Viola Monica

Tana per la bambina con i capelli a ombrellone

Autore: 
Viola Monica

Ho letto questo romanzo perché me l'ha consigliato un'amica. Tra l'altro, un'amica che è in Vibrisselibri. Me lo sono scaricato e l'ho letto. Nonostante avessi chilometri di pregiudizi. E pure curiosità. Curiosità. Non leggo molti libri di donne, sono in netta minoranza nelle mie letture, senza che ci sia in effetti un motivo particolare, ogni volta che mi è capitato di leggerne sono rimasto ben soddisfatto da quel che avevo letto, solo che entrando in libreria, e alla fine trovandomi a scegliere, ecco che scelgo un qualche autore, e non una qualche autrice. E dire che per qualche tempo mi sono letto la Yoshimoto, forse l'unico caso, per me, di lettura femminile che si è ripetuta. A parte quella su internet. Nelle mailing list in cui sono iscritto. Non so perché. Ogni tanto mi riprometto di leggere più opere di donne, e magari ne leggo una e poi mi fermo. E così via, vado avanti in questo modo. Ma i chilometri di pregiudizi non sono questi, riguardavano invece la lettura sullo schermo, che dopo un po' mi stanca, e sopratutto il fatto che questo romanzo venisse presentato come romanzo-verità. Questa cosa mi ha dato molto fastidio, e continua a darmela tutt'ora. L'accostamento della parola “verità” alla parola “romanzo” mi mette i brividi. La forma romanzo per me legata a doppia mandata con il termine “finzione”, piuttosto che altri. E non perché i fatti che vi si possono narrare siano più o meno effettivamente accaduti, o siano stati vissuti esattamente nel modo in cui sono scritti, ma per il motivo che “verità” toglie qualcosa al “romanzo”. Sui “romanzi” si può discutere, le nostre opinioni possono divergere, posso considerare buono ciò che per altri non lo è e viceversa, posso esporre le mie idee e riceverne altre, valide allo stesso modo. Ma su “verità” cosa posso dire? Faccio il relativista e dico che quella è la sua verità, non la mia, che esistono tante verità quante ne possiamo scrivere, e la parola “verità” è una questione che riguarda più la mia coscienza che non gli altri. Scrivere di un romanzo che è un “romanzo-verità”, presentare qualcosa in questo modo, a me non è andato giù. Avrei preferito allora “autobiografia romanzata”, per dire. Certo, “romanzo-verità” è più d'impatto, come negarlo? A chi può importare di una “autobiografia romanzata” se non è di una persona già ben nota? Invece di un “romanzo-verità”...la cosa è diversa. Forse è una prassi editoriale, non so. Forse si è voluto dare importanza alla scrittura, che con “autobiografia romanzata” certo non avrebbe avuto. Per l'impressione che dà, ecco. Si è seguito l'impressione. “Romanzo-verità” per me toglie sia a “romanzo”, che a “verità”. Un buon romanzo ci dice sempre qualcosa che sentiamo vero, anzi, solo i buoni romanzi li sentiamo veri. Così, invece. Così ho cominciato a leggerlo con questi chilometri di pregiudizi.

La scrittura corre, e corre veloce. I capitoli sono tutti brevi, o molto brevi, ne finisci uno e cominci l'altro, ti dici, spengo il computer dopo questo, e continui. Avviene tutto in modo naturale.

Hai divorato un terzo del libro senza accorgertene. Quaranta pagine a fila incollato allo schermo. Chiudi e pensi, “Romanzo-verità”. Ti viene voglia di buttare questa unione nel cestino e non recuperarla mai più. Perché il libro ti prende, e senza quella parola te lo saresti goduto di più, mentre ora ci continuerai a fare i conti ogni volta che ti fermerai, perché ti sembrerà che ti abbia tolto qualcosa. Ed è vero che mi ha tolto qualcosa. E tutto il mio leggere è stato inficiato da questo pregiudizio. Quando ho finito di leggerlo, questo romanzo, mi è dispiaciuto. Mi è dispiaciuto perché avrei continuato. Mi è dispiaciuto perché di sicuro mi sono perso qualcosa. Mi è dispiaciuto perché la scrittura meritava “romanzo” da solo. La storia, che segue la formazione di una bambina nella Roma degli anni '70, è scritta con un'impressione di naturalezza che colpisce. Le cose accadono, e così vengono registrate. Non è mancanza di sentimento, non è freddezza, tutt'altro. E' un narrare non morboso, non voyeuristico, né tantomeno vittimistico. Questo ti rimane dentro, perché avverti distintamente le ferite, le cicatrici, il tempo che ci mettono per formarsi. La bambina subisce violenze, e ne fa, anche, nell'illusione che questo le restituisca qualcosa. Tana per la bambina coi capelli a ombrellone. Tana. La tana è un rifugio, chi ci arriva è salvo. Da noi quando si gioca non si usa questa parola, se ne usa un'altra, “bomba”. Ma questo ora non c'entra. Dicevo piuttosto della tana. Con i capitoli che sembrano nascondigli, sempre più vicini (e più pericolosi, dolorosi) alla tana. Tana che arriva per traumi, personali, familiari, dopo essere in qualche modo caduta dalla vita la protagonista ci giunge. La vita è quella che ha vissuto, e che vivrà. Quella con cui, infine, si riesce a fare i conti senza farsene schiacciare. Che quando ci schiaccia non è vita. E' altro.

