Walser Robert

La rosa

Autore: 
Walser Robert
“Nella vita o si è ritenuti bonaccioni e capiti alla bell’e meglio, oppure si è presi sul serio ed evitati. Io preferisco l’ultima cosa” [La rosa]
 
Sotto il titolo di uno dei quaranta racconti che compongono l’ultima raccolta dello scrittore svizzero Robert Walser (1878-1956) pubblicata nel 1925, prima del lungo silenzio conseguente all’ingresso in una clinica psichiatrica, si snodano un mondo e un modo narrativo particolari e personalissimi, riconosciuti oggi interamente dalla critica e dai lettori. Apprezzato da Kafka e da Musil – ma non dal pubblico del tempo, che non gli tributò il successo sperato – Walser viene affiancato ai grandi autori di lingua tedesca della prima metà del Novecento soprattutto per l’uso stilistico della “Kleinform”, il piccolo punto con cui ricama la sua prosa, regalandoci arabeschi e ghirigori di idee spesso interrotte da brevi folgorazioni.
Brani delicatissimi e ariosi, come piccoli pizzi al tombolo, nei quali è impossibile ricercare una trama, una logica, sequenze narrative o discorsi compiuti. Eppure il disordine apparente che permea gli scritti è anche l’elemento di fascino maggiore per una lettura che può essere ripetuta senza ombra di noia alcuna. Sentenze, aforismi, note autobiografiche, brevissime descrizioni pungenti di caratteri, volti, atteggiamenti, si susseguono caotici, quasi sparpagliati sulla carta, sempre accompagnati da un’ironia accennata e giocosa. La galleria umana, in cui il protagonista (alter ego cosciente dell’Autore) si muove a suo completo agio, ben attento a non lasciarsi mai coinvolgere da alcunché in modo serio, passa davanti agli occhi temperata dalle noterelle quasi casuali che accompagnano la descrizione.
Il piccolo mondo di zucchero e liquore da fine pasto che incornicia i quadretti sconclusionati di Walser ha graziose finestrelle in legno con tendine a uncinetto dalle quali si possono osservare, sempre sospese a mezz’aria, l’autore e le controfigure, spesso femminili, che lo circondano: “chellerine” (dal ted. Kellnerin, cameriera, inserviente) dalle dolci fattezze e dai pochi e precisi desideri, amanti esigenti, signore eleganti che incantano la vista al loro passaggio, fiamme passeggere e senza alcuna possibilità di appropriarsi del cuore maschile, così come Walser lo concepisce, sempre troppo preso da se stesso e dall’autoironia che contraddistingue il suo stile e il suo modo di essere.
Gli uomini, anche quando non sia usata la prima persona, sono quasi esclusivamente controfigure dell’autore stesso, e attraverso la finzione letteraria egli offre di sé frammenti splendidi e inquietanti: i suoi personaggi viaggiano, come lui, e come i protagonisti dei suoi romanzi, senza fermarsi mai davvero in un posto o dentro un affetto stabile. I vari Wladimir, Parsifal, Titus… osservano, agiscono con cortesia e parsimonia di sé, parlano solo se occorre e girovagano senza meta apparente, lasciando in chi li incontra una scia nostalgica e il dubbio di aver conosciuto (ed esserne già orfani) un uomo senza pari.
Le atmosfere walseriane di queste brevi prose affondano le radici nei primi (e unici) tre romanzi, pubblicati fra il 1907 e il 1909: i temi caratteristici del vagabondaggio senza méta apparente di protagonisti neghittosi (I fratelli Tanner), gli impegni mai veramente presi nei confronti di sé e del mondo (L’assistente) e la dimensione atemporale e quasi onirica di alcuni brani (Jakob von Gunten) fanno dei racconti la parte preponderante e meglio compiuta dello scrittore svizzero, che fra le righe esprime ovunque l’inadeguatezza quasi programmatica al mondo borghese tanto ben rappresentato da farne sospettare un’impossibilità intima e quasi congenita (ma non davvero voluta) di partecipazione e adattamento.
 
