La mistica della politica nuova si fonda su un pensiero forte: sradicare la presenza dei partiti dalle istituzioni e dalla vita pubblica, perché l’essenza dei partiti è totalitaria, e chi è fedele alla verità è nemico dei partiti; perché i partiti nascono per esercitare una pressione collettiva sul pensiero dei cittadini, perché i partiti esistono solo per giustificare la crescita del loro consenso e del loro potere e non del benessere del popolo: perché il fine del partito è esso stesso.
Cancellarli tutti. La resistenza vera è il rifiuto individuale dell’oppressione, non l’esecuzione di ordini provenienti da chi detiene il dogma (p. 15): quando Simone Weil, filosofa e rivoluzionaria francese, si schierava contro l’infame e mortifera influenza del partito comunista sovietico sulle sue cellule europee, su una classe dirigente di patetici scherani, freddi esecutori di ordini insensati, sciocchi persuasi che la verità fosse quella decisa e riconosciuta dal partito e dal partito soltanto, erano i primi anni Quaranta. La Francia soffriva l’inadeguatezza d’una classe politica figlia del sistema partitico: esecrabili e vacue lotte tra partiti, scorticate dal tempo come i brandelli dei loro cartelli elettorali, e delle pubblicità affisse sulle strade. Il nemico primo dell’intelligenza, della giustizia e della libertà era quel partito comunista che si sentiva niente affatto distante dai totalitarismi che avevano sfiancato e mortificato nazioni europee: la Weil ribadiva che chi era fedele alla verità era nemico del partito: che il movente del pensiero non è il desiderio di conformità a un insegnamento (p. 17), e che il pensiero non si può in nessun caso demandare a una posizione politica pregressa e preesistente.
E andava, mistica solare, a parlare di giustizia e verità come fossero valori assoluti: nemica dei ludi del relativismo, poteva scrivere:
“Un uomo che non abbia preso la risoluzione di fedeltà esclusiva alla luce interiore insedia la menzogna al centro stesso dell’anima. Le tenebre interiori sono la sua punizione” (p. 40). Essere fedeli a se stessi impone di prendere distanza dalle direttive del partito: il partito dirotta il vero nell’utile alla sua sopravvivenza e alla sua affermazione, precipita l’umanità nella menzogna e nel crimine, alienandola al dubbio, alla ricerca e all’autonomia.
E infine oggi – diceva la Weil, e noi sappiamo benissimo cosa intendesse dire: non era un pronostico, era una disperata dichiarazione d’autocoscienza – “l’operazione di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, si è sostituita all’operazione del pensiero”.
Quindi? Avanti. “Si tratta di una lebbra che ha avuto origine negli ambienti politici, e si è espansa, attraverso tutto il Paese, alla quasi totalità del pensiero”.
I partiti sono lebbra. Una lebbra che avanza.
“Non è certo che sia possibile rimediare a questa lebbra, che ci sta uccidendo, senza cominciare dalla soppressione dei partiti politici” (p. 56).
E chissà quanto avrà sorriso l’unico, Max Stirner padre della libertà dell’individuo, e dell’indipendenza del pensiero. Lui, che aveva denunciato l’abominio del comunismo sin dai suoi primi vagiti, pagando con l’isolamento e l’incomprensione la sua illuminata visione di quel cancro omicida.
Nella prefazione Breton ribadisce la necessità – ha toni più morbidi – dell’indipendenza del candidato dal partito: soprattutto qualora il partito sia esecutore di ordini provenienti da lontano. Sappiamo da dove, era il 1950. Governavano la cultura e la vita pubblica di nazioni sovrane europee.
Quel tempo s’è concluso, le rovine del muro sono polvere che intossica i polmoni di chi di quella menzogna si nutriva; e ora, che anche l’ultimo muro – Gorizia – è caduto, s’avvicina la resa dei conti con quegli intellettuali che hanno servito il dogma rosso. Peccato soltanto che abbiano – da bravi – cambiato pian piano bandiere, servendo padroni nuovi con la stessa sottomissione e la stessa sudditanza che loro, umanoidi figli delle gerarchie comunarde, ben conoscevano. E la stessa estraneità al vero e alla coscienza, alla battaglia per l’indipendenza e l’equidistanza dalle parti in causa, ribadiscono sventolando stendardi azzurri, rossocrociati o bianchissimi. Quel bianco è il pallore d’un cadavere che in vita s’ostina a restare. Il partito.
Manifesto originariamente pubblicato a sette anni di distanza dalla morte dell’autrice, 1950, è a disposizione degli intellettuali e degli artisti italiani per volontà delle edizioni Castelvecchi. Che consegnano, una volta ancora, strumenti di lotta a quelle intelligenze che rifiutano d’appartenere a uno Stato che non ha più nulla della Nazione: a partiti che non hanno niente a che fare con la libertà, e con la difesa del bene comune: a una cittadinanza che ha abiurato la giustizia, e difende soltanto la legge. Del più forte: quello che comanda.
Resistere alle passioni, nel pensiero – questo insegna la Weil – e combattere crimine e menzogna, assassini dello spirito. La propaganda del bene principia dalle origini: dalla deviazione prima del criterio di rappresentatività, ossia l’assimilazione tra cittadino e partito.
È falso, e la nostra volontà è diversa.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Simone Weil (Parigi, 1909 – Ashford, 1943), si laureò in Filosofia all’École Normale Superieure, insegnò e fu operaia di fabbrica alla Renault per scelta di vita: voleva capire le reali condizioni del popolo. Militante della sinistra rivoluzionaria, antistalinista.
Simone Weil, “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”, Castelvecchi, Roma 2008. Presentazione di André Breton.
Traduzione di Fabio Regattin. Progetto grafico Maurizio Ceccato.
Collana Etcetera, 13.
Prima edizione: nella rivista «La Table Ronde» n. 26, febbraio 1950.
Quindi: “Note sur la suppression générale des parties politiques”, Gallimard, Paris 1957.
Gianfranco Franchi, Lankelot. Giugno 2008
Commenti
La mistica della politica nuova si fonda su un pensiero forte: sradicare la presenza dei partiti dalle istituzioni e dalla vita pubblica, perché l?essenza dei partiti è totalitaria, e chi è fedele alla verità è nemico dei partiti; perché i partiti nascono per esercitare una pressione collettiva sul pensiero dei cittadini, perché i partiti esistono solo per giustificare la crescita del loro consenso e del loro potere e non del benessere del popolo: perché il fine del partito è esso stesso.
