Vassalli Sebastiano
Lun, 19/11/2007 - 07:53 — Paolo Pappatà
Certo Giuda. L'emblema del tradimento più efferato e fose più famoso nella storia dell'uomo, perlomeno quello occidentale. Il male perdonato e graziato prima di essere commesso, eppure atroce. Simbolo dell'avidità ed eterna debolezza materiale dell'essere umano, sempre parlando in ottica laica, sia chiaro. E poiché i poteri della Letteratura sono immensi e infiniti, eccoci qui a discutere un possibile esito diverso. Liberatevi delle conoscenze acquisite, si parte.
Due principali piani narrativi. Yoshua Ha -Nozri, "lo straniero". Uno dei tanti predicatori che in quei tempi percorrevano le assolate strade che portavano a Gerusalemme. Ma stavolta pare che. Anzi, è quasi sicuro perché. Stavolta Israele ha forse trovato il suo Messia. Tra i suoi compagni, dodici discepoli, uno "zelante" della legge che però per sua ammissione è fragile ed assassino. Il suo nome è Giuda.
Da un anno il potere al Potere deve ucciderlo, ma. Il ritardo non è solo per le grazie concesse da Maria di Magdala, procace e provocante, donna che ha il "demonio" nelle proprie viscere. La macchina burocratica per quanto perfetta ha degli inceppi, nei meccanismi. E' che quella notte, ormai lontana, sulla montagna, nella tana del lupo, solo con Yoshua, Giuda ha capito che.
Secondo scenario. Maggio 1981. Si lotta democraticamente per il referendum sull'aborto nelle piazze di Roma. Il Papa, sostenitore dell'abolizione della legge, si prepara ad incontrare i fedeli a piazza San Pietro. Un turco con strani ricordi atavici e ancestrali che gli ballano nella mente, maneggia nervoso una pistola nei pantaloni, in quella piazza. Il suo attuale nome è Ali Agca, ma viene da lontano, almeno così lui crede,anzi è sicuro della sua immortalità. Egli era uno dei discepoli. Lui è il diavolo. Ovvero Giuda. Certo, senza dubbio, se non fosse quel breve ma intenso soggiorno in quella misteriosa clinica dove canuti e impavidi scienziati traccheggiano con strane macchine e si dedicano alla manipolazione di memorie e cervelli…
Duplicità del bene e del male. Uno Yoshua-Cristo ancora più umano di quello pacifista che aleggia nel famoso ed indimenticabile musical "Jesus Christ Superstar". Sottile e sarcastica vena anti israeliana e filo palestinese, affiancata da una lettura laica e certo non nuova del messaggio storicamente più rivoluzionario del Cristo, un certo sordido e livido rancore, attenuato dall'ironia, verso le macchinazioni e le strutture rigide della gerarchie ecclesiastica e dell'ordine precostituito in generale. Discepoli sensibili al fascino delle carni e del bere, donne pratiche e dedite ad un culto del profeta molto prosaico che però possa garantire un futuro meno povero e più agiato alle proprie famiglie, un Ponzio Pilato funzionario frustrato, una certa sfiducia e sorpresa stupita nei confronti di alcune mancanze, forse volute, da parte delle forze dell'ordine, quasi a sottolineare una costante superficialità indotta e adottata per rendere inevitabile l'evitabile.
Narrazione su più piani temporali, abilmente articolata e manovrata senza pesanti straniamenti.
Che saltella elegantemente dal 33 dopo Cristo agli anni ottanta del Novecento.
La storia, in ambito fantastorico, appare coerente e ambiziosa, perspicace, allusiva ed illusoria. Linguaggio semplice e chiaro, ma non friabile o futile. Cospicui interventi demifisticatori del narratore onnisciente, a spezzare, spiazzare, eliminare o ingigantire dubbi. Più che un romanzo incentrato su Rivelazione o rivelazioni, "La notte del lupo" è una probabile alternativa, una rilettura atta a disgelare eventuali buchi neri della Storia riempiti dagli uomini con tonnellate di (eventuali) menzogne tese a. Un testo affatto blasfemo, ma certo in antitesi dichiarata con la dottrina ufficiale, che costruisce autonomamente un possibile mondo parallelo così come la Letteratura,che mai aspira a farsi legge, nel senso più calviniano del termine, riesce a fare negli episodi più riusciti della sua secolare storia. Seminare un tarlo del dubbio, tessere un ordito narrativo coerente su quello che non è stato raccontato, manipolare e ricostruire i fatti già noti al fine di far scaturire risultanze sostanzialmente differenti dal già detto. Si hiama "postmoderno", in narrativa.
