Veronesi Sandro

Per dove parte questo treno allegro

Autore: 
Veronesi Sandro
Saga di sentimenti e istinti, di sfide all'assurdo e all'impossibile fatte con la lucida coscienza di sfidare, anche se non sempre sembra un gioco.
E si avverte una forte e vivida forza di avere, dettata dal richiamo inesorabile del legame familiare, che riesce a scollare l'anima dall'apatia: la voglia di giocare. Ancora. E di più.
Anche se non sembra possibile. Anche.
In barba alle convinzioni ed alle convenzioni.
Eccolo, un libro dimenticato, come le feste nazionali, come il precariato intellettuale, come.
Quando.
Adesso.
Storia semplice: un padre appena sfuggito agli strali dei finanzieri per celebrare il suo presunto moralismo che non trova scampo ai suoi donchisciotteschi investimenti da imprenditore incapace, cerca (e trova ma non trova) il proprio figlio in una Roma sonnolenta e calda, anzi afosa, in un estate fine anni ottanta e gli chiede, anche se ciò costa i rimbrotti velleitari e mai cinici, di fargli un favore. Recuperare il denaro di un conto segreto tenuto, ovviamente, in Svizzera. E la storia sarà il loro viaggio fino alla meta, con tutti i perché ed i ma del caso, visto la disastrata situazione familiare, con una madre di natura ondivaga e squinternata, ormai sparita come una bolla di sapone nell'aria dell'inneffabile, lasciando i due, il padre ed il figlio, alla ricerca di un equilibrio interiore ma anche nel loro contrastato rapporto.
Rapposto costruito su un'Impervia e dura voglia di sopraffare le decisioni dell'altro, una incommensurabile sete di stupire, una puerile ma non sorda e cieca voglia di sapere, di non sapere cosa fare. E allora ecco binari che non portano mai a stazioni di decisioni, una certa impermeabilità alle umidità farraginose della sicurezza eppur sempre incerta, il sogno di una tranquilla dormita riposante senza spasmi ed aneliti, un certo deserto emotivo condito però ad un onnipresente stupefatto e visionario sguardo infantile sulle cose e sulle persone.
E dunque faida di principi morali che si scazzottano violentemente con le inesattezze ed improbabilità che nutrono ed altresì affamano la vita, scintillio di raggi di sole e lune placide su giorni disordinati e notti insonni volti a recuperare un equilibrio seppur esso è ad un passo, basterebbe un certo senso di responsabilità

"
Per dove parte questo treno allegro" (1988), esordio di Sandro Veronesi, ultimamente affacciatosi alla ribalta inebriante e molto veloce del successo letterario (Premio Strega con "Caos calmo" nello scorso 2006), è un romanzo intimo e autobiografico, dove il nodo è un bislacco ma veritiero rapporto padre-figlio, uno specchio oltremodo speculare dell'altro, dove c'è un certo autocompiacimento quasi masochistico e molto auto-referenziale a scoprirsi nella altra parte nel momento esatto in cui si cerca di dividersi e di frapporre barriere, indifferenze, insofferenze.
Tutto si commistiona e si mette in dubbio, sulle ali di un sarcasmo venato di umorismo mai frivolo e tantomeno friabile.
Chi è il padre e chi il figlio, chi la saggezza e chi la ragione, chi dice la verità e chi ricorre come pratica abitudinaria all'arte della bugia senza però essere artista, un groviglio non inestricabile che però ribalta continuamente le posizioni e le certezze acquisite alla pagina precedente e che alla fine diverrà complicato e complicante perché sia per osmosi o sia per i misteri delle cellule in comune date dal legame di sangue, i ruoli si interscambiano e alla lucida impassibilità del padre e una certa comica e velleitaria impassabilità al dolore del figlio si cederanno il posto reciprocamente focosamente all' implacabile amore-odio del figlio tradito ed affascinato da quel Mitchum che gli è genitore.
Una frazionaria e frazionante composizione che innerva il composto e misurato romanzo, che certo non si evidenzia per brillante acume linguistico, per particolare innovazione strutturale o per maestoso contesto sociologico o geografico in quando tutto questo è mero sfondo anche spesso opaco per lasciare il primo piano ad azioni folli e disperate ma lucidamente cercate e consapevoli dei due, nella loro costante compresenza a volte assente e con la luce pallida ma ancor vivida della madre moglie traditrice e incerta che un bel giorno li piantò senza lasciare di sé tracce e profumi se non che il peso della sua irrimediabile irrequietezza e ormai assoluta distanza.
Un viaggio per l'Italia(etta) fine anni Ottanta brevemente tratteggiata come un norrmale clichè del caso, quasi schifata come tutto il resto del mondo seppur a volte ironizzato e parodiato, ma ogni aspetto spesso sconfina nell'abbastanza orrorifico, e tutto plana, sprofonda, nell'intimo e nel privato, quasi che lo scrittore sfuggisse alla sua mission di parlare di un mondo e più o meno lucidamente ripiegasse alla ricerca di un qualunque nesso, un vincolo, un laccio o magari una coattiva catena che incateni i due personaggi e la loro aleatoria ricerca ad una salda terra di ragionevolezza, concretezza, praticità.

