Vosganian Varujan

Il libro dei sussurri

Autore: 
Vosganian Varujan

“Io sono, più di ogni altra cosa, quel che non sono riuscito a compiere. La più vera delle vite che indosso, come un fascio di serpenti annodato a un'estremità, è la vita non vissuta”, scrive lo scrittore rumeno, di sangue e cultura armena, Varujan Vosganian, già ministro dell'Economia e delle Finanze di Bucarest. Il suo “Libro dei sussurri” (Keller, euro 18.50, pagine 480) è un commovente tributo, lirico e massimalista, alla tragedia oscura del suo popolo, e della sua gente; non c'è odio, e non c'è rancore per l'atroce genocidio turco: c'è pietà, c'è fedeltà alla storia, c'è tanta umanità. Varujan Vosganian è uno che ha vissuto la sua infanzia in un mondo di sussurri: sussurrava il nonno Garabet, ma il nipote non doveva raccontarlo a nessuno; sussurrava, e leggeva un libro che esisteva solo nella sua memoria; sussurrava le storie dei morti; quel libro forse avrebbe potuto plasmarlo e pubblicarlo il nipote, nel tempo – e per questo si sarebbe chiamato così: per questo si chiama così, “Il libro dei sussurri”. È il grande libro della memoria e dell'essenza degli armeni: d'un bambino adulto, predestinato a raccontarlo, cresciuto col talento dell'ascolto e dell'empatia, senza nessuna paura dei fogli bianchi; convinto che c'è sempre tempo per correggere qualcosa. Che vivere, che scrivere servono a questo. Uno cresciuto sapendo che il vero silenzio è il silenzio che canta. E che il suo popolo, abituato a insinuarsi nella vita inosservato, ha perso l'abitudine di gridare: per quanto può, vive nascosto.

La narrazione ha inizio nella cittadina di Focşani, nella Moldova romena. Ricordi di gioventù, nel quartiere armeno, quartiere di gente povera e onesta, che credeva importante fosse avere sopra la testa un tetto solido, e sotto i piedi un tappeto spesso; di gente diffidente dei popoli del mare, rimasta fedele alla terra, e ostile all'avventura incosciente e disperata della navigazione; di gente che sapeva, da troppo tempo, che era diventato difficile morire nella terra in cui si era nati, e che piuttosto s'era abituata a portarsi dietro le tombe, e a costruirci le case intorno quando s'era trovato il posto giusto in cui vivere. Si cominciava così, onorando le spoglie degli antenati; e poi si costruiva una chiesa. Nascevano le vie degli armeni, cittadina per cittadina.
 
E poi Vosganian dà voce a più d'un secolo di storia, e di sofferenze. Agli Armeni fuggiti da Costantinopoli, dalla loro amata “Bolis”, amata e ferita dai massacri turchi, dalla crudele cacciata dei compatrioti superstiti, dei greci, degli italiani; armeni fuggiti una notte, “con addosso i vestiti e delle bisacce in cui avevano raccolto alla svelta i loro oggetti più vendibili”; imbarcati dal porto di Pera alla volta di Costanza, assieme ad altri esuli. Armeni partiti da Adana, da Van, o che hanno attraversato “i deserti della Mesopotamia, tra i cadaveri abbandonati ai margini delle strade o ingrossati dall'acqua, galleggianti nelle viscere oscure o sui ponti sudici delle navi a vapore, negli orfanotrofi, tra i bagagli apprestati in fretta”. Armeni massacrati dai turchi, nel 1895, città per città, per tutta l'Anatolia: squillava una tromba e gli assassini andavano all'assalto dei quartieri armeni, e via, case saccheggiate, chiese profanate, e poi incendi a tutto spiano, e stupri e sevizie e morte. 200mila morti, soltanto nel 1895. 55mila, tra Trebisonda e il suo entroterra, nel 1915. Vosganian spiega che “tutti i metodi adottati per lo sterminio degli armeni sui tragitti dell'Anatolia, da Costantinopoli fino a Deir-ez-Zor e Mosul, furono impiegati in seguito dai nazisti sugli ebrei. La differenza è che nei lager nazisti i detenuti portavano dei numeri, e questa numerazione macabra ha aumentato l'orrore dei crimini contro il popolo ebraico. I morti provocati dall'azione di annientamento del popolo armeno non sono di più […] ma sono stati contati di meno”. Già: non c'è famiglia di armeni che non abbia un parente scomparso nei turchi cerchi della morte. E ogni armeno può pregare sul bordo d'una fossa comune pensando che in essa riposa un suo famigliare.
 
Vosganian dà voce a un popolo costretto a vivere, per un pezzo, come apolide, senza patria: armeni “nansenian”, figli di nessuno, unici talenti il nome, il cognome, il battesimo. E poi accolti in Romania, o nelle Americhe; vittime della micidiale illusione dell'Armenia sovietica, strangolati dalle chimere maligne del bolscevismo e dal panturchismo. Vosganian dà voce a un popolo superstite al secolo del male: un popolo fenice che dobbiamo onorare, nella quotidianità politica, nei libri di storia, nella memoria.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Varujan Vosganian (Craiova, Romania, 1958), scrittore, politico, economista e matematico rumeno di sangue armeno, presidente dell'Unione degli Armeni di Romania.
 
Varujan Vosganian, “Il libro dei sussurri”, Keller, Rovereto, 2011. Traduzione di Anita Natascia Bernacchia. In appendice, ricco e opportuno apparato di note.
 
Prima edizione: “Cartea şoaptelor”, 2009.

Approfondimento in rete: Forum Intellettuali Romeni d'Italia / Internazionale.
In Lankelot: tag “Armeni”.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2011.
 
Prima pubblicazione: “Il Riformista” dell'11 ottobre 2011, pagina 13. Tutti i diritti appartengono a “Il Riformista”. L'articolo appare su Lankelot per gentile concessione del “Riformista”.

