Vowell Sarah

Take the cannoli - Cronache dall'America vera

Autore: 
Vowell Sarah

"Io e David siamo venuti a Disney World per lo stesso motivo per cui ci vengono tutti: per riaffermare la nostra fede nella Costituzione degli Stati Uniti, meditare sulla profonda influenza che i presidenti americani hanno avuto sulle nostre vite e recuperare l'eredità letteraria di Mark Twain. No, in realtà non è così. Siamo venuti a Disney World perchè avevamo due biglietti d'aereo non rimborsabili per Orlando, dovevamo andare a vedere il lancio di uno shuttle della NASA al Kennedy Space Center e quando il lancio è stato annullato ci siamo detti: che cavolo, andiamo a Disney World"  (Violenza intraspecie)

Su questo registro comico venato dall'inquietudine si giocano tutti gli articoli/racconti contenuti nella raccolta "Take the cannoli - Cronache dall'America vera" di Sarah Vowell, una raccolta complessa ma molto godibile che si dispiega come un reportage fisico e spirituale lungo le vie degli Stati Uniti, analizzandone le contraddizioni, i sogni e le fondamenta su cui poggia l'intero Paese. L'interesse di questi articoli non è dato solo dagli argomenti trattati (che possono essere più o meno interessanti, alcuni dei quali in minima parte) ma dal gioco sottile messo in campo dall'autrice con la propria esperienza personale, con lo scorrere della sua vita e gli articoli più trascinanti sono prorio quelli in cui l'argomento descritto si fonde alle riflessioni e allo scorrere dei ricordi dell'autrice.

Folgoranti sono ad esempio l'articolo d'apertura della raccolta "Papà spara", dedicato allo spinoso tema delle armi negli Stati Uniti: "Sono la figlia di un armaiolo. Amo definire la casa dei miei, che si trova in una tranquilla strada residenziale di Bozeman, nel Montana, come gli Stati Uniti D'armidafuoco" (pag. 13/14) che l'autrice, fiera oppositrice delle armi da fuoco, decide di trattare descrivendo il proprio rapporto con il padre e il suo progetto di costruire una copia fedele di un cannone utilizzato durante le guerre indiane, "Per cui il cannone non è soltanto l'ennesima arma da fuoco di papà. E' una mappa delle sue ossessioni: le armi, certo, ma anche la storia americana e la storia della nostra famiglia, argomenti che non si è mai preso la briga di separare" (pag.19), un cannone che una volta costruito diventerà il suggello dell'unione fra un padre e una figlia anche dopo la morte; o "La fine è vicina, più vicina, vicinissima" dove l'autrice mette a confronto il proprio rapporto difficoltoso con la religione fin dalla tenera età, in questo caso di fede pentescostale e vissuta nell'Oklahoma uno degli stati del sud dove la fede più intransigente è inscindibile dalla vita quotidiana, "Il cristianesimo non è diverso da ogni altro culto: non si tratta di fede. Si tratta di essere d'accordo, il fatto che gente con vedute simili si trovi seduta nella stessa stanza alla stessa ora e creda nella stessa cosa. E' questa unità la sua attrattiva. Se qualcuno, perfino un qualcuno di sei anni in scarpette di vernice, si mette a fare domande che non hanno una risposta, il divertimento di tutta l'assemblea dei fedeli se ne vanno a ramengo" (pag. 36, 37) con la paura dell'Apocalisse che negli anni '80 diviene terrore dell'Apocalisse atomica e di come parlare dell'Apocalisse permette di stringere amicizie e scoprire la propria strada di vita "Non che voglia banalizzare il concetto di Apocalisse; sono sicura che la fine del mondo vera e propria comporterà un sacco di pianti e stridori di denti. Ma per quanto ho potuto vedere io, parlare della fine del mondo è un modo sicuro per fare amicizia" (pag.32); o "Astiosamente americana" in cui l'autrice si interroga su come i cittadini statunitensi vengano percepiti all'estero (in questo caso l'Olanda, dove l'autrice studiava e visse da lontano i fatti di Los Angeles del 1992) e come i cittadini statunitensi si rapportino al Vecchio Mondo: "Scherzando solo in parte mi disse:"Non ci tornerai mica laggiù, vero?" "Laggiù dove?" "In America". Suonava come una parolaccia. "Io mica vivo in America", dissi, "vivo nel Montana" (pag.60-61), esplicitando la sofferenza di tutti coloro che pur non approvando l'operato del proprio Paese non riescono ad odiarlo; e la dedica d'amore di "These little town blues" a Frank Sinatra "E infatti, nella mia bibbia personale, Frank Sinatra non è l'Apocalisse: è la Genesi, la nascita del pop, Frank Sinatra è il primo punk" (pag. 65) e al sogno di tutti coloro che vengono da Nullopoli: "Se siete Qualcuno fin dalla nascita, vi può capitare una cosa del genere. Ruoli da protagonista nei sogni della gente. Se siete Qualcuno fin dalla nascita, vi sarà facile farvi prendere dall'hybris. Ma se venite da Nullopoli, la vostra hybris è in prestito, il vostro orgoglio è acquisito. Tutti i punk lo sanno. Ecco perché una Patti Smith spaccona e sicura di sé ha potuto fare la cover di "So You Want to Be a Rock'n'Roll Star e passare per l'autrice del pezzo. E' per questo che la allora sconosciutissima Corin Tucker, delle Sleater Kinney, ha potuto cantare "I'm the queen of rock and roll" e farvelo credere davvero. Ed è per questo che credete alla faccia tosta di Frank Sinatra da Hoboken quando canta una canzone stupida come "New York, New York" e vi dice che "salirà sul gradino più alto". Una cosa che il punk - e specialmente Sinatra - non fa mai è dare per scontata la sicurezze di sé. Tutti quelli che vengono da Nullopoli sanno quanto sarebbe ritornarci."  (pag. 73, 74); c'è la ricostruzione storica della nascita ed evoluzione di Chicago, città d'adozione dell'autrice, e degli interi Stati Uniti "Tra Michigan Avenue e Wacker Drive" con una bellissima frecciata finale "Su o giù, nord o sud, è uguale.

