Qui culpae ignoscit uni, suadet pluribus.
Il filosofo Vattimo è cambiato. Già eurodeputato DS (1999), già cattocomunista, già europeista, già credente ne “L’Unità” (!), è oggi iscritto al PdCI (…) e saluta la morte del comunismo reale pronosticando la nascita del comunismo ideale (p. 36). Deplorevole castrista (dichiara “ammirazione” nei confronti del sanguinario dittatore comunista: p. 66), stabilisce impossibile analogia tra l’occupazione militare (e l’influenza politica) americana del nostro territorio e la condizione di resistenza del regime comunista cubano (come a dire: noi vassalli, voi eroi della strenua difesa dell’indipendenza: tutti e due costretti a rapportarci con lo stesso nemico), abbandona il pensiero debole e s’accosta all’ideologia omicida per antonomasia, accostandola – che errore disastroso – al cristianesimo.
Il lettore si prepari: “Ecce Comu” è Vattimo che sogna d’abbinare la sua umanità e il suo cristianesimo allo spirito del popolo d’un altro libro sacro: quello di Marx.
Cristiano comunista (non più “cattocomunista”, per naturale distanza dal conservatorismo cattolico vaticano; presa di distanza notevole, e necessaria), l’autore giudica necessario ri-diventare comunisti, aderendo egualmente al messaggio evangelico. Vattimo stabilisce una equivalenza impossibile e giudica le prime comunità cristiane “comuniste” (!); riconosce che l’unica alternativa possibile al dominio capitalista è questa suprema convergenza tra guerrieri della fede, “purificati da ogni integralismo” con l’assunzione (per via orale?) dei valori della democrazia liberale (sic: p. 10). Il suo socialismo è cristianità (p. 9); uguaglianza (ancora?) e solidarietà (magari…). E purtroppo precipita nella misura in cui: “Il soviet, però, è sovrano, rispetta la ‘natura’ solo nella misura in cui gli serve per costruire una società libera dal dominio” (p. 120).
Il soviet, Filosofo Vattimo, la storia e l’umanità intende seppellirlo, maledicendolo assieme alla striscia di sangue che ha macchiato un secolo intero. Inaccettabile.
Dall’Ecce Homo di Nietzsche all’Ecce Comu di Vattimo c’è uno strapiombo: proviamo a non pensarci, e concentriamoci sul “Comu”.
L’opera è strutturata in due parti. Nella prima, “Una lunga marcia attraverso le opposizioni”, Vattimo antologizza articoli e interventi datati 2002-2004 stabilendoli come necessario viatico a questa sua posizione nuova; nella seconda, quella eponima, via libera col nuovo vangelo ibrido.
Nei lavori preliminari, sognando un continente socialista, si vaneggia d’un presente impossibile: “Liberaldemocrazia, cristianesimo politicamente impegnato, movimento socialista affrancato dal peso della tradizione sovietica sono oggi più vicini che mai, e lo si vede bene soprattutto nelle istituzioni europee, nelle quali sono meno sensibili le remore create dalle eredità clientelari dei vari partiti nazionali” (p. 10); non scherziamo, e nemmeno serve glossare. Nell’articolo “Europa terza via?” l’errore è quel polemico punto interrogativo, a ben guardare: e in ogni caso, se riconosciamo un nemico nel neoimperialismo yankee, non possiamo nemmeno allinearci a quello stravagante macrogruppo che Vattimo chiama il “sottoproletariato mondiale” (ma stiamo scherzando? A chi stiamo parlando, e di chi stiamo parlando?) ristretto in “riserve sociali, geografiche, sanitarie”; ecco motivata la ragione dell’opposizione ai caotici e troppo colorati pacifismi; il lessico marxista. Che rischia, normalizzando e semplificando realtà estremamente eterogenee, di insabbiare nuovamente i termini di una questione decisamente complessa, precipitandoci nell’orrore mai abbastanza esecrato del socialismo.
Non basta essere poveri per essere fratelli, né la povertà implica uguaglianza, o la comunanza d’un nemico pretende alleanza tra popoli diversi. Non dimentichiamo che, per affossare l’Italia libera e sbagliata, imperialista e aggressiva, s’allearono capitalisti e comunisti. E non per ideale.