 

ISBN/EAN: 
9788889767238

Commenti

[libro dei sussurri] “Io

[libro dei sussurri] “Io sono, più di ogni altra cosa, quel che non sono riuscito a compiere. La più vera delle vite che indosso, come un fascio di serpenti annodato a un'estremità, è la vita non vissuta”, scrive lo scrittore rumeno, di sangue e cultura armena, Varujan Vosganian, già ministro dell'Economia e delle Finanze di Bucarest. Il suo “Libro dei sussurri” (Keller, euro 18.50, pagine 480) è un commovente tributo, lirico e massimalista, alla tragedia oscura del suo popolo, e della sua gente; non c'è odio, e non c'è rancore per l'atroce genocidio turco: c'è pietà, c'è fedeltà alla storia, c'è tanta umanità. Varujan Vosganian è uno che ha vissuto la sua infanzia in un mondo di sussurri: sussurrava il nonno Garabet, ma il nipote non doveva raccontarlo a nessuno; sussurrava, e leggeva un libro che esisteva solo nella sua memoria; sussurrava le storie dei morti; quel libro forse avrebbe potuto plasmarlo e pubblicarlo il nipote, nel tempo – e per questo si sarebbe chiamato così: per questo si chiama così, “Il libro dei sussurri”...

[armeni] Vosganian dà voce a

[armeni] Vosganian dà voce a un popolo superstite al secolo del male: un popolo fenice che dobbiamo onorare, nella quotidianità politica, nei libri di storia, nella memoria.

["libro dei sussurri"] tutti

["libro dei sussurri"] tutti i dati bibliografici, e i link...

Varujan Vosganian, “Il libro dei sussurri”, Keller, Rovereto, 2011. Traduzione di Anita Natascia Bernacchia. In appendice, ricco e opportuno apparato di note.
 
Prima edizione: “Cartea şoaptelor”, 2009.

Approfondimento in rete: Forum Intellettuali Romeni d'Italia / Internazionale
In Lankelot: tag “Armeni”.

[vosganian] è sul mio

[vosganian] è sul mio comodino. Sembra interessante. Sono curioso di leggerlo!

[vosganian] merita, merita...

[vosganian] merita, merita...

[vosganian, capodistria]

[vosganian, capodistria] Mercoledì, 19 ottobre, ore 18.40, su Radio Capodistria [per sentire la trasmissione da fuori Fvg,  http://www.rtvslo.si/radiocapodistria/ ], nel corso della mia rubrica letteraria, nell'implacabile "In Orbita" di mahatma Ricky Russo, parleremo di...
 
MAURIZIO CECCATO, "Non capisco un'acca" [Hacca]: http://www.lankelot.eu/letteratura/ceccato-maurizio-non-capisco-unacca.html
VARUJAN VOSGANIAN, "Il libro dei sussurri" [Keller]: http://www.lankelot.eu/letteratura/vosganian-varujan-il-libro-dei-sussurri.html

viva!

E per recuperare la registrazione, in futuro... http://russosinorbita.official.fm/
Streaming: http://tvslo.si/predvajaj/v-zi​vo-radio-capodistria/ra.capo/

[vosganian] ripreso qui

 [in orbita] appena sentita.

 [in orbita] appena sentita. grazie di nuovo :)

[vosganian, in orbita] grazie

[vosganian, in orbita] grazie a te, sempre.

[vosganian] non vedo l'ora di

[vosganian] non vedo l'ora di leggere - non so più in quale giornale scriva ma saprò dirvelo per tempo - il pezzo dell'ottimo Choukadarian sul suo compatriota armeno...

[armeni; Ourednik] "Il primo

[armeni; Ourednik] "Il primo genocidio del XX secolo avvenne in Turchia nel 1915 quando il governo fece arrestare e fucilare preventivamente 600 famiglie armene che vivevano a Costantinopoli e fece disarmare e poi fucilare i soldati di origine armena arruolati nell'esercito turco. E tutti gli armeni ricevettero l'ordine di lasciare le città e i villaggi entro ventiquattro o quarantotto ore e l'esercito turco si appostò alle porte delle città e quando la gente cominciò a uscire tutti gli uomini furono fucilati mentre le donne e i bambini furono mandati in esilio nelle regioni desertiche della Mesopotamia. E le donne e i bambini dovettero percorrere quattro o cinquecento chilometri a piedi senza cibo e in gran parte morirono. E i francesi e gli inglesi e i russi inviarono una nota congiunta di protesta in cui si parlava per la prima volta di crimine contro l'umanità. E un ufficiale tedesco che era istruttore nell'esercito turco portò in Germania 66 fotografie del genocidio armeno e le inviò all'imperatore con una lettera per dirgli che la Germania avrebbe fatto bene a scegliere meglio i suoi alleati e che la vergogna della Turchia si ripercuoteva sul popolo tedesco".

Patrik Ourednik, "Europeana", :duepunti, Palermo, 2005. Traduzione di Elena Paul. http://www.duepuntiedizioni.it/catalogo/terrain-vague/europeana/

[armeni; sempre Ourednik] "La

[armeni; sempre Ourednik] "La stima delle vittime del genocidio armeno è di un milione o un milione e mezzo di vittime ma i turchi dicevano che non si trattava di un genocidio vero e proprio"

Patrik Ourednik, "Europeana", :duepunti, Palermo, 2005. Traduzione di Elena Paul. http://www.duepuntiedizioni.it/catalogo/terrain-vague/europeana/

[vosganian, libro dei

[vosganian, libro dei sussurri] per me, libro dell'anno 2011 - "letterature straniere in traduz. it": http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=4481.0

complimenti a Keller, ad Anita Bernacchia, all'artista.

[vosganian] la classifica

[vosganian] la classifica franchiota dei libri dell'anno nel sito di Varujan Vosganian: http://carteasoaptelor.ro/?p=3815

[vosganian, libro dei

[vosganian, libro dei sussurri] nazione indiana: ne scrive Gianni Biondillo. 

