Libro di libri, nato da una canzone. “Il libraio di Selinunte” è un racconto sulla parola, semplice e intessuto di citazioni rivelate con estrema cura in coda al testo. Perché chi scrive va oltre la propria notorietà, celebrando la lettura, l’amore per i classici e l’estrema consapevolezza della preziosità insita nel linguaggio. Lo si scopre dopo una decina di pagine, in quelle poche frasi che spazzano il pregiudizio del professore-cantautore in bilico tra lettere e palcoscenici, e smussano l’idea preconcetta che si tratti dell’ennesima pubblicazione figlia del marketing. Lo si scopre sin dalla prefazione, dove impariamo che per Vecchioni
“La parola non è un oggetto casuale, una merce di scambio, un codice di comodo: è la storia, l’intelligenza che adatta o reinventa, l’emozione che dà accenti, ritmi soavità e burrasca, aspetto, volto alla muta condizione del cuore. (…) La parola – scrive l’autore – ricorda: ricorda com’eravamo, perché siamo, come saremo, ricorda nell’intimo della sua essenza, in una memoria che sopravvive ai suoi nuovi colori e ai suoi vecchi significati, perché se le cose le ha create Dio, le parole sono le cose ricreate dagli uomini: è quel nome, la vita.”
Ed è in quest’ottica che si pone l’intera vicenda narrata, la favola del libraio di Selinunte, incompreso, deriso e allontanato col fuoco. Un libraio assolutamente romantico, giunto nell’antica città sicula, con i suoi bauli carichi di volumi che non era interessato a vendere, perché lui i libri li leggeva e basta. Leggeva ad una platea di sedie vuote e a due orecchie nascoste nell’angolo più buio della bottega. “Brutto da far schifo, con quella voce fantastica. (…) Come di donna, no, no, nemmeno: più tonda, più rasposa; era rassicurante ma disperava, era limpida, quasi neutra, eppure opprimente, come un ritornello che non te lo togli più dalla testa.”
Leggeva per dare suono alle righe impresse nell’inchiostro, “leggeva le parole senza imporle all’ascolto, perché le parole non nascono, non nascevano in quell’autore, per favorire, acchiappare, assecondare, manovrare a piacimento le emozioni del pubblico, stipandole nella gabbia di un unico sentire. Il libraio restituiva le parole a sé stesse. La lettura che usciva dalla sua bocca era un’offerta di toni per l’anima.”
E l’ottuso rifiuto di un dono simile, cancella la memoria congelando il tempo in un susseguirsi di giorni senza parole, sostituite da codici sghembi, incapaci di rendere le mille sfumature di cui è intrisa la comunicazione verbale.
L’amore diventa un groviglio di sentimenti inesprimibili, sul fondo dei grandi occhi lacrimosi di Primula, persa nel suo “volevo dire…” che resta sterile.
I libri volano dove finisce il mare, portandosi dietro la melodia antica delle parole. Si spegne il dialogo e con esso, l’invettiva, il comizio, la chiacchiera effimera, la dichiarazione d’amore, il sermone, l’elogio, il verso decantato, la satira arguta, la preghiera, il pettegolezzo di bocca in bocca, la calunnia, il mito e la favola a mo’ di buonanotte. Il silenzio soffoca, è tormento, è mancanza. Sentire e non avere parole per dire è prigione. È vuoto, afasia che arrugginisce i pensieri e corrode il senso stesso dell’esistenza, fissandola in un presente ciclico privo di storia. E non ci sono pagine da interrogare, non c’è la vita seconda regalata dalla magia dei libri. Quel pifferaio stanco capovolge la fiaba dei Grimm: non libera, priva. Hamelin si svuota dai topi, Selinunte piomba in un mutismo che si pone come perfetto contrappasso della colpa: chi non ha ascoltato, non parlerà.
