EREDITÀ
Il letterato Francesco Lioce, curatore dell’opera e nipote di Piergiorgio Welby, domanda e pretende che l’intelligenza dei cittadini riconosca in suo zio altro da un malato terminale che ha chiesto allo Stato e alle coscienze di noi tutti di poter trovare pace: vuole insegnarci e comunicarci che era un intellettuale e un artista atipico ed eclettico, un letterato di talento; e che per questo va ricordato.
In un articolo apparso su “Aduc” il 16 dicembre del 2006, quando la concentrazione dei media era tutta rivolta alle decisioni del Tribunale e alle repliche parlamentari e vaticane, ne troviamo conferma: “Mi piacerebbe – ha ribadito ancora una volta Francesco Lioce – che si parlasse di Piergiorgio anche in altri termini: vorrei far conoscere la sua intelligenza, la sua cultura”. Simile dichiarazione riporta Repubblica del 17 dicembre. Da sempre, Lioce si dannava a ripetere questo messaggio, relativamente oscurato dai media, ossessi a radiografare il dolore e cristallizzare la sofferenza del malato.
Nessuno più di un famigliare stretto può avere una chiara visione dell’accaduto; delle speculazioni politiche, degli opportunismi e delle appropriazioni indebite. Nessuno più di un giovane letterato, promessa accademica, può avere chiara visione della necessità della pubblicazione dell’opera d’un autore altrimenti emarginato e oscurato.
Ecco la ragione di questa intervista: restituire ai cittadini l’immagine e il ricordo autentico di un uomo altrimenti tramandato solo come eroico e umanissimo attivista per il riconoscimento del diritto all’eutanasia e al rifiuto dell’accanimento terapeutico.
Piergiorgio Welby, figlio di un ex calciatore della Roma, era poeta, pittore e fotografo (cfr. Wikipedia). Era ammalato di distrofia muscolare: la sua mente non fu mai contaminata dal male. Prima che se ne andasse, venne pubblicato “Lasciatemi morire” (cfr. “Radio Radicale”). A breve, Francesco Lioce dovrebbe curare la pubblicazione de “L’oceano Terminale”, il suo romanzo inedito: sino ad ora, sono apparsi soltanto frammenti dell’opera sulla rivista letteraria romana “Linfera” (cfr. breve nota de “La Rosa nel Pugno”, 15 Dicembre 2006; registrazione di “Fahrenheit” del 9 Marzo 2007).
GF: Francesco, vorrei notizie sul tuo rapporto con Piergiorgio Welby. Nella rassegna stampa leggo “cugino”, altrove “nipote”: qual era il vostro legame? Quali sono i tuoi primi ricordi di Welby? Era un rapporto famigliare, amicale, elettivo? Ti chiedo di condividere con i lettori di Lankelot frammenti della tua vita con Piergiorgio.
FL: Descrivere in poche battute il mio rapporto con Piergiorgio sarebbe impossibile, spero, tuttavia, che queste dichiarazioni, per quanto brevi, possano contribuire ad approfondire la conoscenza di una persona straordinaria… Cugino, nipote: per eliminare gli equivoci, diciamo che mia madre e Piergiorgio sono figli di sorelle. Con mio padre si conobbero da ragazzi, e subito condivisero la passione per la caccia e per la pesca. Io l’ho cominciato a frequentare da bambino, quando ancora non vivevo a Roma. La sua stanza si rivelò da subito un mondo: quadri, libri, fotografie. E poi, qualsiasi domanda gli ponessi, sapeva sempre gratificare la mia curiosità con le sue risposte. Sapeva spaziare e connettere tra loro i periodi più diversi, la sua forma mentis aveva una prodigiosa capacità di sintesi. Discutendo, sapeva sempre creare legami sorprendenti, e questa sua capacità mi entusiasmava. Negli anni in cui abitavo in Sicilia ci siamo scritti molto, alcune delle sue lettere sono di altissimo valore pedagogico e morale. Dal ’97 (quando venni a Roma per gli studi universitari) al 2003, ho frequentato con cadenza quotidiana la sua stanza. Tra l’altro, mi ha aiutato spesso nella preparazione degli esami, e il suo contributo è stato decisivo anche durante la tesi di laurea che, infatti, è dedicata proprio a lui e a Mina. Non a caso, durante il discorso commemorativo ai funerali, l’ho definito autorevole come un padre e complice come un amico.