"[...] Il libro dei sussurri è un’epopea scritta con una lingua densa, intensa, nobile, pervasa di un realismo magico che me la fa affiancare ad altre, alte, esperienze narrative internazionali. Le storie di migliaia di vivi e di morti risuonano nelle pagine di questo libro unico, che non ho vergogna di dire sia, per me, uno dei grandi romanzi della letteratura europea contemporanea". [pubblicato su Cooperazione, n.51 del 19 dicembre 2011]

 

[armeni] la professoressa

[armeni] la professoressa Grazia mi segnala questo articolo intelligente e toccante pubblicato sulla bella webzine Bora.la: si parla degli Armeni a TS:

http://bora.la/2010/07/07/scampoli-di-storia-la-comunita-armena-a-trieste/

il palazzo degli Armeni è molto elegante, e molto bello davvero. Da lì c'è un panorama unico sulla città, e sul golfo.

[sempre sugli armeni] da

[sempre sugli armeni] da "Panorama": http://blog.panorama.it/mondo/2012/01/26/armenia-battezzano-il-figlio-sa...

“Citando le parole del premio Nobel ed ex-deportato ad Auschwitz Elie Wiesel - dice a Panorama.it Sargis Ghazaryan, Senior Fellow dell’ongEuropean Friends of Armenia (Eufoa) con sede a Bruxelles -  l’ultimo atto di ogni genocidio è la sua negazione”, “Così - prosegue Ghazaryan - l’eliminazione fisica viene seguita dalla negazione della memoria, dalla cancellazione dell’identità delle vittime. Nel caso armeno erano 1.5 milioni, i 2/3 della nazione nel 1915″.

“A coloro che invocano la libertà di espressione per contrastare la penalizzazione della negazione del genocidio in Francia” - conclude l’esperto di relazioni internazionali - “è legittimo domandare se il diritto di espressione di un negazionista equivale al diritto della memoria delle vittime di un genocidio e dei loro discendenti. Al posto di inviare messaggi minacciosi e ricatti alla Francia, Ankara farebbe meglio ad affrontare il proprio passato, ascoltando le voci della propria società civile”. La Corte Costituzionale di Parigi ora ha davvero una bella gatta da pelare per le mani.

fonte: http://blog.panorama.it/mondo/2012/01/26/armenia-battezzano-il-figlio-sa...

[Armeni]: Bella la pagina su

[Armeni]: Bella la pagina su Trieste e gli armeni. Sulla questione del genocidio armeno e della tanto contestata legge francese sul negazionismo è tornata stamattina Aljazeera con un bell'approfondimento; appena sarà disponibile il video sul sito, lo linko.

Per quel che mi riguarda non riesco i nessun modo a difendere questa scelta francese. Uno perchè svela fin troppo palesemente i suoi beceri risvolti elettorali. Due perchè la Francia riconosce solo due genocidi (olocausto, armeni) mentre dovrebbe dare delle spiegazioni su un pò di cose, come ad esempio l'Algeria. Tre perchè non contribuisce in nessuna maniera alla risoluzione del problema, è solo lobbysmo. Una legge simile la Francia l'aveva proposta quando H. Dink era ancora in vita. Lui si espresse così: "Andrò in Francia a dire che non ci fu alcun genocidio armeno, e starò in Turchia a dire che ciò che avvenne fu genocidio.” Io cerco di tenere a mente le sue parole. Il riconoscimento del genocidio degli armeni passa attraverso la democratizzazione dell'opinione pubblica interna della Turchia. Senza conoscere quest'ultima si ha una visione parziale. L'atto francese rinfocola solo i sentimenti nazionalisti già ampiamente diffusi in Turchia. Da adito a chi, qui in Turchia, continuamente sbandiera un complotto occidentale nei loro confronti per poter tenere sotto controllo le spinte democratiche. Spinte come ad esempio il lento ma deciso ridare vita al patrimonio culturale-archeologico degli armeni; come ad esempio la conferenza tenutasi a Diyarbakir sugli anni del genocidio (in un luogo appunto che fu uno dei fulcri delle deportazioni e dei massacri).

Insomma, la mossa francese mi sembra un mettere i bastoni fra le ruote  della democrazia in Turchia (cosa che spaventa la Francia) degli armeni stessi, intesi come popolo e come cultura, non certo come lobby, che anzi da queste mosse ricava grande slancio!

[armeni] ottimo Franz, al di

[armeni] ottimo Franz, al di là della questione della contingenza elettorale - immagino tu ti riferisca ai 500mila armeni che vivono in Francia, e che costituiscono, per Sarkozy, una possibile risorsa in più - va detto che questa vicenda sta avendo il grande merito di far discutere mezza Europa di parte [almeno: parte] di quel che è successo in Anatolia nel primo Novecento ed è stato così incresciosamente insabbiato. Mettila così: più rumore fa Sarkozy, più interesse si risveglia dappertutto. E questo non può che fare gioco alla verità, alla memoria e allo studio, e alla trasparenza.

A questo aggiungo che se davvero la Turchia non ha intenzione di ammettere concretamente le proprie responsabilità storiche nei confronti degli Armeni, allora diventa difficile immaginare quando, quanto e cosa potremo vedere ufficialmente riconosciuto a proposito delle questioni delle altre etnie autoctone, Greci, Assiri e Curdi. Giusto?

Detto ciò, spero che la Francia tuteli giuridicamente la negazione di tutti i genocidi: al contempo, confido che quello Armeno divenga genocidio nella percezione di tutti, perché così non mi sembra che sia. Magari c'è qualche ministro turco che pensa che la deportazione di massa di un milione di persone o giù di lì, per lo più a piedi, e per così tante centinaia di chilometri, sia stata una forma di rappresaglia bellica non diversa dalle altre. Ma mi sembra un po' al limite...