Those seducers
bombed out lovers, gallant red flocks of mellow seducers, fine eager seekers, deep deef down
beautiful lines from above and we're all a-glow
raise her head and things get warm, hold on to its leg, before it flies away
sun lit walks, I feel no harm, my primitive words match my primitive heart
it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
and of course it don't mind, chasing a bee inside a jar
and of course it don't mind, chasing a bee inside a jar
Then like sheep led to sacrifial slaughter, they don't mind, but they oughta, all the time (they oughta)
their pretty shells are so inviting, well protected
their eyes are rivers, they give me shivers
it's not time for the real life sign, it's not time for these fears of mine
it's not time for the real life sign, it's not time for these fears of mine
i'm feeling troubled, i'm feeling trapped, can't shake that bubble off my back
it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
it's not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
it's not time for the real life sign, it's not time for these fears of mine
i'm feeling troubled, i'm feeling trapped, can't shake that bubble off my back
i feel no harm, i feel no harm, ...feel no harm
its not as easy as it may seem, remember that yourself is steam
what once was lost will never be found, keep spinning in circles until you break new ground
*
MERCURY REV. Chasing a bee.
Bene, giusto sul piano etico e filosofico. Ma su quello politico? Come organizzare la rappresentanza fuori dai partiti?
E se non vogliamo la rappresentanza, resta la democrazia diretta. Ma al di là della formula, come si organizza? ;)
Letto. Impagabile segnalazione. provvederò ad approfondire. Grazie Gianfranco!
3. Secondo me è qualcosa che si avvicina parecchio a certe idee alla Kropotkin. Oppure a qualche progetto utopico di Malatesta.
3,5.
Inventiamoci qualcosa noi. E' il nostro tempo. Siamo noi che dobbiamo mostrare fantasia e creatività. Fondare sistemi nuovi...
3. Si organizza per piccole comunità, iscritte in una grande federazione.
4. Quella collanina, Etcetera - sono librini tascabili - ha delle chicche spaventose. Una l'ho donata al Leon, ce ne parlerà lui. Si chiama "Elogio del traditore". Incalzatelo!
"La mistica della politica nuova si fonda su un pensiero forte: sradicare la presenza dei partiti dalle istituzioni e dalla vita pubblica, perché l?essenza dei partiti è totalitaria, e chi è fedele alla verità è nemico dei partiti; perché i partiti nascono per esercitare una pressione collettiva sul pensiero dei cittadini, perché i partiti esistono solo per giustificare la crescita del loro consenso e del loro potere e non del benessere del popolo: perché il fine del partito è esso stesso".
Sempre pensato e sempre affermato. Ma mi danno dell'antidemocratico. Forse è vero, lo sono davvero;) ad ogni modo la Weil è un personaggio controverso (che come immaginerai ha più lontananze che vicinanze da me), comunque interessante da approfondire. L'ho studiato all'università. Comunque, proseguo nella lettura del pezzo.
"...pensiero non si può in nessun caso demandare a una posizione politica pregressa e preesistente...". Pensa che questo lo diceva, identico identico, pure Mussolini. Il pensiero è dinamico, secondo ambedue. Il che vuol dire che non esistono ideologie buone per tutte le stagioni. Lo sapeva la Weil come lo sapeva Mussolini, il quale era perfettamente consapevole che il Fascismo sarebbe, nel tempo, se fosse perdurato, diventato (dinamicamente)altro. Ovviamente era un pensiero non solo loro.
"I partiti sono lebbra. Una lebbra che avanza". Azz, che dichiarazioni. Sui testi universitari hanno abilmente glissato.
"La propaganda del bene principia dalle origini: dalla deviazione prima del criterio di rappresentatività, ossia l?assimilazione tra cittadino e partito.
È falso, e la nostra volontà è diversa".
Vallo a spiegare oggi...
3 - Comunitarismo, Patrick. é l'unica soluzione possibile. Ma deve perlomeno indebolirsi, se non del tutto crollare, il sistema capitalista. E non è un facile slogan, con le attuali leggi di mercato non solo avremo partiti e partitini a rappresentare (malamente, per usare un eufemismo) i nostri interessi, ma saremo soprattuto consumatori, utenti, sottoposti ad un potere che è oltre quello dei partiti: le lobby.
7 - Non c'è bisogno di incalzare, ve ne palerò quanto prima, subito dopo Eliade;)
13, 7. Optume;).
12, 3. Quoto in toto.
11. Stiamo cominciando;).
10. Succede...:)
8. Progressivamente la riscopriremo. Il suo misticismo è semplicemente seducente.
Ave!
vedi, quando scrivi articoli di questo genere, non posso che essere d'accordo. Questo nonostante abbia appurato, grazie a dialoghi live fruttuosi, che proveniamo da formazioni culturali e sociali diverse. Il che significa essenzialmente due cose: 1) tu esaminini con raziocinio io non leggo con prevaricazioni 2) siamo nella merda. Detto ciò quel che è riportato nella pagina credo che sia applicabile in gran parte alla nostra situazione e non a quella mondiale. In altri paesi la situazione cambia, si evolve, si hanno crisi e resurrezioni. Da noi, credo, siamo alla decadenza completa, tipo quella dell'impero romano quando fu. Sarò nefasto, ma la vedo male. Non ne faccio un discorso di destra o sinistra, per quanto mi riguarda votate ed entrambe inguardabili. Ho paura del mio futuro e poiché il futuro dipende dalla classe dirigente... spero di esser stato chiaro. Per il resto, ovviamente sono a completa ignoranza dei teorici segnalati nei commenti. Spero che per ciò non me ne abbiate
Comunitarismo? Immagino non voglia dire il corporativismo di ben nota memoria fascista.
Ebbene questo "comunitarismo" come si potrebbe conciliare con un sistema democratico fatto di libere elezioni?
A meno di non considerarle, le elezioni, come durante il ventennio, un qualcosa di inutile.
Io ovviamente la penso diversamente, non fosse altro perchè sono ben lieto che il fascismo mussoliniano sia alle nostre spalle e perchè - oggi anno 2008 - mi batto perchè le libere elezioni non siano condizionate - tanto per fare un esempio - da demagoghi populisti che usano a loro pro i mezzi di informazione. A meno di considerare inesistenti le differenze tra democrazia "malata" e democrazia in quanto tale.
Insomma, sono proprio curioso ascoltare come tradurre in atto il "comunitarismo"; peraltro termine letto non poche volte quando bazzicavo assurdissimi portali "antimondialisti" degli "eurasiatici" e compagnia.
Non sono prorpiamente del ramo perciò necessito di tutte le indicazioni del caso.
e sopratutto quali "lobby"?
