Wallace David Foster

Una cosa divertente che non farò mai più

Autore: 
Wallace David Foster

«Non avrete scelta se non quella di divertirvi» (pag. 32)

Rileggere le opere di David Foster Wallace dopo il suo suicidio avvenuto per impiccagione il 12 settembre 2008 è un'operazione dolorosa per me.

Lo incontrai quasi per caso nel 1999 con l'acquisto del suo romanzo d'esordio ''La scopa del sistema'' pubblicata allora dalla Fandango Libri con quella frase riportata sul retro ''Mi manca chiunque'' che finii poi per riportare su una maglietta di mia produzione. Pur se estremamente complesso e distante da molte delle impressioni che mi ero costruito leggendo le recensioni trovate qua e là, fu innamoramento istantaneo e mi misi ad attendere con trepidazione, scoprendo nel frattempo ''La ragazza coi capelli strani'', l'uscita di quel romanzo che veniva indicato come una delle opere fondamentali non solo delle letteratura americana ma di quella mondiale che s'intitolava ''Infinite Jest'' e che una volta uscito divenne un evento indimenticabile nella mia vita, al pari dell'ascolto di In Utero di qualche anno prima.

Da allora andai alla ricerca di tutte le sue opere, dei suoi interventi, delle sue registrazioni video. Mi ritrovai a leggere ''Una Cosa divertente e mai più" nella prima edizione Minimum Fax, uscita nel settembre 1998 nella collana Sotterranei, che poi persi e che finalmente ho ricomprato nella nuova ristampa, sempre a cura della Minimum Fax, nella collana I Quindici.

''Una cosa divertente e mai più'' appartiene alla produzione wallaciana di saggi, memoir, trattati scientifici (difficile ascrivere le opere dell'autore statunitense in una casella ben definita) a cui si possono annoverare fra gli altri, titoli come ''Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)'', ''Il rap spiegato ai bianchi'', ''Considera l'aragosta'', ''Tutto e di più. Storia compatta dell'infinito'', in alcuni casi rielaborazioni di articoli apparsi su riviste.

Il libro in questione fu commissionato originariamente dalla rivista statunitense Harper's (nell'introduzione c'è un appassionato ricordo di Colin Harrison all'epoca caposervizio della rivista) ed in virtù della sua possibile eccessiva lunghezza si tramutò in un secondo momento in un libro vero e proprio.

''Una cosa divertente che non farò mai più'' è il reportage narrativo di una crociera extralusso ai Caraibi, a bordo della nave Nadir, in cui si imbarcò Wallace il 18 marzo 1995 da Fort Lauderdale, Florida. 

Ma in questo libro:

-non aspettatevi un reportage da settimanale di viaggio (ma saprete parecchie cose sui luoghi visitati, sui ritmi di una nave)

-non aspettatevi un reportage rigido da giornalista imbolsito (ma ci saranno parecchi notazioni tecniche, persino sul funzionamento della nave)

-non aspettatevi un reportage che non è altro che un spot al servizio della compagnia di crociera (anzi verrà proprio smontato il meccanismo che regola queste truffe: ''In altre parole, la compagnia Celebrity presenta le pagine di Conroy come se fossero un vero e proprio articolo e non come una pubblicità. E' proprio una scorrettezza. E il motivo è questo: che vengano rispettati o meno, gli obblighi fondamentali di un articolo sono quelli contratti con i lettori. Il lettore, anche se a livello inconscio, lo sa e tende a rapportarsi a un articolo con un livello di apertura e credulità abbastanza alto. Ma un annuncio pubblicitario è una cosa completamente diversa.'', pag. 64)

-non aspettatevi un libro dal taglio storico, tecnico o naturalistico

-non aspettatevi un libro di avventure di mare (perché queste navi non hanno più a che vedere con le navi e nemmeno con il mare, che quasi non si vede nemmeno più)

