Vidal Gore

Duluth

Autore: 
Vidal Gore

This is real, not fiction, cantavano qualche anno fa i misconosciuti Girls Against Boys. Così è “Duluth” di Gore Vidal, romanzo della sit-com delle nostre esistenze, originariamente edito nel 1983. Venticinque anni e non sentirli affatto; giocando piuttosto sul delirio della società postindustriale postmoderna, l’ultima o una delle ultime derivate dall’errore dello Stato Moderno: negazione dell’essenza, dell’identità, delle interazioni sociali d’antan. E allora, a voler essere onesti, rivendichiamo le distanze; Franchi che scrive di Gore Vidal è quasi un ossimoro: io sono un letterato molto minore di nemmeno trenta anni, Vidal è un punto di riferimento ineludibile per decifrare dinamiche occidentali – in senso lato – ed essenza statunitense (l’unica possibile: quella catodica, la nuova propaganda). Calvino idolatra la sua capacità, e ripeto, siamo nel 1983: niente web, ad esempio, riuscite a immaginarlo?, ma dicevo: Calvino ammira la sua scissione; vive in Italia, e tuttavia sa ogni cosa degli Stati Uniti. Vidal aveva acquisito la chiarezza perfetta di chi se ne è andato, e vede everything in its right place, con una definizione almeno adeguata.

E per raccontare la decadenza precipita e sprofonda nel balocco televisivo, in quel non è che segna la congiuntura tra real e fiction, assimilando la menzogna letteraria al codice unico – assoluto – per descrivere (e non per decifrare: questo è appassionante, questo è determinante) la contemporaneità. La copertina di Maurizio Ceccato è un balocco che nessuna immagine d'anteprima potrà restituirvi: va aperta, richiusa, riaperta, richiusa; c’è un codice, in quel disegno, e una lastra dell’interno di quel televisore demodè che spiega più di quanto possiate pensare. Attinge all’essenza di Vidal: mostrare marionetta, fili della marionetta, non nascondere il master of puppets e tuttavia riuscire a incantare. Come se all’egida della fiction non esistesse limite, e non ci fosse termine.

Il termine è tutto quel che domandiamo.
Il termine è un privilegio.

La resurrezione diventa il pretesto per cambiare acconciatura dei capelli, nello spazio di una o due scene. La donna-poliziotto malata di sesso vale il delirio dell’astronave accettata come niente fosse. L’esistenza come involontario slogan pubblicitario; siamo intervalli tra una menzogna e una finzione, debordiamo nella palude del reale lobotomizzandoci di opportunità e ogni migliore auspicio. Va da sé che qui un senso si ritrova, in clausola, borgesiano romanzo dei romanzi: ma l’ondata di kitsch, interiorizzata, è una sassata che stordisce, e finiamo là. Dimenticando, magari, che siamo noi i pupazzi kitsch, è la vita che certe volte non può essere niente di diverso.

Proviamo a normalizzare questo articolo. Pizzico Stade sul New York Times: “The city of Duluth in ‘Duluth’ is bounded on one side by picturesque Mexico. On a clear day you can see the Pacific Ocean, 20 miles to the north. On a clear night you can see the "lights of the aurora borealis fill the entire southern sky like the long cold finger of some metaphor." By the palm trees lining the shore of Lake Erie, near the mouth of the Colorado River, is the black ghetto. Along ‘ethnic Kennedy Avenue,’ at the edge of the desert, is Little Yucat·n, a barrio populated by illegal aliens from Mexico. In the Duluth Woods swamp there is a cerise spaceship populated by illegal aliens form outer space. ‘Welcome to Duluth! The Venice of Minnesota,’ says Mayor Mayor Herridge (yes, the first name of Duluth's mayor is "Mayor") as he boards the spaceship.”

La Venezia del Minnesota, terroristi aztechi. Disorder. Ancora il Professor Stade, per orientarvi a dovere in quel che da europei non potremmo decifrare: “at least, ‘Duluth’ is not true to life. Besides slaps at television series such as ‘Dallas’, at historical romances, science fiction, Redbook (‘a magazine for the romantic career woman’), nonfiction novels, gossip columns, creative journalism whether hot or cold, and thrillers with ‘mucho macho’ terrorists or black super-studs, there are sideswipes at William Gass, James A. Michener, Ernest Hemingway, Norman Mailer, Thomas Pynchon, Jerzy Kosinski, Roland Barthes and the ‘boola-boola Yale’ critics”.

La morale della favola del letterato Stade è: Vidal si sta levando qualche sassolino. Le vittime e gli obbiettivi sono riconoscibili; non solo il serial tv “Dallas”, ma tutta una serie di protagonisti della vita pubblica di quegli States che aveva abbandonato. (quindi, pensa Calvino: come diavolo…).

