Autore:
Vichi Marco, Gori Leonardo
Due vite negate, due mondi distanti che confluiscono nel dolore della schiavitù e si perdono nel sogno d’un amore che è speranza di rinascita e riscatto. Marek e Aleya sono la favola che non conosce il lieto fine e "Bloody Mary" è un noir intriso di rosso: rosso come i pomodori che lui è venuto a raccogliere nella campagna pugliese. Rosso come il sangue di lei ogni volta che un nuovo padrone la pesta fino a farle perdere i sensi. Rosso come la copertina stessa di questo libro scritto a quattro mani da Vichi e Gori e che, coerentemente con la linea editoriale di VerdeNero, sceglie la letteratura come terreno di lotta, come strumento di denuncia. Ancora una volta, quindi, la scrittura si pone a servizio di una storia che affonda le proprie radici nella verità più cupa e non si preoccupa di inventare, semplicemente racconta ciò che molti si ostiano a voler ignorare, spezzando il silenzio complice dietro cui si autorizza implicitamente la barbarie dello sfruttamento.
Ed è narrazione in terza persona con due voci distinte che si alternano nella descrizione delle due metà di quella che, nelle pagine conclusive, diventerà una coppia, arrivando pertanto a fondersi in una scrittura uniforme, parallelamente ai destini di entrambi i protagonisti che finiranno con l’incrociarsi. Marek e Aleya provengono da direzioni opposte, da Cracovia e dalla Nigeria. Approdano in Italia con addosso un passato di sofferenze e negli occhi la voglia di ricominciare, ma l’illusione svanisce presto. Le aspettative si sgretolano, i miti crollano, la speranza di una nuova vita si infrange di fronte alla disumanità di un sistema, che fa di loro meri ingranaggi di un meccanismo ormai collaudato. Niente mare, arte e canzone popolare, bensì la strada, la terra, il sole che spacca le pietre, la fame, la sete, lo smarrimento più profondo, la fatica e la mancata libertà. Prostituzione, violenza, schiavismo, smaltimento illecito dei rifiuti: conosceranno soltanto la faccia oscura del Belpaese. E le loro vicissitudini forniranno occasione per raccontare quel mondo di illegalità, ricatti, degrado e soprusi. Un mondo infimo regolato da quella brutalità che, noncurante, divide gli uomini in vittime e carnefici.
La polizia non salva e non succede come nei film, non c’è nessun moderno principe azzurro a trasformare Aleya in “Pretty woman”. Non c’è conforto: si vive il più totale abbandono, si è nudi e soli e fragili in terra straniera quando la persona con cui sei cresciuta ti vende al miglior offerente. O quando la famiglia non può sapere. Non deve. Come nel caso di Marek, che mente per preservare intatta la gioia infondata della madre, convinta della sua felicità. Si è perfino orfani della solidarietà di chi condivide la stessa malasorte: perché ci si dimentica di essere persone e si pensa solo a veder svanire un altro giorno, a trovarsi un angolo per lasciarsi andare, per provare a riposare e sognare una “dolce morte liquida”.
I due autori fiorentini vanno oltre la cronaca voyeristica dei tg che immortalano il solito via vai dei barconi stracarichi di immigrati in rotta verso le nostre coste, non si fermano ad osseravare: raccontano. Non si accontentano della dicitura “clandestini”, decidono di fornircene il ritratto, inabissandosi nel loro inferno quotidiano e restituendone la drammaticità attraveso uno stile lineare e scorrevole che fa dell’immediatezza la sua principale caratteristica. Righe scarne, senza artifici, senza moralismi: crude nella loro semplicità e che sfociano nel disincanto di un finale tristissimo, ma quanto mai sincero. Nessuna bugia, nessuna trasfigurazione in chiave fiabesca: in "Bloody Mary" l’amore non è rosso come la passione, è nero come la morte.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Marco Vichi è nato a Firenze nel 1957. Scrittore e curatore di antologie, scrive su quotidiani e riviste nazionali. I suoi romanzi sono pubblicati da Guanda. Nel 2002 è uscito Il commissario Bordelli, primo episodio della serie che ha per protagonista un commissario nella Firenze degli anni sessanta, cui sono seguiti Una brutta faccenda (2003) e Il nuovo venuto (2004). Ha curato l’antologia Città in nero (2006). Nel 2006 è uscito il romanzo Il Brigante, ambientato in Toscana nei primi dell’Ottocento. Nel 2007 è uscito Nero di luna.