Ciò che conta è che il ponte é: al centro dell'attenzione, nel vivo dell'azione, il fulcro di tutto. Da qui spedivamo il nostro grano. Oggi che il secondo più grande settore d'esportazione americano è l'entertainment, il prodotto che spediamo è Keanu (Reeves)" (pag, 100); il reportage da tragicommedia di un viaggio a  Disney World "Violenza intraspecie" che si trasforma in un'analisi dell'evoluzione dell'immaginario americano, di cui Disney è un elemento imprescindibile, con l'autrice, violentemente scossa dalla recente strage al liceo Columbine, che passeggiando fra torme di bambini affamati e ricostruzioni più o meno fedeli s'interroga, piangendo per il fantasma di Tom Sawyer, sul futuro del proprio Paese "Tutti i bambini in cui mi imbatto e che calpesto - sono così numerosi e piccoli, qi, che devo dire "Scusami" ogni trenta secondi - somigliano sempre meno a bambini veri e sempre più a Simboli dell'Infanzia" (pag. 110); o il recupero delle proprie origini, del proprio sangue Cherokee nel toccante, davvero toccante mi piace ribadirlo, lungo articolo "Cosa vedo quando guardo il tizio sulla banconota da venti dollari" in cui l'autrice, insieme alla sorella gemella, ripercorre il "Sentiero delle Lacrime", la marcia forzata dei Cherokee dai loro territori verso l'Oklahoma "Il Sentiero delle Lacrime risale al 1838-1839: l'esercito statunitense cacciò sedicimila persone dalle loro case in Georgia, North Carolina e Tennessee, le radunò in grandi recenti e le costrinse a marciare verso ovest per centinaia di chilometri. Quattromila di loro morire" (pag. 120), riempiendosi di tristezza al ricordo di quanto perpetrato al proprio popolo ma scontrandosi anche con la superficialità dei tour della memoria che corrono il rischio di trasformare la sofferenza e l'orrore in puro e semplice Turismo (sul tema del Turismo e banalizzazione dell'Orrore si è interrogata anche Tova Reich col suo "Il mio Olocausto")e interrogandosi sui limiti insiti nelle Democrazie e nella stessa Costituzione (il paradosso di questa vicenda fu che i Cherokee erano regolati da una costituzione del tutto simile a quella statunitense), nelle contraddizioni del proprio Paese (l'uomo delle banconote è il presidente Andrew Jackson che cacciò proprio i Cherokee ma fu anche il primo presidente proveniente dal popolo) e nei possibili rischi di involuzione autoritaria. Un articolo da leggere e rileggere.

