Pantagruelico: agg., indica l'abbondanza e varietà di un banchetto, da Pantagruel, protagonista di "Pantagruel e Gargantua", serie di cinque volumi scritti da Francois Rabelais tra il 1532 e il 1548.
Per descrivere la personalità di Boris Vian è stato usato l'aggettivo pantagruelico. Banale, senzaltro, è l'accostamento con Rabelais, già considerato uno dei grandi padri ispiratori di Vian. Tuttavia l'aggettivo, gratuito quanto può sembrare, è appropriato per almeno due ragioni. Ne Il pensatore, racconto breve di Vian, Urodonico Spaccasassi, il protagonista, si rende conto che la professione di musicista gli lascia molto, forse troppo tempo libero. Per questo decideva di sfogare la sua furia nella letteratura. - Un racconto autobiografico? - Boris andò decisamente oltre.
J'irai cracher sur vos tombes. Letteralmente, Io scatarrerò sulle vostre tombe. Scritto sotto lo pseudonimo di Vernon Sullivan, questo è uno di quei casi in cui un romanzo non riesce a dire tutto quello che ha da dire senza qualche accenno riguardo la sua genesi. Siamo nel 1946 e Parigi è una giostra aperta a tutti: musicisti, giornalisti, poeti e scrittori in generale, nonchè ad un'ondata di talenti stranieri che ne invade le strade.
Io, in mezzo a quel casino immane, li immagino così.
Anti proibizionista ma non libertino, Vian è mezzo ubriaco - diciamo infervorato - al braccio di Raymond Queneau. I due parlano animatamente ma affabilmente. Fa un certo effetto vedere due come loro che parlano di qualunque cosa per le strade di Montmartre. Vian amava le strade. Gran parte della sua ossessione per il jazz era dovuta alla frenesia notturna della ville. Comunque. Non sono soli: insieme a loro è un circo di personaggi, prosatori, jazzisti afroamericani o afroafricani, giullari per vocazione. Per il solo fatto di stare insieme, di riunirsi nella notte, girando tra le caves, in una performance che era una jam session umana, avevano un nome preciso, loufoquerie, ovvero scienza ed umorismo in un crollo progressivo di ogni serietà. Io penso subito ad Amici miei di Monicelli.
Adesso, tra un bicchiere ed un altro, i due stanno discutendo sulla barbarica invasione. Anche oggi noi ne sappiamo qualcosa. Vian è convinto che la città di Parigi non sia altro che una nave negriera in maxi-formato. Che musicalmente e non solo, i suoi colleghi di colore vengano sfruttati quotidianamente. Che la tendenza a venerare qualsiasi prodotto di provenienza oltreoceanica sia frutto di una profonda immaturità culturale da parte del suo paese. Queneau ascolta divertito, forte del suo Zazìe nel metrò. Vian continua, tra il burlesco ed il cinico. L'assurdità di vivere in una città multirazziale sotto il predominio di una sola razza - Vian è bianco, razza caucasica. L'assurdo proiezionismo di credere che il jazz sia nato negli Stati Uniti.
Vi risparmio le altre battute. Si arriva ad una scommessa: scrivere un romanzetto à la americana ma anti-americano nel midollo. Vian accetta subito. Si deve capire che per romanzetto Vian intendeva i best-seller che spopolavano in Francia al tempo. E non bisogna nemmeno andare troppo lontano per trovare nomi. Anzi, il nome dell'odiato scribacchino che mischiava fantasia esotico-erotiche. Insomma, Vian ce l'ha proprio con Henry Miller, e non tanto per i contenuti o la morale dell'opera, quanto per un profondo rancore anti-americano.
La storia di Sputerò sulle vostre tombe è dunque un atto di guerra, una dichiarazione d'intenti, sicuramente una sonora esplosione dei testicoli di Vian. In perfetto stile fumiste. Intendiamoci: Vian era uno che schioccava le dita e subito accorrevano i migliori musicisti parigini, su questo non si discute. Tuttavia, il confronto tra jazz transoceanico e jazz di matrice euro-africana vedeva il trombettista schierato con la seconda, ben più sfigata coalizione. Possiamo considerare il romanzo come un colpo laterale che Vian volle infliggere alla cultura editoriale francese degli anni '40. Anche per questo il racconto narrato sembra un rifacimento all'odiato Miller e ai suoi Tropico del Cancro, Tropico del Capricorno e Primavera nera. Tuttavia, nella prefazione scritta dallo stesso autore, presente anche in questa edizione della Marcos y Marcos, Vian prende le distanze dallo scrittore americano, molto più esplicito nelle descrizioni dei rapporti sessuali, molto più di cattivo gusto, se volete.