Leonardo Gori (Firenze 1957) si occupa di fumetto e illustrazione da oltre trent’anni. Come giallista ha pubblicato per Hobby & Work Nero di Maggio (2000), I delitti del Mondo Nuovo e Il passaggio (2002), La finale (2003), Lo specchio nero e Il fiore d’oro (con Franco Cardini, 2004 e 2006). Nel 2005 è uscito per Rizzoli L’Angelo del fango, ultimo romanzo della serie del capitano Arcieri, che ha vinto il Premio Scerbanenco e il Premio Fedeli.
Nota: stampato su carta riciclata al 100%. Gli autori devolvono una parte delle royalties al progetto Salvaitalia di Legaambiente. VerdeNero è una campagna di mobilitazione contro l’ecomafia e il silenzio che l’avvolge, un’occasione concreta per affermare nel paese una nuova cultura della legalità a difesa dell’ambiente.
Angela Migliore, giugno 2009
Commenti
Cifra tonda: centocinquantesima recensione e promessa mantenuta.
oggi giornata di cifre tonde. 150° Migliore, 1000° Franchi:)
Stanotte commenti!
Gori, ammesso che non abbia cambiato mestiere e si sia dedicato soltanto alla scrittura e al fumetto, fa il farmacista nella mia zona. Insomma lo conosco di vista e mi ero sempre ripromesso di leggere qualcosa suo. Curiosità. Ecco questa recensione è un ulteriore incentivo, sperando sia la volta buona. (!)
2- Caspita, non c'è paragone! Ma mi piacciono le cifre tonde :)
3- Ah sì? Farmacista-scrittore, bel connubio!
http://www.leonardogori.com/curriculum.html
Qui dice soltanto che è laureato ma non specifica che esercita proprio. Eppure....
L'attendevo.
3 e 6. Ora gli porterai questa come ricetta...:O
Già. E scommetto che lui di rimando mi prescriverà un suo libro!
8. :)
L'avevo già avvistata questa tua pagina.
Beh, se avete letto Bilal di Fabrizio Gatti non c'è niente di nuovo.
Solo una cosa. Una domanda.
Ma se tutto quello che viene scritto su un certo tipo di sfruttamento del lavoro nero in stile neo-schiavistico nella nostra nobile Italia è vero, perché nessuno nelle alte sfere si incazza sonoramente? E l'opinione pubblica perché non deve sapere a meno che non scovi certi libri o stia su fino alle due del mattino per vedere certi filmati (Blu Cina, Come un uomo sulla terra, solo per fare un paio di nomi) che evidentemente non si vuole vengano visti?
O forse, sono tutte balle.
Ma se non lo sono, io non capisco in che razza di mondo mi è stato dato dato di vivere.
[Angela, non tolgo niente alla tua bella recensione. Solo che qui non si può fare letteratura, un po' come nel caso della Shoah, di cui oggi ho letto un'altra tua bella pagina... grazie.]
10. Forse la verità è che possiamo finalmente essere informati (o almeno: venire a conoscenza) di tante realtà che in passato non avremmo potuto indagare mai. Spesso lontane oceani. L'evoluzione tecnologica ci ha illuso di poter intervenire a distanza di oceani, come fossimo dio, quando in realtà fatichiamo a poter intervenire nelle nostre famiglie e nei nostri uffici. Ne deriva frustrazione, ma pensaci bene: cosa possiamo fare, come singoli o come movimento, per fronteggiare le ingiustizie? Concretamente, dico.
Affidare fondi a qualcuno? Spesso non sappiamo nemmeno chi sia.
Votare un partito? Ah. Eh.
Possiamo informarci e parlarne. Comunicare certe notizie a chi non le possiede o non le sospetta muove potenzialmente migliaia di persone, sino a chi può.
"conlcusive," in questo periodo sto facendo la segnalatrice di refusi....scusate se rompo, ma qui si usa.
Un libro che ci parla ancora una volta di queste tragedie, che però si fa ben poco per risolvere, purtroppo.
La segnalazione è ottima Angela.
Quanto alle ingiustizie...molto dura,parlarne va bene, ma non basta secondo me. Comportarsi da giusti nel proprio ambiente è già qualcosa; volontariato per chi può, direi, nelle modalità che ognuno preferisce e con le persone che gli paiono più affidabili.
La comunicazione è la miglior arma che possiamo utilizzare, nel nostro piccolo, in questa comunità. Ci sono argomenti che vengono trattati con notizie stringate oppure, come giustamente al commento 19), in programmi extra notturni. E poi ci sono approfondimenti, notizie,eventi di cui non si sa nulla perché non se ne parla.