Se il libro si fosse mantenuto tutto sul livello di questi articoli sarebbe stato una vera chicca, stimolante e spassoso nello stesso tempo, ma purtroppo al suo interno si trovano anche articoli dedicati al famoso Chelsea Hotel, ai dark, al Padrino, al culto dei nastroni d'amore con le canzoni scelte una ad una e il riferimento ad "Alta Fedeltà" di Nick Hornby, alla musica nei college americani, alle tecniche per superare l'insonnia, ai seminari per chitarristi rock e tanto altro che sono pagine che scorrono via abbastanza insipide, non molto distanti da ciò che si può ritrovare su un qualsiasi giornale, rivista musicale e specializzata, niente di che insomma, con quel gusto pop e molto "carino" che alla lunga può anche stancare senza offrire nulla di nuovo a chi quegli argomenti già conosce; non offrendo, in questo caso, sufficienti stimoli al lettore meno smaliziato.

Un libro quindi consigliabile a tutti coloro che s'interessano di cultura e storia statunitense, un po' meno a tutti gli altri.


 

Edizione esaminata e brevi note

Sarah Vowell (1969), scrittrice, giornalista e umorista statunitense. Nata nell'Oklahoma si trasferisce giovanissima nel Montana. Diventata famosa col programma radiofonico "This American Life", ha collaborato con le riviste Esquire, GQ, Los Angeles Times, The Village Voice, Spin, The New York Times Book Review e McSweeney's.

Sarah Vowell, "Take the cannoli - Cronache dall'America vera", Minimum Fax, 2005. Prima Edizione, 2000. Traduzione di Francesco Pacifico.

ISBN/EAN: 
88-7521-057-8

Commenti

Sarah Vowell, Take the

Sarah Vowell, Take the cannoli. Una raccolta di articoli e reportage.

eccolo in prima pagina;).

eccolo in prima pagina;). Mancava il tag "letteratura", per quello non potevi visualizzarlo. Abbracci, a dopo

bel pezzo And. qualche refuso

bel pezzo And. qualche refuso qua e là. ma bel pezzo. (-;

purtroppo non ci riesco.

purtroppo non ci riesco.

arrivo!

arrivo!

dovrebbe essere a posto.

dovrebbe essere a posto.

"i dispiega come un reportage

"i dispiega come un reportage fisico e spirituale lungo le vie degli Stati Uniti, analizzandone le contraddizioni, i sogni e le fondamenta su cui poggia l'intero Paese."

> Vediamo se ho il libro che fa per te - ammesso che tu già non lo conosca...

www.lankelot.eu/letteratura/johnson-denis-cronache-anarchiche-reports-fr...

"nelle contraddizioni del

"nelle contraddizioni del proprio Paese (l'uomo delle banconote è il presidente Andrew Jackson che cacciò proprio i Cherokee ma fu anche il primo presidente proveniente dal popolo)"

> Questo non lo sapevo. TGrazie Andrea.

Conosco conosco Johnson,

Conosco conosco Johnson, letto tutto di lui.

da poco è uscito qualcosa di

da poco è uscito qualcosa di suo per Mondadori - qualche mese. Credo romanzo. Hai già avuto modo di studiartelo? Impressioni?

Se stai parlando di "Albero

Se stai parlando di "Albero di fumo", sì, l'ho letto. Un romanzo difficile ma trascinante, denso, inquietante. anche se per me il migliore suo è Jesus'Son.

se ti va, scrivine;)

se ti va, scrivine;)