“Io sono Myra Breckinridge, che nessun uomo possederà mai. Cinta di un reggicalze e d’un solo sottoascella, ho tenuto a bada l’intera congrega degli isolani di Trobriand, una razza che non ha parole per chiedere o rispondere perché. Brandendo un’ascia di pietra, ho fiaccato le braccia, le membra, le palle dei loro più splendidi guerrieri, accecandoli con la mia bellezza, come faccio con tutti gli uomini, svirilizzandoli come King Kong, ridotto ad un mero, scimmiesco uggiolio dalla vaga Fay Wray, alla quale somiglio, di tre quarti dal lato sinistro, se durante la ripresa in primo piano la luce principale non è a un’altezza superiore al metro e mezzo”, (pag. 11) .
Impetuoso l’incipit di questo imbarazzante, spassoso quanto rivoluzionario romanzo, una delle opere migliori di Gore Vidal. Non lascia scampo la figura misteriosa della protagonista, Myra Breckinridge, che non cederà di un solo colpo sulla tortuosa via in una Los Angeles dominata dal mito del cinema. Non si perde in svenevolezze questa donna superando se stessa già dalle prime righe. Personaggio ambiguo che scrive in prima persona un diario suggeritole dallo psicanalista quale estremo rimedio nel tentativo di farle ritrovare un equilibrio che sembra esser stato perduto. Come, quando e perché sono domande che non ci si pone perché bastano quei passaggi iniziali per esser trascinati nel vortice della sua forza. Personaggio fitto di mistero che seduce con quella sua presenza che s’immagina impotente, autoritaria come gli atteggiamenti che svela in progressione nelle pagine del suo diario. Si fa beffe di tutti, Myra Breckinridge, compreso il vorace lettore, nel ruolo di una perfetta amazzone regina della giungla di ragazzotti che inseguono il sogno americano: la fama, il successo, il potere.
Non si sa dove provenga ma ha un obiettivo sicuro, quello di far crollare la sicurezza di taluni personaggi che si trovano già da tempo nella sua lista nera. Forte di un matrimonio falso con tale Myron s’infila nell’Accademia di recitazione di proprietà di Buck, lo zio del marito, protagonista fallito dello spettacolo, calandosi totalmente nel ruolo di giovane donna che sembra non avere età, prendendo a prestito volti e movenze del suo cinema preferito, quello che va dagli anni ’30 agli anni ’50, inzuppando di ghiotte citazioni ogni contesto in cui si trova, come se la sua vita fosse una grande e stupefacente finzione. Archetipo di una femminilità dominatrice si fa gioco di tutti quegli aspiranti attorucoli che veri attori non riusciranno a diventare mai, riuscendo a trasformare con crudeltà sadica la vita di due giovani innamorati che frequentano l’Accademia. Tutto nel tentativo di dimostrare il potere che riesce ad avere sugli altri, donne comprese. Tutto nel tentativo di ribaltare ruoli che sembrano cristallizzati nell’ideologia americana. Myra sa quello che vuole e lo afferra con gli artigli ben affilati senza tanti falsi pudori, senza reticenza e senza alcun pentimento.
Si percepisce tra le righe un passato oscuro, dominato dall’umiliazione e dalle lacrime ed ora questa donna ribalta i ruoli per provare ciò che gli uomini hanno sperimentato sul corpo di allora, sul corpo di Myron; sì, quando lei era ancora Myron. La transessuale Myra vive in una Los Angeles il potere assoluto dato da una personalità nuova, frivola, rinata dalle ceneri del disilluso Myron e si prende gioco anche di quello psicanalista che la tiene in cura, dopo l’operazione. Cadono tutti i miti sotto la penna di Vidal che si abbatte come l’ascia di un boia sradicando alla radice le certezze della società americana; si ribalta la sessualità tradizionale, con la destrutturazione del mito delle feste orgiastiche a cui Myra partecipa annoiandosi; crollano i miti del divo americano per cui tutte le donne perdono la testa, esponente estremamente rappresentativo dell’uomo virile che Myra odia. Il giovane Rusty è la vittima prediletta insieme alla fidanzata Mary Ann, gli unici due che dimostrano avere un qualche talento allo stato acerbo. Da moderna vampira, tra una lezione di empatia ed una di portamento, Myra gli succhia sangue e anima stravolgendo per sempre la loro relazione. Seduzione, sodomia e sadismo saranno le armi rivoluzionarie, sbandierando sfacciatamente sulle sue prede l’immenso potere della combinazione data tra donna e uomo, tra l’elemento maschile e femminile. Il mistero si dissolve quando sarà la sua stessa volontà a permettere la scoperta dell’identità nascosta. E solo in quel momento potrà decidere di tornare ad una vita normale, dietro le quinte della sua doppiezza, con le fattezze di un uomo calvo e con baffi nella felice famiglia americana che lo accoglie come se la sua esperienza di dominatrice non fosse mai esistita. Il suo piano folle si è frantumato in mille schegge impazzite, come quelle vittime che non riesce più a controllare. La femme fatale allora esce di scena, mettendo la parola fine alla parodia geniale e provocatoria in cui autore e protagonista sembrano essersi, per un attimo, confusi.