Quando ho recensito il libro "Lobby d'Italia" che denunciava l'esistenza nel nostro paese di lobby (professionali e politiche) tali da impedire libera concorrenza, merito e crescita delle generazioni future, mi si è risposto che non si condivideva.
Mi pare giusto chiarire a tutti noi.
Aspettiamo Leon - credo questo sia un assist di quelli memorabili;).
Da De Benoist in avanti...
(Baol - sullo stato della situazione, coincidenza piena di vedute).
Assist voluto, cercato da tempo.
Leggo spesso cose che trovo profondamente contraddittorie e piene di rigurgiti nostalgici.
A questo punto giusto chiarire nell'Italia del 2008 dove si vuole andare a parare e cosa vuol dire concretamente essere antidemocratici e anticapitalisti.
Faccio un esempio: la critica a Berlusconi consiste nel fatto che è troppo "democratico"?
Oppure, come nel mio caso, consiste nel fatto che il personaggio sta di fatto svuotando la democrazia in Italia?
Altrimenti gli uni valgono gli altri in quanto ?democratici? e ?liberali, liberisti? e quant?altro.
Ovvio che su questo campo ci sono visioni lontane anni luce e che rappresentano in qualche modo la contraddizione principale dell?opposizione culturale al berlusconismo.
Questo come esempio dell?oggi.
19 - Homo Lupus, sei monotematico. Possibile che ogni discussione politica, anche - come nel caso in questione - sui massimi sistemi, ci devi sempre buttare in mezzo Berlusconi. Qui la questione è più seria, mi pare.
Premesso ciò, parliamo del comunitarismo. Mi sorprende che parli di corporativismo, pensavo sapessi - almeno a grandi linee, avendo parlato più volte in questo sito dell'argomento - di cosa io e Franco stiamo parlando. Per farla breve, per capirci sulla pratica, il comunitarismo è possibile laddove i vincoli identitari e solidaristici superino gli interessi economici. Il capitalismo è un ostacolo apparentemente insormontabile, finchè persiste questo assurdo modello di sviluppo. Ad ogni modo, in una società come la nostra, il comunitarismo è possibile solo se gli stati nazionali perdono in burocrazia e statalismo-centralismo, per guadagnarne in decentramento, in poteri sempre più demandati agli enti locali. Sarebbe ancor meglio ai comuni, piuttosto che alle regioni. La prospettiva concretamente e non utopicamente ecologista è un'altra componente fondamentale. La democrazia cosi come oggi è concepita, al contrario, non risponde ad uno dei principi fondamentali del comunitarismo, ovvero che chi gi governa deve essere capace, competente, e soprattutto espressione reale del territorio, dei suoi vincoli di tradizione, cultura e sangue. Il problema enorme dell'inganno democratico, è farci credere che esista effettiva partecipazione popolare. Come tutti possono notare, i cosi detti rappresentanti del popolo sono perlopiù espressione dei partiti (che a loro volta, come ripeto, sono sempre più al servizio delle lobby) che del territorio. E poi cade completamente il principio per cui governa chi ha più doti, più cultura, intelletto, capacità. Non esistono reali elite, basta guardare qui in Italia, e non solo in Italia, il livello medio di un parlamentare: davvero imbarazzante.
Le lobby? Be, è facile capire quali siano, qui in Italia: confindustria, sindacati, i due tre colossi editoriali che hanno fagocitato il resto del mercato... ognuno di essi schierato a seconda dell'interesse privato che si vuol salvaguardare.
é vero che sembrerebbero esistere diverse declinazioni del comunitarismo. Ma lascia stare gli antimondialisti e affini che spesso delirano in rete, il comunitarismo è una cosa seria, e la maggior parte di essi scrive non sapendo proprio di cosa parla. Come diceva Franco, De Benoist, nei suoi numerosi scritti politici, filosofici, economico-sociali, è - amio modo di vedere - l'intellettuale europeo che spiega moglio, e più realisticamente, quale potrebbe essere una efficace alternativa a quello che ancora oggi ci spacciano, senza vergogna alcuna, per il migliore dei mondi possibili: quello attuale.
Più seria cosa?
Si parla di massimi sistemi oppure no?
Spero di si nel caso si tiri fuori il "comunitarismo" e le "lobby" (quali?).
A me sembrano invece molto serie le questioni che ho voluto appena accennare.
Una persona giovane, nell'Italia del 2008, che si trova carriera, prospettive, crescita personale, culturale, condizionata da strutture autoreferenziali, peraltro imbastite in periodo fascista come certi Ordini, ha tutto il diritto (e dovere) di pretendere altro.
A fronte di tutto questo cosa gli rispondiamo?
Pensa al "comunitarismo"?
Non sarà il caso semmai di mandare al macero proprio quelle "lobby" che fanno dell'Italia il ricettacolo normativo, e non solo, del peggior fascismo e del peggior assistenzialismo catto-comunista?
In questo senso una visione "liberale" e "liberista" è l'esatta antitesi ad ogni volontà di disinteressarsi di tutto questo (perchè - si dice - ci sono questioni più serie).
Il comunitarismo?
Ragazzi miei, io vivo nell'Italia del 2008, magari avrò pure una particolare antipatia per certe ideologie totalitarie del XX secolo (nazifascismo e comunismo), ma quanto meno voglio tentare di mettere una pezza allo schifio che ci circonda; e lo voglio fare con una certa concretezza.
Si dice: siamo nella merda.
D'accordissimo.
Soltanto che evidentemente non abbiamo le stesse idee in merito alla provenienza di questa merda, dove sta e con quale sciacquone levarcela di torno.
Mi si dice anche: no alla democrazia.
Ma che vuol dire?
Si vuole un ritorno alla dittatura, ad un tipo mascelluto che si affaccia a palazzo Venezia?
Non va bene la democrazia parlamentare? Vogliamo impedire libere elezioni?
Oppure vogliamo che questo sistema democratico lo sia concretamente e non solo formalmente?
Io vivo nell'Italia di Berlusconi e con questo signore mi devo - purtroppo - confrontare ogni giorno, ogni suo sorriso ammaliatore (e - pare - parecchio ipnotico).
Sicuramente lo posso fare anche prendendo spunto da testi e pensatori del passato; ma non posso certo pretendere di disinteressarmi dell'oggi ed atteggiarmi ad uno sterile antagonismo. A quale scopo poi?
Mi si parla di "lobby" schifando magari come liberali e liberiste delle osservazioni su quanto accade - ad esempio - presso sindacati e ordini professionali, con tutto quello che vuol dire di negativo per giovani e precari.
