Vogel David

Vita coniugale

Autore: 
Vogel David

LA CATTIVA MOGLIE

Tra i complessi intrecci creati dalle relazioni umane, al di là di un necessario influsso dei tempi e dei luoghi nei quali essi si sviluppano, il rapporto coniugale (non già semplicemente affettivo o intimo) rappresenta e compendia in modo emblematico la ricchezza, le difficoltà, la sfida delle relazioni fra un uomo e una donna. Ci si sceglie, forse seguendo un atavico istinto che bada molto ad aspetti pratici e quasi mai a quelli di affinità spirituale, si intreccia la propria esistenza con un altro essere umano con il quale da un certo momento in poi si è costretti a condividere spazi fisici e interiori: se per malaugurato caso l’oggetto dei desideri si rivela un complesso congegno di meccanismi dall’incomprensibile funzionamento, la reazione non è quasi mai una subitanea fuga (con la quale si ammetterebbe un’errata valutazione e dunque una responsabilità anche propria). Si tenta di capire, si fa leva su quello che dell’altro ci ha attratto, si scruta nelle profondità dell’anima in cerca di colpe personali, e di colpe si caricano gli eventi nefasti…

Vienna. Dopo gli Asburgo e appena prima della follia nazista.
Una città vivace, piena di caffè, di vita, di opportunità: sbarcare il lunario non è semplice, si vive di prestiti (piccoli e continui) concessi da amici abbienti o estorti a vicini meglio in arnese. I giovani della media borghesia passeggiano al Prater, o si incontrano nei locali del centro, bighellonano in cerca di qualcosa da fare per tirar sera. Anche Rudolf Gordweil mena l’esistenza di aspirante scrittore fra i caffè e le strade cittadine, in osservazione tranquilla di una vita piuttosto inconcludente, ma non per questo biasimevole. Potrebbe accettare un lavoro di basso livello presso un libraio antipatico, ma preferisce restare a dormire fino a tardi, pranzare con qualche scellino a prestito nelle trattorie a buon mercato, scambiare due chiacchiere con la soffocante anziana padrona di casa e trascorrere i pomeriggi con gli amici.  Finché non incontra Thea. O meglio, finché Thea non mette gli occhi su di lui. 
Gordweil non conosce l’amore, e neppure lo riconosce nella tenera devozione dell’amica Lotti, che con gli occhi della donna innamorata sa vedere più lontano e intuisce fin da subito la futura rovina dell’amico. Ma Thea tesse bene la propria tela e nel giro di poco tempo sposa Gordweil.
L’inferno è appena cominciato. Un inferno fatto di prevaricazioni, egoismo, scherno, tradimenti continui e sbandierati, crudeltà gratuite senza un attimo di cedimento, perpetrate con tale impegno da far venire il dubbio che dietro la finzione letteraria si nasconda qualche problema irrisolto dell’autore con alcuni rappresentanti del genere femminile.
Gordweil tuttavia non capisce. Gli atteggiamenti di Thea nei suoi confronti sono talmente assurdi da risultare incomprensibili, o al massimo ascrivibili a manie condivise da tutte le donne. Dentro di sé esiste naturalmente la verità, ma essa è talmente dolorosa da risultare inaccettabile. Perfino quando a mostrarla in tutta la sua nuda evidenza è una Lotti disperata ed affranta, pronta a tutto pur di salvare l’unico uomo che ama. 
Gordweil dovrà bere l’amaro calice fino in fondo prima di comprendere ogni cosa, quando ormai però sarà troppo tardi per ricominciare.

Scritto in ebraico, come i suoi altri romanzi, Vita coniugale esce nel 1929, quando l’autore vive già da anni in Francia. Dirà “Ho scritto poco, però bisogna riconoscere che, come scrivo io, finora in ebraico non ha scritto nessuno. Io ho qualcosa di diverso”. E viene il dubbio che proprio questa scelta gli abbia alienato, e non solo al suo tempo, la familiarità con i contemporanei europei. Nonostante l’affermazione di un’identità stilistica precisa, nel romanzo l’elemento ebraico costituisce solamente uno sfondo naturale, dal quale tuttavia non si avverte la necessità di far risaltare persone o eventi. L’unico accenno a una vicina contrapposizione tra chi è ebreo e chi non lo è, riguarda una riunione di “ariani” presso un caffè i cui assurdi argomenti non destano alcuna preoccupazione e soprattutto nulla fanno intuire della follia che di lì a poco scaturirà dal mondo germanico.