Vecchioni opta per uno stile essenziale, scorrevole, "leggero" come la musica a cui si dedica da anni e si cela dietro la favola, per aver permesso di morale. Per invitare a riflettere, senza scrivere manifesti, ma sulle orme dei vari Esopo, Fedro, La Fontane, fino ad Andersen.
Sceglie la città dell’ecista Pammilos, oggi frammento dell’indimenticato splendore greco, e per protagonista Frullo, uno che “aveva sempre qualcosa per la testa e che per andarci dietro si bloccava, vagava con la mente tanto da sembrare un po’ rincoglionito”, e racconta il valore dei libri, quasi a risarcimento dell’oblio colpevole di chi non arriva a comprenderlo. Perché “tutte le parole scritte dagli uomini sono forsennato amore non corrisposto”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Roberto Vecchioni è nato a Milano nel 1943, figlio di genitori napoletani. Nel 1968 si è laureato in lettere classiche presso l’Università Cattolica di Milano e ha fatto l’insegnante di greco e latino nei licei classici per circa trent’anni, prima di raggiungere l’età pensionabile insegnando “Forme di poesia in musica” all’Università di Torino.(fonte: Festivaletteratura)
Roberto Vecchioni, “Il libraio di Selinunte”, Einaudi, Torino, 2007.Prima edizione: 2004
Angela Migliore, settembre 2007
Commenti
Vecchioni narratore. Ottima idea averlo proposto da queste parti. Vengo subito a leggerti.
"La parola ? scrive l?autore ? ricorda: ricorda com?eravamo, perché siamo, come saremo, ricorda nell?intimo della sua essenza, in una memoria che sopravvive ai suoi nuovi colori e ai suoi vecchi significati, perché se le cose le ha create Dio, le parole sono le cose ricreate dagli uomini: è quel nome, la vita.?
> splendido questo frammento.
"Un libraio assolutamente romantico, giunto nell?antica città sicula, con i suoi bauli carichi di volumi che non era interessato a vendere, perché lui i libri li leggeva e basta. Leggeva ad una platea di sedie vuote e a due orecchie nascoste nell?angolo più buio della bottega"
> Mi sto convincendo della necessità della lettura...
" Il silenzio soffoca, è tormento, è mancanza. Sentire e non avere parole per dire è prigione. È vuoto, afasia che arrugginisce i pensieri e corrode il senso stesso dell?esistenza, fissandola in un presente ciclico privo di storia. E non ci sono pagine da interrogare, non c?è la vita seconda regalata dalla magia dei libri. "
> e questo è un grande passo della nostra Angela. Molto intenso davvero.
Dovrei avere, a parte diversi suoi dischi che papà comprava regolarmente, anche qualche suo libro. Andrò a guardare tra gli scaffali con occhi diversi, più tardi. Danke.
1 - Sul Vecchioni narratore in realtà avevo qualche perplessità, ma non mi sono mai piaciuti i pregiudizi e poi il titolo era parecchio suggestivo. L'ho preso e ho avuto ragione. Non capita spesso, ma quando succede è bellissimo.
2 - Quel frammento ha colpito molto anche me. Lì ho capito di aver fatto un'ottima scelta. Quelle righe, da sole, valgono più di mille altri libri ingiustamente osannati.
3 - Eh. Quando ho scritto "libraio assolutamente romantico" ho pensato al tuo modo di regalar libri tuoi e non, in occasione di presentazioni e non.
4 - E' solo che ho parecchia confidenza coi silenzi imposti e con la magia dei libri. Tutto qui. Ma contenta abbia apprezzato.
5 - Ho ascoltato con coinvolgimento alcuni dei suoi pezzi. Penso ad esempio a "Sogna, ragazzo, sogna" o al brano dedicato alla Merini. Ma conosco poco sia il cantautore che il narratore.
E' motivo di soddisfazione per me sapere che questa pagina abbia contribuito a farti guardare a lui con occhi diversi. C'è speranza che sia tu il prossimo a scriverne :).
:). A questo punto m'aspetto una pagina Migliore della mia.
Leggerò con gioia.