E queste cosa sono? Club di bocciofili?
Sono queste le questioni serie, che poi si possono pure leggere ed interpretare alla luce di testi come quelli della Weil.
Ma alla fine conta quello che avviene oggi. E nel crearsi un mondo fatto di utopie antagoniste (e magari antidemocratiche) si finisce solo per spianare la strada a chi già in questo mondo vive e prospera senza meriti e senza morale.
Poi come si suol dire: chi si contenta gode.
Io no.
Ma perchè fai tutta questa confusione. Palazzo Venezia? nazifascisti? cattocomusti? E poi l'immanacabile Berlusconi (ne parli mai allo psicanalista di questa tua ossessione per il Berlusca?). Io parlo di cose concrete, non di utopie irrealizzabili. Parlo di un sistema, il nostro, alla frutta. Tu mi parli di giovani precari, di privilegi e ordini professionali. Siamo d'accordo, ma qui il problema preesiste al tuo amico Berlusca, qui il problema è di sistema. Se non si capisce questo, a mio modo di vedere, si è fuori dalla realtà.
C'è democrazia attuale e democrazia possibile. Io non vorrei parlare del modello utopico platonico, che è il mio preferito (e quello a cui bisognerebbe guardare, riadattandolo alla contemporaneità), ma è proprio impossibile - mi chiedo - fare una selezione reale di chi aspira a rappresentare il popolo? E mi spiego: dovremmo testare chi aspira a rappresentarci, non è possibile che chi ci governa sia incompetente e non sappia nemmeno quando è stata fatta l'unità d'Italia, per dirne una. Quindi, selezioni, prove da superare, fedina penale pulita, effettiva rappresentatività territoriale. Questo a monte di tutto, altrimenti nessuna possibilità. Invece, in un modello quale il nostro, al contrario tuo non solo non mi scandalizzo che ci governi Berlusconi, o un Veltroni la prossima volta, ma lo trovo logico e coerente. Essendo l'uno una lobby e l'altro il più in vista rappresentante di un'altra.
Nessuno vuole dittature, ma solo un modello di società, di sviluppo, di governo che risponda realmente alle esigenze di comunità e territori.
Una cosa mi pare lampante, il nostro modello di sviluppo non solo partorisce elite mediocri (ad esse generosi), ma non è rappresentativo di nulla e di nessuno, se non dei potentati economici che lo perpetuano. Con buona pace di chi crede che siamo in democrazia. é questa democrazia? Di che democrazia parliamo? Erano molto meglio le società arcaiche organizzate in caste, allora. Perlomeno le elite erano reali e riconoscibili.
No non vado dallo psicanalista.
Forse perchè ho la presunzione di pensare che ci debbano andare altre persone.
E la confusione mi sa ce l'abbiano altre persone.
E tanta.
Appena possibile risponderò a tono.
Mettiamola così.
Evito di replicare allo "psicanalista" per il bene del sito.
In altri contesti l'avrei fatto alla mia maniera, ma qui non mi sembra il caso.
Quanto ho scritto prima, mettendo nel calderone parecchia rob(accia), non è stato fatto a caso.
Qui dentro spesso ci si definisce "antidemocratici" (e considerando il retroterra culturale, pensare a forme nostalgiche è più che legittimo), e nello stesso tempo si parla di "lobby", di "sistema".
Parole che se non sono riempite di contenuti possono dire cose del tutto diverse.
Mi compiaccio del fatto che, anche da parte di Leon (Degrelle?), si voglia una elite politica priva di ombre e con fedina penale pulita.
Io forse no?
E'uno dei problemi della nostra Italia e su queste pagine l'ho denunciato più volte. Se parlo di Berlusconi spesso è proprio per questo.
Io ritengo tra politico e politico ci siano ancora differenze; con qualcuno che è peggio di altri, anche dal lato fedina penale.
Evidentemente viviamo in due Italie diverse, dove avvengono fatti diversi.
Prendiamone atto.
Torniamo alle lobby.
Ripeto: quali?
A fronte di una legislazione (nata in periodo fascista e corporativista) che penalizza i giovani, coloro che sono privi di raccomandazione e di babbo e mamma, oggi 12 giugno 2008, è fuori dal mondo pensare di abolire, come si fa nella EU, certi privilegi, certa legislazione, oppure è fuori dal mondo rispondere ad un precario, un giovane, un laureato che non sa come far valere i propri meriti, "pensiamo al comunitarismo"?
La domanda è retorica.
La possibile risposta reale da parte di persona reale sarebbe forse meno retorica e soprattutto poco cortese.
Mi compiaccio anche che si dica "non voglio dittature".
Si poteva pensare il contrario, non tanto visti i riferimenti culturali, quanto visto il compiacimento nel definirsi antidemocratico.
Cosa si vuole però a mio avviso rimane ancora parecchio fumoso (quale lobby, quali soluzioni concrete e non solo con generiche adesioni intellettuali a mondi che non esistono) e spero sarà chiarito non solo a me (magari in momento di lucidità, dopo visita da psichiatra), ma anche alla generalità dei frequentatori del sito.
25 - Homo Lupus, secondo me facciamo fatica a capirci. Senza tirarla troppo per le lunghe, mi pare evidente che il non capirci sta a monte della discussione. Eppure mi pareva esser stato chiaro, qui e altrove. Mi parli di precari, di limpidezza morale, delle storture su cui tutti - più o meno - siamo d'accordo. La differenza fondamentale, e sulla quale pur volendo una società più equa non saremmo mai d'accordo, è che tu credi che ciò possa avvenire facendo fuori Berlusconi, ed io invece credo sia lievemente più complicata la questione. Io dico che è sistema che non funziona, che all'interno di questo sistema nulla di ciò che auspichi è possibile. E ne propongo uno alternativo. Tu dici che non è realistico: opinione tua. Io non lo credo, e non sono il solo qui dentro.
Antidemocraticò? Si, e ne son felice. Lo rivendico e me ne faccio vanto, visto cosa è la cosi detta democrazia oggi. E mi sorprende il tuo sillogismo: antidemocratico uguale amante della dittatura. Si può essere antidemocratici e non amare le dittature, e in questo senso auspicare - come ripeto - un reale risveglio delle coscienze e delle elite vere.