Gore Vidal aveva già sconvolto la puritana America con i suoi precedenti scritti che affrontavano tematiche forti e dolorose come le spine di una rosa che si conficcano tra le carni. Non si è mai risparmiato, in tutti i campi; saggi e romanzi sono mine vaganti che lasciano il segno ovunque si posino.
Lo scrittore, forte di una personalità dirompente che si riversa come fuoco liquido nella sua prosa, non cede di una virgola sugli argomenti che gli stanno più a cuore, scrivendo, in anni difficili, di omosessuali senza scadere negli eccessi (Jim, 1948), di sadici transessuali e di lesbiche masochiste (Myra Breckinridge, 1968), di argomenti religiosi (Julian, 1968) con la stessa convinzione che si respira nei romanzi storici o nella saggistica politica. Vidal continua ad essere, sempre fedele a se stesso, personaggio comprensibilmente scomodo che suscita polemiche in ogni ambiente che lui scruta con la lente d’ingrandimento: jet set, politica, istituzioni ecclesiastiche sono stati e sono ancora gli argomenti prediletti da trattare con perfida ironia dal suo punto privilegiato di osservazione.
Gore Vidal, da protagonista di una letteratura dominata dalla libertà dello spirito, “coscienza critica dell’impero”, come viene definito dai critici, in questo romanzo rivela la sorpresa finale nel cedere infine al perbenismo per tornare buono buono tra le mura domestiche americane, dopo la sferzante mortificazione del culto della mascolinità. I toni acuti, vorticosi di Myra si tramutano nel piatto, banale sceneggiato di Myron che rientra nei suoi panni, per un insulso incidente automobilistico, tanto che lui fatica a ritrovare se stesso nel diario di Myra: “essendo ormai provato che la felicità potrebbe saltar fuori anche nel giardino di casa vostra, solo se sapeste dove cercare”, (pag. 261) .
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gore Vidal nasce nel 1925 da un’importante famiglia americana che gli porta amicizie influenti e parentele di tutto rispetto, quali il senatore Thomas Gore e Jackie Kennedy Onassis. Il suo nome, tra l’altro, non è altro che una combinazione del cognome materno e paterno (Vidal). Figura dissacratoria e visionaria nell’America del secondo e terzo millennio non smette di lanciare provocazioni soprattutto ai danni dell’ambiente politico. Proprio questo suo modo di essere lo pone nell’occhio del ciclone di scandali che gli impediscono il lancio perfetto sulla scena politica. Continua, tuttavia, nella sua produzione (in particolar modo nel romanzo storico americano di cui è considerato maestro) a criticare gli eccessi della società americana, pur vivendo per la maggior parte del tempo in Italia, a Ravello. nasce nel 1925 da un’importante famiglia americana che gli porta amicizie influenti e parentele di tutto rispetto, quali il senatore Gore e Jackie Kennedy Onassis. Il suo nome, tra l’altro, non è altro che una combinazione del cognome materno e paterno (Vidal). Figura dissacratoria e visionaria nell’America del secondo e terzo millennio non smette di lanciare provocazioni soprattutto ai danni dell’ambiente politico. Proprio questo suo modo di essere lo pone nell’occhio del ciclone di scandali che gli impediscono il lancio perfetto sulla scena politica. Continua, tuttavia, nella sua produzione (in particolar modo nel romanzo storico americano di cui è considerato maestro) a criticare gli eccessi della società americana, pur vivendo per la maggior parte del tempo in Italia, a Ravello.
Tra le sue opere: “Williwaw” (1946), “Jim” (1948, pubblicato in Italia con una nuova traduzione ed il titolo “La statua di sale”, nel 1998), “Julian” (1964), “Washington D.C.” (1967), “Myra Breckinridge” (1968), “Riflessioni su una nave che affonda” (1969), “Burr” (1973), “1876” (1976), “Duluth” (1983), “L’età dell’oro” (2000), “La fine della libertà” (2001), “Le menzogne dell’impero e altri tristi verità” (2002), “Democrazia tradita” (2004).