Meccanismi questi tipici di quelle conosciuti ancora oggi come tipici e connotativi, quasi come una firma.E poi questo Giuda, ora diavolo, ora addirittura dalle aspirazioni angeliche, un Giuda soprattutto uomo che cerca l'uomo nel presunto Dio o nei suoi rappresentanti in terra, ora eroe o semplicemente esistenza dannata dal male ovvero maledetto e spietato carnefice, alla fine nelle sue più presunte vite personaggio letterario sufficientemente tipicizzato e stilizzato e che alla fine come ogni essere letterario che si rispetti lascia ai lettori il giudizio finale sulle sue azioni e pensieri, essendo di per se indecifrabile e discontinuo, afflitto e "afflittore".
La laicità sinistroide in senso ampio dello scrittore Sebastiano Vassalli prende corpo in una scrittura fantasiosa per alcuni versi, ma frizzante e letteraria, che si inserisce nel più florido solco tracciato dalla tradizione narrativa italiana, senza trascurare il fatto che il narratore genovese ai suoi esordi negli anni settanta ("L'arrivo della lozione", ad esempio) si rifece a stilemi di pretto stampo neoavanguardistico per poi moderare le esuberanze formali a vantaggio di una più chiara e lucida pretesa poetica, il tutto spesso innervato in un contesto storicizzante, anche se l'intento è dare la propria versione dei fatti (lo splendido romanzo-biografia sul poeta Dino Campana, "La notte della cometa" e l'intrigante storia di una conturbante perturbante presunta strega condannata al rogo in "La chimera" ad esempio). Genovese, nato nel 1941, trapiantato da anni in Piemonte, scevro da vanità e sterilizzazione ripetitiva dei propri temi e della propria pratica scrittoria, lontano da funambolismi di carattere edonistico o sperimentale, distante da argute iperboli di carattere barocco, Vassalli rappresenta uno di quei genuini talenti narrativi forse ignoti al grande pubblico, ma ricchi di dignità creativa, autonomi nel porre in opera le proprie intuizioni, dallo stile essenzialmente personale, artistico.
Un romanzo assolutamente non adatto ai meccanici, ai deterministi, ai certi, a chi si fida solo dei propri occhi, a chi si fida ciecamente di quello che gli hanno imposto come giusto e come sbagliato. perfettamente godibile dal resto del mondo. Gran bel romanzo, saggiamente pensato ed ampiamente riuscito. E la verità rimane in bilico, e che Letteratura sia.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Vassalli è un eclettico narratore contemporaneo. Nato a Genova nel 1941, è vissuto sin dall’infanzia a Novara. Laureato in Lettere all’Università di Milano, con una tesi sulla psicanalisi nell’arte, ha partecipato (senza eccessivo entusiasmo) all’attività del Gruppo ’63; ha fondato le riviste “Ant. End.” e “Pianura”. La fase delle prose sperimentali risale al primo decennio di attività letteraria: Narcisso (1968), Tempo di màssacro (1970) e L’arrivo della lozione (1976). A questo periodo appartiene la plaquette poetica Il millennio che muore (1972). Successivamente, la sua produzione romanzesca è passata attraverso numerose opere di ambientazione storica, come L’oro del mondo (1988), spaccato della società nel dopoguerra italiano, La chimera (1990), vicenda d’una giovane “strega” condannata nel novarese nel Seicento, o Marco e Mattio (1992). Oltre ad una impegnativa e raffinata biografia romanzata di Dino Campana, La notte della cometa (1984), vale la pena ricordare un’incursione nella fantascienza, 3012 (1995) e la riflessione generazionale dall’emblematico titolo Archeologia del presente (2001).
Sebastiano Vassalli, “La notte del lupo”, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 1998
VASSALLI IN LANKELOT
Vassalli Sebastiano - Cuore di pietra - marina monego
Vassalli Sebastiano - La notte del lupo - baol70
Vassalli Sebastiano - La notte del lupo (con cenni sull'opera omnia) - franchi
Vassalli Sebastiano - La notte della cometa - marina monego
Vassalli Sebastiano - Marco e Mattio - marina monego
Vassalli Sebastiano - Mareblù - franchi
Vassalli Sebastiano - Natale a Marradi. L'ultimo Natale di Dino Campana - franchi
Vassalli Sebastiano - Stella avvelenata - franchi
Recensione pubblicata su Ciao.it nel luglio 2007
Commenti
Lo so i doppioni non servono, forse. C'era già un'ottima pagina di Franco. Però non ho resistito a fare la mia, oggi. In ogni caso, gran bel romanzo.