“Quand’è che esce il tuo nuovo libro?”
“Ci vuol pazienza” rispose l’interessato, e aggiunse che essere semplicemente un uomo e andarsene a spasso gli sembrava non meno bello che star seduto alla scrivania e sfornare libri di successo.
[Passeggiata domenicale]
 


 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Robert Walser (Berna, 1878 – Appenzell, 1956), romanziere, poeta e narratore, pubblica tra il 1907 e il 1909 tre romanzi, dedicandosi poi a raccolte di poesie e di racconti, tra i quali spicca, nel 1917, La passeggiata.
Robert Walser, “La rosa ”, Adelphi, Milano, 1992. (Piccola biblioteca, 295).
Traduzione di Anna Binco.
Titolo originale: Die Rose
Opere di Robert Walser pubblicate in italiano: “La passeggiata” (1976), “I fratelli Tanner” (1977), “I temi di Fritz Kocher” (1978), “Storie” (1982), “Vita di poeta” (1985), “L’assistente” (1986), “La rosa” (1992), “Jakob von Gunten: un diario” (1992), “Pezzi in prosa” (1994), “La fine del mondo e altri racconti” (1996), “Poesie” (2000), “Diario del 1926: frammento” (2000), “Il mio monte: piccola prosa di montagna” (2001), “Una cena elegante” (2003), “Ritratti di scrittori” (2004)
 
 
 
Approfondimenti in rete: Antenati  /  Walser

WALSER in LANKELOT:

Walser Robert - Jakob von Gunten di ildelaura
Walser Robert - L’assistente di ildelaura
Walser Robert - La rosa di ildelaura

 


 
Ilde Menis, dicembre 2005
 
Già apparso su Lankelot.com
ISBN/EAN: 
9788845908682

Commenti

"prima del lungo silenzio conseguente all?ingresso in una clinica psichiatrica" > questo aspetto lo avevo rimosso. Voglio rileggermi tutto...

"l?uso stilistico della ?Kleinform?, il piccolo punto con cui ricama la sua prosa, regalandoci arabeschi e ghirigori di idee spesso interrotte da brevi folgorazioni".

> fondamentale. Memorizzato daccapo.

"temi caratteristici del vagabondaggio senza méta apparente di protagonisti neghittosi (I fratelli Tanner)" > che ne pensi di un paragone con "Fame" di Hamsun?

"l?inadeguatezza quasi programmatica al mondo borghese tanto ben rappresentato da farne sospettare un?impossibilità intima e quasi congenita (ma non davvero voluta) di partecipazione e adattamento".

> estremamente noventesco. Molto famigliare:). Grazie. Passo alle altre due...

Confronto con Hamsum sul tema del vagabondaggio? Ho un ricordo netto della splendida scrittura di H. in "Fame" e sì, forse in parte hai ragione. Direi che il tema attraversa un'intera epoca...
Grazie a te per la ri-lettura :))

?Nella vita o si è ritenuti bonaccioni e capiti alla bell?e meglio, oppure si è presi sul serio ed evitati. Io preferisco l?ultima cosa?
Quanto è vero.

"autoironia che contraddistingue il suo stile e il suo modo di essere".
L'autoironia è la sfaccettatura più piacevole di una sensibilità acuta.

