Vonnegut Kurt

Ghiaccio nove

Autore: 
Vonnegut Kurt

E Dio creò tutti gli esseri viventi che ora sulla Terra si muovono, e uno era l’uomo. Soltanto in forma d’uomo il fango poteva parlare. Dio si chinò, mentre il fango in forma d’uomo si levava a sedere, si guardava intorno e parlava. L’uomo sbatté gli occhi. “Qual è lo scopo di tutto questo?” – chiese educatamente.
“Perché, tutto questo deve avere uno scopo?” – chiese Dio.
“Certamente” – rispose l’uomo.
“Allora lascio a te il compito di trovarne uno per tutto questo” – disse Dio. E se ne andò"
(KV, “Ghiaccio nove”, p. 200). 

Douglas Adams avrebbe risposto “42”, fondando una saga irripetibile – almeno nei primi due, tre volumi – sul senso della vita, l’Universo e tutto quanto. Kurt Vonnegut (1922-2007) da Indianapolis, nel 1963 preferiva pubblicare una satira sulla divina idiozia: “Cat’s Cradle”. Letteralmente, significa “La culla [cesta] del gatto”; in realtà la culla del gatto è il nome di un gioco wasp manuale e creativo; nella fattispecie, è uno dei disegni da intessere con dei lacci, cfr. wiki en per chi fosse interessato. Il protagonista vero del romanzo, padre della prima bomba atomica e del ghiaccio nove, giocava a Cat’s Cradle mentre sganciavano l’arma. Questa è la segreta e intraducibile allusione del titolo. Per noi italiani, s’è preferito un più familiare “Ghiaccio nove”.

Vonnegut scrive la satira delle religioni, dell’imperialismo assassino (yankee, e non solo), dei contrasti grotteschi tra regime e spiritualità, dell’incoscienza dei cittadini del nostro tempo, della minaccia di un’arma di distruzione di massa in grado di scatenare l’apocalisse sul pianeta. Al principio del romanzo, il narratore – John o Jonah – racconta che voleva scrivere un pezzo sul giorno in cui il mondo finì: Hiroshima. All’epoca era cristiano, adesso era un bokononista. È una verità, quella della religione di Bokonon, che ha scoperto in un’isoletta dimenticata, San Lorenzo. Crede che l’umanità sia divisa in squadre che fanno, inconsapevoli, la volontà di Dio: si chiamano karass.

“Se tu scopri che la tua vita si allaccia alla vita di qualche altra persona senza una ragione molto logica,” scrive Bokonon “quella persona può essere un membro del tuo karass”. 

Crede che sia sciocco credere di capire cosa stia facendo Dio, e che tutte le verità che stabiliamo sono menzogne: il suo Messia insegna che ogni religione utile è fondata sulle menzogne, e che vivere di foma (“bugie”) renderà tutti coraggiosi, gentili, sani e felici.  Il profeta era un cittadino di Tobago, Lionel Boyd Johnson, che s’era ritrovato a battersi per il potere in quell’isolotto sperduto, assieme a un ex marine. La sua occupazione principale era essere morto, quella secondaria essere vivo.

Il confronto nell’ameno isolotto tra l’omicida regime (filoamericano; e quindi non estraneo alla tortura. Qui con ganci) di “Papa” Monzano e la religione stravagante del messia Bokonon si tingerà di inevitabile tragicomico, come gli appassionati di KV già sanno, non solo per l’intelligente e caustica satira della nostra società; presto protagonista e arbitro delle sorti dell’intrigo sarà il letale ghiaccio nove, inventato da questo scienziato che non sapeva cosa fosse il peccato, Felix Hoenikker, padre dell’atomica. È un ghiaccio che coagula l’acqua e così può distruggere il mondo. Alè.