GF: Quale potrà essere l’influenza de “L’oceano terminale” nella Letteratura Italiana contemporanea? Quali narratori o romanzieri ritieni possano essere accostati alla scrittura di Welby? Vorrei conoscere gli illustri antecedenti, i padri della sua scrittura, i punti di riferimento letterari, in generale…
FL: È difficile immaginare che effetto potrà avere sul pubblico L’oceano terminale. La gente si è spontaneamente interessata al caso Welby, e nel giorno della morte e durante quello dei funerali ha mostrato nei confronti della nostra famiglia un affetto spontaneo e una riconoscenza sincera. L’opera, per forme e contenuti, ha un altissimo spessore qualitativo. Di certo, non si tratta di una lettura facile, tanto più che si mescolano tra loro diversi generi e un plurilinguismo di rarissima intensità. Considera, inoltre, che più che una trama è un susseguirsi di memorie e di riflessioni a strutturare l’intero libro... Tuttavia, penso che nella vendita potrebbe avere ottimi riscontri: la gente ha mostrato interesse per la sua battaglia, lo mostrerà anche per le vicende della sua vita. Diverso il discorso su come la critica potrà accogliere l’evento. Piergiorgio non ha mai frequentato i ritrovi letterari e le case editrici, la sua attività di scrittore si è svolta nello spazio di una stanza, lontano dal mondo. Io spero che gli addetti ai lavori possano interessarsene, raramente capita di poter leggere una scrittura tanto coinvolgente ed emotiva. Se non dovesse avvenire questo, la critica dimostrerebbe di essere pericolosamente irreggimentata. L’oceano terminale è la dimostrazione che la letteratura, quella buona, quella vera, nasce soltanto dalla necessità. Di fronte alle fittizie invenzioni, di fronte alla preoccupante mancanza di β?ος, la scrittura di Piergiorgio dovrebbe apparire per quello che davvero rappresenta: destino esistenziale, testimonianza, tragedia. Mi auguro, insomma, che una volta pubblicato, il romanzo possa in qualche modo contribuire alla rivalutazione della letteratura intesa come espressione biologica, come dato concreto dell’esistere sul mondo dell’animale uomo. È senz’altro vero, però, che L’oceano terminale oltre a essere, per molteplici motivi che non sto qui a elencare, un unicum, è un’opera priva di precedenti: nella storia della letteratura, e non solo di quella italiana, mi sembra che mai un portatore di handicap fisico abbia avuto simili mezzi culturali, simili doti creative, e, soprattutto, non mi risulta che nessuno abbia mai scritto qualcosa di così letterariamente valido. Ancor prima che letterari, però, i punti di riferimento di Piergiorgio erano filosofici: da Freud a Nietzsche, da Marx a Marcuse, da Heidegger a Gadamer, da Galimberti a Giorello… Dire chi siano stati i padri della sua scrittura mi sembra riduttivo, considerando il carattere ecletticamente vasto delle sue letture. Negli ultimi anni ha continuato a leggere Shakespeare, i narratori russi, Ferlinghetti, Kerouac e la Jelinek, recente premio Nobel. Probabilmente, però, sulla scrittura dell’Oceano teminale ha influito molto la rilettura del Céline di Viaggio al termine della notte e di Morte a credito.
GF: Qual era il background culturale di tuo zio? Leggiamo di un’attività artistica poliedrica: pittore, poeta, fotografo; instancabile lettore: quali sono stati i suoi studi, e quali sono stati gli intellettuali e gli artisti di riferimento? Cosa stava cercando, Welby, nelle opere d’arte, nella religione e nella filosofia?