E hai fatto di lusso.
2. dici? mi sconvolse, allora, la mole inusitata di letture esterne. In ogni caso su questo bastava e abbondava la tua. Però la mia piaceva a me, perdona edonismo :)
Edonismo sempre grato quando è figlio d'un artista.
Daje Paolo.
"Un romanzo assolutamente non adatto ai meccanici, ai deterministi, ai certi, a chi si fida solo dei propri occhi, a chi si fida ciecamente di quello che gli hanno imposto come giusto e come sbagliato. perfettamente godibile dal resto del mondo. Gran bel romanzo, saggiamente pensato ed ampiamente riuscito. E la verità rimane in bilico, e che Letteratura sia."
> Già la clausola mi fa godere.
Invece a me, proprio quella sottolineatura di Franco fa sobbalzare.
Bella pagina, Paolo, non ti si può togliere assolutamente una scrittura accattivante.
Il contenuto invece mi porta a svariate riflessioni, già fatte anche per altri autori che si sono cimentati con le rivisitazioni di quella che per tanta gente è storia sacra, non nel senso becero del "sicuramente è andata così", ma in quello un po' più mistico del "non serve sapere altro alla mia anima".
Che bisogno sentono alcuni scrittori (per altro ottimi) di confrontarsi con la storia di Gesù? Che necessità c'è di renderlo "più umano" quasi a dire "più fruibile"?
Cosa non gli è chiaro (lasciamo andare le gerarchie ecclesiastiche, per un attimo, basiamoci sui testi dei Vangeli)?
Cos'è che non ammettono?
La verità per il cristiano (e ricordo sempre che con questo termine includo tutte le confessioni accomunate dal riconoscimento di Gesù figlio di Dio, morto per la nostra salvezza e risorto, scusate la sintesi della Buona Novella) non è se sia andata veramente come dice Marco o come dice Giovanni.
L'idea è che non si accetti la divinità di Gesù.
Questo in Letteratura non ha alcuna importanza, me ne rendo conto.
7. il discorso credo che sia variegato e complesso. Da parte mia posso rispondere con una certa sicurezza ad un solo quesito che poni: alcuni, diversi scrittori si cimentano con Gesù perchè in occidente è un punto di riferimento saldo e conosciuto. Un espediente a volte per magari parlare d'altro. Poetica postmoderna, la chiamano, talvolta, qui e là.Di questo sono abbastanza certo in Vassalli, perlomeno
"Genovese, nato nel 1941, trapiantato da anni in Piemonte, scevro da vanità e sterilizzazione ripetitiva dei propri temi e della propria pratica scrittoria, lontano da funambolismi di carattere edonistico o sperimentale, distante da argute iperboli di carattere barocco, Vassalli rappresenta uno di quei genuini talenti narrativi forse ignoti al grande pubblico, ma ricchi di dignità creativa, autonomi nel porre in opera le proprie intuizioni, dallo stile essenzialmente personale, artistico .
Un romanzo assolutamente non adatto ai meccanici, ai deterministi, ai certi, a chi si fida solo dei propri occhi, a chi si fida ciecamente di quello che gli hanno imposto come giusto e come sbagliato. perfettamente godibile dal resto del mondo. Gran bel romanzo, saggiamente pensato ed ampiamente riuscito. E la verità rimane in bilico, e che Letteratura sia".
Ecccolo, è lui, è l'inconfondibile Baol, lo riconosco! Che dire, mi levo il cappello che non ho:) Vassali lo conosco solo come curatore delle opere di Campana. Qui ne parlate tutti bene (chi lo ha letto, evidentemente), ergo dovrò procurarmelo per confutare o confermare, prima o poi.
9. Mi viene una parolaccia amorosa, dear :-)
"Gran bel romanzo, saggiamente pensato ed ampiamente riuscito. E la verità rimane in bilico, e che Letteratura sia."
> e concludo gran bel pezzo, questo Vassalli mi manca, ma prima o poi rimedierò.
[Vassalli] Copertina, ean,
[Vassalli] Copertina, ean, archivio e impaginazione.