Quella scommessa si traduce infine con un romanzo scritto - si dice - in sole due settimane e pubblicato dalla francese Le Scorpion, a cura di Jean d'Halluin. Una storia crudele, cattiva, con un gusto particolare per i cattivi sentimenti, censurato e bandito da certe elite culturali parigine. E' la storia di Lee Anderson, caso più unico che raro di un nero nato con la pelle bianca - qualunque cosa voglia dire -, libraio in una piccola ed anonima cittadina americana. Il ragazzo non fa fatica ad ambientarsi e in breve riesce ad entrare in una cerchia costituita da giovani e freschi rampolli dell'aristocrazia urbana. Il romanzo procede dunque per accumulazione, con l'autore che dosa sapientemente i ritmi, descrivendo feste, situazioni ambigue e morbose, libertinaggi vari e personaggi da noir - o meglio, da hardboiled. E' come se l'esuberante Vian avesse adattato in maniera incredibilmente personale proprio un vecchio film in bianco e nero degli anni '40.
Lee nasconde tuttavia un segreto, un profondo rancore che lo muove, lo spinge ad una forsennata quanto metodica ricerca. Tra una festa delle debuttanti ed un bagno in costume adamitico, il lettore si accorge infatti che le mosse di lee sono traggono ispirazione dal desiderio di vendetta, precisamente dal fuoco che lo spinge a far giustizia per la morte del fratello, ucciso durante un linciaggio. Adesso il giovane nero albino - non è la definizione più esatta - è pronto a colpire a sua volta: trova le sue prede in due splendide fanciulle del paese, ricche, tradizionaliste, con idee filorazziste, giovani ed illibate. Lee le trascinerà in una rete di inganni, sensualità e tradimenti. Carpirà la loro fiducia e il fiore della loro giovinezza, riuscirà nel suo macabro intento. Ma si spingerà troppo in là: brucerà tra le fiamme del suo stesso impeto.
Il libro è leggibile in tre giorni e anche meno: Vian scrive con una prosa formidabile, perfetta nell'intento di catturare il lettore senza bruciare però nulla del finale, riuscendo a mantenere intatta quell'iniziale alone di mistero. Violento, crudo, perfino eccessivo in diversi punti della narrazione - tutta la parte finale, ad esempio, è scritta con perizia ineccepibile, eppure si mostra in tutta la sua splendida efferatezza come un climax di incredibile violenza. Ma è comunque incredibile pensare che si tratti di un libro scritto in così poco tempo, un romanzo che doveva essere un perfetto prodotto commerciale, in realtà una bomba sovversiva e caustica, certamente un bel romanzo.
E' ironico che Boris Vian muoia - causa infarto - il 23 giugno 1959, proprio durante la prima del film tratto da Sputerò sulle vostre tombe.
Sputerò sulle vostre tombe, 1946, Francia, Edizioni Le Scorpion - Italia, Marcos y Marcos
Boris Vian nasce nel 1920 a Ville d'Avray, Francia. Si appassiona alla musica da giovanissimo e impara a suonare la tromba tascabile ("Trompinette"). In breve raggiunge un livello da professionista; Boris dice: "Nel 1938 incominciai a studiare la trombetta a rosolio e immediatamente raggiunsi il livello di Armstrong; la mollai per non privare il poveretto della pagnotta". Quasi per distrazione comincia a scrivere per le più famose riviste jazzistiche del periodo, come Downbeat, M.M., Blue Rhythm. La sua opera letteraria è articolata in 10 romanzi - tra cui quattro firmati Vernon Sullivan - e diverse raccolte di racconti e scritti vari. Ricordiamo tra gli altri "Lo strappacuore", "La schiuma dei giorni", "Vercoquin e il plancton".
