Viera Felix Luis

La que se fue

Autore: 
Viera Felix Luis

Felix Luis Viera mette per un attimo da parte il discorso storico - sociale ("Il lavoro vi farà uomini" - romanzo edito in Italia da L’Ancora del Mediterraneo), il rimpianto per la Patria lontana ("La Patria è un’arancia" - raccolta inedita) e il resoconto politico del quotidiano ("Inglaterra Hernandez", prossimamente edito in Italia da Il Foglio Letterario) per raccogliere cinque sillogi di poesia erotica composte dal 1976 al 1988 nel volume antologia "La que se fue" ("Quella che fugge"). Il libro esce in Messico, pubblicato da un interessante editore di poesia come la Red de los poetas salvajes, che si esprime in rete sotto forma di blog lirico (http://reddelospoetassalvajes.blogspot.com). "La que se fue" è una selezione di poesie edite, 25 liriche, introdotte da una citazione di Antonio Machado e da una dedica al nipotino che sta per nascere. Si tratta di poesie giovanili, rivisitate e selezionate per osservare il passato con l’occhio disincantato dell’uomo maturo. Sono liriche erotiche velate di nostalgia e di rimpianto, nelle quali il poeta si mette a nudo e ci mostra i segreti più reconditi della sua anima. L’amore e il disamore seguono il ritmo blando di languidi boleri senza musica, tra parole pesanti e ricercate, immagini metoforiche ricche d’effetto e suggestioni barocche. La poesia di Viera è un canto alle donne che fuggono, che scappano di mano, che non tornano, ma è anche un modo per riscoprire il passato e rivivere la giovinezza perduta. Traduco la lirica "Dama de la noche", estrapolata dalla silloge "Prefiero lo que cantan" (Preferisco quelli che cantano), composta nel 1988, per far apprezzare la musicalità delle liriche.

Dama de la noche
(noviembre de 1979)

Habita afuera la dama de la noche,
lleva cortinas portátiles prontas
a incendiarse
Tiene rajaduras de estrellas,
va con andar de danzarina, miel
en cada poro,
violines y guitarras en su voz.
Habita afuera la dama de la noche.
Hay que buscarla.
No hay viento ni paredes ni árbol ni adoquines
que no perfume con su aire.

Para los que ahora, piensan en ella,
solos y cerrados en la noche,
aviso que está ahí
que habita afuera la dama de la noche,
todos pueden verla fácilmente
pero no vayan a tocarla
porque entonces se rompe
y hay que empezar de nuevo.


La dama della notte

Abita fuori la dama della notte,
porta con sè tende portatili pronte
a incendiarsi.
Possiede fenditure di stelle,
va con incedere da ballerina, miele
in ogni poro,
violini e chitarre nella sua voce.
Abita fuori la dama della notte.
Devi cercarla.
Non esiste vento nè pareti nè albero nè pietre
che non profumi con la sua aria.
Per coloro che adesso pensano a lei,
soli e chiusi nella notte,
dico che è là
che abita fuori la dama della notte,
tutti possono vederla facilmente
ma non osino toccarla
perchè allora si rompe
e si deve cominciare di nuovo.
Traduzione di Gordiano Lupi