Vecchioni è un cantautore sinistrorso (ricordo una sua intervista in cui campeggiava nientemeno che una gigantografia di Occhetto, ai tempi della Bolognina) che ha scritto anche buoni testi (Sogna ragazzo sogna, Canzone per Alda Merini). Putroppo mi pare essersi perso, da un po' di anni a questa parte. Comunque notevolmente inferiore ai vari De André, De Gregori etc.
Ha scritto "Samarcanda", "Luci a San Siro" che sono due classici; ma anche pezzi lirici come "A.R.", su Rimbaud, e "L'uomo che si gioca il cielo a dadi", sul padre. Ha avuto buoni momenti di ispirazione:).
Si, si le ricordo, pur non amandole gran che, musicalmente più che come testi (è bello il testo sulla Merini, come accennavo). Samarcanda con Branduardi era una ballata suggestiva, quella si.
Ho adorato il Vecchioni dei pezzi da voi ricordati (su tutti, però, per me, "Parigi o cara") e conosco a memoria i testi di molte cose sue. A me è sempre piaciuto e con un po' di rammarico ho perduto un concerto che si tenne in teatro forse l'anno scorso a Udine.
Angela, sai che da tempo volevo leggere una recensione sul Vecchioni narratore? Quindi mi hai fatto un doppio regalo (recensione tua, recensione di V.): bella la scelta di una città che non esiste più (ci sono solo i resti antichi), metafora immagino di un altro mondo perduto... Grazie!
8/10 - Lo schieramento politico di chi scrive o canta, mi interessa davvero poco. Considero l'opera, non l'autore. In generale non credo sia importante che le proprie idee politiche coincidano con quelle degli artisti in cui ci si imbatte più o meno casualmente. Anche perchè, se così non fosse, personalmente non saprei chi leggere o ascoltare, non riuscendo ad identificarmi nè a destra nè a sinistra. Anzi stentando a veder differenze tra i due schieramenti, oggi come oggi.
Quanto al Vecchioni cantautore, non ho espresso alcun giudizio. Parlavo di ricordi, ma a livello molto soggettivo. Se devo far paragoni (e mi piacciono poco) credo che Vecchioni sia lontano da De Andrè o De Gregori, anche per sonorità. L'unico a reggere il confronto con i nomi da te citati, penso sia Gianmaria Testa, attualmente.
11 - Ilde, che dire? Contenta di aver esaudito un desiderio rimasto inespresso, eppure accolto.
con certi testi di Vecchioni sono cresciuta, dunque gli sono molto affezionata, ha ritmato la mia adolescenza. Come scrittore....confesso di aver finora nutrito una certa diffidenza, ma adesso che ho letto la tua bella rec mi devo ricredere. Prima o poi lo leggo.
12 - Non ho pregiudizi politici su Vecchioni, portavo l'aneddoto del poster di Occhetto solo come aggiunta di curiosità. Lo accomunavo ai vari De André De Gregori perchè cantautore sul loro genere, ma meno ispirato a livello di testi, a mio parere. Niente più di questo. Come scrittore non lo conosco, e se non avessi letto la tua pagina non sapevo nemmeno che avesse tentato la sorte in questo campo. So che era professore di lettere, in un liceo milanese, se non ricordo male.
14 - Tutti a leggere Vecchioni, bene bene. Speriamo non deluda :)
15 - E se fossi il prossimo a scriverne, Federico? Pensaci!
(Sì, mi pare insegnasse a Milano)
OT: un tuo parere su Testa, invece?
17 - Testa lo conosco ancora poco, ma non mi dispiace. é ricercato a livello di testo e vario a livello musicale - più vario di De André De Gregori. Certo è più giovane e più avvezzo alle contaminazioni tra i generi musicali. Comunque un cantautore raffinato, trovo.
Scrivere su Vecchioni? Sul libro o su un cd?
18 - Adesso esagero, ma tentar non nuoce. E se scrivessi di un libro di Vecchioni e anche di un cd di Testa?