È necessaria, ribadiamolo a gran voce, alfabetizzazione postmarxista. Non ci illude l’eteronimo “moltitudini” coniato da Negri e Hardt (p. 23): chi parla di “masse” è chi mira a comandarle; chi confonde le individualità nella palude informe del “popolo” è un propagandista, o un padrone. L’errore di Marx lo spiegava bene quel filosofo che nessuno vuole leggere; la sua società povera e triste prevede una casta di diversi, potenti e influenti. Intellettuali padroni, tiranni nuovi. Stirner ve l’aveva insegnato nel momento, l’avete cancellato.
Noi nuovi intellettuali non saremo né americani, né marxisti: saremo europei. Per l’Europa delle patrie e dei popoli: liberi, autonomi e confederati, Vattimo: non per l’Europa dei compagni della parrocchia, ostia e falce e martello. Quell’Europa fondata sul disastro del patchwork tra religione e ideologia è destinata a spegnersi; senza martirio, se non in senso etimologico: cioè, testimonianza. Questa sua è una testimonianza intellettuale simile a quella dell’ultimo parlante dalmata, il povero e glorioso Antonio Udaina, da Veglia (che i compagni hanno ribattezzato, loro moltitudine rivoluzionaria e mendace, non so come. Aspetti. Con un codice fiscale del latino curicta: Krk).
Curiosamente, c’è qualche passo che smentisce in toto il vangelo “cristiano comunista” propagandato con convinzione. Come questo: “Costruire un mondo dove tutti possano scegliere in piena libertà il valore, il Dio, in nome del quale vivere la vita o anche sacrificarla, potrebbe essere davvero l’ideale in nome del quale sfuggire alla (vita e) morte stupida a cui rischiamo di essere condannati” (p. 26): che mi fa auspicare un prepotente ritorno di Vattimo sulle pagine del sempre caro Max Stirner.
Altrove, Vattimo pubblica osservazioni intelligenti sul fenomeno dell’evasione fiscale, salutando la sofferenza del popolo delle partite IVA: “Quando non è anch’esso ridotto a un’ansiogena rincorsa con le continue ristrutturazioni produttive imposta dal capitalismo finanziario, è appunto il popolo che paga, duramente, l’IVA, in un Paese dove i condoni edilizi e le leggi ad personam favoriscono solo i grandi evasori” (p. 34): per chiarire questo passo al felice popolo dei dipendenti, spiego in poche battute che favolosi fenomeni di magia e prestidigitazione in sede di fatturazione permettono, a liberi professionisti che guadagnano molte decine (o centinaia) di migliaia di euro, di dichiarare di aver avuto spese altrettanto alte; la (falsa) differenza determinerà le tasse, che potrebbero essere analoghe a quelle che paga qualcuno tra noi, magari estraneo a vizi, lussi e condotta dissoluta ed edonista, non proprio spendaccione e probabilmente padrone di niente, e via dicendo. Capito?
Praticamente un poveraccio che ha guadagnato tredicimila euro in un anno, spendendo poco per risparmiare e sopravvivere, viene massacrato dallo Stato più o meno come se avesse guadagnato trecentomila, dichiarando spese per 287mila. Paese di merda, Stato stupido. Questa è la verità, semplificata a vostro uso e consumo. Non cercate logica, lo Stato non è logica. È dottrina del furto a danno degli onesti.
Ancora: notevole, ma incompleto, quando carica la democrazia: “Come credere ancora alla democrazia quando essa è il valore in nome del quale Bush, Blair, Berlusconi buon ultimo bombardano l’Iraq, tengono in piedi il lager di Guantanamo, impongono un controllo universale sulle nostre vite private o no per difenderci dal ‘terrorismo’? Il sogno di vivere in regimi democratici ‘normali’ è un po’ come il sogno della mano invisibile del libero mercato, che dovrebbe realizzare l’equilibrio economico ideale” (p. 49).