FL: Nella sua poliedrica attività artistica e culturale, Piergiorgio ha trovato un motivo per proseguire. La sua curiosità è sempre stata eccezionale, come eccezionale è sempre stata la sua voglia di vivere la vita. La conoscenza e l’agire secondo conoscenza erano per lui terapie insostituibili. La malattia a poco a poco gli ha tolto tutto. Considera, inoltre, che dal ’97 in poi, e ancora di più dal 2002 fino agli ultimi giorni, la sua unica attività è stata quella svolta per mezzo del computer. In ogni cosa, Piergiorgio è stato un autodidatta prodigioso. In fotografia ha prediletto prima i ritratti, poi la natura animale e vegetale. In pittura ha sempre assecondato un’ispirazione eclettica e autenticamente postmoderna: dall’Impressionismo in poi, ha metabolizzato tutto, come dimostra, tra l’altro, la sua multiforme produzione artistica, testimonianza di un uso continuo e spregiudicato delle tecniche più diverse.
GF: Notizie a proposito della genesi di “L’oceano terminale”. Ti domando, in prima battuta, come e dove è stato scritto, e a partire da quando e per quanto tempo, e a prezzo di quali fatiche; quindi, ti prego di informarci della condizione e dello stato del manoscritto, e della necessità d’una cura filologica.
FL: L’idea di scrivere L’oceano terminale venne a Piergiorgio tra la fine del ’97 e la primavera del ’98, dopo l’esperienza della rianimazione. La spinta decisiva gli venne data, però, dalla morte del padre, nel luglio del ’98. Nell’opera confluiscono cose scritte prima, ma è con il capitolo dedicato alla figura paterna (uno di quelli pubblicati su Linfera) che Piergiorgio capì esattamente cosa dovesse significare per lui la realizzazione del progetto. Avrebbe dovuto ripercorrere più o meno tutte le vicende della sua vita. È rimasto un lavoro incompiuto, ma non per questo meno fascinoso. L’ultima volta ci ha lavorato il 4 gennaio del 2006, undici mesi prima della morte. Dell’opera restano quattro versioni. L’ultima è la più lunga e la più limata. Ma si trattava, comunque, di un cantiere sempre aperto, dove Piergiorgio toglieva e metteva, approfondiva e perfezionava.
GF: Fortuna del messaggio esistenziale e fortuna del messaggio letterario di Welby: qual è l’eredità che lascia a noi contemporanei? Quale il senso e quali i significati della sua esistenza e della sua attività artistica? Quali sono stati gli ostacoli che hanno impedito una corretta comprensione della lezione di Welby?
FL: Se avesse continuato la sua battaglia, sarebbe diventato un simbolo, a livello mondiale, per tutti i sostenitori dell’autodeterminazione dell’individuo. Piergiorgio, da questo punto di vista, è stato un emblema assoluto di libertà: dalla prigione raccapricciante del suo corpo ha gridato le ragioni indiscutibili della sua scelta. Penso, francamente, che ancor prima che contro la tortura di Chiesa e di Stato, Piergiorgio si sia espresso e abbia combattuto contro la tortura messa in atto da un’intera civiltà. Gli ostacoli sono stati posti e imposti dal sistema. Lo dimostra che, morto Piergiorgio e spentasi la bagarre politico-mediatica, non si sia fatto nulla di particolarmente importante per continuare a ricordare i significati ultimi della sua battaglia. Si è preferito semplificare il fenomeno Welby e, come spesso capita in questo Paese, dividere in modo stupidamente manicheo classi dirigenti, mezzi di informazione e opinione pubblica. Ma questa volta il meccanismo si è inceppato: a prescindere dalle opinioni personali, la gente comune ha compreso il significato più autentico del messaggio di Piergiorgio. Tranne qualche caso isolato, i cittadini gli hanno riconosciuto il diritto morale al suicidio assistito, e questa, molto probabilmente, è stata la sua vittoria più importante. Tutti, anche quanti non condividevano la sua scelta, hanno compreso l’eccezionalità del suo carisma, della sua intelligenza, della sua volontà. La sua voce, ancor prima che commuovere, ha fatto riflettere, come mai, probabilmente, in Italia era accaduto.
