Wilde Oscar

Il ritratto di Dorian Gray

Autore: 
Wilde Oscar

Un giovane dandy, incarnazione dell’ideale della bellezza, è amato e idolatrato da un artista. L’artista è un pittore che, per la prima volta nel corso della sua esistenza, ha la consapevolezza di poter rappresentare la perfezione in una tela. Il giovane dandy  appare, nei primi frangenti del romanzo, incarnazione archetipica dell’ideale della bellezza: è pura innocenza e dolcezza, espressione vivente del canto d’innocenza di Blake. L’artista dunque, da tempo, va dipingendo una tela che esprimerà la purezza e la bellezza (o la purezza incontaminata della bellezza) del giovane sublime. Dorian Gray, questo il suo nome, appare diafano e divino come la Lotte del Werther, o ancora come il giovane Tadzio di “Morte a Venezia” del Mann; sembra non appartenere a questo tempo, né a questa nostra volgare e disincantata specie. È un’opera d’arte vivente. Un’opera d’arte inconsapevole e incosciente. E allora l’apparizione del suo contraltare, l’alter ego dell’artista di Dublino, il raffinato esteta Lord Henry, provocherà una frattura insanabile nell’equilibrio psichico e intellettuale di questo giovane innocente. Lord Henry è la disillusione e la decadenza della società; l’eleganza, e l’intelligenza della ricerca dell’arte; l’adorazione della giovinezza e della bellezza perdute. Lord Henry diventerà il mentore del giovane Dorian; rapirà, in poche battute, l’opera d’arte vivente all’influenza del pittore.

Il pittore osserverà Dorian sprofondare nella vita: abbandonare l’isolamento e la, per così dire, dedizione all’incoscienza, per acquistare consapevolezza della propria natura e del proprio sentiero; fino a perdersi, poco a poco, irrimediabilmente.

Il pittore, dunque, “l’arte”, per così dire, “consegna” l’opera d’arte, Dorian, alla vita: e l’iniziatore alla vita è l’esteta elegante e decadente, coscienza del tempo e della società, Lord Henry: Oscar Wilde.

Il cortocircuito insanabile, intuizione geniale dell’opera, è che, ad un tratto, sappiamo conclusa l’opera d’arte del pittore: il ritratto di Dorian Gray è finito. Ed è il ritratto della bellezza, della giovinezza e dell’innocenza: sintesi perfetta dell’archetipo adorato da ogni artista. Dorian e Lord Henry contemplano il quadro. Dorian, adesso, sa leggerlo. Sa intuire e intendere il senso e il significato di quel che il pittore ha rappresentato. Sa di esserne origine, e comprende d’esser potuto divenire origine di un quadro del genere per non aver vissuto mai. Nessuna macchia sul suo spirito, nessuna macchia sulla sua coscienza: egli era incanto e innocenza, purezza e poesia, perché nulla aveva vissuto, e nulla aveva compreso.

In quell’istante Dorian capisce che la giovinezza e la bellezza rimarranno eterne solamente in quell’opera. Invecchierà e perderà il suo segreto e perfetto talento.

Si volta verso l’esteta e il pittore, increduli di fronte alla rappresentazione dell’ideale nella tela. Si volta verso di loro, e domanda al demonio di rimanere per sempre l’opera d’arte Dorian Gray. Mai dovrà abbandonarlo la giovinezza, mai dovrà abbandonarlo la bellezza. Il demonio, lusingato, accetta. Di questo ne avremo consapevolezza poco a poco.

Sarà il quadro a invecchiare e a macchiarsi delle colpe e dei peccati – dell’esperienza esistenziale, limitiamoci a questo – di Dorian. Egli manterrà per decenni l’aspetto incontaminato e sublime raffigurato dal pittore. Il quadro assumerà la sua esistenza. Muterà. Si corromperà. Tradirà dolore, e odio, e violenza, e vecchiezza, e dissennatezza e dissolutezza. Dorian potrà contemplare, lui solo, quella tela: leggendola, avrà coscienza della propria anima, della propria perdizione, delle proprie perversioni.