Sulla questione algerina, e in generale sulla Francia - loro, più che altro, devono ancora spiegare al mondo come hanno fatto a risultare, da collaborazionisti dei tedeschi che erano, vincitori della seconda guerra mondiale. E' stata una delle magie di chi ha deciso quale doveva essere la storia dell'Europa che rinasceva dalle sue rovine. Un'altra magia è stata imboscare la verità sugli Armeni, sui Greci e sugli Assiri - perché una Turchia forte faceva e fa gioco agli inglesi, e agli americani. Sbaglio? Solo una suggestione.

E' bello quel che diceva Dink - "Andrò in Francia a dire che non ci fu alcun genocidio armeno, e starò in Turchia a dire che ciò che avvenne fu genocidio” - e tu ci hai insegnato. Ma noi siamo europei mediterranei e abbiamo responsabilità e sguardo diverso dal suo. Semmai noi andiamo in Francia a chiedere verità e giustizia, e dalla Turchia aspettiamo verità e giustizia. No? E non solo per gli Armeni. Verità e giustizia non è solo cominciare a rispettare, con qualche imbarazzante ritardo, il loro patrimonio archeologico e architettonico - dopo aver devastato case, chiese e monasteri, in ogni caso, no? o averli trasformati in altro - ma è cominciare a dire ciò che è accaduto e in nome di che e con la complicità di chi.

[Armeni]: Sempre ben vanga il

[Armeni]: Sempre ben vanga il dibattito. Il fatto è che quello che "propone" Sarkozy non è un dibattito. E' una verità stabilita per decreto legge e non favorisce l'emergere della verità. Che poi, la verità sta lì nel mezzo. Il problema è che i Turchi non la riconoscono, l'orgoglio nazionalista non consente. E allora, il nostro obiettivo sono proprio loro, i Turchi, il loro orgoglio nazionalista. E' lì che c'è da lavorare per una pacificazione. La mossa francese non punta, a mio avviso, alla verità. E getta benzina su quell'orgoglio che impedisce la condivisione del dolore e dell'e/o-rrore. 

Certo che il riconoscimento del patrimonio culturale armeno è tardivo. Di quasi un secolo. Ma le idee e le ideologie impiegano tempi lunghi per cambiare, soprattutto quando si è stabilità una propaganda di stato. Ma nonostante i tentativi la Turchia è ancora una commistione di genti, e ci sono menti disponibili al dibattito a muoversi perchè il paese faccia i conti con il passato. "Geçmisle yuzlesme" (fare i conti col passato) è una delle espressioni giornalistiche più usate in Turchia di questi tempi. Le questioni sono tante, ci vuole tempo. Sarkozy è contro tempo a mio avviso. Per di più, la Turchia sta avviando la riscrittura di quella dannata costituzione che la regge. In un periodo del genere, far in modo che il nazionalismo rinfocoli è quanto di più errato.

Uno stralcio di cronaca: nell'anniversario dell'assassionio di H. Dink, migliaia, migliaia di persone (tuchi, curdi, armeni, greci, stranier etc.) hanno marciato per il centro di Istanbul gridando lo slogan "siamo tutti armeni"; pochi giorni fa, nell'anniversario di un controverso eccidio commesso dagli armeni contro gli azeri, poche centinaia di persone hanno sfilato per il centro di Istanbul gridando lo slogan "siete tutti armeni?siete tutti bastardi". Il primo gruppo migliaia. Il secondo centinaia. Bisogna tenere la benzina lontana dal secondo gruppo e nutrire l'altro. La mossa di Sarkozy quale dei due aiuta?

[dink] Se hai tempo, nei

[dink] Se hai tempo, nei prossimi giorni, ti sarei molto grato se mi raccontassi un po' più a lungo della manifestazione multietnica di qualche tempo fa. La contromanifestazione era sempre legata alle vicende del Nagorno Karabakh? Il nome di quella terra era diventato famigliare a tanti di noi quando eravamo ragazzini, poco prima che si disintegrasse l'urss se ne parlava tanto, in tv. 

[Mossa di Sarkozy] Per me, evidentemente, aiuta la prima manifestazione - la aiuta ad assumere respiro internazionale, non sono anatolico. E' chiaro che se un francese, peraltro non di sangue armeno [sbaglio?], si batte con tanta convinzione per far riconoscere quanto accaduto e farlo conoscere a chi non ne sa nulla, c'è speranza per tantissime cose. E senza offesa per i nazionalisti turchi, perché non c'è innamorato della propria nazione che non sappia che nasconderne o negarne i crimini passati è rinnegarla - così come eternarli, o ripeterli.

[Armeni]: La controprotesta

[Armeni]: La controprotesta era in occasione dei fatti di Khojaly, nell'ambito del conflitto per il Nagorno-Karabakh: http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Khojaly

Cerco di fare una rassemgna stampa sulle due manifestazioni oggi pomeriggio. Sulla mossa di Sarkozy non siamo daccordo. Non è un convegno in cui si discute. E' un legge, per altro trovata incostituzionale dalla corte, che secondo me è l'ultima spiaggia di Sarkozy in questa sua erta campagna elettorale.

[Khojaly] si direbbe

[Khojaly] si direbbe leggermente difficile, da qualsiasi punto di vista, comparare un fatto di guerra, avvenuto peraltro in una regione storicamente armena ferita dai soliti disastri della politica e degli imperialismi, e con un numero di vittime del genere, con una deportazione di massa, completa di ripetute violenze e di sterminio del ghenos, anticipata da pogrom e posticipata dalla congiura del silenzio. Ma capisco che per gli estremisti tutto possa essere, come dire, "supporto". Povera gente, mamma mia. Che casino.

[Khojaly]: Esatto! Capisci,

[Khojaly]: Esatto! Capisci, abbiamo a che fare con un casino della madonna. Bisogna essere, anche, delicati. Perchè c'è gente che per la propria insensata rabbia trova appigli dappertutto. 