GF: Fraintendimenti mediatici: hai avuto occasione di rilevare distorsioni catodiche o comunque giornalistiche? Ritieni plausibile che il nome di Welby venga accostato esclusivamente ai Radicali? Qual era l’appartenenza politica e quale la Weltanschauung di Piergiorgio Welby? Qual era il suo rapporto con la Chiesa, e come giudichi il comportamento Vaticano nei suoi confronti?
FL: È poco sensato riflettere sulla scelta etico-politica di Piergiorgio senza tenere in considerazione le sue matrici culturali… Dopo l’esperienza sconvolgente della sala di rianimazione, a contatto quotidiano con espianto di organi, encefalogrammi piatti e cadaveri di ogni età, Piergiorgio iniziò una meditazione disperata sulla vita, sulla morte e sul nulla. Tornato a casa, rilesse il De rerum natura di Lucrezio, i tragici greci, Leopardi e tutta l’opera di Emanuele Severino. La sua scelta è stata quella di Socrate, Seneca e Petronio… Certe decisioni si prendono soltanto quando si è forniti di un retaggio etico-culturale ben preciso: senza la sua erudizione, non avrebbe mai potuto condividere, prima, e mettere in pratica, dopo, una scelta tanto poco conforme ai dettami della nostra civiltà antropocentrica e creazionista… Fino all’esperienza della tracheotomia e agli oltre quarantacinque giorni di rianimazione, Piergiorgio, pur non essendo praticante, fu sempre pascalianamente propenso a scommettere sull’esistenza di Dio. Per parecchio tempo, ebbe ottimi rapporti con don Michele Pugliese, con cui discuteva spesso sui significati ultimi dell’esistenza. Dopo, fu fortissima in lui l’avversione nei confronti di ogni forma di religione. Negli ultimi nove anni di vita non ha più ricevuto nessun sacerdote e nelle nostre discussioni sull’argomento è sempre stato categorico. A parte le inesattezze più vistose, proprie dell’imprecisione giornalistica, gli organi di informazione, se si esclude qualche rara eccezione, hanno affrontato il caso con grande accortezza e con un’invadenza molto intelligente, mai fine a se stessa. Più che di fraintendimento, parlerei, come ho detto, di semplificazione: si è cercato, infatti, di semplificare un messaggio che va ben oltre la scelta etica e la militanza politica. Quella di Piergiorgio è stata, innanzitutto, una straordinaria riflessione sull’aberrante invadenza della tecnica e sulla sola forma di vita possibile, quella naturale. Lui si è ribellato contro l’artificialità della sua condizione di essere vivente tenuto in vita da una macchina. Pur di ritornare alla conditio naturae, Piergiorgio ha deciso di morire. E si tratta, bada bene, di una concezione che il nostro sistema tende, nella migliore delle ipotesi, a censurare.
GF: Ti invito a comunicare qui, su Lankelot, tutto quel che ritieni che la stampa abbia omesso, frainteso o distorto a proposito della vita e dell’opera di Welby. Vediamo di ripristinare giustizia e verità.
FL: Distorsioni vere e proprie non ce ne sono state. Piergiorgio ha goduto della stima sincera e della piena collaborazione di Pannella, Cappato e dell’intera struttura organizzativa dell’Associazione Luca Coscioni. Comunque, alcuni degli aspetti meno noti della sua esistenza potranno venire fuori con la pubblicazione dell’opera. E non mi riferisco soltanto all’Oceano terminale. Oltre ai dipinti, ai disegni e alle fotografie, Piergiorgio ha lasciato una considerevole quantità di racconti, pensieri, saggi, poesie. L’oceano terminale ripercorre proprio quegli aspetti della sua vita che si è cercato di passare sotto silenzio. Penso, innanzitutto, al periodo drammatico della tossicodipendenza. Per anni con Piergiorgio ho passato intere giornate: del suo carattere, delle sue idee, della sua vita, avrei ancora tantissimo da dire e da scrivere, ma preferisco, per il momento, che sia la sua opera a parlare.
Commenti
A voi, l'intervista esclusiva a Francesco Lioce. Anticipazione d'un libro che dovrà vedere la luce, a breve: l'ultimo libro di Piergiorgio Welby.
Dopodomani, 7 Settembre, dovrebbe esserci un incontro dedicato alla memoria di PW. Vi tengo informati.