Lord Henry, suo mentore, lo introdurrà nel mondo che fino a quel momento Dorian aveva ignorato e trascurato e rifiutato. Dorian rifiuterà rimorsi e rimpianti: sempre più rimarrà fedele alla sua vocazione alla adorazione degli istanti, e alla sua disperata adesione alla lotta per la cristallizzazione del tempo. Lascerà vittime sul campo.

Un amore rifiutato e abbandonato morirà nel suo nome; nessuna colpa segnerà il suo volto. Corromperà e marcirà, lussurioso e lascivo; nessun segno rimarrà sul suo volto. Il ritratto di Dorian, invece, in una segreta stanza del suo appartamento, si corroderà ed esternerà la decadenza del suo spirito. Per un solo osservatore: giacché chi scoprirà il velo funebre che nasconde la tela, non appena scorto l’orribile volto del vero Dorian, non rimarrà più in vita. Dorian non ha più senso etico, né moralità.

Uccide. Ed uccide se stesso ogni giorno.

Nessuna tregua richiesta, o sottoscritta nel patto col demonio.

Fino alla fine, Gray appare la splendida incarnazione della bellezza e della giovinezza a chiunque lo incontri. Nulla decade, se non la sua anima. Nulla più lo trattiene o lo frena: è dissoluto e non ha amore, né empatia. Possiede, domina, soggioga: s’abbandona alla sensualità, e la sensualità lo inchioda alla vita.

 

Esiste un rimedio ad un eterno presente: esiste una soluzione al rimpianto e al rimorso impronunciabile, quel rimorso e quel rimpianto che soffoca e, lentamente, diviene incubo e ossessione. Quel rimedio Dorian intuisce e decide sia l’unica e ultima via. L’opera d’arte potrà forse tornare perfetta, allora; e il suo corpo potrà macchiarsi della rovina del tempo, e della propria colpa.

L’esteta decadente e dissoluto torna sui suoi passi. Svela il velo funebre che nasconde l’opera. E si accanisce accoltellando e distruggendo quell’immagine atroce di dolore e responsabilità mai rimosse che ogni giorno,come specchio diabolico, brucia e uccide la speranza. Quale splendore nel suicidio dell’uomo e nel trionfo perfetto dell’arte. Adesso la tela potrà danzare tra le gallerie dei sogni di nuovi artisti; e quell’uomo perduto e sfinito, annullato dalla sua stessa dedizione e devozione alla vita, marcirà nel silenzio.

Finalmente la tela abbandona la casa di Dorian Gray; il ritratto è tornato espressione archetipica della bellezza e dell’innocenza, della purezza e della giovinezza.

L’arte ispira l’esistenza. Niente più potrà incarnare l’arte nella vita.

Il pittore si dissolve, Dorian Gray si uccide, l’arte eterna domina e sorride.

 

 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE:

 

Oscar Wilde (Dublino, 1856-Parigi, 1900), scrittore, poeta, critico letterario, commediografo ed esteta irlandese.

 

Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray” (1890-1891), Garzanti, Milano, 1976.

Introduzione di F.Marenco, traduzione di M.Amante.

 

Nella prefazione al romanzo, Wilde scrive:

“L’artista è il creatore di cose belle.

Rivelare l’arte e nascondere l’artista è il fine dell’arte.

Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova sostanza la sua impressione delle cose belle.

Tanto le più elevate quanto le più infime forme di critica sono una sorta di autobiografia”



Approfondimento in rete: Oscar Wilde Homepage / Oscar Wilde Collection / The Literature Network.

WILDE in LANKELOT:


Wilde Oscar - Decadenza della menzogna di franchi
Wilde Oscar - Il ritratto di Dorian Gray di franchi

 


 

Lankelot, G.F., Novembre del 2002. Una prima versione di questa recensione, revisionata nel giugno del 2003, è apparsa nel novembre del 2002 su ciao.com e lankelot.com.

ISBN/EAN: 
9788806177782

Commenti

Belle, sensate e condivisibili le tue considerazioni di fondo. Questo è, a mio personale parere, lo scritto migliore di Wilde. Questo testo e il Faust di Goethe regalano suggestioni simili e pongono dubbi che mi attanagliano da quando ho coscienza di me: riuscirò a sopportare la caducità del corpo senza che ciò infici il mio universo animico-spirituale?

Senza dubbio, se avrai a fianco la giusta compagna di vita. O se avrai smesso di pensare alle compagne di vita;).