E non mi provochi certo con il tuo insinuare che gente come me, avendo avuto simpatie per il fascismo, ha nel suo dna uno spirito contrario alla democrazia, all'egualitarismo e a tutte le cazzate di questo genere. Son stato fascista, di famiglia fascista, e ne sono più che orgoglioso. Magari avessimo uno statista come Mussolini, oggi. E qui non c'entra l'essere a favore della dittatura o meno, io parlo del valore politico di un uomo come Mussolini, al di là del sistema e della contingenza, democratica o meno. E poi non t'offendere per il fatto dello psicanalista, è un modo di dire. Un po' di leggerezza Homo Lupus. ti servirebbe. Magari ti aiuterebbe ad avere una visione più ampia della realtà, che non è cosi piccola e circoscritta come tu la vedi.
Ah, Léon Degrelle. Certo. il mio nome viene da li. Lui sarebbe il massimo, credo. Ma tu non potrai mai comprendere, perchè ignori.
Non è che insinui.
Dico.
Il fatto Leon è che ti devi spiegare e bene.
Se mi vieni a dire di Mussolini statista e grande persona cosa ti aspetti si dica?
Non entro in merito a leggi razziali, mancanza di elezioni, pena di morte, confino per gli oppositori, censura e "cazzate" del genere. Sicuramente non ci intederemmo lo stesso.
Forse per una mia visione meno "ampia", tale da cogliere - colpevolmente a quanto pare - contraddizioni nel dirsi fascisti e non amanti delle dittature (ma ammiratori di Mussolini).
Anche io mi sorprendo e tanto.
Visto che le mie posizioni sono terra terra, più circoscritte, sicuramente non auspico un'Italia senza elezioni, senza Parlamento eletto. Tanto per dire.
La mia limitatezza mi spinge ad auspicare "semplicemente" il rispetto - non solo formale - delle regole di una democrazia parlamentale e con istituzioni liberali, come avviene in tutta Europa occidentale. In paesi forse un tantino più civili del nostro e forse con meno residuati di ideologie affogate nel sangue.
Se questo vuol dire essere limitati ne sono lieto.
Vorrà dire che approfondirò ancor di più su questo stimabilissimo catto-nazista.
Grazie del suggerimento.
29 - Léon Degrelle non era solo un genio, ma un eroe, un poeta, un grande letterato e un patriota. Ad avercene anche solo metà, di uno come lui. Approfondisci, ma approfondisci bene. Avrai grandi sorprese se allargherai il tuo orizzonte con cui valutare fatti, uomini e circostanze.
28 - per il resto, mi pare chiarissimimo che guardiamo a mondi molto diversi tra loro. Nella mia ottica la tua visione del mondo è irta di pegiuzizi e fortemente influenzata dal pensiero debole del nostro mondo opulento e prossimo ad autodistruggersi. Se continuate a guardare la pagliuzza e non la trave, voi democratici liberali, o se peggio ancora fate finta di non vedere per egoismo o menefreghismo, avrete presto amarissime sorprese da quello che credete essere il migliore dei mondi possibili.
Ti consiglierei anche di approfondire il pensiero politico di Mussolini, secondo me ne sai poco o nulla. Senza offesa Homo Lupus, ma non mi piace parlare di questi grandi personaggi con gente che parla per pregiudizio e poca o nulla conoscenza.
Essere considerato pieno di pregiudizi e particolarmente ignorante è nelle cose quando si "discute" (uso virgolette) così e con queste argomentazioni.
Non è detto che essere tacciati di ignoranza sia sempre un male; spesso dipende da chi lo dice.
Non penso di esserlo ignorante, ma capisco questa posizione: scontata in chi si sente portatore di una verità conosciuta da pochi eletti.
Esempio che tempo fa mi ha colpito (negativamente): notavo una particolare stima per storici, ammesso che si possano considerare tali, come David Irving.
Ecco, se vogliamo considerare queste come "conoscenze", allora sicuramente viviamo su altri mondi.
Ricordo tempo fa di aver discusso animatamente con un negazionista dell'Olocausto - tanto per dire.
Anche lui mi dava dell'ignorante e mi mostrava tutte le sue argomentazioni "scientifiche" che sbugiardavano quelli che chiamava i "giudei"; anche grazie al cosiddetto Leuchter Report.
Quel pover'uomo di Leuchter era stato innalzato agli altari e non c'era più nulla da fare: era diventato intoccabile, privo di ombre (ingegnere fasullo o filosofo autentico?).
Stavamo su pianeti lontani anni luce.
Ovviamente l'accusa di pregiudizio era ricambiata con grande passione e convinzione.
Esattamente come adesso.
Capisco la passione dello studioso, ma su un personaggio che porta l'Italia in guerra, imbastisce le leggi razziali per compiacere l'amico germanico e via dicendo, non penso proprio che potrò cambiare idea "acculturandomi".
Si perchè "gente" ignorante come noi non può capire...........
Parimenti potrei invitare Leon a leggere qualcosa dei cosidetti liberali e democratici, ma cosa cambia?
Nulla.
Mi verrebbe da dire "leggerezza Homo Leon leggerezza".
Solo che ad essere troppo leggeri si sale su su su su e ci si perde tra le nuvole.
E lì si rimane.
31 - Mo c'hai buttato in mezzo pure l'Olocausto. E mi pareva strano che ancora non l'avevi citato. E che sono contro i negri e i froci? E poi, vediamo, che altro manca? Che sono cattivo cattivo. Per favore, Homo Lupus. Si rasenta il ridicolo. E con me queste argomentazioni non funzionano. Io so sempre di cosa parlo, e a differenza tua leggo di tutto e su tutto: per sconfiggere il mio nemico lo devo conoscere. Per teorizzare nuovi modelli devo conoscere quelli preesistenti. Per immaginare uomini di valore devo conoscere quelli del passato. Sono andato a ritroso fino all'epopea di Gilgamesh, pensa tu. A differenza tua mi son documentato sempre senza pregiudizio: ho letto Marx, Mussolini, Bakunin, Stirner, Nietzsche, ho approfondito i filosofi liberali, cattolici, atei, i sistemi keinesiani e quelli a libero mercato. Ho letto storici di sinistra, di destra, ebrei, islamici, cristiani e anche Irving, con molto interesse. Come vedi non ho pregiudizio alcuno ed è ciò che mi rende più libero e meno scontato di te nell'analizzare il contesto economico, sociale e culturale che ci ospita. Naturalmente ho le mie preferenze, come puoi ben notare. Che non sono dogmatiche come le tue, ma assolutamente dinamiche. La realtà non è un monolite indistruttibile, né tanto meno lo è questo assurdo mondo dominato dal capitale. Non sarebbe ora - ripeto - di allargare l'orizzonte conosciuto? O hai paura di veder scalfite le certezze tanto faticosamente acquisite?