Questo romanzo è un bel romanzo. Che si fa leggere con passione, con trasporto. Che ci racconta qualcosa. Nel mio caso mi narra cose distanti, per il tempo in cui sono accadute e per i luoghi, ed altre vicine, la composizione familiare numerosa. E' un libro intriso del tempo e della società che racconta, che altre persone avranno vissuto in maniera diversa, in cui alcune si ritroveranno ed altre diranno il contrario. Ah, potrei anche dire che la scrittrice usa periodi perlopiù brevi, et similia. Ma direi poco. Quasi niente. Poi, non le so fare queste cose. Ma è un libro da leggere, e che ognuno scopra qual è il suo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Monica Viola è nata a Roma l’anno in cui nasceva il beat. Ci abita ancora, infelicemente impiegata. Questo è il suo esordio narrativo. (dal sito dell'autrice )

Viola Monica, Tana per la bambina con i capelli a ombrellone, ed. VibrisseLibri, 2007

Il libro è disponibile (per ora) solo in rete, scaricabile gratuitamente in edizione elettronica in pdf, sul sito VibrisseLibri

Approfondimento in rete: progetto VibrisseLibri
Sul romanzo, vedere la pagina “recensioni” sul sito dell'autrice.

 
Andrea Brancolini, dal 27 giugno 2007

ISBN/EAN: 
0000

Commenti

Spero sia tutto ok. Prima o poi, prometto, ci tornerò, su questo romanzo. A voi.

"Non leggo molti libri di donne, sono in netta minoranza nelle mie letture, senza che ci sia in effetti un motivo particolare,"

> :).
I miei cinque nomi in narrativa:
Amélie Nothomb - sino al 2003 incluso, tutto.
Cfr. archivio del sito.
Agota Kristof - assolutamente, e in particolare "La trilogia della città di K". Cfr. archivio.
Vanessa Jones, "Dodici", soprattutto se apprezzi Coe. Cfr. archivio.
La nostra Caroniti, anche se è difficilmente reperibile.
Infine, anche se da queste parti credo non se ne sia mai parlato, la Blixen.

(ottimo spunto...)

"Questa cosa mi ha dato molto fastidio, e continua a darmela tutt?ora. L?accostamento della parola ?verità? alla parola ?romanzo? mi mette i brividi. La forma romanzo per me legata a doppia mandata con il termine ?finzione?, piuttosto che altri. E non perché i fatti che vi si possono narrare siano più o meno effettivamente accaduti, o siano stati vissuti esattamente nel modo in cui sono scritti, ma per il motivo che ?verità? toglie qualcosa al ?romanzo?."

> applausi e condivisione totale. Non solo per ragioni ideologiche o estetiche, è proprio per questione di logica.

"Avrei preferito allora ?autobiografia romanzata?, per dire. "

> esatto, e altro scrosciante ed emozionato saluto al Brancolini. Non è questione sottile come può apparire, tutt'altro...

"Ah, potrei anche dire che la scrittrice usa periodi perlopiù brevi, et similia. Ma direi poco. Quasi niente. Poi, non le so fare queste cose."

