Virani Boris

Mangia la zuppa, amore

Autore: 
Virani Boris

Mangia la zuppa, amore. Il titolo mi ricorda vagamente Vuoi star zitta per favore? di Carver, ma è più debole, dà l'idea di due persone, a tavola, di cui una con qualcosa dentro da dire, ma che l'altra non ha così voglia di sentire, probabilmente perché già sa cos'è quel qualcosa dentro, e così dice: Mangia la zuppa, amore. Che una persona rimane con quel grumo dentro, e anche se l'altra sa, è lo stesso, perché certe cose dovrebbero comunque uscire. Così, in somma, questo titolo non è che attiri poi più di tanto, ma si presta bene ad essere storpiato, mangia il tonno tesoro, mangia le carote amorino, mangia le verdure figliolo, senza contare possibili variazioni come mangia la zuppa, col fliiiiiicccckkkk (ricordando “Chi ha incastrato Roger Rabbit”), ma alla fine non ho grandi fantasie per queste cose. Comunque un tono dimesso, quello del titolo, mi sembra, che risulta opposto alla scrittura che si trova dentro, al libro. Diciamo allora che è una sorta di ostacolo, e il lettore che lo salta si trova poi altrove. Prima dell'inizio del romanzo c'è però una nota dell'autore, e questo direi che è un secondo salto (ma è stata eliminata per le prossime ristampe, e onestamente ne sono felice). La nota, non nascondo, mi ha reso difficile la lettura. Termina (-va, per i nuovi lettori) infatti con l'invito a scordarsi della stessa, ma come non si può non pensare a una cosa appena nominata, ecco che questa si riaffacciava ad ogni nuovo tentativo di cominciare la lettura. Nota che si spiega con il fatto che il narratore, all'esordio, si è sentito in dovere di spiegare al lettore alcune cose partendo dal pre-giudizio che il lettore abbia solo certi pre-giudizi riguardo agli esordi letterari, pre-giudizi riguardo l'editing (in questo caso assente, da cui il pre-giudizio di trovare il romanzo scritto male, o scritto con scelte stilistiche approssimative), pre-giudizi riguardo l'immaturità (ma preferisco un'opera immatura ad un'opera marcia, per dire). Invece, per esempio, io ho anche altri pre-giudizi. Tipo nei confronti delle note in cui l'autore cerca in qualche modo di perorare il valore di ciò che ha scritto, facendo il modesto (magari perché lo è veramente) ma dando l'impressione di giustificarsi, impressione che aumenta quando nella sopraddetta nota si trova scritto che con essa non si vuole giustificare... Allora meglio non scrivere niente, e se proprio si vuole dire che non c'è stato editing, trovare una formula piana, non enfatica. Questo, per quelli che sono i miei gusti e i mie pre-giudizi.

Arrivando al romanzo, ecco che ci si trova di fronte un oggetto divertente, stimolante, una scrittura scoppiettante, a descrivere una storia di formazione contemporanea. Protagonista di questa storia è un giovane studente universitario, fuorisede (frequenta, più o meno, la facoltà di biologia di Pisa, ma è di Pistoia, come lo scrittore), senza nome (come lo studente di Un uomo che dorme, di Perec, per dirne uno), alle prese con... la sua vita, che domande! Così troviamo il coinquilino, l'onnipresente collettivo di sinistra, il padrone dell'appartamento, il tipo del piano di sotto, gli spacciatori di biciclette, le ragazze, le masturbazioni, mentali e non, la politica, le macchinine, le birre, le sigarette, le canne, i bambini, il quaderno su cui scrive, gli aspirapolveri, il supermercato, il pattinaggio, su ghiaccio e non...etc etc. Ci sono poi altre due cose: la zuppa della mamma, e Alice. La prima è la zuppa che rilassa e fa viaggiare il nostro, ha gli effetti di una droga, senza mezzi termini, ma che razza di droga è? Lui dice che si fa di zuppa, che poi vede gli elefanti, vede chi sa cosa, stacca la realtà da dov'è appiccicata e la mette da qualche altra parte, puf.