Wikipedia inglese riferisce che, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, Vonnegut aveva lavorato nel dipartimento delle pubbliche relazioni della General Electric; doveva intervistare i nuovi scienziati e trovare storie notevoli da raccontare. Il nobel Irving Langmuir è stato modello per Felix Hoenikker: “Era assolutamente indifferente nei confronti degli usi che potevano essere fatti delle verità che aveva scoperto (…)” – con tutto quel che ne consegue. Nel romanzo, Felix ha tre maldestri e viziati figlioli che giocheranno un ruolo comprimario, folle e funzionale; sono caratterizzati con discreta rapidità e intelligenza. L’argomento è tanto più grande delle loro (nostre? nostre) misere vicende umane che non sembra proprio riescano a sopravvivere nelle impressioni post lettura. Sono marionette necessarie ad arrivare alla parola endgame. E chi ha letto il libro mi perdonerà per questa battuta sulla sopravvivenza. Ci stava.

Satira fantascientifica e apocalittica, “Ghiaccio nove” è il romanzo di uno scrittore che credeva l’umanità avesse toccato il fondo con Hiroshima e s’accorge invece che il precipizio può essere ben diverso; l’umana, e a quanto pare divina, stupidità non ha confini, conosce solo diverse manie di grandezza ed egoismo. Dedicato a chi vuole sprofondare con una risata amara nello spirito del nostro tempo, tutto apparenza: di intelligenza, di democrazia, di rispetto della vita umana, di ricerca scientifica a tutela della vita. Foma, soltanto foma.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Kurt Vonnegut (Indianapolis, 1922 – New York, 2007), giornalista, scrittore e saggista americano, di sangue tedesco. Studiò Biochimica e Antropologia. Esordì pubblicando “Distruggete le macchine” (“Player Piano”) nel 1952.

Kurt Vonnegut, “Ghiaccio nove”, Feltrinelli, Milano 2003.
Traduzione di Delfina Vezzoli.
 

Prima edizione: “Cat’s Cradle”, 1963. 

Approfondimento in rete: Wiki en / The Books of Bokonon / Sito ufficiale dell’artista / The Vonnegut Web / Lettera / Devil House
In Lankelot: Vonnegut Kurt - Mattatoio n. 5 di drago.

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2008.

A pk

ISBN/EAN: 
9788807016363

Commenti

Foma!

Qui il vero protagonista, il Nobel yankee Langmuir
http://en.wikipedia.org/wiki/Irving_Langmuir

"Satira fantascientifica e apocalittica, ?Ghiaccio nove? è il romanzo di uno scrittore che credeva l?umanità avesse toccato il fondo con Hiroshima e s?accorge invece che il precipizio può essere ben diverso; l?umana, e a quanto pare divina, stupidità non ha confini, conosce solo diverse manie di grandezza ed egoismo".

eh...

Non male no? Se aggiungi la memoria di Dresda per "Mattatoio n.5", si chiude il cerchio: Vonnegut era rimasto un europeo e vedeva quanto male quella gente stava facendo al mondo. Mostruosamente interessante.

La morale della favola è "Al peggio non c'è mai fine", la nazione che ha fatto Hiroshima (e Dresda, e Zara) può sterminare l'intero pianeta. Mi sembra pacifico. Aspetto letture di senso opposto:)

5 - Non ne troverai di credibili, anche se di faccia tosta sull'argomento non ne manca. Quello che scrive Vonnegut, pur tra le pieghe di un'opera letteraria, è incontestabile. Sfido, oggi nel 2008, ad affermare il contrario.

il video è allucinante, ma la canzone è una di quelle che mi piacciono (adesso che ho ascoltato qualcosina)

bene:).

?Allora lascio a te il compito di trovarne uno per tutto questo? ? disse Dio. E se ne andò"
quando torna ho qualcosina da dirgli. gli offro un caffè... ; )

?Se tu scopri che la tua vita si allaccia alla vita di qualche altra persona senza una ragione molto logica,? scrive Bokonon ?quella persona può essere un membro del tuo karass?.
ho sempre istintivamente creduto in questo.

e, poi 42, il gatto, nove (diciotto!)tutto si spiega... i conti tornano. ;D
?Al peggio non c?è mai fine?.