Félix Luis Viera nasce a Santa Clara, Cuba (18 agosto 1945). Pubblca le raccolte poetiche: Una melodía sin ton ni son bajo la lluvia (Premio David di Poesia della UNEAC, 1976 - Ediciones Unión, Cuba), Prefiero los que cantan (1988, Ediciones Unión, Cuba), Cada día muero 24 horas (Editorial Letras Cubanas, 1990), Y me han dolido los cuchillos (Editorial Capiro, Cuba, 1991) y Poemas de amor y de olvido (Editorial Capiro, Cuba, 1994). Pubblica le raccolte di racconti: Las llamas en el cielo (Ediciones Unión, Cuba, 1983), En el nombre del hijo (Premio della Crítica 1983 - Editorial Letras Cubanas – Nuova Edizione nel 1986) e Precio del amor (Editorial Letras Cubanas, 1990). Pubblica i romanzi: Con tu vestido blanco (Premio Nacional per il Romanzo della UNEAC 1987 e Premio della Crítica 1988. Ediciones Unión, Cuba), Serás comunista, pero te quiero (Ediciones Unión, Cuba, 1995), Un ciervo herido (Editorial Plaza Mayor, Puerto Rico, 2003) e il romanzo breve Inglaterra Hernández (Ediciones Universidad Veracruzana, 1997. Editorial Capiro, Cuba, 2002. Presto tradotta in italiano da Ilaria Gesi per le Edizioni Il Foglio Letterario).
Il suo libro di racconti Las llamas en el cielo è considerato un classico del genere nel suo paese. Molte sue creazioni sono state tradotte in diverse lingue e sono uscite in alcune antologie pubblicate a Cuba e all’estero. Nel suo paese natale ha ricevuto diversi premi per il suo lavoro in favore della cultura. Ha diretto la rivista Signos, di proiezione internazionale e dedicata alle tradizioni della cultura. In Italia lo conosciamo per il romanzo più recente, Un ciervo herido, uscito come Il lavoro vi farà uomini (L’Ancora del Mediterraneo), un lavoro interessante che affronta il tema delle UMAP (Unidades Militares de Ayuda a la Producción). Felix Luis Viera denuncia con lo strumento del romanzo la piaga dei campi di lavoro rieducativo, veri e propri campi di concentramento realizzati a Cuba nei primi anni Sessanta, dove venivano confinati omosessuali, sacerdoti, santeros, rockettari e antisociali di ogni tipo. Il romanzo è stato ben accolto da critica e pubblico, è stato per cinque mesi tra i libri più venduti di Miami, ha circolato in Spagna, Porto Rico, Messico, Italia e altri paesi. Mi sono occupato de Il lavoro vi farà uomini con un’apposita recensione e in questa sede non posso che rimandare alla lettura. Felix Luis Viera sta per pubblicare il romanzo El corazón del rey, che racconta i primi passi della instaurazione del socialismo a Cuba, negli anni Sessanta, ma non abbandona la poesia e lavora alla raccolta La patria es una naranja, ispirata alla nostalgia per la terra natale e alla vita in Messico dal 1995.

Felix Luis Viera
LA QUE SE FUE
Antologia Poetica 1976 – 1988
Messico, 2008 – in spagnolo
RED DE LOS POETAS SALVAJES
http://reddelospoetassalvajes.blogspot.com
reddelospoetassalvajes@gmail.com

Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

Viera Félix Luis - Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Fidel Castro di gordiano
Viera Felix Luis - La que se fue di gordiano
Viera Felix Luis - Poesie di gordiano

ISBN/EAN: 
00

Commenti

Viera: "La que se fue"

Una nota di commento sull'espressione sopagnola adoquines, che indica le pietre usate dagli antichi romani per lastricare le strade. Ho tradotto con l'italiano pietre perchè nella nostra lingua manca un vocabolo efficace com adoquines che in spagnolo deriva dall'arabo.

Gordiano Lupi

ehm.
"Sampietrini", no?

In poesia era bruttissimo... come è brutto basolato...
L'espressione italiana per adoquines è basolato, un tipo di pavimentazione stradale, realizzato con basoli, grosse pietre irregolari realizzate da roccia eruttiva. Il basolato è la caratteristica pavimentazione delle antiche strade romane. La pietra che veniva usata dagli antichi romani era leucitite, benché questa venga correntemente ed erroneamente chiamata selce, risalente a 190.000 anni fa. Un particolare tipo di basolato che viene usato in tempi moderni è il basolato lavico.
Ho optato per pietre. Potevo scrivere selciato...
Credo che renda meglio la musicalità...

Gordiano

Saggia scelta. La musica ha sempre ragione.

Ho letto anch'io con interesse (e ora recupererò anche l'altra recensione). Domanda: dici che questo autore ha ricevuto premi in patria per alcuni lavori. Ma questo suo romanzo dove si parla dei campi di lavoro che accoglienza ha trovato a Cuba? Immagino l'imbarazzo dati i precedenti premi...

bella. da un annetto che non sentivo parlare di "adoquines".
avrei una domanda: detto che "pietre" mi sembra la scelta migliore, un'altra possibile sarebbe potuta essere "strade"?
Perché traducendo "pietre" si perde, mi sembra, l'indicazione della strada. Mi sembra che qui, a senso, Viera intenda che non c'è strada che non tenga il suo profumo. Non lo so, eh. E da questo punto di vista, forse "selciato" sarebbe l'unica parola per rendere in modo immediato sia il concetto di strada, sia quello di pietra.
Per niente facile, Gordiano.
Complimenti.