Tutto questo David Foster Wallace non avrebbe mai potuto farlo, no, Wallace, autore dotato di una maestria tecnica senza paragoni (come dimenticare le famose note a piè pagina che riempiono anche qui le pagine e che sono, sia chiaro, funzionali alla narrazione) e di un'(auto)ironia pungente, nel pieno rispetto del lettore, dipinge una spietata satira sulla nostra società consumistica che sfoga, alimentandosene, la propria inconsistenza nell'opulenza, nel divertimento di massa, nel benessere a tutti i costi, nell'annullamento programmato,

''A parte le lievi varianti adattative a seconda della nicchia, la «Crociera Extralusso 7NC» costituisce un genere uniforme. Tutte le megacompagnie offrono lo stesso prodotto di base. Questo prodotto non consiste in un servizio o un una serie di servizi. Non è neanche tanto il divertimento (anche se si capisce subito che uno dei grandi compiti del direttore di crociera e del suo staff è di continuare a rassicurare tutti che si stanno divertendo): è più, come dire, una sensazione. Ma rimane un prodotto basato sulla buona fede - cioè, cercano davvero di produrla in te, questa sensazione: una miscela di relax ed eccitazione, di appagamento senza stess e turismo frenetico, quella fusione particolare di servilismo e condiscendenza che viene propagandata attraverso tutte le forme del verbo viziare. Le brochure delle megacompagnie sono addirittura tempestate da questo verbo:''...a viziarvi nelle vostre jacuzzi e saune'', ''Lasciatevi viziare'', ''Fatevi viziare dai caldi zeffiri delle Bahamas''. Il fatto che gli americani adulti degli anni Novanta tendano ad associare la parola ''pamper'', ''viziare'', a un particolare prodotto di consumo non è casuale, non credo, e la connotazione non si perde in queste megacompagnie di massa e nelle loro pubblicità. E se ripetono e sottolineano di continuo questa parola, avranno le loro buone ragioni.'' (pag. 20)

nella lotta contro la morte e la decadenza:

«Non penso sia un caso che le crociere extralusso 7NC attraggono perlopiù persone anziane. Non parlo di vecchi decrepiti, parlo di persone sopra i cinquant'anni, per le quali sentirsi mortali è qualcosa di più di un'astrazione. La maggior parte dei corpi in mostra che si potevano incontrare a tutte le ore del giorno sulla Nadir erano in vari stadi di decomposizione. E l'oceano stesso (che ho trovato salato come l'inferno, come un colluttorio per il mal di gola; e il suo spruzzo era così corrosivo che probabilmente dovrò sostituire un perno dei miei occhiali) mi si è rivelato fondamentalmente una gigantesca macchina di decomposizione» (pag. 24)

«Questo è il fatto. Una vacanza è una tregua dalle cose sgradevoli, e poiché la coscienza della morte e della decadenza è sgradevole, può sembrare strano che la più sfrenata fantasia americana in fatto di vacanze preveda che si venga schiaffati in mezzo a una gigantesca e primordiale macchina di morte e decadenza. Eppure, sulla crociera extralusso 7NC, veniamo coinvolti con abilità proprio nella costruzione di svariate fantasie di trionfo sulla morte e sulla decadenza. Un modo di mettere in atto questo ''trionfo'' è la disciplina del miglioramento di se stessi; e la manutenzione anfetaminica della Nadir da parte dell'equipaggio è sfacciatamente analoga alla cura ossessiva dell'organismo: dieta, ginnastica, integratori ipervitaminici, chirurgia cosmetica, seminari sul time-management e tutto il resto. C'è anche un'altra strada per il trionfo sulla morte. Dall'organismo all'onanismo. Dalla fatica del lavoro alla fatica del divertimento. Le attività ininterrotte della 7NC, i giochi, le feste, l'allegria e le canzoni; l'adrenalina, l'eccitazione, l'iperstimolazione. Ti esaltano, ti fanno sentire vivo. Ti danno l'impressione che la tua esistenza sia libera dalle contingenze. L'opzione della fatica del divertimento non promette tanto il superamento del terrore della morte quanto piuttosto di allontanarlo per un po' di tempo.» (pag. 25-26)