Peccato aver omesso la menzogna della partitocrazia; la truffa della pretesa d’uguaglianza tra partiti, quando è il potere economico a determinare la loro visibilità e la loro credibilità; l’inutilità quindi del voto, oggi strumento destinato a garantire liceità e legittimità a chi non deve averne, perché in ogni caso non è stato scelto dagli individui del suo territorio, ma dai dirigenti e dagli industriali finanziatori. Poco dopo, soltanto leggiamo: “le elezioni sono fortemente distorte dal denaro, dal potere sui media, dalla vera e propria corruzione mafiosa” (p. 50): tutto qui? “Fortemente distorte”? E dal 1945 ad oggi cos’è cambiato, allora? Suvvia. Onestà, lucidità, coraggio: da quanto non esiste un partito autenticamente democratico, capace di riconoscere intelligenza, coraggio, disciplina e dedizione di un cittadino incapace di finanziare la propria campagna elettorale e tuttavia amato dai concittadini, e di sostenerne quindi la candidatura? Di quale Italia stiamo parlando?
Restituiamo il filosofo alla filosofia.
Non è tempo di mascherate cattocomuniste. Serve coscienza e intelligenza nuova, serve determinazione e serve europeismo autentico: serve seppellire falce e martello, serve fondare ideologia nuova. E smetterla – per sempre – col borborigmo infame del “proletariato internazionale”; la menzogna più dolorosa e omicida della storia, la più credibile e la più ingiusta. Nei confronti, una volta ancora, proprio di quei cittadini che andavano difesi.
Torniamo deboli e interpretiamo ogni cosa: libertas, non veritas.
Qui culpae ignoscit uni, suadet pluribus.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gianteresio, alias Gianni Vattimo (Torino, 1936), filosofo e politico italiano. Insegna Filosofia Teoretica all’Università di Torino.
Gianni Vattimo, “Ecce comu. Come si ri-diventa ciò che si era”, Fazi, Roma 2007. In appendice: Fonti, Nota Bibliografica.
Progetto grafico di copertina di Maurizio Ceccato. Stella, falce e martello diventano simboli da ritagliare e ricomporre, come nel bricolage. Geniale.
Approfondimento in rete: Sito Ufficiale di Vattimo / Wikipedia / Filosofico / Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche / Forma Mentis / Articolo di Mirko Grasso / La Stampa / Rassegna Stampa Italiana (in itinere)
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Ottobre 2007
Per Luca, Homo Lupus.
Commenti
Il filosofo Vattimo è cambiato. Già eurodeputato DS (1999), già cattocomunista, già europeista, già credente ne ?L?Unità? (!), è oggi iscritto al PdCI (?) e saluta la morte del comunismo reale pronosticando la nascita del comunismo ideale (p. 36).
Torniamo deboli e interpretiamo ogni cosa: libertas, non veritas.
Qui culpae ignoscit uni, suadet pluribus, Vattimo.
gf
"È necessaria, ribadiamolo a gran voce, alfabetizzazione postmarxista. Non ci illude l?eteronimo ?moltitudini? coniato da Negri e Hardt (p. 23): chi parla di ?masse? è chi mira a comandarle; chi confonde le individualità nella palude informe del ?popolo? è un propagandista, o un padrone."
Alfabetizzazione postmarxista: hai trovato una formula molto, molto efficace per designare un'urgenza culturale del nostro tempo, da soddisfare in molti, molti campi.
Complimenti, Buccia: ottimo recensore politico. Tienine conto.
Non esagero dicendo che bisogna leggere soltanto te per cogliere qualcosa di davvero nuovo, cavolo, qualche idea non trita e ritrita nel dibattito politico-culturale. Questo nei fatti dimostra una cosa: che sei fra le sole due persone effettivamente pensanti che io conosca. Ma non ti montare troppo adesso! (cioè non diventarmi mai prevedibile e noioso). Continua così.
"Peccato aver omesso la menzogna della partitocrazia; la truffa della pretesa d?uguaglianza tra partiti, quando è il potere economico a determinare la loro visibilità e la loro credibilità; l?inutilità quindi del voto, oggi strumento destinato a garantire liceità e legittimità a chi non deve averne, perché in ogni caso non è stato scelto dagli individui del suo territorio, ma dai dirigenti e dagli industriali finanziatori".
Ma cosa ti attendevi da un filosofo di professione come Vattimo (quelli tanto avversati dal sempre attuale Nietzsche), da un servo del regime della prima ora come lui. é uno che in questo sistema Italia c'ha messo radici e ha proliferato, come tanti amici compagnucci, noti e meno noti. Gente come lui va ignorata, io non gli avrei dedicato nemmeno questa visibilità critica con un pezzo come il tuo. Ma capisco la necessità d'indagare il nemico (uno dei tanti, beninteso, e di parecchi colori), in questo tempo infame. é sempre cosa buona e giusta. E lo smascheri facilmente, anche perchè non è complicato smascherare un soggetto simile;) Ti attendo a prove più ardue, nemici più sottili e insidiosi, da distruggere attraverso le tue parole di fuoco, ispirate come sempre, anche in quest'analisi.