La seconda è l'unico personaggio degno di nome del romanzo. Anzi no, ce n'è un altro. Anzi, un'altra. Con questo non vuol dire che i personaggi siano confusi tra loro, ad esempio il coinquilino è il coinquilino, il signor Bigol è il signor Bigol, i picciomerda sono i picciomerda, il ragno (padrone di casa) è il ragno, e così via. Solo che la differenza fra tutti questi e Alice e Selene (ci sarebbe anche la bicicletta Gina, perché non c'è due senza tre) è evidente. Così evidente da non poter significare niente.

Se non ci fossero loro, questo romanzo sarebbe un grande buco nero che risucchia ogni briciola di vitalità, facendoti divertire, questo sì, perché non ci si può non divertire tra picciomerda, sbucciacieli, remi che parlano, panchine-animali, foturristi (foto-turisti-torre), gli elefanti, etc. ma un bel buco nero. Così è un buco nero con una luce che, chi sa come mai, si vede in lontananza e non sembra essere risucchiata. È un buco nero, come il buco del ragazzo che non riesce a ricordarsi bambino, chi sa perché (si scoprirà il motivo? Forse sì, forse no).

Ci sarebbe da dire qualcosa anche sulla costruzione, di questa storia di formazione, come ad esempio che c'è un'alternanza fra parti che potremmo definire teatrali, e parti, più corpose, scritte in prima persona, in flusso di coscienza. Nelle parti teatrali (metateatrali, a dirla tutta, dato che i personaggi sono in attesa di andare ad uno spettacolo teatrale, appunto, di esserne protagonisti) si trovano però elementi (aspirapolveri, macchinine, gesti che si ripetono, la torre, bambini, bambino grande...) che le legano a quelle più propriamente romanzesche, tanto da renderle come due espressioni diverse di una stessa voce. Espressioni diverse che trovano una stessa strada nel finale. Delle invenzioni lessicali ho già scritto, e secondo me sono tra le cose più felici che si possano incontrare nella lettura, perché aprono verso sguardi diversi su ciò che ci circonda. Oh, sì, si incontrano, come si suol dire, periodi molto lunghi, ed altri brevi, e addirittura, verso la fine, un uomo con cappello da mago parla in maghese, il numero di citazioni più o meno nascoste, per quel che ne ho potute riconoscere, è alto, e si può dire che l'autore abbia pieno controllo e consapevolezza della sua scrittura...ma, onestamente, non mi potrebbe importare meno di queste cose se ciò che è scritto non mi avesse colpito in qualche modo. Voglio dire, potrei scrivere tutti gli autori che mi ha fatto venire in mente durante la lettura (cosa dire del nome dell'autore, Boris Virani, che ne ricorda un altro del secolo scorso) ma ognuno potrebbe dire i suoi, forse a ragione.

Per quel che mi riguarda, non mi sono dimenticato della nota, e mi è piaciuto comunque [questo ad un'altra persona può non dire niente, in effetti è una cosa che non la riguarda (e non riguarderà i lettori delle ristampe), ma per me è importante].

Tirando una somma su tutte queste considerazioni mi viene da dire: Leggetelo. Secondo me merita.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Boris Virani (?), classe ‘88, nasce a Pistoia. Diplomato al liceo classico, si trasferisce per studiare in una delle tante facoltà dell’Università degli Studi di Pisa. Nel 2011 pubblica il suo primo romanzo, Mangia la zuppa, amore, presentato al Premio Strega da Paolo Ruffili e Predrag Matvejevic.

Boris Virani in rete: http://borisvirani.tumblr.com/

per semplicità rimando alla sua pagina web anche per quanto riguarda le interviste: qui

e le recensioni: qui

Edizioni Il Foglio: http://www.ilfoglioletterario.it/index.html

andrea brancolini, maggio 2011

ISBN/EAN: 
9788876063121

Commenti

[Virani Boris - Mangia la

[Virani Boris - Mangia la zuppa, amore] Tirando una somma su tutte queste considerazioni mi viene da dire: Leggetelo. Secondo me merita.

[virani] carico in home!

[virani] carico in home!