A differenza di quanto si potrebbe pensare Wallace non è un moralista e tantomeno l'intellettuale primo della classe che adora criticare e offendere dall'alto del proprio scranno, no, David è un giovane curioso ed intelligente che vuole conoscere ciò che lo circonda, che vuole sperimentare sulla propria pelle cosa significhi partire per una crociera, dormire in una cabina dotata di tutti i comfort possibili che sembra non sporcarsi mai (indimenticabile la figura della cameriera Petra, addetta alla pulizia della camera), abbuffarsi a tutte le ore del giorno, partecipare a balli in costume, tirare al piattello, infilarsi in un casinò, sedersi allo stesso tavolo per giorni obbligatoriamente con le stesse persone, che non vuole mai fermarsi davanti alle apparenze ma desidera scavare nelle contraddizioni dell'uomo, prestando attenzioni alle sfumature che le varie situazioni offrono, senza dimenticare lo sfruttamento a cui vengono sottoposti coloro, in gran parte immigrati, che lavorano sulla nave e come ogni singolo gesto dei vacanzieri possa comportare per questi lavoratori dei grossi problemi, persino il licenziamento.

Wallace è anche l'uomo fragile, agorafobico, distante da tutto questo mondo, ''Tra parentesi, ho verificato empiricamente che sono l'unico adulto dotato di biglietto ma sprovvisto di attrezzatura fotografica'' (pag.46) che necessita di spazi e luoghi di solitudine, che trascorre parecchio tempo in cabina e finisce anche per vergognarsene, ''Poiché sono un mezzo agorafobico e passo gran parte del tempo in cabina, il mio rapporto con il servizio in cabina è una complicata combinazione di dipendenza e vergogna'' (pag. 74) che sa di essere diverso da tutti gli altri, di vedere cose che gli altri non vedono, di provare emozioni in quel luogo che gli altri non stanno provando o che non vogliono rivelare, che si sente disperato: 

«In queste crociere extralusso di massa c'è qualcosa di insopportabilmente triste. Come la maggior parte delle cose insopportabilmente tristi, sembra che abbia cause inafferrabili e complicate ed effetti semplicissimi: a bordo della Nadir - soprattutto la notte, quando il divertimento organizzato, le rassicurazioni e il rumore dell'allegria cessavano - io mi sentivo disperato. Ormai è una parola abusata e banale, ''disperato'', ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione - uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello a che la gente chiama terrore o angoscia. Ma non è neanche questo. E' più come avere il desiderio di morte per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. E viene voglia di buttarsi giù dalla nave.» (pag. 21-22) 

ma che pur sentendosi disperato, alieno a tutto e tutti, decide, quasi eroicamente, di sfidare se stesso e affrontare una giornata intera di crociera, annotando ogni azione ed evento con tanto di ora. 

Questa sfida si risolve nel capitolo 13, posto in chiusura dell'opera, quasi impossibile da riassumere e che invito tutti a leggere per la sua estrema bellezza, un calembeur di situazioni tragicomiche, incontri surreali, divi del cinema, liti familiari e spettacoli deprimenti. 

Tutti noi ci siamo ritrovati almeno una volta nella vita in situazioni che non vorremmo mai più ripetere e che vorremmo solo dimenticare ma solo un grande autore come David Foster Wallace aveva il talento per poterla restituire ai lettori nella forma di un'opera d'arte, condividendo la sua esperienza e le sue riflessioni anche a chi, come il sottoscritto, non è mai salito su una nave in tutta la sua vita e che dopo aver letto questo reportage non accetterà mai l'invito ad affrontare la dura prova di una crociera e potrà solo continuare ad ascoltare allibito e dubbioso i resoconti entusiasti di qualche reduce abbronzato con la macchina fotografica grondante scatti e filmati divertenti, la pancia piena di cibo e un sorriso da spot televisivo sulle labbra. 

Ascoltare, sorridere, criticare senza accorgersi magari di aver appena acquistato anche noi un biglietto per la prossima nave in partenza o un bel pacchetto all-inclusive in qualche villaggio turistico. 

Ma solo per questa volta, sia chiaro.

Sarà divertente ma non lo rifarò mai più.