3. Buck, spero sia tu a dare fortuna alla formula;). Io provo a coniare, ma conio per via della condivisione e del confronto con intelligenze libere e indipendenti come la tua, e quella dei nostri simili qui presenti. Quindi, non sono l'unico autore, sono l'occasionale forgiatore:).
Sei tu, da storico, che devi farle diventare armi;).
Grazie, di tutto il resto.
Montarmi? Difficile. Tutti sti sganassoni che ho preso... devo ancora ricostruire dalle macerie. Fumano.
4. Fede, grazie di cuore. Io parto sempre dal presupposto che è bene cercare i tratti comuni pure nel pensiero estraneo; quei pochi che ho pizzicato mi sono piaciuti. Quanto al resto, direi che in effetti si commenta ampiamente da solo. Ma siccome voglio avere fiducia in un filosofo, voglio sbilanciarmi. Fa in tempo a virare verso l'intelligenza e il dubbio, e a rimangiarsi tutto, entro due anni.
Allora ne vedremo delle belle. Perché dal pensiero debole non può derivare il cattocomunismo (o cristo-comunismo). No...;).
Sai che ti dico? Che il Vattimo un giorno darà al futuro una grossa mano. Fa niente che fosse comunista o pidiessino. E' così intelligente che a un tratto si spoglierà del colore rosso, scintillando di una luce spirituale che ti assicuro, ti assicuro, si intravede. E affascina. C'è qualcosa di seriamente idealistico in certi suoi passi. Non è uno di loro, non del tutto;)
(e quindi è bene che stia tra loro, e che tracci strade nuove. Sono così sbagliate ed estranee al loro dna che se per sbaglio gli crederanno... dopo non potranno tornare indietro)
6 - Dici? Io ho letto il Vattimo filosofo, nell'interpretare il labirintico pensiero di Heidegger. Certamente preparato in questo senso. Ascoltato in tv, su questioni etiche e politiche mi ha convinto molto meno, non solo per distanza di idee. Ho scritto servo del regime perchè in effetti, è abbastanza noto, ha vissuto all'ombra di vari politici di sinistra, essendo spesso organico alle strategie di questo o quel partito. Non saprei, l'istinto m'ha sempre fatto diffidare di gente del genere, ancorchè non possa mettere la mano sul fuoco sulla buona fede o meno di certe sue idee, comunque a me distanti. Idealista? Faccio fatica a crederlo ma, come ripeto, non posso escludere a priori che lo sia. Il tempo ci dirà se hai ragione;)
Secondo me sta per precipitare in una furibonda crisi spirituale. Sbaglierò:)
Mi inserisco, ma sottotono.
Conosco poco il pensiero debole, troppo poco approfondito oltr'alpe, ma mi sembra di capire che, come succede in generale alla filosofia continentale, sia un pensiero che oltre che debole si sta indebolendo e cede terreno alla filosofia anglosassone.
Vattimo lo sà e cerca sbocchi altrove; per altro la filosofia continentale si è trasformata in un fuggi fuggi generale. Perdono cattedre e forza e credibilità. E terreno. Allora cercano di rifugiarsi in varie nicchie e scappatoie; la svolta di Vattimo, il marxismo debole, è un espediente che ha il gusto della disperazione.
Speriamo nella crisi spirituale; e nel rifiorire in seguito. Se lo stato della filosofia italiana è malconcio la metà di quanto non lo sia quella francese, state comunque molto male (Kevin Mulligan, nemmeno un anno fa mi diceva riassumendo il concetto di filosofia debole: "cattiva filosofia"; giusto per)
capisco.
Purtroppo, come sai, da un po' di tempo riesco solo a rapportarmi all'Italia per la Letteratura in Lingua Italiana, fatico a decifrare altro che non sia storia antica e tradizioni e folklore come patrimonio collettivo. Tutto il resto mi sembra artefatto e caduco, e retorico d'una patria che è morta da un pezzo. Filosofia in lingua italiana, allora... non tiene come la Letteratura. Il pensiero non ha lingua, ha respiro.