[armeni, nagorno] capisco.

[armeni, nagorno] capisco. Tutto ciò mi dà molte ragioni di meditare. Ti ringrazio fraternamente, come sempre, per il confronto con la tua grande intelligenza e sensibilità. Ti omaggio molto.

[armeni]: Grazie a te

[armeni]: Grazie a te Gianfranco. E' un piacere e uno stimolo per me!

[Armeni-manifestazioni]: Ho

[Armeni-manifestazioni]: Ho fatto una mini rassegna di quello che si è scritto sui giornali turchi in inglese, Today's e Hurriyet Daily (immagino che quelli in turco sarebbero serviti a poco). Dopo il contributo di Giuseppe forse ha meno senso, comunque per chi voglia, sono articoli dal tenore e dai pareri molto vari:

http://www.todayszaman.com/columnist-272900-khojaly-and-being-an-armenia...

http://www.todayszaman.com/columnist-272855-the-armenian-file.html

http://www.todayszaman.com/news-272893-genocide-bill-rejection-saves-tur...

http://www.todayszaman.com/news-272903-ultranationalist-group-responsibl...

http://www.todayszaman.com/news-272526-tens-of-thousands-remember-victim...

http://www.todayszaman.com/news-272387-foreign-ministry-commemorates-kho...

http://www.todayszaman.com/news-269358-we-are-all-armenians--vs-no-organ...

http://www.todayszaman.com/news-269292-historic-mission-of-the-dink-case...

http://www.todayszaman.com/columnistDetail_getNewsById.action?newsId=269197

http://www.todayszaman.com/news-270986-why-it-is-important-to-say-we-all...

http://www.todayszaman.com/columnistDetail_getNewsById.action?newsId=272449

http://www.hurriyetdailynews.com/gaza-jerusalem-nicosia-baku-.aspx?pageI...

http://www.hurriyetdailynews.com/khojaly-massacre-when-hatred-triumphs-....

http://www.hurriyetdailynews.com/the-khojaly-massacre-and-the-armenian-g...

http://www.hurriyetdailynews.com/thousands-protest-dink-murder-on-5th-an...

http://www.radikal.com.tr/Radikal.aspx?aType=RadikalYazar&ArticleID=1080...

Non so forse ho esagerato. Purtroppo l'articolo più serio e più interessante è quello di Cengiz çandar, l'ultimo, è in turco.

[franz, armeni,

[franz, armeni, manifestazioni] me li studio con calma, ma intanto, e come sempre, ti ringrazio infinitamente. ottimo contributo, veramente.

[armeni] il 19 gennaio ho

[armeni] il 19 gennaio ho sfilato anche io: e si', c'erano migliaia di persone - nel corteo, affacciati dalle finestre o dai balconi del posto di lavoro -  dall'estrazione etnica, sociale e culturale piuttosto diversificata (si era all'indomani della sentenza, qualche slogan rabbioso contro il governo e i 'fascisti' c'e' stato: ma complessivamente era prevalente l'empatia nei confronti della famiglia di Hrant Dink e degli armeni; i cartelli 'noi siamo HD, noi siamo armeni', ad esempio, oltre che in turco erano scritti anche in armeno e curdo). 

la manifestazione di domenica e' stata molto meno partecipata e dal carattere sostanzialmente politico; gli slogan anti-armeno, soprattutto, sono stati opera di un gruppuscolo di ben noti ultra-nazionalisti. 

(sul "genocidio armeno" e sulle "leggi memoriali" francesi sono intervenuto varie volte anche sul futurista settimanale e poi direttamente sul mio blog. evito di riassumervi la mia posizione perche' il discorso e' molto complesso; mi limito a osservare che: con i termine genocidio si evocano Hitler, le svastiche, le camere a gas, i forni crematori, il dottor Mengele e i suoi esperimenti; per capire quanto accaduto nel 1915-1922 in Anatolia bisogna partire da quanto accaduto qualche decennio prima - ma anche dopo le guerre balcaniche del 1912-1913 - in Rumelia, dove i musulmani subirono una vasta 'pulizia etnica' da parte dei nuovi stati nazionali)

[armeni; termine "genocidio"]

[armeni; termine "genocidio"] ciao mancini! ben trovato, e grazie per il tuo intervento, e particolarmente per il contributo relativo a quanto accaduto nelle recenti manifestazioni.

Sul termine "genocidio", al di là del libro di Bruneteau "Il secolo dei genocidi" [Mulino, 2006], ti segnalo, qui in Lankelot, a firma di Eva Jankowski: http://www.lankelot.eu/scienze/jankowski-eva-il-genocidio-nel-diritto-in...

Quanto ai fatti avvenuti nella "Rumelia" ottomana, vale a dire nei Balcani, Quataert si limita a parlare di fuga della minoranza musulmana da quei territori, non di "pulizia etnica". In un certo senso, finisce per motivare il genocidio degli armeni, nel primo Novecento, proprio attribuendolo a quegli ottomani - immagino di etnia turca - fuggiti dai territori popolati dagli slavi, che essi avevano occupato, e finiti per concentrarsi nell'Anatolia, diventata "rifugio" degli ormai ex invasori turchi.

[Armeni]:

[Armeni]: http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-ready-to-share-pain-with-armenia...

Alcune delle affermazioni riportate nell'articolo possono dare fastidio,anche molto. Però sono segnali. Qualcosa lentamente si muove.

Se avessi voce in capitolo direi che, andrebbe istituita una commisione storica armeno-turca che indaghi e certifichi gli eventi e coni un termine, diverso da genocidio, un termine armeno-turco che descriva i fatti. Un pò com'è il termine olocausto. Ma certo questa è pura fantasia al momento.

[hurriyet; armeni] un termine

[hurriyet; armeni] un termine nuovo, armeno e turco, che descriva i fatti - sarebbe una soluzione, sì. Ma non è un po' paradossale che il carnefice voglia scegliere, con la vittima, la parola per dire il male? Senza terzi che possano metterci becco?  