(tra qualche anno (forse, prima ma, non voglio prendermi in giro... ;D ) aspettatevi una mia su: io sono un gatto - soseki).

10. ahahahah...

Karass sarà il nome di un progetto di Lankelot. Come un progetto Mayhem, o un progetto Zaphod...

aspettiamo il gatto.

10. Il progetto Zaphod!

franchi franchi sulla sinistra dell'articolo c'è un banner non casuale...eh voglioso

13. tornerà a vivere.

14. Non sai quanto.

indovinello:
Vonnegut ha scritto: "....egli è stato come un mio antenato, un pioniere nella breve storia della letteratura americana. Esplorò nuovi territori, descrivendo quelle persone che si diceva fossero disumanizzate dalla povertà, dall'ingiustizia, dall'ignoranza, come fossero -genuinamente- disumanizzate, e disumanizzate quasi -sempre-....Raccontando ciò che vedeva degli americani disumanizzati, con i propri occhi, giorno dopo giorno....diceva:>. ....
...egli sarebbe soddisfatto se noi concordassimo con lui sul fatto che le persone sfortunate e povere e non molto brillanti devono essere rispettate perché sopravvivono, malgrado spesso possano farlo solo in modi che appaiono deplorevoli e poco attraenti agli occhi di quelli che stanno molto meglio di loro."

Di quale scrittore americano del Novecento Vonnegut sta parlando?

Hemingway?

Troppo scontato. Ti posso dire che non l'hai mai letto!!!

London?

Ne ho scritto un po' di tempo fa. Ha avuto una storia con quella tipa, quella che stava con Sartre, pare.
:-)
E poi London l'hai letto.

Il libro che ho comprato stamani, la dedica:

A Bernice

Sento d'esser dei loro;
A loro, galeotti e prostitute, appartengo
E quindi non li voglio rinnegare:
Potrei forse rinnegare me stesso?

Quando ho letto questo, ho pensato a Black. Poi Vonnegut, e ho pensato a te.
Ne ho scritto più di un anno fa, di un altro suo libro. E qui smetto. Alla prossima svelo il nome. (Comunque ho cominciato anche Piano meccanico, di Vonnegut)

:).

Algren? Giuro che non l'ho letto su Novella 3000 ma nella sezione cultura del Corriere.

Sul tema della "bugia" nel racconto. "...E' molto più facile far giungere un concetto alla mente di una persona esprimendolo mediante un racconto, o una descrizione ricca di ummagini piuttosto che mediante una enunciazione astratta, condotta attraverso un suseguirsi di ragionamenti o di dimostrazioni logiche concatenate. ...Da questo punto di vista le storie, le fiabe, le leggende, i miti rappresentano un mezzo davvero potente e a portata di mano per trasmettere efficacemente e ai livelli profondi della coscienza concetti, messaggi e comunicazioni riguardo il comportamento morale e così via. In conclusione, appare lecito considerare l'impiego del racconto come uno strumento di comunicazione "scientificamente" valido per fini formativi, terapeutici, o semplicemente esplicativi. Questa metodica deve essere considerata come una tecnica specializzata da apprendere e meditare, piuttosto che una scelta fatta per abitudine culturale, si9mpatia o propensione personale...".cfr. P. Nardone-L. Abbate, Verso una scienza della narrazione: processi neurofisiologici e linguistici nel racconto di una storia", in "Cultura e Scuola", 120, 1991, pp. 146-151; la citaz. a p. 149. Quindi, ciò che a prima vista potrebbe far sembrare un racconto una squallida "bugia" (foma) è invece uno strument potente di veicolazione di messaggi socialmente importanti. Ce lo assicurano gli studi di psicolinguistica.

Errata corrige: riga 4: "susseguirsi".

Altro errore, penultima riga: "strument" sta per "strumento".

A proposito delle Beauvoir...
fresco di stampa:
www.libreriauniversitaria.it/sorelle-beauvoir-monteil-claudine-castelvec...