Eliminate queste strane righe a chiusura di ogni paragrafo.
Ora leggo.
"Ecco la ragione di questa intervista: restituire ai cittadini l?immagine e il ricordo autentico di un uomo altrimenti tramandato solo come eroico e umanissimo attivista per il riconoscimento del diritto all?eutanasia e al rifiuto dell?accanimento terapeutico".
Nella mia ignoranza, non immaginavo neppure lontanamente che Welby fosse un letterato. Intervista più che necessaria. Grazie.
Grazie Angela (credo sia colpa di Firefox...)
"la letteratura, quella buona, quella vera, nasce soltanto dalla necessità".
Questo mi suona molto familiare e assolutamente in linea con quanto da più voci ribadito sul nostro sito.
"Quella di Piergiorgio è stata, innanzitutto, una straordinaria riflessione sull?aberrante invadenza della tecnica e sulla sola forma di vita possibile, quella naturale. Lui si è ribellato contro l?artificialità della sua condizione di essere vivente tenuto in vita da una macchina. Pur di ritornare alla conditio naturae, Piergiorgio ha deciso di morire. E si tratta, bada bene, di una concezione che il nostro sistema tende, nella migliore delle ipotesi, a censurare".
Questo credo sia un passo emblematico. Il tema è molto spinoso se affrontato ideologicamente, ma casi come quello di Welby ( e di altri meno noti) invitano a riflettere e a far vacillare le convinzioni più ferree, in un senso o in un altro.
Ottima intervista, Franco, e ottimo che Lankelot la ospiti.Da come ne parla Lioce, "L'oceano terminale" sembra proprio uno di quei libri che non si può fare a meno di leggere. Interessanti le numerose influenze letterarie e filosofiche che ne sono alla base.
Decisamente, sì, davvero.
E speriamo di potervi dare buone notizie in proposito quanto prima: sono estremamente curioso di potermi accostare all'opera.
6. Decisamente. Sì.
Al termine dell'intervista, viene naturale promettersi di leggere presto il libro. Spero non tardi ad essere pubblicato. Ancora grazie.
Grazie a voi, e grazie a Francesco per la disponibilità e la gentilezza. Mi sembra fondamentale restituire l'immagine autentica dell'intelligenza e dell'umanità di Welby. Onore al merito di quanti vorranno dedicarsi a questa causa, non meno importante.
Anch'io non sapevo nulla del Welby erudito: l'uomo mi aveva fatto una simpatia (nel senso etimologico del termine) immediata, la sua causa, la sua sofferenza mi hanno colpito nel profondo e tanto più come cattolica. In un forum pubblico ho aperto una discussione sul "caso" dei funerali negati, a mio avviso in modo incoerente e tristissimo da parte di una Chiesa lontana anni-luce dal Vangelo (avvenimento, non religione!).
Ma sono felicemente stupita di scoprire la dimensione artistica di quest'uomo così straordinario.
Quindi bene hai fatto Franco a pensare e a pubblicare questa intervista e grazie a Lioce che ci restituisce una figura intera, a tutto tondo, e così piena di luce...
sì. E viva.
Un libro edito da EDIZIONI IL FOGLIO - www.ilfoglioletterario.it, che affronta molto bene il problema dell'eutanasia, una storia vera resa in forma di romanzo tragico. Il libro è rimasto al palo, non ha venduto che poche copie, trascurato da critica e recensori. Perchè?
Qualcuno uccida mio padre di Domenico Petrolino - euro 10 - pag. 120 - ISBN 978 - 88 - 7606 - 146 - 2
Un padre si ammala e suo figlio assiste sempre più impotente allo scempio che la malattia fa del suo corpo in un alternarsi di speranze deluse e desideri frustrati. Un'esistenza offesa, mortificata, presa in giro. Un accanimento terapeutico tanto doloroso quanto inutile. Fino alla fine, fino a quando "qualcuno" finalmente ucciderà. Un libro forte quello di Domenico, un libro coraggioso, che di certo farà discutere. Ma non solo. Un libro che fa male, che ci sbatte di fronte alla nostra mortalità, alla nostra realtà, alle nostre miserie. Ma tuttavia un libro che ci fa bene. Che ci ridimensiona, che fa apparire meschini i nostri problemi quotidiani, le nostre piccole sofferenze o piccole delusioni. Un libro che ci dice che noi siamo i sani. Noi siamo i vivi. Un modo intelligente per affrontare con forza e passione il difficile tema dell'eutanasia. (Rossella Anelli)
Gordiano, è ancora disponibile il libro?