Nel caso di specie, l'editore ha dato vita ad una collana che si serve del noir per raccontare dei fatti. E non per svilire il noir, ma credo che sia uno strumento che "acchiappa" più lettori portati a conoscere meglio (o in modo nuovo) certe situazioni, approfondite poi nel capitolo finale "i fatti" e nei fatti vengono descritte analiticamente le azioni portate avanti per contrastare certe situazioni, per lo più scottanti. Non dico che con questo si arriverà ad una risoluzione dei vari e tanti problemi che ci affogano, ma, almeno per quanto mi riguarda, allevia un po' leggere la cronaca delle indagini giudiziarie che portano all'arresto e al sequestro di innumerevoli quantità di beni o denari occulti, generalmente sottratti al fisco. E' una goccia in mezzo al mare, ma è goccia dopo goccia che si fa il mare. Il tacere, forse, è meglio lasciarlo ad altri.
L'importante è che che questa collana non venga presa per "fiction", per quello dicevo che non si può fare letteratura di queste cose. Le storie narrate da Vichi e Gori somigliano sorprendentemente alle testimonianze raccolte da Gatti.
Sì, ne siamo informati. Ci cambia qualcosa però tutti i giorni?
Dubito.
Eppure sì, possiamo fare. Come consumatori per esempio possiamo prediligere quelle ditte che dichiarano (certificandolo) che i prodotti distribuiti non ledono i diritti dei lavoratori).
I partiti fanno acqua Gf, tutti, sotto questo profilo, ma io per esempio mi tengo lontana da chi questi problemi li ignora o finge siano risolti (avete presente l'ultima pubblicità su lampedusa? Gli sbarchi sono finiti, evviva, evviva, turisti, accorrete... se non siamo ingenui, sappiamo dove molta di quella gente andava a finire - va a finire).
Le associazioni di volontariato: sì, ci sono, sosteniamole. Io conosco la realtà dei Comboniani, che opera nelle zone disagiate del sud (del mondo, soprattutto Africa e America Latina, ma anche d'Italia), leggetevi qualche numero di Nigrizia, forse c'è qualcosa anche sul loro sito.
Ma sono certa ci siano tantissime altre realtà (vengono nominate nel film Come un uomo sulla terra, che si occupa ANCHE del problema di sfruttamento del lavoro in Italia).
E certo, non smettiamo di parlare e di denunciare. Ma non solo qui, anche nei luoghi di lavoro, anche con gli amici (vi assicuro che c'è un'ignoranza abissale). E' l'unico modo per cominciare a sensibilizzare l'opinione pubblica. Forse.
Bel dibattito, scusate se intervengo in ritardo (il trasloco è una vera rottura di scatole).
In realtà credo di dover aggiungere davvero poco.
La linea editoriale di VerdeNero è molto chiara e secondo me merita grandi plausi. È letteratura a servizio della verità, mi piace definirla così, dove un libro diventa strumento di divulgazione, d?indagine e di denuncia. Forse non è letteratura strettamente ?creativa?, ma credo sfrutti appieno le potenzialità della scrittura come pungolo per la coscienza, e lo fa assumendosi la responsabilità di citare e documentare le vicende giudiziarie legate alle problematiche che decide di prendere in esame.
Non è da tutti, e non è affatto poco.
Alla fiera di Torino l?ufficio stampa e il responsabile editoriale hanno illustrato con enorme disponibilità le idee alla base di una scelta così radicale e significativa.
Io, da lettorice, non ho potuto che esserne contenta.
Scriverne qui è stata una necessità. Anzi in verità Lankelot mi è sembrato proprio il posto più adatto per dare spazio ad una collana del genere: laterale e coraggiosa.
Quindi, pienamente d?accordo con tutti (è quasi un miracolo). Giusto sensibilizzare alla concretezza del fare, ci sono tante associazioni di volontariato in cui poter prestare aiuto in maniera tangibile e personalmente quando posso lo faccio, mi fa sentire meno a disagio.
Giusto anche ribadire l?importanza dell?informazione.
Insomma una cosa non esclude l?altra. Anzi!!
Grazie a tutti per la condivisione delle riflessioni, scaturita dalla lettura della recensione e grazie a Marina per la segnalazione del refuso: appena correto : )
16 su Nigrizia devo tornare a guardare, interessante è anche il movimento Pax Christi, si occupa della pace ma anche dei migranti e il coordinatore nazionale inoltre è parroco a Murano, qui in zona.