"Sentenze, aforismi, note autobiografiche, brevissime descrizioni pungenti di caratteri, volti, atteggiamenti, si susseguono caotici, quasi sparpagliati sulla carta, sempre accompagnati da un?ironia accennata e giocosa."
Originale direi.
?l?uso stilistico della ?Kleinform?, il piccolo punto con cui ricama la sua prosa, regalandoci arabeschi e ghirigori di idee spesso interrotte da brevi folgorazioni?.Anche questo è notevole.
La descrizione che fai della sua prosa è costellata d'immagini - le finestrelle,i pizzi, le tendine - davvero ispirate.
Tel'ho sempre sentito nominare quest'autore, l'ennesimo che dovrei conoscere. Continuo a pensare che mi servirebbero due vite! .-)

"Le atmosfere walseriane di queste brevi prose affondano le radici nei primi (e unici) tre romanzi, pubblicati fra il 1907 e il 1909: i temi caratteristici del vagabondaggio senza méta apparente di protagonisti neghittosi (I fratelli Tanner), gli impegni mai veramente presi nei confronti di sé e del mondo (L?assistente) e la dimensione atemporale e quasi onirica di alcuni brani (Jakob von Gunten) fanno dei racconti la parte preponderante e meglio compiuta dello scrittore svizzero, che fra le righe esprime ovunque l?inadeguatezza quasi programmatica al mondo borghese tanto ben rappresentato da farne sospettare un?impossibilità intima e quasi congenita (ma non davvero voluta) di partecipazione e adattamento".
S', questo è Robert Walser: un'artista dalla scrittura 'nomade', un magnifico osservatore del mondo di cui sapeva afferrare, soprattutto nelle cose più vicine, quotidiane, l'essenza nascosta. Al di là della leggerezza delle sue descrizioni, ha saputo far intravedere le forze sotterranee che lo dominano, grazie ad una sensisbilità che se, da un lato, ha reso grande la sua arte, dall'altro ha reso difficile la sua vita.
Finissima rec. Grazie

Raffaella

Berna, 27 apr. - (Adnkronos/Ats) - Tra rigide misure di sicurezza, l'archivio del poeta e scrittore svizzero di lingua tedesca Robert Walser (1878- 1956) e' stato trasferito oggi da Zurigo a Berna a bordo di due veicoli speciali della Securitas con relativa scorta. La Fondazione dedicata all'autore di 'L'assistente' e 'La passeggiata' ha spostato infatti la propria sede da Zurigo a Berna, nel cui centro storico verra'a' aperto il Centro Robert Walser. La parte piu' preziosa del materiale verra' custodita in futuro presso l'Archivio svizzero di letteratura della Biblioteca Nazionale, dove potra' essere conservato in modo professionale. La Fondazione ha lasciato quindi Zurigo alla volta del nuovo centro Robert Walser in Marktgasse 45 a Berna. Il materiale - tra cui figurano anche i noti 'microgrammi' - e' stato trasferito nelle prime ore dell'odierno mattino, nella massima segretezza, rileva un comunicato della Biblioteca Nazionale. Una parte del materiale sara' accessibile in futuro presso il nuovo Centro, che verra' allestito nel corso dei prossimi mesi e inaugurato con una cerimonia il 18 e 19 settembre. Il Centro ospitera' l'archivio dello scrittore, un'esposizione pubblica, nonche' la piu' vasta biblioteca specializzata a livello mondiale dedicata a Robert Walser e a Carl Seelig, comprendente tra l'altro anche una vasta collezione di prime edizioni e riviste. Si potranno consultare, tra l'altro, in forma digitale, tutti i manoscritti dei lasciti di Robert Walser e del suo critico Carl Seelig. Quest'ultimo curo' la pubblicazione di scritti di Walser in un periodo in cui il suo nome appariva dimenticato. In futuro gli originali saranno conservati e catalogati come prestito all'Archivio svizzero di letteratura, insieme al resto dei fondi piu' importanti della Fondazione Walser: il doppio lascito di Hugo Ball ed Emmy Ball-Hennings, una parte del materiale su Friedrich Glauser/Max Muller, i lasciti di Josef Halperin e Ossip Kalenter nonche' l'archivio della casa editrice Steinberg. Il trasferimento della Fondazione Walser sda Zurigo a Berna ha reso possibile l'adozione del 'modello bernese', una partnership tra diverse istituzioni pubbliche e private.