Eh...

Stessa preoccupazione di Léon.
(la compagnia, nel mio caso, non ci sarà o comunque non credo servirà )

(servire mai, essere necessari è diverso).

Chi ci dice poi che sia cosi gratificante campare a lungo. Certo che poi, temo, più ci si avvicina alla vecchiaia, più ci si aggrappa alla vita. Più si invecchia, piu si accettano compromessi per raggranellare anni, mesi e giorni. Questo è ciò che mi spaventa di più. Magari cercherò di cogliere l'attimo che fugge, questo si.

Io voglio i nipoti. Stiamo divagando quindi OT: voglio nipoti e voglio restituire loro quel che ho avuto da due dei miei nonni. Con molti più vizi e capricci da esaudire. Chiudo l'OT.

Riapro OT: in linea ideale concordo con te, ma la realtà è parecchio complicata, almeno per ciò che mi riguarda. Richiudo OT.

E, comunque, consiglio la lettura di questo romanzo a tutti: difficile che non tocchi le corde intime (conscie, e soprattutto inconscie) di ognuno di noi.

"Finalmente la tela abbandona la casa di Dorian Gray; il ritratto è tornato espressione archetipica della bellezza e dell?innocenza, della purezza e della giovinezza.
L?arte ispira l?esistenza. Niente più potrà incarnare l?arte nella vita.
Il pittore si dissolve, Dorian Gray si uccide, l?arte eterna domina e sorride".
La tua recensione, Gianfranco, è poesia.

Ora, vorrei la tua opinione:
?Entrati, videro appeso al muro uno splendido ritratto del loro padrone, quale l'avevano visto l'ultima volta, in tutta la magnificenza della sua meravigliosa bellezza e gioventù. Per terra giaceva un uomo, morto, con un coltello piantato nel cuore. Era canuto, il viso raggrinzito e ripugnante. Soltanto esaminando gli anelli riuscirono a riconoscerlo?.
Questo è il finale del romanzo, ma se tu leggi la conclusione del Dottor Jekyll di Stevenson, nel punto in cui i due abbattono la porta dello studio del dottore, non vedono altro che una ordinata stanza: "vicino al camino tutto era pronto per il tè. Se non fosse stato per le vetrine piene di attrezzature chimiche si sarebbe detta la stanza più tranquilla e più normale di tutta Londra in quella notte. Ma proprio nel mezzo del pavimento giaceva il corpo di un uomo paurosamente contorto negli ultimi spasimi della morte".
Il testo di Wilde non rasenta il plagio? Quindi, il vero segreto di Dorian Gray e della sua inquietante giovinezza, non è affatto il suo contenuto di parabola, ma la sottilissima arte con la quale vengono usati da Wilde gli strumenti della scrittura e le diverse "tonalità" fornite dai generi letterari.
Forse mi sbaglio.

Raffaella

http://www.lankelot.eu/?p=760

La suggestione è notevole. A quanti anni di distanza sono apparsi? Pensiamoci su e riflettiamo assieme...Stevenson: 1886. Wilde: 1890.
Direi che ci siamo;). Grazie, Raffaella. Sempre.

"Quale splendore nel suicidio dell?uomo e nel trionfo perfetto dell?arte. Adesso la tela potrà danzare tra le gallerie dei sogni di nuovi artisti; e quell?uomo perduto e sfinito, annullato dalla sua stessa dedizione e devozione alla vita, marcirà nel silenzio."
Se ci penso il finale è allucinante.
Raffaella, il tuo confronto è molto interessante, non ci avevo mai pensato.

Il segreto per tornare giovani è commettere degli errori.

Come è pericolosa quella frase in una mente squilibrata.

Conosci menti equilibrate, a parte tu, io e altre venti persone?

(io no).

I nostri modi non sono equilibrati, questo no. Ma il nostro disequilibrio è sano, quanto meno. (il tuo lo sarà quando smetterai di fumare)

ma ho le basette!

Franks! Ma di Wilde solo

Franks! Ma di Wilde solo questi due pezzi? Sarebbe bello leggere i tuoi pareri sull'opera omnia :)

(anche se Wilde è noto e stranoto)

eheh a questo punto, speciale

eheh

a questo punto, speciale 2011:) mettiamolo tra i candidati...