La morale della favola del letterato di lingua italiana del 2007 è svincolata dalla pretesa di riconoscere, individuare e segmentare i nemici e gli obbiettivi dello scrittore di West Point. Mi stuzzica il gioco della confusione tra real e fiction, tra fiction catodica e letteraria che in realtà è più vera e credibile di certe vite: della menzogna e della stupidità che tutto inquina, del gioco delle apparenze che tanti e a fondo illude. Non nascondo che, decifrato il meccanismo, la scrittura stanca, e sembra annacquarsi per andare incontro a non so quali logiche: ma importanza adesso non ne ha. Ha importanza ricordare e ribadire che nel 1983 c’era chi si prendeva gioco di quella che sembrava la nuova cultura pop, e non badava a darle dignità e senso; piuttosto, badava a mostrarne la nulla sostanza, l’apparenza plastica, la coincidenza con la stupidità di certi nostri dialoghi: con l’inutilità di certe nostre interazioni. Col non senso che io non ho: io non è, niente.

Maurizio Ceccato e Gore Vidal mi hanno invitato ad aprire quelle vecchie televisioni che io non guardo più da un po’. Non credevo di ritrovare, tra documenti falsi e qualche luccicante lustrino, ritagli di giornale e memorie rimosse, qualche goccia del mio sangue. A loro due mi dichiaro debitore.
This is real, not fiction. This is one chance, in a lifetime.

Sempre i Girls Against Boys. Il pezzo si chiama “One Dose of Truth”. To whom it may concern. Lascio a Calvino il privilegio e l’opportunità di raccontare un libro che un ragazzotto letterato ha saputo interiorizzare, lontano da tutto e lontano da sé, vivendo in una tela di De Chirico. Altrove, come altrove siamo tutti quando la patria non più esiste, è solo una fiction rubata alla realtà da una delle televisioni o dei periodici che ci informano: che niente io sono, e niente accade, sin quando non pretendiamo una dose di verità. Di quelle che ti ammazzano

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Eugene Luther Gore Vidal (West Point, New York, USA 1925), saggista, sceneggiatore e romanziere americano. Vive a Hollywood Hills. Debuttò pubblicando “Williwaw” nel 1946.

Gore Vidal, “Duluth”, Fazi, Roma 2007.
Traduzione di
Alberto Cellotto. Con uno scritto di Italo Calvino (“Vidal e il suo doppio”, 1983). Introduzione dell’autore. Progetto grafico e illustrazione di copertina di Maurizio Ceccato.

Prima edizione: “Duluth”, 1983. 

Approfondimento in rete: Wiki it / The Gore Vidal Index / NY Times / Time / La nota del traduttore

Gore Vidal in Lankelot:
 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2007

ISBN/EAN: 
9788881128259

Commenti

Il termine è tutto quel che domandiamo.
Il termine è un privilegio.

ma senti. vidal. eh. niente male sto pezzo, e lui mi incuriosisce (come, ahimé, praticamente TUTTO). prima o poi. ci vediamo;-)
ndr

ci vediamo sabato a Pisa, vecio. E ti chiederò scusa per il rincoglionimento, ammetto che sto un po' in debito di tutto: sonno, energia, lucidità. Mi ci vorrà una mesata per tornare in forma.
Ma finalmente ci vediamo. Pisa non è Duluth - immagino;)

libro potente, come no. pizzica stuzzica mozzica.
gnam.

Pezzo veramente bello, Gf, e lettura oltremodo interessante. Sono in un mare di cose e passo poco di qua ma qualche nota devo lasciarla :)

"siamo nel 1983: niente web, ad esempio, riuscite a immaginarlo?"

questa mi è piaciuta: riesco a immaginare eccome, avevo 15 anni. Né web né cellulari con tutto il corredo degli sms. Giornali, di ogni tipo, telefonate a gettoni - forse già a moneta (le schede mi pare arrivano qualche anno dopo) e radio "a manetta": radio locali di paese dove i programmi li presentavano i compagni di scuola improvvisati dj che svolgevano il ruolo delle mail e degli sms solo un pochino più pubblici. Noi ragazze ci sintonizzavamo a una certa ora per un certo programma per vedere se qualcuno ci dedicava una canzone: dichiarazione o quasi. E poi lettere, di carta, tantissime e bigliettini, e le agende rubate e scambiate. E libri che viaggiavano da una casa all'altra, da un banco all'altro...
Ve lo immaginate?

"E per raccontare la decadenza precipita e sprofonda nel balocco televisivo, in quel non è che segna la congiuntura tra real e fiction, assimilando la menzogna letteraria al codice unico ? assoluto ? per descrivere (e non per decifrare: questo è appassionante, questo è determinante) la contemporaneità"

Intrigante...

"L?esistenza come involontario slogan pubblicitario; siamo intervalli tra una menzogna e una finzione, debordiamo nella palude del reale lobotomizzandoci di opportunità e ogni migliore auspicio"

Sì, credo di comprendere ...