Eccolo dunque questo esordio di un allora sconosciuto Veronesi, pubblicato da Theoria (ora su Bompiani), storica casa romana indipendente volta alla scoperta di giovani talenti, ora come detto un narratore in voga e sul piedistallo dei premi, baracconi e bancarelle letterarie, una prova certo coraggiosa se autobiografica, con qualche barlume di classe e di una certo cinismo espressivo ed esistenzialista , esempio lampante di come venti anni fa spesso, troppo spesso, lo scrittore italiano rifiutò qualsiasi impegno e qualsiasi compartecipazione agli eventi rutilanti che s'aggiravano d'intorno e necessitasse perlopiù la (ri)scoperta di una dimensione interiore e privata della scrittura, a recupero delle memorie proprie più che collettive, per evitare la collisione con un mondo ormai teso con passo accelerato ad immergersi nella globalizzazione del mercato e nella internettizzazione dei rapporti delle scritture e delle comunicazioni e che dunque ormai sembrava distante e indiscutibilmente refrattario a prese di posizione populiste o di stampo tardo-eroistico o pseudo decadente.
 

Sandro Veronesi è nato nel 1959 a Prato. Ha compiuto i suoi studi nel campo dell'architettura, optando definitivamente per la scrittura soltanto a 29 anni. Per diventare uno scrittore ha dovuto allontanarsi dalla città in cui era nato per trasferirsi a Roma a metà degli anni 80, come si legge  online sul sito "La svolta". Da tale succinta biografia si apprende che nel 2000 col suo quarto romanzo, "La forza del passato", vincerà il Premio Campiello e vedrà la trasposizione su  grande schermo a cura del regista Piergiorgio Gay con protagonisti Sergio Rubini, Bruno Ganz e Sandra Ceccarelli. Nel 2000 la Walt Disney lo ingaggia per scrivere un racconto letterario per ragazzi con Topolino come protagonista che uscirà l’anno dopo con il titolo di "Ring City" e con le illustrazioni di Federico Mancuso.Scrive inoltre il saggio "Dark" per l’editore Fanucci e ha tradotto per Bompiani il libro "Paura e disgusto a Las Vegas" di Hunter S. Thompson (da cui è stato tratto il film di Terry Gillan con Johnny Depp e Benicio Del Toro, "Paura e delirio a Las Vegas" 1998).
Veronesi collabora con testate come Corriere della sera, Espresso, Il Manifesto. Giornalista, narratore atipico, pubblicherà anche raccolte dei suoi articoli.