[Armeni/termine]: E' crudele,

[Armeni/termine]: E' crudele, sì. E' però l'unica via d'uscita da una situazione che può generare ulteriori crudeltà. La condivisione del dolore e il riconoscimento della colpa. I tedeschi hanno saputo farlo. E nessuno associa più Hitler alla Merkel, mentre per molti i Giovani Turchi del "Firman" che straziò gli armeni e Erdogan sono la stessa cosa. Ovviamente la prima colpa di questa fallace associazione sta nell'ostinata negazione dei turchi. Qui non si discute.

[armeni, termine, tedeschi]

[armeni, termine, tedeschi] hai ragione. Potrebbe essere una strada. Certo particolarmente complicata, e troppo, troppo in ritardo. Che dio li aiuti. Intanto, noi cerchiamo di studiare e di informarci. E di capire. E di raccontare.

[vosganian a roma] Sono due

[vosganian a roma]

Sono due le imperdibili occasioni per incontrare Varujan Vosganian, autore de Il libro dei sussurri (Keller editore, 2011), il prossimo marzo 2012:
 
"Come scrivere dell'eccidio armeno. Dialogo con Varujan Vosganian e Antonia Arslan", FESTIVAL LIBRI COME, venerdì 9 marzo, ore 19, Spazio Risonanze, Auditorium Parco della Musica
 
Presentazione del romanzo "Il libro dei sussurri" di Varujan Vosganian, sabato 10 marzo, ore 18, Biblioteca dell'Accademia di Romania
 
Varujan Vosganian sarà protagonista di due eventi che lo riportano in Italia per promuovere il suo Libro dei sussurri. L'autore, romeno di origini armene, ha raccontato, attraverso i volti e le voci dei nonni, la storia tragica del popolo armeno. Con delicatezza e senza ombra di animosità informa, incanta e accompagna il lettore attraverso le vicende del suo popolo e dei suoi parenti, intessendo un romanzo che ha come protagonisti gli armeni senza nome morti nei genocidi e i grandi personaggi che invece sono passati alla storia. Un messaggio di speranza e di buoni propositi, perché nessun popolo debba più avere un Libro dei sussurri, che è il canto degli armeni, ma anche dei romeni, e di ogni gente che abbia un sussurro in gola.
 
I momenti in cui sarà possibile incontrare l'autore de Il libro dei sussurri saranno:
 
 
VENERDì 9 MARZO, ORE 19
Festival della Letteratura "Libri Come", Auditorium Parco della Musica, Spazio Risonanze
Viale Pietro de Coubertin, Roma
COME SCRIVERE DELL'ECCIDIO ARMENO. DIALOGO CON VARUJAN VOSGANIAN E ANTONIA ARSLAN
 
 
 
SABATO 10 MARZO, ORE 18
Biblioteca dell'Accademia di Romania
Piazza José De San Martin, 1
Valle Giulia, Roma
PRESENTAZIONE DEL ROMANZO IL LIBRO DEI SUSSURRI DI VARUJAN VOSGANIAN
 
Intervengono:
Varujan Vosganian (scrittore)
Mihai Bărbulescu (direttore Accademia di Romania)
Anita Bernacchia (traduttrice)
Corrado Bologna (Università Roma Tre)
Roberto Keller (Keller editore)
con Letture da Il libro dei sussurri a cura di Thomas Otto Zinzi (Progetto Miniera)
 
Con la collaborazione di:
Ambasciata di Romania in Italia
Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia
Associazione della Comunità Armena di Roma e del Lazio
Comunità Armena di Roma
Akhtamar on line
 
 
IL LIBRO
Il libro dei sussurri è “un romanzo sui vinti che hanno fatto la storia”. In una stradina armena della Focşani del secolo scroso, tra i vapori del caffè e gli aromi della cantina di nonna Arshaluys, ha inizio il racconto dei “vecchi armeni di infanzia”. Pagina dopo pagina si srotolano le storie dei popolo armeno, storie singole ma globali che dipingono il ritratto di un intero popolo e di un intero mondo, quello del XX secolo. “Ogni luogo, ogni tempo, ogni popolo ha un suo Libro dei sussurri”: sono le lacrime versate nel ferocissimo XX secolo a cadere una dopo una, una storia vissuta che si fa romanzo e che aspettava solo di essere raccontata, in una prosa avvolgente e un ritmo palpitante.
 
L'AUTORE
Varujan Vosganian è nato a Craiova da una famiglia di etnia armena. Studi presso l'Accademia di studi economici e la facoltà di matematica dell'Università di Bucarest. Nel 1990 diventa presidente dell'Unione degli Armeni di Romania. È attualmente Senatore, nelle liste del Partito Nazionale Liberale. Ha scritto numerosi libri, specialmente di economia e politica, ma anche prosa e poesia. È primo vicepresidente dell'Unione degli Scrittori di Romania. Tra il 2006 e il 2008 è stato Ministro dell'Economia e del Commercio.
 