«Alla fine di tutta una giornata di Divertimenti Organizzati, l'esibizione di Nigel Ellery non è per me particolarmente sbalorditiva né mi fa sbellicare dalle risate, e nemmeno mi diverte - però non è nemmeno deprimente o offensiva o disperante. La verità è che è strana. E' la stessa stranezza che senti quando hai una parola sulla punta della lingua, ma ti sfugge. Qui viene alla luce un tratto essenziale delle crociere extralusso: si viene intrattenuti da qualcuno a cui state chiaramente antipatici e si ha la sensazione di meritare l'antipatia nel momento stesso in cui ci si sente offesi.» (pag. 156)

(Nota conclusiva: a seguito della morte di David Foster Wallace, come spesso accade si è sviluppato un amore postumo di pessimo gusto, con una valanga di parole spese inutilmente. Voglio così rivolgere un sincero ringraziamento a Edoardo Nesi, che oltre ad aver curato la traduzione di Infinite Jest, ha scritto delle parole bellissime in ricordo dell'autore americano, inserite in chiusura di questo libro) 

Edizione esaminata e brevi note:

David Foster Wallace (1962 - 2008), scrittore statunitense.  

David Foster Wallace, "Una cosa divertente che non farò mai più", Minimum Fax, 2010, collana I Quindici, traduzione di Gabriella D'Angelo e Francesco Piccolo.

Opere di David Foster Wallace:

"The Pale King", 2011, incompiuto; "Questa è l'acqua", Einaudi, 2009; "La scopa del sistema", Einaudi, 2008; "Infinite Jest", Einaudi, 2006; "Considera l'aragosta", Einaudi, 2006; "Tutto, e di più. Storia compatta dell'infinito", Codice, 2005; "Oblio", Einaudi, 2004; "Verso Occidente l'impero dirige il suo corso", Minimum Fax, 2001; "Brevi interviste con uomini schifosi", Einaudi, 2000; "Il rap spiegato ai bianchi", Minimum Fax, 2000; "Infinite Jest", Fandango, 2000; "La scopa del sistema", Fandango, 1999

In Lankelot:

http://www.lankelot.eu/letteratura/wallace-david-foster-verso-occidente-l-impero-dirige-il-suo-corso.html

Andrea Consonni, luglio 2010

ISBN/EAN: 
978-88-7521-256-8

Commenti

[Una cosa divertente che non

[Una cosa divertente che non farò mai più] David Foster Wallace. (problemi all'impaginazione ma credo che sia colpa del pc) 

[wallace] sistemato;) subito

[wallace] sistemato;) subito in prima!

[wallace] scrivi, "Lo

[wallace] scrivi, "Lo incontrai quasi per caso nel 1999 con l'acquisto del suo romanzo d'esordio ''La scopa del sistema'' pubblicata allora dalla Fandango Libri con quella frase riportata sul retro ''Mi manca chiunque'' che finii poi per riportare su una maglietta di mia produzione."

> C'è speranza di leggere una bella scheda sulla sua opera prima, allora? Dai dai.

[una cosa divertente che non

[una cosa divertente che non farò mai più] spieghi: "dipinge una spietata satira sulla nostra società consumistica che sfoga, alimentandosene, la propria inconsistenza nell'opulenza, nel divertimento di massa, nel benessere a tutti i costi, nell'annullamento programmato [...]"

> Forse il nodo più affascinante e sinistro è proprio quello, meno indagato, dell'annullamento programmato. Che mi sembra il senso profondo delle "distrazioni di massa"...

[Wallace] iE' uno fra gli

[Wallace] iE' uno fra gli argomenti preferiti dall'autore. Wallace amava (pur uscendone frastornato) aggirarsi nei luoghi di divertimento di massa e scriverne. Penso per esempio all'articolo sulla Fiera dell'Illinois o anche la sagra delle aragoste. Umanità di ogni strato sociale che passa sotto la sua lente d'ingrandimento. Con il sorriso che ti segue ovunque e di cui Wallace scrive nella nota 40 a pagina 65 e 66.