Uno degli elementi di spicco di tutto il romanzo è il sogno, inteso come spazio metafisico dove si legge il passato e si incontra la parte più vera di se stessi. Sogni notturni e carichi di presagi nefasti, sogni “a occhi aperti” egualmente angoscianti, metafora degli avvertimenti che l’uomo forse riceve e non intende.
Lunghissime pagine sono dedicate alla descrizione di episodi al confine tra sogno e reale, gli stessi incontri del protagonista con personaggi apparentemente slegati dalla trama, i racconti che egli ode per bocca di estranei… tutto è come coperto dal velo dell’onirismo, come se nulla fosse davvero vissuto, ascoltato, eseguito. Gordweil vive al di sopra di tutto, prova orrore istintivo per persone e atteggiamenti con i quali è costretto a convivere, ma non fa nulla per cambiare il corso degli eventi, anzi, vi si trova immerso suo malgrado, incapace di ribellarsi e per ciò stesso vittima designata.
La cattiva moglie, compagna infedele e spietata perfino con il frutto delle proprie viscere, diventa quasi il contrappasso inevitabile a un’ignavia non del tutto innocente, e metafora di una vita accettata supinamente che non merita redenzione né speranza.

“Cosa aspetti? Non hai ancora capito che non cambierà mai nulla? Solo in male potrà cambiare, solo in male… Non ti sono bastati due anni per vedere com’è davvero quella donna? Gli altri, che ne sono fuori, sanno tutto, l’hanno saputo fin dal primo momento! Pare impossibile che tu sia così cieco! Tu credi di amarla, ma non fai altro che ingannare te stesso…” [p. 517]

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
David Vogel nasce nel 1891 in Podolia, trascorre gli anni del primo dopoguerra a Vienna dove insegna ebraico. Nel 1929 si trasferisce in Palestina ma torna in Europa presto, vivendo per lunghi periodi a Parigi. Benché potesse forse sottrarsi alla cattura, si consegna ai nazisti e deportato scompare nel 1944. È autore di poesie, racconti (Davanti al mare, La cascata e alcuni mai tradotti in italiano) e del romanzo Vita coniugale che appare a Tel Aviv nel 1929. Una seconda versione del romanzo (sepolto al momento della deportazione nel giardino di casa) è stata pubblicata nel 1986. Su di esso si basa la traduzione dell’edizione esaminata.

David Vogel, “Vita coniugale”, Adelphi, Milano 1999. (gli Adelphi). 
Traduzione dall’ebraico di Gaio Sciloni.

Tit. orig.: “Haiyé Nissuim”, 1929; 1986.

VOGEL in LANKELOT:

 

Vogel David - Davanti al mare di ildelaura
Vogel David - Vita coniugale di ildelaura

 

Ilde Menis, luglio 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788845915024

Commenti

"Ci si sceglie, forse seguendo un atavico istinto che bada molto ad aspetti pratici e quasi mai a quelli di affinità spirituale, si intreccia la propria esistenza con un altro essere umano con il quale da un certo momento in poi si è costretti a condividere spazi fisici e interiori: se per malaugurato caso l?oggetto dei desideri si rivela un complesso congegno di meccanismi dall?incomprensibile funzionamento, la reazione non è quasi mai una subitanea fuga (con la quale si ammetterebbe un?errata valutazione e dunque una responsabilità anche propria). Si tenta di capire, si fa leva su quello che dell?altro ci ha attratto, si scruta nelle profondità dell?anima in cerca di colpe personali, e di colpe si caricano gli eventi nefasti?"

Ecco, questa è un'analisi straordinariamente condivisibile (vera) e intelligente. Fonte di riflessione. Merci.

"il sogno, inteso come spazio metafisico dove si legge il passato e si incontra la parte più vera di se stessi"

> come altro si può intendere? E quel è la parte più vera di noi stessi, allora - quella che dorme? Il tema mi è eccezionalmente caro;).

come ho imparato questa lezione, ultimamente, caro Gf...

La vita graffia e non si stanca di graffiare. La letteratura ci difende dalla memoria delle ferite. Scriverne serve a difendere qualcuno che ha inteso e non compreso. Quella difesa è un gesto nobile, davvero.