LA STAMPA HA DETTO:
 
Libro appassionante...moderna Iliade e Odissea che ripercorre tutto il “secolo breve” IL SOLE 24 ORE - Pietro Kuciukian
 
È raro, essere attraversati come lettori, da un romanzo così intenso, così forte, ma condotto con una grazia di scrittura che richiama proprio il sussurro, evocato dal titolo... AVVENIRE - Fulvio Parenzi
 
"Io sono, più di ogni altra cosa, quel che non sono riuscito a compiere.
La più vera delle vite che indosso, come un fascio di serpenti annodato a un’estremità, è la vita non vissuta. Sono un uomo che su questa terra ha vissuto immensamente. E che nella stessa misura non ha vissuto."
L’incipit su IL CORRIERE DELLA SERA
 
"Il libro dei sussurri" (Keller editore) è un’epopea scritta con una lingua densa, intensa, nobile, pervasa di un realismo magico che me la fa affiancare ad altre, alte, esperienze narrative internazionali.
Le storie di migliaia di vivi e di morti risuonano nelle pagine di questo libro unico, che non ho vergogna di dire sia, per me, uno dei grandi romanzi della letteratura europea contemporanea. GIANNI BIONDILLO
 
Più che un romanzo Il libro dei sussurri è un poema epico moderno sulla storia del popolo armeno e le sue sofferenze, le speranze tradite, i massacri, le fughe, gli esìli, gli esodi nel corso del novecento, tra diaspora e faticosi ritorni: una storia che continua. [...] Dobbiamo la scoperta di questo libro appassionante al piccolo e coraggioso editore Keller di Rovereto. INTERNAZIONALE - Goffredo Fofi
 
C'è qualcosa di unico in queste cinquecento pagine di vissuti individuali che si fanno voce collettiva. È il racconto, meraviglioso, di preziosi aneddoti e scavi storici che tengono in vita la memoria armena, il mosaico quasi testamentario di un popolo che ha fatto dell’orgoglio e della religione condizioni base per affrontare un destino avverso e disgregante. IL FATTO QUOTIDIANO - Carlotta Vissani
 
Sottopelle sono passati anche all’autore del Libro dei sussurri i suoni, gli odori, i fuochi, i motti, i ricordi, i sogni, i sacri cerimoniali, i rimpianti, i fantasmi, i racconti che animarono l’universo del popolo armeno lungo l’arco del XX secolo. IL FOGLIO - Alessandra Iadicicco

Il grande libro della memoria e dell'essenza degli armeni: d'un bambino adulto, predestinato a raccontarlo, senza paura dei fogli bianchi; convinto che c'è sempre tempo per correggere qualcosa. IL RIFORMISTA - Gianfranco Franchi

[Libro dei sussurri] Mi avete

[Libro dei sussurri] Mi avete messo proprio voglia di leggerlo e grazie per tutti i vostri commenti puntuali e sentiti riguardanti argomenti dei quali ammetto sono abbastanza ignorante. Grazie.

Mi infilo nel discorso lateralmente, a proposito di genocidi, raccontandovi un picoclo episodio. Un mese fa mi è capitato di scambiare due chiacchiere con un amico di mia sorella, statunitense, laureato, etc. e visto che parlava molto bene l'italiano ci siamo messi a discutere del problema dei nativi americani e del relativo genocidio e della situazione attuale. Quello che più mi ha sconvolto era quasi il suo disinteresse totale verso la questione, mescolato all'ignoranza. Approfondendo la discussione ne è uscita che in realtà la questione, a parte di sfuggita e magari per quanto riguarda solo film o qualcosa legato ai casinò, è totalmente celata, cioè non se ne parla e non se ne sa quasi nulla. E confessava apertamente che non sono argomenti di cui si tratta abitualmente. Restano sullo sfondo. Mi diceva che se ne parla ad esempio perché per alcuni avere qualche goccia di sangue pellerossa porta dei vantaggi (in alcune zone prossime magari alle riserve) o comunque fa parlare.

Questo episodio non ha ovviamente valore generale, perché un'altra persona potrebbe dirmi l'esatto contrario, ma mi colpiva il fatto che questa persona e le sue amiche sapessero molto di più del conflitto in Palestina di quello che accade a casa propria. 

E la domanda che faccio a te Franz o ad altri che ne sanno di più (magari si è già risposto): come si parla in Turchia a partire dalle scuole di queste questioni, intendo curdi e armeni?

[libro dei sussurri] è una

[libro dei sussurri] è una buona domanda. Forse dovrebbe diventare: "Ma se ne parla, in Turchia, a partire dalle scuole, del Genocidio degli Armeni? E della questione curda? E come si parla dei greci? In generale: come si parla delle diverse popolazioni anatoliche autoctone, soprattutto in considerazione di quel che è avvenuto negli anni della fondazione della nazione turca?"

> Perché il nodo è che i turchi hanno praticamente sostituito - o stanno finendo di sostituire; e in ogni caso hanno soppiantato... - quelle popolazioni di cui stiamo parlando. E' questa la cosa che mette angoscia. Parlo a titolo personale, si capisce.