Prof.Leon capisco di non poter rasentare minimamente la sua profonda cultura.
D'altra parte noi ometti democratici, ridicoli e ignoranti abbiamo i nostri limiti e, come giustamente detto, le nostre illusorie certezze tanto faticosamente acquisite.
Faticosamente perchè purtroppo l'intelletto non ci supporta adeguatamente e le nostre letture - si sa - sono particolarmente limitate.
Mica come voi professori, colti e dalla mentalità aperta ed elastica, rivolta al futuro e sopratutto priva di pregiudizi (Homo Leon la sua mancanza di pregiudizi balza agli occhi).
Spero presto di poter venire a prendere lezione da uno di voi.
L'abc del buon antagonista.
Tenterò di rimediare alle me profonde carenze culturali ed intellettuali, con modestia e umiltà.
33 - Sarcasmo del tutto immotivato Homo Lupus, il mio era un discorso serio. Ma del resto, contento tu. Se credi che avere una visione parziale della realtà serva a cpmprenderla meglio, fai pure.
boh. devo essere sincero, capisco poco. ci sono paesi, in america latina, comunità di persone, che mi sembra funzionino più per vincoli solidaristici ed identitari, ma non so quanto siano assimilabili al comunitarismo. Fatto sta che, a quel che mi ricordo, hanno processi da un certo punto di vista molto più, diciamo, democratici (guardando all'etimologia del termine), ma anche più lunghi e farraginosi. E, sincero, non capisco bene, comunitarismo e antidemocrazia non vanno d'accordo, mi sembra, in quanto sia il comunitarismo che la democrazia guardano al governo da parte del popolo, seppure in modi diversi. Comunitarismo si rifà a comunità, no? Nelle comunità si decide insieme, non è un elite che decide, no? Lo chiedo perché non so. C'è bisogno di un risveglio delle comunità, ma in questa epoca mi pare difficile, e possibile solo su lungo termine, se mai.
Le lobbies finanziarie è da un po' che sono presenti in Italia (forse sarebbe meglio parlare di potentati economici?) e che incidono sulla vita politica del paese, si può quasi dire che la influenzino sino dalla seconda metà dell'Ottocento, ed in modo molto pesante a livello di uomini al governo. Ma anche in posizioni non di governo. Tipo, alla direzione di giornali. Non sto parlando di adesso, ma di prima metà del Novecento.
Il fatto è che, come Travaglio ricordava ad una trasmissione qualche tempo fa, dicendo una frase di Giuliano Ferrara, in politica più sei ricattabile, meglio è, perché gli altri sanno il tuo prezzo.
E questa non è cosa di ora.
Quindi, tornando a direzioni di giornali e uomini di governo, le industrie hanno sempre finanziato chi faceva loro comodo che, ricordiamo, i giornali hanno grosse spese, e così li hanno partiti e movimenti politici organizzati.
Nel momento in cui una persona si accorge che, pagando, può orientare l'opinione pubblica, ecco, secondo me, il potentato economico, la lobby. E non importa mettersi in prima persona davanti, perché basta pagare. E, per dire, non sono lontani i tempi in cui non si sapeva chi possedeva realmente i giornali etc. Questo faceva comodo. Le agenzie di pubblicità, quelle di notizie. E via e via. Fino ad oggi.
Si è venuta a formare col tempo una rete, trave e pagliuzza non bastano più, è come se avessimo tutti una rete davanti agli occhi, se vogliamo, una lente deformante che mette a fuoco solo certi punti, e non altri. Le cose abitudinarie ci influenzano almeno quanto quelle eccezionali, ma sono più subdole. Cos'è uno spot ganzo di trenta secondi? Niente. Eppure, ci sono musiche famose solo per uno spot. A volte, sentendo una musica, ti viene in mente uno spot. Questo è da una parte incredibile, dall'altra spaventoso.
O i film? Johnny b. good suonata da Marty mcfly? a chi non viene in mente quel film quando la sente? questi sono esempi "innocui", ma è così che si orientano le persone. il meccanismo è lo stesso.
vabbé.
sono andato fuori tema.
ciao.
Questo dibattito su Simone Weil mi stimola. Ho letto la recensione di Franchi intorno al "Manifesto per la soppressione dei partiti politici. Consiglio, se posso, di leggere pure "La condizione operaia" sempre della stessa Weil. Questa cosiddetta candida suorina ha mollatto schiaffoni perfino a Trotskj. Conosco gli scritti di Weil dunque posso parlare in libertà: Weil che era stata in Germania nel 1933, aveva visto da vicino la situazione politica dopo il putsch (come chiamarlo diversamente?), di Hitler.
Malgrado la fame, la rabbia, la disperazione, molti giovani operai non tradivano la lotta di classe e non votavano per Hitler e tutto questo nella coscienza assoluta di non avere un futuro. Marx aveva indicato nella classe operaia tedesca l'avanguardia del proletariato. Se ha sbagliato- e ha sbagliato - ciò è dipeso dalla natura del partito socialdemocratico e non dal pensiero di classe.
Marx sosteneva - e io concordo con lui - che la classe operaia o è rivoluzionaria o non è niente. Ne abbiamo la dimostrazione oggi, dove operai muoiono sul lavoro senza che nulla si muova. Un'osservazione a Lankelot: Simone non ha accusato di lobbismo solo i comunisti ma in egual misura il sistema nazionalsocialista. Vorrei che fosse chiaro. Sul fronte dell'avanguardia comunista sono caduti militanti di splendida fede, di pura coscienza. Non sarei per sottovalutare quanto la spinta socialista e comunista abbia segnato la storia. Simone non l'ha certo sottovalutato. Aveva un carteggio con Trotzsj, ormai in esilio. Lui l'apprezzava ma non per questo cambiava il suo giudizio: Simone era, secondo lui, solo una piccolo borghese.
La domanda è questa: come si supera la frase di Marx: la classe operai è rivoluzionaria o non e niente?
(facile: con Stirner. Che in tempo reale sgretolava la mendace promessa d'uguaglianza di Marx evidenziandone i punti deboli: come la classe dei "più uguali" che avrebbe dominato noi tutti) ;).
36 - "Marx aveva indicato nella classe operaia tedesca l?avanguardia del proletariato. Se ha sbagliato- e ha sbagliato - ciò è dipeso dalla natura del partito socialdemocratico e non dal pensiero di classe".