Dopodomani parto per una breve settimana di ferie, ma se mi dici che ne avete ancora qualche copia, appena torno lo ordino immediatamente.
Certo che lo abbiamo! Ne ho scaffali pieni...
Il tema fa paura. La gente ha paura di leggere cose simili...
Lupi
Il fatto è che finchè qualcosa non ci tocca da vicino non ci riguarda, salvo eventualmente sentirsi poi gli unici a cui è capitato e maledire la vita Dio o chi per esso... Guarda, per motivi personali l'argomento mi è dolorosamente caro. Ma su certe tematiche non ho mai avuto paura di confrontarmi anche se non mi toccavano in prima persona: come sai, amo capire le cose, soprattutto quelle più inquietanti.
Trovo che fare gli struzzi mettendo la testa sotto la sabbia sia improduttivo e deleterio.
Grazie ancora per la preziosa segnalazione.
Confermo che è un bel libro quello di Petrolino, perchè non si lascia andare alla commozione inevitabile, ma si pone e pone quesiti, in ordine all'eutanasia, sotto tutti i punti vista, fornendo anche alcune risposte di una logica stringente e inoppugnabile.
Benvenuto nel sito, Renzo.
Ti aspettavo, sono felice di leggerti anche qui.
Felice permanenza, davvero, e grazie per questo primo commento.
*
Tornando a Welby,
volevo integrare questi versi di Novalis.
"Beata la notte che non finisce.
Immensamente assopiti, beati.
Caldi corpi siamo fioriti nel giorno,
nel tempo dell'angustia rinsecchiti.
Nel numeroso non spargiamo più gioia
in un solo luogo, paterno, amiamo dimorare.
Dove deporremo l'amore
qui, sulla terra, la nostra fedeltà?
Il passato è irrevocabile
sulla punta del presente barcolliamo"
(Inni alla Notte, VI)
"relativamente oscurato dai media, ossessi a radiografare il dolore e cristallizzare la sofferenza del malato."
> perfettamente vero, come molti ,io non sapevo che W. fosse un letterato.
Lodevole iniziativa quest'intervista.
"L?oceano terminale è la dimostrazione che la letteratura, quella buona, quella vera, nasce soltanto dalla necessità."
> direi che solo la letteratura necessaria deve restare, il resto dovrebbe sparire nell'oblio.
grazie davvero per questo approfondimento, Franchi.
Grazie ancora a voi per la lettura e la sensibilità, e a Lioce per la disponibilità e l'intelligenza.
Sull'argomento ricordo/segnalo un testo a mio avviso molto importante: "il diritto di morire", di H. Jonas.
Bentornato, Byrno. Ci mancavi:).
Perché non scrivi qualcosa su Jonas?
"Gli ostacoli sono stati posti e imposti dal sistema. Lo dimostra che, morto Piergiorgio e spentasi la bagarre politico-mediatica, non si sia fatto nulla di particolarmente importante per continuare a ricordare i significati ultimi della sua battaglia. Si è preferito semplificare il fenomeno Welby e, come spesso capita in questo Paese, dividere in modo stupidamente manicheo classi dirigenti, mezzi di informazione e opinione pubblica."
Già. Bellissima intervista, splendido esempio di giornalismo. Un grazie a tutti e due.
grazie a te, frater buck.
Ciao a tutti, il mio nome è Marco e sono un vecchio amico di Gianfranco. Colgo l'occasione per estendere i complimenti a tutti i partecipanti al progetto lankelot.