[Virani - Mangia etc] Secondo

[Virani - Mangia etc] Secondo me qui dentro questo libro piacerà a diverse persone...

[Virani] Questa tua

[Virani] Questa tua recensione conquisterà sicuramente molti potenziali lettori.

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[Virani - and] Speriamo..soprattutto chi avrà la pazienza di leggersi questa cosa di circa 7000 caratteri, ahah! Merita davvero. Ecco, per dirne una, come descrive il trucco di una cameriera: "È afflitta, come molte, da totanite oculare: due piccoli anelli viventi, neri e frementi, incollati intorno agli occhi." (pag. 89) o una parte dell'effetto-zuppa in cui vede iguane: "Avevano scavato grattacieli ed eretto pozzi, i maschi avevano scoperto la vanità delle lampade artificiali, le femmine iguane la libertà del topless, e tutti pisciavano esistenzialismo o cacavano realismo, qualcuno entrambi..." (pag. 74). In somma io mi sono divertito.

[virani] sembra interessante,

[virani] sembra interessante, dai - anche se mi sembra che l'identità dell'autore non sia proprio autentica:))).

Il tuo pezzo è molto ispirato. Trascinante. Piace, piaciuto molto.

[Virani, Franchi] Leggi

[Virani, Franchi] Leggi qua:"Sono un fuso orario che aspetta un altro fuso orario, in questo orologio, mentre fuori il tostapane albeggia. Sono un affamato che aspetta la zuppa, in questa cucina, mentre fuori piovono piccioni. Sono un amico dei cani che aspetta la campagna, in questo negozio di animali, mentre fuori le biciclette scampanellano. Sono un malato che aspetta un infermiere, in questo ospedale, mentre fuori la gente si taglia i capelli. Sono un venditore di aspirapolveri che aspetta l’indirizzo, in questa città, mentre fuori la prostata vede il mondo. Sono un elefante che aspetta un taxi, in questo deserto, mentre fuori il coinquilino guida una carovana. Sono un attore che aspetta di andare in scena, in questa vita, mentre fuori i manichini giocano a biliardo. Sono io e aspetto, in questo mio mondo, e intanto ammazzo il tempo: lascio cadere una monetina e la raccolgo."Non è un estratto del libro, ma non so, mi ricorda qualcosa tipo "Sono una foglia che pesa ottanta chili. Sogno refoli di vento. Sono una batteria che si sta ricaricando. ...." mica importa che continui, vero? Comunque, ci sono parti nel libro che ti piacerebbero.

[virani] suona famigliare,

[virani] suona famigliare, sì:)

[virani] quello che leggo mi

[virani] quello che leggo mi incuriosisce, e poi c'è Alice... dovrei leggere il libro e penso che lo farò, spinta sia dalla curiosità per il testo che per l'autore che è pistoiese! mi sembra di capire che c'è un retroterra di letture ben definite il che non fa male anzi, specialmente quando si è all'inizio.  ma dove si nasconde nella città-cimitero (così oggi mi ha apostrofato un flautista tedesco in via degli orafi: "tu vivi in un cimitero!"), questo ragazzo?

[virani] mi sa che si

[virani] mi sa che si nasconde molto bene:))

[33] Noto ora che è il mio

[33] Noto ora che è il mio 33esimo pezzo sul sito. Va beh, si fa per ragionare, uhahahahah!

[branco] ne approfitto per

[branco] ne approfitto per ribadire: tutto BRANCO in Lanke: http://www.lankelot.eu/autori/andrea-brancolini

[virani] Ringrazio il

[virani] Ringrazio il recensore, perchè non è facile scrivere una cosa bella come questa. Mi ha appassionato tanto la recensione quanto il libro di Boris. Complimenti!

[Virani, Lupi] Ehm. Prego.

[Virani, Lupi] Ehm. Prego. (non so cos'altro dire..)

[virani, lupi, branco] sarà

[virani, lupi, branco] sarà la toscanità...;)

[Mangia la zuppa, amore]

[Mangia la zuppa, amore] Regalatelo per Natale!! O per Capodanno!! Per l'Epifania, che tutte le feste si porta via!!! Oppure così, perché vi va.