Per il teatro scrive “L’uomo migliore”, 1960.
Gore Vidal, “Myra Breckinridge”, Bompiani, Milano,1977. Traduzione a cura di Vincenzo Mantovani. Prefazione di Claudio Gorlier.
Prima edizione: 1968.
Nel 1970 uscì la versione cinematografica con l’attrice Rachel Welch nei panni di Myra.
Originariamente apparsa su Lankelot.com

Commenti
"Impetuoso l?incipit di questo imbarazzante, spassoso quanto rivoluzionario romanzo, una delle opere migliori di Gore Vidal. Non lascia scampo la figura misteriosa della protagonista, Myra Breckinridge, che non cederà di un solo colpo sulla tortuosa via in una Los Angeles dominata dal mito del cinema."
> Non so se riusciremo mai ad avere l'archivio Vidal intero - d'altra parte non è ancora stato tutto tradotto in IT, manca, se non sbaglio, addirittura l'opera prima - ma mi piacerebbe se riuscissimo a discuterne e a discuterlo come nella stampa non più avviene. E questo nonostante tutti i suoi limiti - è "alternativo imperialista" ma è imperialista: americano - e il suo ego abnorme. Ti ci affezioni.
"Si fa beffe di tutti, Myra Breckinridge, compreso il vorace lettore, nel ruolo di una perfetta amazzone regina della giungla di ragazzotti che inseguono il sogno americano: la fama, il successo, il potere."
> Myra è Gore? ;)
"si ribalta la sessualità tradizionale, con la destrutturazione del mito delle feste orgiastiche a cui Myra partecipa annoiandosi; crollano i miti del divo americano per cui tutte le donne perdono la testa, esponente estremamente rappresentativo dell?uomo virile che Myra odia."
> è proprio Gore. E' lui che non si riconosce nella sessualità tradizionale, nel machismo, nell'eterosessualità: che rivendica l'ambiguità - cfr Palinsesto - e la dissolutezza, libertino come certi vecchi francesi.
"Lo scrittore, forte di una personalità dirompente che si riversa come fuoco liquido nella sua prosa, non cede di una virgola sugli argomenti che gli stanno più a cuore, scrivendo, in anni difficili, di omosessuali senza scadere negli eccessi (Jim, 1948), di sadici transessuali e di lesbiche masochiste (Myra Breckinridge, 1968), di argomenti religiosi (Julian, 1968) con la stessa convinzione che si respira nei romanzi storici o nella saggistica politica."
> Vero. "Julian" - è forse il romanzo sull'imperatore pagano, Giuliano l'Apostata? - in questo senso è paradigmatico.
Dovresti scriverne...
"Gore Vidal, da protagonista di una letteratura dominata dalla libertà dello spirito, ?coscienza critica dell?impero?, come viene definito dai critici, in questo romanzo rivela la sorpresa finale nel cedere infine al perbenismo per tornare buono buono tra le mura domestiche americane, dopo la sferzante mortificazione del culto della mascolinità."
> Forse è una coscienza critica meno caustica di altre - che so: Chomsky, o cambiando generazione e stile di narrativa Everett - ma è coscienza senza dubbio. Massimalista, ma non negazionista. Apologetica, nella critica, a volte sì - e forse involontariamente. E' intriso della loro (antica) grandezza. Perduta grandezza.
dorei ritrovarlo Julian. Avevo Myra e Burr dai miei. Ma quando ho letto Myra avevo pensato che Vidal era tuo, in particolar modo Giuliano (sì è Julian), perché ne avevamo parlato a suo tempo.
1. Myra è impetuosa...e ti ci affezioni, sono d'accordo. Myra è Gore e per certi versi,è un libro profetico. Ho letto che è tornato in America... ?essendo ormai provato che la felicità potrebbe saltar fuori anche nel giardino di casa vostra, solo se sapeste dove cercare?, (pag. 261) .
6, vero, sì. Giuliano poi è stata una lettura bizzarra (ma ne riparleremo post schede, tra i commenti) e accaduta post anni intervallati da epifanie dell'ultimo pagano nella mia vita:).
1. Sì, è tornato in America. Ma è egualmente molto attento a ciò che scrivono e dicono in IT su di lui - e si dice controlli personalmente la qualità delle copertine;)
6, sì, c'è qualcosa di famigliare, dna condiviso, forse nella presunzione e nella nostalgia della grandezza - nella cattiveria comunque mai nemica della patria. Sounds familiar.