"Mi stuzzica il gioco della confusione tra real e fiction, tra fiction catodica e letteraria che in realtà è più vera e credibile di certe vite: della menzogna e della stupidità che tutto inquina, del gioco delle apparenze che tanti e a fondo illude. Non nascondo che, decifrato il meccanismo, la scrittura stanca, e sembra annacquarsi per andare incontro a non so quali logiche: ma importanza adesso non ne ha. Ha importanza ricordare e ribadire che nel 1983 c?era chi si prendeva gioco di quella che sembrava la nuova cultura pop, e non badava a darle dignità e senso; piuttosto, badava a mostrarne la nulla sostanza, l?apparenza plastica, la coincidenza con la stupidità di certi nostri dialoghi: con l?inutilità di certe nostre interazioni. Col non senso che io non ho: io non è, niente."

Ecco, qui direi si spiegano molte cose.
Bella davvero questa pagina Franco, non so se mettere in lista anche questa lettura (le nostre liste - quelle di tutti credo - cominciano a essere infinite) ma non dimenticherò la tua analisi, casomai mi imbattessi in questo libro o in questo autore.

Mia ottima Ilde,
grazie di cuore per condivisione, interiorizzazione, confronto. Sempre prezioso, privilegio mio. Danke.
Allora... "Noi ragazze ci sintonizzavamo a una certa ora per un certo programma per vedere se qualcuno ci dedicava una canzone: dichiarazione o quasi. E poi lettere, di carta, tantissime e bigliettini, e le agende rubate e scambiate. E libri che viaggiavano da una casa all?altra, da un banco all?altro?
Ve lo immaginate?"

> Solo come memoria d'infanzia. Per questo vorrei che tu ne scrivessi. Quando cominceremo a scoprirti narratrice? E' nelle tue corde.

"Bella davvero questa pagina Franco, non so se mettere in lista anche questa lettura (le nostre liste - quelle di tutti credo - cominciano a essere infinite) ma non dimenticherò la tua analisi, casomai mi imbattessi in questo libro o in questo autore."

> Vidal serve a intrattenerti - in questi due libri che ho presentato, nell'ultimo mese, è così - e a suggestionarti e farti andare per la tua strada. Lui è dall'universale al particulare. Parla di cose che appartengono a tutti e tutti riconoscono o conoscono per sprigionare l'essenza del suo pensiero. E' un sentiero solo apparentemente facile.

Ma io insisto molto, a latere, sulle copertine dell'artista Maurizio Ceccato. Di solito non m'azzardo a parlare di grafica e di stile editoriale, in un caso come il suo non posso che evidenziare il dono della creazione nella creazione. Che non è affatto comune, e nel suo caso è la norma. Lui fa sempre così, dà vita a un'opera nell'opera, è così, e non ricordo precedenti in Italia. Uno stile che s'affianca e incarna e rinnova quello degli autori. Quali che siano gli autori. Spero di intervistarlo presto. Pretende luce. Quanto mi piacerebbe collaborare con un art director come lui, per qualsiasi cosa... a voja a prendere a schiaffoni il tempo presente...

tornando a Vidal... produzione così sterminata che questi due mattoncini non sono che uno sbuffo. Mi ci dovrò dedicare, negli anni, non so come, ma con l'opportuna dedizione. Magari filologicamente corretta, a questo punto.
Ha scritto su Giuliano, l'ultimo pagano. Mio arretrato dal 2003. Chissà;)

danke!

To whom it may concern. Se insisto su MC è perché c'è un nuovo Pazienza, più netto e potente ancora, e dovetedobbiamo fare in fretta ad accorgercene.

Qui i GIRLS AGAINST BOYS.
http://www.gvsb.com/

e qua il testo in questione.

This is real
Not fiction
This is one chance
Of a lifetime
This is your chance
Of a lifetime
This is one chance
In the new reality

(All we need from you)
And all
We need
From you
Is one dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from you
One dose of
(All we need from you)
All
We need
From You
Is one dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from ya
One dose of truth

In a world of lies
Televised
Advertised
Commercial breaks
This is real
Not fiction
This is one chance
Of a lifetime

(All we need from you)
And all
We need
From you
Is one dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from you
One dose of
(All we need from you)
All
We need
From You
Is one dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from ya
One dose of truth

This is real
Not fiction
In a world of lies, televised
This is real
This is one chance

(All we need from you)
All
We need
From you
Is one dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from ya
One dose of
(All we need from you)
All
We need
From You
Is one dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from ya
One dose of truth
(All we need from you)
One dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from ya
One dose of
(All we need from you)
All
We need
From you
Is one dose of truth
(All we need from you)
Is all we need from ya
One dose of truth

http://it.youtube.com/watch?v=bgsCmekHUIg

e qua, per far tremare per bene i polsi, la loro vecchia cover di She's Lost Control dei JD

Mai letto Vidal e ovviamente una pagina come questa, acuisce la consapevolezza della lacuna.
Bello tutto, specie quando scrivi: "mostrare marionetta, fili della marionetta, non nascondere il master of puppets e tuttavia riuscire a incantare. Come se all?egida della fiction non esistesse limite, e non ci fosse termine".

(è un sospetto che comincio a nutrire. Sorridendo;) ).