Questa affermazione mi sembra un po' avventurosa, non solo la storia ma anche la logica dà torto a Marx. E comunque, sempre storicamente parlando, non solo la classe operaia è stata rivoluzionaria. La visione più lucida dell'operaio, nel Novecento, è assolutamente quella di Ernst Junger (nel "Der Arbiter"), che ne recuperava - al contrario di Marx, e molto più in linea con Stirner - l'individualità e l'effettiva potenza contrattuale.
"Sul fronte dell?avanguardia comunista sono caduti militanti di splendida fede, di pura coscienza".
Ve ne sono stati ovunque, anche tra i nazionalsocialisti. La fede è fede, la coscienza è coscienza, nessuno qui vuol sindacare sulle sentite scelte personali dell'individuo.
E comunque, sarebbe ora di superare l'obsoleta divisione in classi nell'analizzare o teorizzare possibili modelli per la contemporaneità.
Dopo aver letto con interesse, tanto interesse, il dialogo tra Leon e Homo Lupus mi rendo conto che l'interesse sarebbe stato doppio evitando certe provocazioni inutili...
Sono impressionato comunque che due punti di vista apparentementi così discordi, in realtà molto vicini, si incartino su questioni di incomprensione o incomunicabilità. o meglio, è il confronto che si incarta, perchè le idee sono senz'altro condivisibili. Tuttavia non mi sento di usare parole come antidemocratico, oppure di demonizzare - più di quanto non lo sia già stato da alleati e nemici - la figura del nostro attuale premier.
E' la nostra democrazia che ci ha deluso, è la classe dirigente che ci ha portato a questo punto, è stata l'esasperazione del sistema capitalista che sta crollando su se stesso. può sembrare un modo di vedere le cose ingenuo, in realtà mi scopro a considerarlo solo disilluso.
Un corno. L'obsoleta divisione tra classi l'abbiamo davanti ai nostri occhi. Io non avrò letto Stirner che tra le altre cose vedeva esclusivamente il valore dell'individuo. Approfondirò la lacuna senza pregiudizio alcuno. Ma voi, carissimi, avete approfondito mai lo studio di Marx? Io ho studiato Marx a fondo. Ho letto "Per la critica dell'economia politica" e tutto il VI libro de "Il Capitale". Non sono comunista. Non lo sono per intuito. Ma ho alle spalle studi storici ed economici. La letteratura è solo un secondo amore. Un amore da autodidatta. Io andavo, alle sei di mattina, davanti alle fabbriche. Ho fatto la sindacalista e vi posso assicurare che si trattava di un lavoro duro, ricco delle contraddizioni di classe. Ora, mi urta i nervi questa non chalance a proposito di Marx e del pensiero marxiano che deriva, faccio presente, da Hegel. Stirner era allievo di Hegel, se non sbaglio. Dunque, meno arroganza nell'interpretazione del pensiero marxiano.
per rispondere a Paolo Castronovo: differenze tra me e Magi ce ne sono e parecchie, non è solo una questione di incomunicabilità.
Sicuramente ho avuto, come sempre, modo di fare provocatorio, ma a volte ci vuole per far emergere quelle che si ritengono autentiche contraddizioni e approcci che poco hanno a che fare con la realtà (e la Storia).
Lascio sfogare i nostri amici teorici e poi semmai dirò meglio la mia.
Altro appunto su quel Berlusconi che mi ha meritato la necessità di affidarmi psicanalista.
Noi non siamo politici che devono fare i conti con un'opinione pubblica disinformata oppure convertita a certa visione del mondo e perciò sensibile al vittimismo (motivo per cui ritengo che iniziative della società civile come i "girotondi" e iniziative parlamentari, in merito a leggi e provvedimenti, debbano convergere nei contenuti, negli obiettivi ma non nella forma).
Siamo, almeno per quello che mi riguarda, delle persone libere che non devono avere paura di dire le cose come stanno e che si rivolgono comunque ad una fascia di lettori con buona cultura di base.
L'anomalia berlusconiana, ancora oggi, è tale che non c'è "demonizzazione" che tenga.
La mia non è demonizzazione.
E' una presa d'atto.
La cartina di tornasole è l'Economist, giornale liberal-conservatore; che dimostra come la nostra "destra liberale-liberista" sia una bufala che poteva nascere solo in Italia.
Comunque sia mi considerate proprio male :(
Non sono un Lupus, ma piuttosto un agnelluccio, come diceva il buon vecchio Pacciani.
Ho parlato ancora di B. (ok, mi faccio ricoverare) e visto che sono poco teorico, ma parecchio accanito nel leggere di cronaca e storia, vi consiglio la lettura di un piccolo libro, finito da poco: "Giornali e tv nell'era di Berlusconi. Tutto quello che c'è da sapere sulla grande anomalia italiana" - Marsilio 2005, a cura di Giancarlo Bosetti e Mauro Bonocore.
Il primo contributo di Bosetti, come spesso gli capita, contiene dei passi che denotano la classica spocchia dell'intellettuale sinistrorso: insopportabili.
Per il resto vi troviamo contributi con osservazioni sicuramente condivisibili alle persone di buon senso, ma soprattutto indicatori che in parte già conoscevo, ma che, con ottima sintesi mostrano un'Italia messa veramente male in diversi campi: e soprattutto il devastante intreccio tra risorse pubblicitarie, editoria, quotidiani, televisioni.
Come diceva quel tipo: fatti non pugnette!
E con questo il vostro agnelluccio vi saluta.
Lasciatemi dire soltanto - sperando che non vi siate risentiti durante il confronto - che le varie e molteplici divergenze evidenziate in questo dibattito confermano che questo è un sito democratico. In cui tutti possiamo convivere.
Anche chi parla di Stirner senza averlo letto, o di Marx senza essere marxista. E' bello.
Ave!
Per quello che mi riguarda è ordinaria amministrazione: in altri forum o community difficilmente mi mostro incazzato come una bestia, non sfurio come un assatanato, ma nello stesso tempo non ho mai avuto approccio eccessivamente soft e cerimonioso.
Non nego che in me ci sia un po' agnelluccio alla Pacciani.
Solo un po', sia chiaro.
Però ritengo che quando si affrontano certi argomenti, dove è molto ma molto facile incappare in equivoci, in definizioni per forza di cose non del tutto pacifiche, è bene fare uno sforzo per capirci il più possibile.
Il confronto delle idee è sempre positivo, non fosse altro che è giusto mettere alla prova quelle che al momento sono le proprie certezze.
Ma come scrissi a suo tempo, le idee nel tempo possono cambiare, come il giudizio su coloro che le rappresentano; e credo che tutti noi dobbiamo avere quel minimo di umiltà - eventualmente - per riconsiderarle alla luce di quanto accade intorno a noi.