Allora, l'intervista ha un valore fondamentale perchè coglie il tema centrale su cui ruoteranno le ideologie future, le quali spero riusciranno a staccarsi dal dualismo Religione/Libertà individuale; perchè se io credo che l'uomo non si esaurisca nella sua coscienza, come sostenevano alcuni filosofi citati da Lioce (Heidegger, Nietzsche e a suo modo Freud), devo per forza credere ad una autorità superiore alla mia che determina il mio senso e appartenere di conseguenza a qualche chiesa? La mia coscienza, una parte di me quindi, può dare risposte definitive su tutto il mio essere?
Dare un significato più ampio possibile al concetto di autodeterminazione dell'individuo potrebbe essere la chiave. Su temi così complessi, se a dare le risposte sono due schieramenti contrapposti, secondo me, si cade nella semplicità e faziosità. Speriamo si esca dai vecchi schemi, con questa intervista si fa già molto per maturare sensibilità nuove.
Un saluto a tutti
(Marco! Intanto benvenuto e ben ritrovato, di cuore.)
Allora: intanto danke per i complimenti a tutti i partecipanti, e benvenuto ancora tra noi. Mi unisco ai tuoi auspici a proposito del futuro distacco dal dualismo religione-libertà individuale; e non posso che sperare che, a partire da questo tuo primo fertile commento, derivino - a grappolo - una serie di articoli di approfondimento, recensioni e monografie. Siamo in ascolto e siamo tutti felici di poter collaborare con te, e di poterci confrontare.
Danke ancora.
buona serata:)
http://www.rael-is-real.org/soda/?p=193 - intervista on line, da questo momento, anche su "Soda".
(cliccando sulla foto, potrete apprezzare la lettura dei versi di PGW. Buon viaggio, e buona navigazione in "Soda")
grazie, Franco.
È stato un onore, come sempre quando si tratta di P.G.
Grazie a te, davvero. E speriamo di riuscire, tutti assieme, a restituire luce e centralità all'opera e al pensiero di P.G.
Mi auguro che tanti vengano a visitare il vostro sito, a partire proprio da questa nostra prima collaborazione; e che leggano i versi di PGW, prima o dopo l'intervista.
(grazie, sai?).
gf
LIOCE:
"Penso, francamente, che ancor prima che contro la tortura di Chiesa e di Stato, Piergiorgio si sia espresso e abbia combattuto contro la tortura messa in atto da un?intera civiltà. Gli ostacoli sono stati posti e imposti dal sistema. Lo dimostra che, morto Piergiorgio e spentasi la bagarre politico-mediatica, non si sia fatto nulla di particolarmente importante per continuare a ricordare i significati ultimi della sua battaglia. Si è preferito semplificare il fenomeno Welby e, come spesso capita in questo Paese, dividere in modo stupidamente manicheo classi dirigenti, mezzi di informazione e opinione pubblica. Ma questa volta il meccanismo si è inceppato: a prescindere dalle opinioni personali, la gente comune ha compreso il significato più autentico del messaggio di Piergiorgio. Tranne qualche caso isolato, i cittadini gli hanno riconosciuto il diritto morale al suicidio assistito, e questa, molto probabilmente, è stata la sua vittoria più importante. Tutti, anche quanti non condividevano la sua scelta, hanno compreso l?eccezionalità del suo carisma, della sua intelligenza, della sua volontà. La sua voce, ancor prima che commuovere, ha fatto riflettere, come mai, probabilmente, in Italia era accaduto."
a breve notizie ufficiali sul romanzo di WELBY.
LIOCE:
"Quella di Piergiorgio è stata, innanzitutto, una straordinaria riflessione sull?aberrante invadenza della tecnica e sulla sola forma di vita possibile, quella naturale. Lui si è ribellato contro l?artificialità della sua condizione di essere vivente tenuto in vita da una macchina. Pur di ritornare alla conditio naturae, Piergiorgio ha deciso di morire. E si tratta, bada bene, di una concezione che il nostro sistema tende, nella migliore delle ipotesi, a censurare."
2009.
"LA LETTERA, ore 12:52 - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, della quale è data lettura in Consiglio dei ministri, esprime un nuovo diniego all'adozione di un decreto legge sul caso di Eluana Englaro. Un provvedimento d'urgenza non si può varare in contrasto con sentenze passate in giudicato.