NOTE 

Si analizza qui S. veronesi "Per dove parte questo treno allegro", Bompiani 1992. Recensione pubblicata come opinione sul sito Ciao.it nel Gennaio 2007

BIBLIOGRAFIA

1984 Il cielo e il resto, Edizioni del Palazzo
1988 Per dove parte questo treno allegro, Theoria (Bompiani 1991)
1990 Gli sfiorati, Mondadori
1992 Cronache italiane, Mondadori
1992 Occhio per occhio. La pena di morte in quattro storie, Mondadori
1995 Venite venite B-52, Feltrinelli
1996 Live, Bompiani
2000 La forza del passato, Bompiani
2001 Ring city, Walt Disney Company Italia
2002 Superalbo, Bompiani
2003 No man's land (Terra di nessuno), Bompiani
2005 Caos calmo, Bompiani

Sandro Veronesi in Lankelot:
 

 

ISBN/EAN: 
9788845248047

Commenti

Splendido contributo.
Fondamentale soprattutto questo paragrafo, che recupero per facilitarne la memorizzazione:

"Eccolo dunque questo esordio di un allora sconosciuto Veronesi, pubblicato da Theoria (ora su Bompiani), storica casa romana indipendente volta alla scoperta di giovani talenti, ora come detto un narratore in voga e sul piedistallo dei premi, baracconi e bancarelle letterarie, una prova certo coraggiosa se autobiografica, con qualche barlume di classe e di una certo cinismo espressivo ed esistenzialista , esempio lampante di come venti anni fa spesso, troppo spesso, lo scrittore italiano rifiutò qualsiasi impegno e qualsiasi compartecipazione agli eventi rutilanti che s?aggiravano d?intorno e necessitasse perlopiù la (ri)scoperta di una dimensione interiore e privata della scrittura, a recupero delle memorie proprie più che collettive, per evitare la collisione con un mondo ormai teso con passo accelerato ad immergersi nella globalizzazione del mercato e nella internettizzazione dei rapporti delle scritture e delle comunicazioni e che dunque ormai sembrava distante e indiscutibilmente refrattario a prese di posizione populiste o di stampo tardo-eroistico o pseudo decadente".

Grazie!

"con protagonisti Sergio Rubini, Bruno Ganz e Sandra Ceccharelli."

Cecch? - nome d'arte o refuso curioso?;)

"l?editore Fannucci" > credo senza la doppia n;)

Ave Gieffe.
Stavolta i refusi sono colpa del sito citato da cui ho fatto copia-incolla :-)). Ho trovato un mio simile :-)). Dopo correggo.
Poi.
Felice che apprezzi il contributo. Al di là del valore proposto nella recensione, che è sempre commisurato a un soggettivismo ineliminabile, credo che sia nella logica del sito proporre testi altrimenti obliati. Alla prossima :-) (P.S. gli argomenti esposti potrebbero essere seme per fervide nostre discussioni)

Esatto, questa era la logica prima e unica di questo sito: no al mainstream, no al "ben noto", ma ricerca del laterale, dell'obliato, del minore, del mai emerso, dell'ostracizzato. Un eccesso di voglia di divertirmi ha dato il là alla pubblicazione di qualunque cosa fosse scritta con dignità e intelligenza a proposito di tutto, ma il dna quello era e quello rimane. Mi rendo conto - oggi come anni fa - che era impossibile fosse capito. Ecco, diciamo "non del tutto" o "non sempre" possibile.

"Un viaggio per l?Italia(etta) fine anni ottanta brevemente tratteggiata come un norrmale clichè del caso, quasi schifata come tutto il resto del mondo seppur a volte ironizzato e parodiato, ma ogni aspetto spesso sconfina nell?abbastanza orrorifico, e tutto plana, sprofonda, nell?intimo e nel privato, quasi che lo scrittore sfuggisse alla sua mission di parlare di un mondo e più o meno lucidamente ripiegasse alla ricerca di un qualunque nesso, un vincolo, un laccio o magari una coattiva catena che incateni i due personaggi e la loro aleatoria ricerca ad una salda terra di ragionevolezza, concretezza,p raticità".

ocio a "p raticità" e "ottanta" scritto minuscolo - nel caso delle decadi va maiuscolato. Rileggo ancora e trovo altre ragioni di interesse (ho letto solo "La forza del passato", quando SV era già affermato. Questo libro - come in generale tutte le opere prime - mi interessa moltissimo).