zone da adibire, impossibilità di scegliere per bene mobili e colori, difficoltà a gestire cambiando continuamente l'ordine agli addendi anche se il risultato non cambiava...). Penso che i luoghi riflettono pezzetti di noi, nel bene e nel male, per ragioni che dicono direttamente e intensamente di noi, quando possiamo decidere o abbiamo un potere decisionale alto, o in altre misure a seconda appunto di compromessi e scelte. Buona domenica a tutti!

[Istruzioni per la

[Istruzioni per la manutenzione del parquet] Non avevo inserito il traduttore:
Traduzione dall'inglese di Simona Fefè.

[Wiles- stanze] Hai

[Wiles- stanze] Hai perfettamente ragione, guarda, per me anche i singoli oggetti a volte hanno un significato simbolico. Del resto basta entrare in casa di qualcuno: la casa riflette la personalità di chi la vive, naturalmene con i dovuti compromessi, adattamenti, e così via, come dici tu.

 

("Istruzioni per la

("Istruzioni per la manutenzione del parquet") scrive Baranelli, su Cabaret Bisanzio:

"Will Wiles, al suo primo romanzo (selezionato per il National Book Award 2012), è abile nel gestire la claustrofobica situazione senza sconfinare nel grottesco fine a se stesso. L’appartamento è un’estensione della personalità di Oskar, che si presenta attraverso biglietti di raccomandazioni nascosti in ogni stanza, e dove si vede un solo personaggio, ve ne sono in realtà sempre due. Il minimalismo accecante del mobilio e la sua cura maniacale sono una forma di tortura per il protagonista che narra, senza forzature, esperienze comiche, paradossali o tragiche. L’appartamento è un test, l’appartamento è una sfida: buona Schadenfreude a tutti..."

| il resto:  http://www.cabaretbisanzio.com/2013/08/31/istruzioni-manutenzione-parquet-will-wile/