CDM APPROVA DL, 14:15 - Dopo una lunga discussione, il Consiglio dei ministri approva all'unanimità un decreto legge sulla vicenda di Eluana. Il testo è quello elaborato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ma terrebbe conto delle osservazioni fatte a titolo personale dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida. Prevede il 'no' alla sospensione della alimentazione e idratazione, "in attesa dell'approvazione di una organica disciplina in materia".
BERLUSCONI, 15:30 - In conferenza stampa, Berlusconi dice "Se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del governo". Berlusconi spiega anche "che non era possibile prendere atto e accettare" il no preventivo del Quirinale al decreto. Per Berlusconi, Eluana è una persona che respira in modo autonomo e una persona viva "che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio". "Da subito - dice anche Berlusconi - ci rivolgeremo al Parlamento perché possa essere varata una legge quanto prima"."
BERLUSCONI.
...
....
..........
LIOCE:
"Quella di Piergiorgio è stata, innanzitutto, una straordinaria riflessione sull?aberrante invadenza della tecnica e sulla sola forma di vita possibile, quella naturale. Lui si è ribellato contro l?artificialità della sua condizione di essere vivente tenuto in vita da una macchina. Pur di ritornare alla conditio naturae, Piergiorgio ha deciso di morire. E si tratta, bada bene, di una concezione che il nostro sistema tende, nella migliore delle ipotesi, a censurare."
Onore a WELBY.
"In conferenza stampa, Berlusconi dice ?Se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti tornerei dal popolo a chiedere il cambiamento della Costituzione e del governo?. Berlusconi spiega anche ?che non era possibile prendere atto e accettare? il no preventivo del Quirinale al decreto. Per Berlusconi, Eluana è una persona che respira in modo autonomo e una persona viva ?che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio?. ?Da subito - dice anche Berlusconi - ci rivolgeremo al Parlamento perché possa essere varata una legge quanto prima?.?"
Però Berlusconi non ha tutti i torti. La vicenda Eluana è spinosa, ed è diversa da quella di Piergiorgio Welby. Finché il parlamento non legifererà in materia, il provvedidimento di Sacconi mi sembra l'unico possibile.
Sulla vicenda di Eluana ho scritto nel Forum.
Mi sembra così fuori luogo l'intervento di tante persone su questa vicenda...
42 - L'intervento delle tante persone è dovuto all'assenza di una volontà scritta.
www.libreriauniversitaria.it/oceano-terminale-welby-piergiorgio-castelve... STA PER USCIRE.
2 anni e 2 mesi dopo questo articolo. Per Castelvecchi...
Titolo: OCEAN TERMINAL
merito tuo? :)
da scout, punto;)
RICEVO E SEGNALO!
Adriano Sofri anticipa su «la Repubblica»
l?Ocean Terminal di Piergiorgio Welby
La Redazione di «línfera» è lieta di annunciarvi che oggi, 22 novembre, il quotidiano «la Repubblica» (pp. 36-37) ha anticipato la prossima uscita di Ocean Terminal, il romanzo postumo di Piergiorgio Welby curato da Francesco Lioce (Castelvecchi Editrice). L?anticipazione, a firma di Adriano Sofri, riconosce apertamente il valore di un?opera senza precedenti, mettendo l?accento sulle istanze artistiche e civili che rivelano «una dirompente forza di cose, pensiero e linguaggio».
Dopo la pubblicazione di alcuni brani sui numeri 1 e 2 di «línfera» (settembre-dicembre 2006) e l?intervista di Marino Sinibaldi a Francesco Lioce e Luca Morricone (Fahrenheit, Radio 3, 9 marzo 2007), il romanzo postumo di Piergiorgio Welby si preannuncia una volta di più come un?opera destinata a lasciare un segno profondo nell?attualità letteraria e nei prossimi sviluppi del Movimento.
Leggi i numeri 1 e 2 di «línfera»:
http://www.linfera.it/leggi-linfera-online
Radio 3, intervista a Fahrenheit:
http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=207984
Altre informazioni: http://www.linfera.it - redazione@linfera.it
www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=16434
in arrivo il mio articolo. Dovuto.