[Libro dei sussurri]: Parto

[Libro dei sussurri]: Parto con un aneddoto. L'anno scorso lavoravo in una scuola di Diyarbakir, principale città curda. Entro in una classe in cui nell'ora precedente erano state spiegate le famiglie linguistiche. Studenti tutti curdi, docente curdo. C'era il ceppo uralo-altaico, quello semitico, le lingue africane, il ceppo indoeuropeo. Bene. Do un'occhiata, noto e chiedo: "Ma ragazzi dov'è il curdo? il vostro insegnante l'ha dimenticato." La risposta, da brivido, è stata "il curdo non è una lingua". Nelle scuole siamo messi così. Del resto sta lì la chiave di volta dei problemi democratici della Turchia.Fina dalla sua fondazione, nel 23, la politica repubblicana della Turchia è stata incentrata sull'etnia. La Turchia è dei turchi, gli altri semplicemente non esistevano. Con il colpo di stato militare del 1980 la situazione, se possibile, è notevolmente peggiorata. La costituzione scritta dai generali, e tuttora in vigore, prevede una cittadinanza "etnica". Per tornare alle scuole. Ogni mattina, che piova o ci sia il sole, i ragazzini delle elementari e delle medie recitano/urlano la seguente tiritera: "Türküm, doğruyum, çalışkanım. Ilkem Yurdumu ve milletimi sevmektir. Hey Ataturk....". Ovvero "Sono turco, sono onesto, sono laborioso! Il mio scopo è amare la patria e la nazione. Oh padre Ataturk...etc." Poi l'inno. Tutte le mattine. Per me era una tortura. Fra quei bambini c'erano curdi, armeni, assiri, arabi, yezidi. Costretti a dire come prima cosa al mattino "Sono turco". Ora. Per fortuna quella costituzione nefasta sta per essere riscritta. La questione curda è sdoganata (ciò non vuol dire risolta) su tutti i media e oramai si accetta la parola "Curdo" anche se non quella di "Kurdistan". Ogni giorno su tutti i giornali c'è chi si esprime sulla questione curda. Il come, è un altro paio di maniche. Nell'inserto letterario di un importante quotidiano si pubblicano anche un paio di articoli in curdo. Alle scorse elezioni i curdi hanno raggiunto la cifra record di 36 deputati. Tre di loro fanno parte di un gruppo di 12 deputati che redigono la bozza costituzionale. Si discute sullo sganciamento della cittadinanza dall'elemento etnico. C'è un'università, nella splendida Mardin, in cui c'è il curriculum in curdologia. Gli armeni. Hrant Dink aveva fatto tanto per aprire il dibattito. L'hanno fatto fuori. Sta continuando a fare tanto anche da morto. Si parla degli armeni. Molti armeni che finora vivevano di nascosto, ora stanno pian piano trovando la tranquillità per dire "Sono armeno". Razzismo latente ce n'è ancora eccome. Qui a Diyarbakir a ottobre è stata ristrutturata la più grande chiesa armena di tutto il medioriente. E pochi giorni dopo sei persone sono state battezzate. Questa settimana è stata caldissima sul tema e ieri ho fatto una piccola rassegna stampa in inglese che può servire a capire il dibattito. I greci. Il tema scorre molto più sottotraccia. E' il meno toccato. Uno perchè sono rimasti relativamente pochi greci in Turchia. Due perchè è un tema pericoloso. Metà del patrimonio culturale dell'anatolia è greco antico o bizantino, figuriamoci. I greci di Turchia vengono chiamati Rum (collegati idealmente a Roma). Le altre minoranze anatoliche che storicamente hanno vissuto grandi problemi e che spesso noi in Occidente dimentichiamo sono. Gli aleviti (distinti in aleviti arabi, curdi e turchi), gli assiri, gli arabi, i laz i circassi, gli yezidi e gli zingari. Di loro si parla molto meno, quasi mai. Sono, in molti casi, popoli con storie, lingue e culture ben precise. Gli assiri di Turchia sostengono di parlare i dialetto dell'aramaico parlato da Cristo. Insomma, nonostante le violenze della storia, nonostante il nazionalismo militarista (complice di Usa e buona parte dell'Europa, membro forte della Nato insomma) che ha dominato queste terre nell'ultimo secolo, l'Anatolia è ancora uno splendido calderone di lingue, tradizioni, saperi, storie. C'è, la si sente, la voglia della convivenza, dell'apertura. Fra molte contraddizioni il governo dell' AKP (in carica dal 2002) sta provando a disegnare l'idea di una Turchia come "mosaico". E' dura. C'è tanto da lavorare. A partire dalla scuola. L'Europa dovrebbe fare da risonanza alle istanze più democratiche di questo paese e invece (vedi Sarkozy) fa di tutto per innervosire l'orgoglio patrio duro a morire dei turchi.

[libro dei sussurri]:

[libro dei sussurri]: Un'appendice sui curdi, che sono poi la realtà che conosco meglio. Ecco i curdi correvano il rischio di replicare un nazionalismo a-democratico ricopiato a stampo su quello turco. Con Ocalan sostituito ad Ataturk. Per fortuna non ci sono riusciti. Hanno scoperto che queste terre le hanno sempre condivise con armeni e assiri. Che spariti questi ultimi da queste terre è sparita una grande ricchezza. E hanno capito cosa può essere una società pluralista, aperta, multiculturale, ecologica. Stanno lottando per questo. Al momento il movimento politico curdo rappresenta, a mio avviso, la maggiore forza democratica e democratizzante che la Turchia possiede. Tendono la mano agli armeni di cui sono stati gli aguzzini. Riconoscono le colpe, li invitano a tornare nelle loro terre. Speriamo vada avanti così!

[libro dei sussurri,

[libro dei sussurri, francesco, turchia] francesco, intervento bellissimo - chiaro, onesto, lucido e completo. Davvero interessante e illuminante. E grazie anche a Giuseppe per la preziosa integrazione sui greco-ortodossi, e sulla storia del capitano Lefter. Mi sembra di capire che dobbiamo concentrarci, tutti, sulla possibilità che nasca una costituzione diversa, finalmente tollerante e multietnica, e democratica. Per favore, continuate a tenerci informati.

[rum, romei] condivido

[rum, romei] condivido praticamente tutto di quanto sostenuto da Francesco, in effetti anche i rum/romei greco-ortodossi hanno recentemente riacquistato una buona visibilita' (diciamo a partire da una mostra fotografica sul pogrom del 6/7 settembre 1955 a istanbul che fece parecchio scalpore): soprattutto grazie al patriarca ecumenico Bartolomeo secondo che finisce spesso e volentieri in tv, anche con lunghe interviste; mentre due mesi fa la morte di Lefter, greco-ortodosso dell'isola di Buyukada e celebre capitano del Fenerbahce e della NAZIONALE negli anni '50, ha dato spunto per parlare del contributo delle minoranze non musulmane alla vita culturale e sportiva del paese. 

io ne parlo spesso nei miei articoli, molti li trovate sul mio blog (ad esempio: http://istanbulavrupa.wordpress.com/2012/01/14/a-volte-ritornano-a-istanbul-e-a-imvros/ , con vari link ad altri articoli. peccato che i quotidiani non siano troppi interessati a questi temi e pubblichino delle solenni porcherie sulla Turchia: ma sto cercando di insistere)

 

[armeni-curdi] grazie per la

[armeni-curdi] grazie per la buona notizia, amice franz. ti prego di continuare a tenerci informati.