Magari è un approccio eccessivamente radicale, non so, ma in ogni caso è così.
Da Vattimo mi aspetto una rivolta spirituale. Prima che sia troppo tardi. Non può coincidere col marxismo, ne é la negazione.
Grazie per il contributo.
[Vattimo] aggiungo tags case
[Vattimo] aggiungo tags case editrici, Fazi
Non sono mai stato vicino al
Non sono mai stato vicino al pensiero del Vattimo filosofo(che del resto è l'unico campo in cui il nostro meriti una qualche considerazione). Non sono mai stato un sostenitore del cosiddetto pensiero debole, anzi debolissimo. Il pensiero debole è infatti lo strumento di distruzione di ogni possibilità comunista e rivoluzionaria in genere. Il pensiero debole si contrappone, de facto, al comunismo perchè si tratta di un pensiero che vuole organizzare il mondo in base ad un'inesistente pretesa di verità, laddove la verità non esiste, e se esiste è soltanto è, per citare Nietzsche, una volontà di potenza. Anche se ci si dovrebbe e potrebbe chiedere come mai questa 'volontà di potenza' sia sempre e comunque la volontà dei ricchi e dei capitalisti.
A proposito invece dell'idealismo di Vattimo contrapposto al supposto materialismo di Marx debbo intervenire in maniera critica. A differenza di quanto per anni(a questo punto più di un secolo) Marx è stato un idealista - non confondiamo dunque Marx con Engels -, prosecutore dell'idealismo tedesco di Hegel e di Fichte. Mi scuso con chi leggerà questo commento ma su questo argomento sono costretto a prolungarmi un pò di più. Chiedo venia dunque :)
Iniziamo col dire che tutto ciò deriva, fraintendendolo, il termine di socialismo scientifico. Il termine scienza, in realtà, nel marxismo ha avuto due significati opposti: il primo che derivava dal concetto di scienza filosofica elaborata dall'idealismo tedesco e, in particolare, da Hegel e da Fichte; il secondo derivante dalla tradizione galileiana e newtoniana di marca positivista. In altre parole per quanto riguarda il primo termine scientifico è ciò che logicamente ed ontologicamente conforme al proprio concetto, sulla base del preventivo riconoscimento dell’esistenza di un fondamento; il secondo invece è ciò che è regolarmente prevedibile, sulla base di un sapere che ha nella matematica e nell’esperimento i propri fondamenti e non hanno perciò bisogno di nessuna filosofia di riferimento. Purtroppo nel Novecento, l'interpretazione in ambito marxista è stata quella di vedere in Marx il Galileo delle scienze sociali. Il concetto di Marx non deriva invece dalle scienze di Galielo e di Newton ma proprio da quella di Hegel e di Fichte. Il concetto di scienza in Marx, comprendendo costitutivamente il ruolo della prassi del soggetto, non consente infatti la posizione positivista di Galielei e di Newton sulla autonomizzazione quantitativa integrale della previsione scientifica, né il punto di vista di Max Weber sulla separazione fra giudizi di fatto e giudizi di valore. L'idealismo di Marx è dunque "una scienza filosofica nel senso di Hegel, e non certo una science nel senso dell’empirismo inglese o una science nel senso del positivismo francese, in quanto non consente di distinguere fra ontologia ed assiologia, fatto e valutazione, mentre la science, da Galileo a Newton in poi, si basa proprio sull’isolamento dei fatti dai valori morali"(Marx e l'Idealismo, Costanzo Preve). Un idealismo sicuramente diverso ma che si inserisce in quella tradizione. La filosofia del pensatore di Treviri è infatti una filosofia universalistica dell'emancipazione umana che ha come fondamento non l'Io, come in Fichte, o lo Spirito, come in Hegel, ma l'ente umano generico. La stessa notissima tesi di Marx secondo cui "i filosofi avevano fino ad oggi solo diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo" non è un passaggio dall'idealismo al materialismo ma, al contrario, "segno di un Idealismo purissimo" perché la concezione secondo cui il filosofo non doveva più interpretare il mondo, ma trasformarlo, era già stata enunciata in forma chiara ed inequivocabile da Fichte nel 1794.
Sperando di non aver annoiato troppo saluto tutti ;)