VIAN in LANKELOT:
Commenti
"Che la tendenza a venerare qualsiasi prodotto di provenienza oltreoceanica sia frutto di una profonda immaturità culturale da parte del suo paese."
> attualissima la considerazione (torno a immergermi nella lettura)
Questo romanzo, una decina d'anni fa, mi segnò e non poco; in generale, la poetica di Vian mi affascinava parecchio. Questo tuo articolo, ispirato e intenso e estremamente lucido, rinfresca ricordi che avevo ingiustamente accantonato. Assieme al desiderio di tornare, un bel giorno, sull'opera di Vian. Accadrà.
Intanto grazie per aver restituito centralità a qualcosa di dimenticato... (inserisco io il codice Ean del libro, così da assicurarne la reperibilità anche sul web)
"Il libro è leggibile in tre giorni e anche meno: Vian scrive con una prosa formidabile, perfetta nell?intento di catturare il lettore senza bruciare però nulla del finale, riuscendo a mantenere intatta quell?iniziale alone di mistero. Violento, crudo, perfino eccessivo in diversi punti della narrazione - tutta la parte finale, ad esempio, è scritta con perizia ineccepibile, eppure si mostra in tutta la sua splendida efferatezza come un climax di incredibile violenza. Ma è comunque incredibile pensare che si tratti di un libro scritto in così poco tempo, un romanzo che doveva essere un perfetto prodotto commerciale, in realtà una bomba sovversiva e caustica, certamente un bel romanzo".
Ciò mi fa pensare che non ho mai approcciato Vian, e che evidentemente ho fatto male. Grazie della segnalazione, la tua prosa partecipata invoglia decisamente a leggerlo. Lo annoto. Provvederò;)
Il mio preferito di Vian, rimane:"La schiuma dei Giorni" che ho letto un mezza dozzina di volte. E dov'è facile intuire che Vian era un musicista oltreché scrittore.
Questo libro mi è piaciuto un po' meno. Ma davvero si fa divorare con una velocità assurda. Prende bene. E Vian è uno dei miei preferiti di questo genere.
Complimenti per la rec. E per la parte immaginaria :) eh eh
Vian è un autore micidiale; va letto assolutamente in francese, soprattutto per il numero inqueietante di neologismi e giochi di parole che affollano le sue opere. Perfino i nomi dei personaggi sono scherzi linguistici.
Oltre che come autore è conosciuto per le sue idee filoanarchiche e per alcune composizioni popolari ineggianti all'insurrezione civile non violenta. È stato disertore e difensore del principio di obiezione di coscienza.
A Trieste per la prima volta se ne parlò e rimasi stupito che qualcuno lo conoscesse fuori di Francia. Anch'io a questo punto ti consiglio la schiuma dei giorni.
L'ho comprato. L'ho trovato in oscar economica mondadori (scontato pure del trenta per cento: sono in promozione questo mese gli oscar), pagandolo poco più di 5 euro. In realtà cercavo "La schiuma dei giorni", di cui sono tutti momentaneamente sforniti, pare. Mi hanno detto che arriva tra poco, edizioni Marcos y Marcos. Lo comprerò e lo leggerò prima di questo, facendo seguire "Sputerò sulle vostre tombe" a ruota.
A posteriori sembra un romanzo di Joe Lansdale. RiPensandoci.
(ho un libro da segnalarti. Mi sembra nelle tue corde. Me lo stavo godendo in questi giorni: si tratta di "La ragazza che non era lei" di Tommaso Pincio, Einaudi, 2005). Chiudo qui l'OT, e mi scuso con te e con Vian;), ma se hai modo, ecco, procuratelo. Vado quasi alla cieca, conoscendo i tuoi gusti.)
L'avevo già sentito, Pincio. Credo scriva per Rolling Stones o riviste affini. Mi sa che lo comprerò allora. Cercavo giusto qualcosa per spezzare con Landolfi e Yehoshua. ;) Grazie, sai che mi fido dei tuoi consigli.
lo sto leggendo, poi torno a confrontarmi (tipo fra due anni eh, non vi aspettate nulla :-D)