> sì che le sai fare, e se ci trascrivi qualche passo te ne do subito la prova. Aspetto.

mamma mia. ero riuscito a scrivere il titolo, il titolo, sbagliato. "dai" invece che "con i". ho aggiunto anche che il libro è scaricabile gratuitamente!!!! mi ero dimenticato, eh.
ciao;-)
ndr

eticamente, quanto a 'romanzo-verità', condivido al 100%.
ma sono strategie, no?
ti fanno arrabbiare, ti stimolano il pregiudizio, ma ti fanno pensare. e farti pensare è lo scopo primo, non ultimo;)

leggere al pc è una cosa che odio, preferisco stamparmeli, quando posso.
la carta è emozione. la rilegatura anche, ehehe!

e leggi autrici donne, magari fattene consigliare, ma ce ne son tante che valgono qualcosa, viaaa!
:)

sì, sono strategie, sì. però vabbè.
mi han detto di massei, vedrò un po';-)
per l'intanto sto leggendo con la mia ragazza Amoramerica, di Maruja Torres, e mi piace. poi st'estate leggerommi foster wallace (infinite jest) traduronne qualcosa (ho un racconto a metà) sperando di migliorare piano piano nella traduzione. poi beh, ieri a un esame c'era una prof alla stanza accanto che faceva pulizia, gettava un sacco di libri di piccole case editrici, di scrittori/scrittrici sconosciute che. non so, probabilmente glieli avevano spediti per. non saprei. non credo li avesse comprati lei. bah. così ne ho presi 5. eheh. si vedrà, si vedrà.

e cercherò di leggere donne, sì. magari comincio dalla woolf, eh?

però ho letto presciuttini, che mi pare tu conosca...o mi sto sbagliando con qualcunaltro?

ciao;-)

Non avevo mai posto attenzione alla questione autore/autrice. Pochissimi i nomi al femminile che mi suonano familiari: Allende, Nothomb, Kristof, (Santacroce in negativo). Per quello che riguarda la poesia, invece, penso a Dickinson e Merini.

"Un buon romanzo ci dice sempre qualcosa che sentiamo vero, anzi, solo i buoni romanzi li sentiamo veri".
Concordo in pieno.

ai anche questa l'ho prima letta, ma senza tempo non avevo commenti. Non che adesso sia ispirato. Però devo dire che la recensione m'è molo piaciuta. Sul resto, ti dirò. Magari lo leggo per davvero, senza bugie.

9. è una cosa cui mi hanno fatto pensare alcune persone negli ultimi anni. e la cosa strana è che, in rete, trovo la scrittura femminile molto più interessante di quella maschile, e non so perché. sia racconti che altro. mah.

10. non posso che sperare che tu lo legga. perché merita. e non è un libro facile, a dispetto di una scrittura che si lascia (almeno per me è stato così) divorare. contento che ti sia piaciuta la rec, grazie.

11. il problema è questo: quando accedo al sito dopo qualche tempo (ahimé. mala tempora), recepisco suggerimenti per sei -sette mesi di durata. Devo pure fare i conti con il mio stipendio :-). Si, comunque ribadisco, il titolo del libro mi intriga e la recensione mi è piaciuta. e mi piacciono i libri da divorare che non sono facili :-)

12. beh, questo per lo stipendio è ottimo. si scarica gratis dal sito;-)

Mi ero dimenticato. A suo tempo, ovvero qualche tempo fa, tipo inizio anno 2008, è uscito per Rizzoli, con un "capitolo" in più. Lessi questo ultimo capitolo per capire se poteva dire qualcosa in più, ma non aggiunge o toglie niente al romanzo. Quindi scaricatelo, stampatelo, fatelo rilegare, vi costerà sempre meno dell'edizione Rizzoli, credo. A meno di non trovarlo a metà prezzo o cose del genere.
Torno anche sulla questione "romanzo-verità".
Certo è stata un'operazione pubblicitaria, e via dicendo. Però non vi si narrano, come dire, fatti esterni a chi scrive. Mi spiego su "fatti esterni": secondo me un "romanzo-verità" si può meglio presentare per un libro che tratti di argomenti su cui chi scrive è molto informato etc. Nel caso di una autobiografia romanzata, chiamarla "romanzo-verità" mi appare, ancora, eccessivo. Dato che mi sembra chiaro che chi scrive...la propria vita...possa solo cercare di falsificarla...credo. Non so se si capisce tutto questo discorso.
Comunque, come scrivevo, "è un bel romanzo".
Aldilà della strategia promozionale, mi ha lasciato qualcosa. Quindi va bene :-)

p.s. leggo ancora poco libri di autrici. ancora molti mondi da scoprire.

bravo Andrea.