"Questo discorso riguarda anche il fenomeno del Sorriso Professionale, un fenomeno fondamentale del terziario; e per quanto mi ricordo, in nessun posto sono stato fatto oggetto di tanti sorrisi professionali quani sulla Nadir: i maitre, gli steward, i responsabili dell'hotel, il direttore di crociera - i loro sottoposti si accendevano come interruttori non appena mi avvicinavo. Ma anche al ritorno sulla terraferma nelle banche, nei ristoranti, al check-in dell'aeroporto, eccettera. Lo conoscete questo sorriso - la strenua contrazione dei muscoli peribuccali con il parziale coinvolgimento degli zigomi - un sorriso che non ce la fa ad arrivare agli occhi e che non è altro che un tentativo calcolato di favorire gli interessi personali di chi sorride facendo finta che gli piaccia colui che riceve il sorriso. Perché i datori di lavoro e i superiori costringono i loro inferiori ad allenarsi nel Sorriso Professionale? Sono forse l'unico cliente in cui grandi dosi di sorrisi del genere producono disperazione? Sono l'unica persona al mondo a essere convinta che la causa del numero crescente di fatti di cronaca in cui persone all'apparenza assolutamente normali cominciano a sparare con pistole automatiche nei centri commerciali, nelle agenzie di assicurazione, nelle cliniche private e nei McDonald's dipende anche dal fatto che posti del genere sono ben noti vivai di propagazione del Sorriso Professionale? Chi credono di prendere in giro con il Sorriso Professionale? E tuttavia siamo al punto che anche l'assenza di Sorriso Professionale è fonte di disperazione. Tutti quelli ai quali è capitato di comprare un pacchetto di gomme da un tabaccaio di Manhattan, o di chiedere una scatola con la scritta FRAGILE all'ufficio postale di Chicago o un bicchiere d'acqua a una cameriera di Boston conoscono bene l'effetto di abbattimento morale di uno sguardo corrucciato dell'addetto al servizio, e cioè l'umiliazione e il risentimento che si provano per un Sorriso Professionale negato. E oramai il Sorriso Professionale ha perfino invertito il mio risentimento verso l'orribile Atteggiamento Professionale: sto alla larga dal tabaccaio di Manhattan perché provo risentimento non più per il carattere del negoziante o per l'assenza di buona volontà, ma per la mancanza di professionalità nell'avermi voluto negare il Sorriso Professionale. E' un bel casino."

 

And, mi fa sempre piacere

And, mi fa sempre piacere leggere quello che scrivi, questa è una bellissima recensione.


Decifri l'autore con introspezione, piacere , entusiasmo e competanza. Era tanto che volevo dirtelo!


un abbraccio

 [Wallace] George Saunders,

 [Wallace] George Saunders, altro autore americano, scrive molto del ruolo dell'intrattenimento nella società occidentale. Pastoralia, è tutto dedicato al divertimento, ai parchi giochi, all'imbecillità dell'uomo.

[Wallace] Grazie Patrizia!

[Wallace] Grazie Patrizia!

[wallace] andrea è davvero

[wallace] andrea è davvero una delle massime promesse della letteratura italiana. Non vedo l'ora che esploda:)

[Wallace] Una specie di

[Wallace] Una specie di kamikaze? ah ah ah ah ah ah ah 

[wallace] e perché no? Ce n'è

[wallace] e perché no? Ce n'è un gran bisogno, nelle patrie lettere...;)

[saunders] scrivine, dai! ci

[saunders] scrivine, dai! ci manca:)

[dave wallace] Bravo Andrea.

[dave wallace] Bravo Andrea. A me questo manca. La sagra delle aragoste è splendida, mi era appunto venuto in mente leggendoti. L'essere umano tende ad essere dipendente, e dipendente da praticamente ogni cosa. A seconda dei gusti. Ah, la noia.

[Wallace] Grazie omonimo.

[Wallace] Grazie omonimo. Wallace era davvero un grande a tutti gli effetti, uno dei pochi autori  contemporanei che rimarrà per sempre.

[david foster wallace]

[david foster wallace] Consonni intervista NESI: http://www.lankelot.eu/letteratura/nesi-edoardo-intervista-edoardo-nesi-...

[DFW] su 404:

[DFW] su 404: http://quattrocentoquattro.com/2011/09/11/11-settembre/ - "la vista da casa thompson" - traduzione di Martina Testa