“Se fossi morto dieci anni fa, oggi probabilmente sarei un mito. Intorno al 1960, quando la pop art fece la sua comparsa a New York, il mondo dell'arte vi si tuffò con un entusiasmo tale che persino i suoi esponenti più conservatori dovettero finalmente ammettere che facevamo parte della cultura mondiale. L'espressionismo astratto era già divenuto un'istituzione quando verso la fine degli anni Cinquanta Jasper Johns e Bob Rauschenberg cominciarono a liberare l'arte dall'astrattismo e dall'introspezione. Poi la pop art rovesciò la concezione di interiore ed esteriore” - racconta Warhol in questo appassionante memoir datato 1980, tradotto per la prima volta da Meridiano Zero nel 2004, riproposto in seconda edizione nel novembre 2008.
Il mitteleuropeo ruteno adottato dagli States racconta dei suoi primi passi, delle iniziali difficoltà, del desiderio d'essere parte dell'ammirata scuderia di Leo Castelli e della sua compagna Ileana (poi Sonnabend), dell'ostinazione a non voler cambiare certi aspetti del suo carattere (“non c'era niente di sbagliato nell'essere un artista pubblicitario e neanche nel collezionare l'arte che ammiravo”), enfatizzando piuttosto certe scelte (l'omosessualità); della sua idea di cinema, del fertile clima creativo degli anni Sessanta, della popolarità dell'anfetamina nella Factory. L'opera si compone, come forse era prevedibile, di una ricca aneddotica, destinata ad andare incontro quanto agli appassionati e ai semplici curiosi, quanto agli studiosi della pop art; spesso l'analisi di determinati eventi cruciali – come la morte di Kennedy – è semplificata e personalizzata oltre il limite della normalità (“Mi piaceva moltissimo avere Kennedy come presidente – era bello, giovane e intelligente. Ma non mi disturbava più di tanto che fosse morto. Quello che mi dava fastidio era il modo in cui la televisione e la radio stavano facendo sì che tutti si sentissero così tristi”, p. 81). A metà strada tra una prevedibile auto-agiografia e una trascrizione diaristica d'un antieroe dell'epoca, l'opera di Hackett e Warhol è un sicuro punto di riferimento per chi voglia annusare l'odore del dietro le quinte d'un movimento artistico e voglia sfogliare appunti e annotazioni d'un piano di stravolgimento della cultura occidentale.
Suddiviso per annate, raccontato per aneddoti dal retrogusto della striscia fumettistica, il libro di Andy detto Drella (Dracula-Cinderella, ossia Cenerentola: vedi p. 176) mostra il suo conflitto interiore a proposito del più adatto sentiero di ricerca (cinema o pittura, p. 134; plurime meditazioni sul nudo, e parecchi rilievi su “Chelsea Girl”) e inevitabilmente illumina i retroscena della storia formazione dei Velvet Underground & Nico, dalla formazione (più look che sostanza: p. 165) alla rottura tra Lou Reed e Nico (pp. 206-207), attraverso la famosa copertina della banana (p. 196) e romantiche descrizioni dell'aspetto e della personalità di Nico (p. 168).
Un piccolo grande regalo per chi crede che un giorno potrà nascere una nuova Factory. Alla larga chi è in cerca di una struttura romanzesca, ordinata e raziocinante; questo è il canovaccio di un vecchio sogno, questi sono gli spartiti di un concerto che nessuno s'è stancato d'ascoltare; di suonare, sì, e da tempo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Andy Warhol & Pat Hackett.
Warhol, 1928-1987, artista americano di sangue mitteleuropeo, ruteno. Hackett, suo segretario.
Andy Warhol & Pat Hackett, “Pop. Andy Warhol racconta gli anni Sessanta”, Meridiano Zero, Padova 2008. Traduzione di Camilla Scapini.
Prefazione di Philippe Daverio. Prefazione di Benedetta Barzini. Introduzione di Gaia Guarienti. In appendice, “I protagonisti della Factory di Andy Warhol” a cura di Gaia Guarienti.
Prima edizione: “Popism: The Warhol Sixties ”, 1980.
Rassegna stampa IT: http://www.meridianozero.it/press/warhol1rec.htm
in rete: Warhol in wiki en
Bibliografia consigliata:
Woronov Mary - Swimming Underground. I miei anni alla Factory di Andy Warhol (G.F.)
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2008.
Commenti
Warhol!
La cosa più bella di Firenze è McDonald's
A.W.
"ho sempre pensato che la mia pietra tombale dovesse essere anonima. Niente epitaffio e nessun nome. Anzi, a dire il vero dovrebbe esserci scritto: finzione".
A.W.
2. "La cosa più bella di Firenze è McDonald?s
A.W. "
Come provocazione non è niente male.
Ma pericolosa se A.W. l'avesse detta a un fiorentino come me, che magari non ne avesse colto il senso. Ammesso che ci sia.
Sembra carino...
per te che amavi Chelsea Girl è un mezzo must:)
4, Warhol viveva di provocazioni. Gli piaceva fingersi stupido, a volte :)
E in fin dei conti stava raccontando una società stupida e ammazzata dalla pubblicità. E' probabilmente il più feroce denigratore del consumismo e del capitalismo (eppure entrambi ha cavalcato...;) )
6, sì ma pur sempre un'auto-agiografia :) Va presa con le pinze, mi sa...
come tutte le autobiografie (la dicitura "memoir" preclude le pretese di storicità). Figuriamoci quelle scritte col segretario particolare. E però, io m'aspettavo quel che ho trovato: a metà tra aneddoto e pettgolezzo, boutade e mezze confessioni, fino a Easy Rider e all'elenco dei caduti per droga (e non solo)
Il mondo della storia dell'arte è pieno di mostri. Diciamo che Warhol è uno dei più simpatici...
Il mio idolo è il gallerista triestino Leo Castelli.
Che lui più volte nomina. La sua biografia, letta grazie agli amici dell'ufficio stampa Castelvecchi, è uno spaccato del secondo Novecento (e di quanto fosse libera e bella Trieste austriaca nel primo Novecento, e quanto sapesse essere internazionale e libera)
Il genere biografia rivela spesso degli affreschi non indifferenti. In letteratura come al cinema. Pensa, stupidamente lo considerano "genere" solo per appassionati o per studenti in vena di tesi di laurea :)
sottoscrivo:)
tra l'altro, era annunciato un articolo del KARLSEN, mai giunto. Pecca'!
A suo tempo...
Factory addicted:
www.lankelot.eu/index.php/2008/07/09/woronov-mary-swimming-underground-i...
http://it.youtube.com/watch?v=Rz963Ca-8Cw
H.
Infine, qui:
http://en.wikipedia.org/wiki/Rusyns
per chi voglia scoprire da che sangue sfortunato viene il Warhola.
Ruteno.
http://www.youtube.com/watch?v=b3sf5VnkC4c
Do you want me to tell you about Andy?
Oh, go ahead.
Anything Andy does is fantastic because he's a saint.
A saint?
Yea.
St. Andy the First.
He really loves people, so anything he does is beautiful because he sees the best in everybody.
Mmm hmm.
He sees God wherever he looks, and in whoever he looks at. So that's why they call it art, because he's just very good, you know, he's very pure so they call it art, that's what they call art, and some things...just done, um, with a touch of divinity.
Fudge.
What?
Fudge.
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/09/warhol-e-morrissey-chelsea-g...
CHELSEA GIRL!