Molto più difficile semmai è mostrarsi concilianti nei confronti di chi puoi pensare avere valori del tutto diversi dai tuoi (idee e valori non ritengo siano la stessa cosa).
Avrete capito che preferisco porre la mia attenzione sull'attualità e sui fatti della cronaca, della storia, piuttosto che su teorie filosofiche.
Mi si può parlare benissimo di quanto possono essere affascinanti le argomentazioni e gli scritti di uno statista o presunto tale, ma poi la mia attenzione va innazitutto agli accadimenti, alla traduzione concreta di quanto propagandato o scritto.
Approccio diverso che sicuramente altri possono valutare come pregiudizi.
Che dirvi?
Il fatto che caratteriamente sia poco conciliante, soprattutto se colgo - a torto o a ragione - disinteresse verso certi valori cui credo profondamente (non parlo di idee), non vuol dire che sia mia abitudine trascendere in insulti o cazziatoni senza fine.
Più facile mi possiate leggere sarcastico piuttosto che in preda a sfuriate belluine.
Anche se non tutti amano la parola "democrazia" mi rendo conto che invece qui dentro esiste; e per il momento non ha causato nessun guaio.
Soddisfazione anche mia, visto che per questa parola non ho avuto remore ad imbastire confronti a tutto campo.
Ave!
ahahah!! Ma qui qualcuno ha letto il saggio di Tobagi su Borsa? No? ahahah!! E Andreini, nessuno l'ha letto??? ahahahah!!! Almeno Bruttini, su, via!! Ma li avete letti bene?? ahahahah!!!
Leggere è la misura della nostra ignoranza.
In Italia o non si guarda per niente all'estero, o vi si guarda dimenticandosi che siamo in Italia. Almeno, spesso è così.
mah.
46. ovviamente non è mia. è una citazione a memoria, quindi potrebbe anche essere vagamente diversa. è una citazione a lettura. e può anche darsi che l'autore da cui l'ho ripresa abbia citato a sua volta, consapevolmente (ma senza dirlo) o magari inconsapevolmente. chi sa. a volte le cose ti restano, e si fanno tue, senza che tu lo sappia. mah.
39 - come giustamente noti, Paolo è la democrazia attuale che ci ha deluso. Il mio essere antidemocratico è una evidente provocazione, in questo senso. Naturale che oggi l'orizzonte possibile è solo quello tecnicamente democratico. Dico tecnicamente, perchè se democrazia significa veramente non dico potere al popolo ma almeno rappresentatività del popolo, mi pare più che logico che la nostra - quella occidentale - non sia una vera democrazia. é un termine svuotato di significato rispetto a quello di Platone e Aristotele, ad esempio. Ma non solo al loro. Per questo parlo di comunitarismo, modello il quale se ben applicato sarebbe veramente rappresentativo del popolo, attraverso elite reali. Questa democrazia non mi piace, dunque, e pertanto preferisco definirmi antidemocratico.
40 - "Ho fatto la sindacalista e vi posso assicurare che si trattava di un lavoro duro, ricco delle contraddizioni di classe. Ora, mi urta i nervi questa non chalance a proposito di Marx e del pensiero marxiano che deriva, faccio presente, da Hegel. Stirner era allievo di Hegel, se non sbaglio. Dunque, meno arroganza nell?interpretazione del pensiero marxiano".
Si ma cosa c'entra l'esperienza del sindacato, anch'io ho avuto un padre sindacalista e di lotta di classe non ha mai parlato nemmeno lontanamente. E pur volendo forzatamente rispolverare la lotta di classe, non esiste certo una classe sola. Anzi, nella società globale e stratificata - seguendo questo criterio - ne esisterebbero a decine di classi sociali. Suvvia, proprio l'era della comunicazione globale, da me peraltro affatto amata, ha cancellato gli ultimi residui ideologici in merito alla lotta di classe. E poi non esiste più classe media, sempre restando nei confini del ragionamento classista. A conti fatti è stata risucchiata verso il basso dalla crisi economica dell'occidente.
Detto ciò, una breve osservazione sulla tua accusa di arroganza: conosco Marx come le mie tasche, dal punto di vista storico, economico, sociale. Di lui ho letto praticamente tutto, pur spesso non per scelta. La facoltà di Sociologia della Sapienza, almeno negli anni Novanta (adesso non saprei), indottrinava al marxismo come nessun'altra. Pur essendo lontano da quell'idea, ho capito che per contrastarla avrei dovuto conoscerla molto bene. E cosi è stato. Pertantto, più che accusare d'arroganza me, mi accerterei di non essere stata un po' presuntuosa nella tua affermazione, immaginando di essere l'unica depositaria del sapere marxista in questo sito. Ma fa nulla, comunque, il dialogo è sempre ben accetto, solo prima di giudicare cerchiamo sempre di capire con chi stiamo dialogando.
43 - Si, Franco, dibattiti tipicamente lankelottiani. Altrove sarebbe difficile farli in questo modo ;)
Questa sorta di gara a chi ne sa di più, a chi è il vero espertone, onestamente mi lascia alquanto perplesso.
L'Università propone una formazione di base, se tutto va bene (e non sempre va bene), ma per definirsi in qualche modo "esperti" occorrono poi studi continui e solido impegno da autodidatta.
E poi essere "colti", o presunti tali, non vuol dire necessariamente essere informati di quello che accade intorno a noi.
Se si dà la priorità alla lettura dell'opera omnia del guru fascista o comunista che sia, e poi si mette in secondo piano la cronaca politica, giudiziaria, le vicende dell'economia, le riforme legislative, le discussioni, oltre ad essere condizionate da un che di pedante, rischiano davvero di diventare meramente speculative.
Il fatto di non aver letto appunto l'opera omnia di un autore, anche se poi si conoscono bene i comportamenti del personaggio, i fatti che sono derivati dalla teoria, probabilmente potrà ugualmente esporre all'accusa di ignoranza e di incultura.
Ok, prendiamo atto.
Probabile che il sottoscritto sia più "informato" che "colto", ma poi alla fin fine siamo proprio sicuri che la persona "colta", se così intesa, eviterà il rischio di farselo mettere in quel posto rispetto a chi ha preferito concentrarsi sull'attualità e sull'analisi approfondita dei fatti?
Il mio è ovviamente un invito a volare (anche) un po'più basso proprio per non perdere contatto con la realtà ed evitare che approcci meramente ideologici e speculativi diventino la manna di chi ci preferisce "colti" ma poco informati di quello che accade intorno a noi.