Vassalli Sebastiano

Cuore di pietra

Autore: 
Vassalli Sebastiano

Una casa è la vera protagonista di questo romanzo di Vassalli, una grande villa a tre piani in stile neoclassico con tre ordini di colonne doriche sulla facciata, sormontata da un frontone triangolare in cui si apre la terrazza dell’attico.
La costruzione è frutto dell’ingegno di uno stravagante Architetto massone, affetto da una cronica mania di grandezza e si trova in una città settentrionale piuttosto piccola e brutta, situata in una grande pianura dominata dal Monte Rosa. È stata identificata con Novara, nella quale l’Autore ha vissuto a lungo e la casa è Villa Bossi, che fu per un periodo residenza di Vassalli stesso.
L’Architetto invece è l’Antonelli.
Non si tratta comunque di dati imprescindibili, visto che l’Autore desidera qui tracciare un affresco storico delle vicende italiane dalla spedizione dei Mille all’età contemporanea, prendendo spunto proprio dall’edificio e dai suoi abitanti.
Proprietario della villa è il conte Basilio Pignatelli, napoletano emigrato al Nord ufficialmente per servire il re (si dice invece sia stato costretto ad andarsene per una faccenda amorosa).
Il conte commissiona il restauro della residenza e si ritrova a spendere cifre spropositate per la megalomania dell’Architetto.
I primi personaggi sono costituiti dalla famiglia del conte e dalla sua servitù, visto che Vassalli non vuole fare una storia dell’aristocrazia o della borghesia, ma narrarci le vicende di tutte le classi sociali dell’Italia attraverso un ampio periodo.
È una storia fatta dunque di microstorie, ricca di bozzetti e aneddoti. Si tratta di un progetto ambizioso, che però ha come risultato un romanzo estremamente noioso, con tanti episodi a volte staccati e una miriade di personaggi non approfonditi, alcuni addirittura appaiono in fretta e poi vengono tralasciati, come se fossero comparse in una scena cinematografica.
Le vicende scorrono rapidamente: dall’Unità d’Italia ai primi moti socialisti, dalle nuove invenzioni frutto del progresso alle guerre mondiali passando per il fascismo, definito “età banale”, dominata dall’acclamato “uomo della Provvidenza” che poi perde tutto e si trasforma in “Bombolo”, come il protagonista, noto per i suoi ruzzoloni, di una famosa canzonetta dell’epoca.
Di tutto l’affannarsi degli uomini rimane ben poco: la casa va in rovina, il tempo passa e distrugge, tutto pare assurdo e degno d’ironia, vera costante del romanzo.
La concezione della storia di Vassalli appare leopardiana per il pessimismo, per l’inesorabilità del tempo che scorre, per la vanità degli sforzi umani, ma l’Autore strizza l’occhio anche a “Il Gattopardo”, quando osserva che gli uomini vanno diretti come un’orchestra.
“La politica non è l’arte di far andare avanti le cose reali, come credono gli ingenui: perché le cose reali vanno avanti da sole. La politica è l’arte di dirigere i sogni degli uomini, come si dirige un’orchestra”. (pp.39-40)
Al di sopra di tutto stanno gli dei, come Vassalli sottolinea fin dall’inizio del libro, esseri imperscrutabili che se la ridono degli uomini, delle loro sciagure e del loro ridicolo darsi da fare. Niente manzoniana Provvidenza dunque, soltanto casualità e assurdità, che giustificano il tono da commedia del romanzo e il suo soffermarsi su tanti fatti e fatterelli.
“Gli Dei di Omero, quelli che ci guardano dall’alto e considerano la pianura dove noi viviamo come il loro teatro, hanno fatto sì che il clima di questi luoghi sia adatto agli spettacoli che vi si svolgono, in modo da produrre quegli effetti comici, o addirittura grotteschi di cui s’è appena parlato: i geloni, la nebbia le zanzare, i calori, i raffreddori….. […]
L’unica cosa certa è che, da noi, gli Dei vengono per assistere alle nostre commedie, e che anche il clima di questi luoghi li fa ridere…” (p.78)
Tra le varie vicende merita una nota particolare la storia dell’anarchico che viene trovato morto nei sotterranei della casa ai primi del Novecento: un tam tam mediatico molto simile a quello attuale si scatena, frotte di giornalisti invadono la città e avanzano le ipotesi più fantasiose, ma non appena si scopre che si tratta di un poveretto deceduto per cause naturali, l’interesse crolla e non se ne parla più. L’arte di confezionare e propinare le notizie è ben nota a Vassalli, che sa criticarla.
Una seconda serie d’osservazioni riguarda gli intellettuali di Sinistra, i cosiddetti “scienziati della rivoluzione”, obiettivi degli implacabili strali ironici di Vassalli, che così li definisce “giovanotti sussiegosi, con la barba o senza la barba, con gli occhialini cerchiati d’oro o senza gli occhialini”… […]
Avevano più o meno la stessa età, le stesse certezze, la stessa superbia che li portava a guardare con commiserazione chiunque non parlasse o ragionasse come loro, con le stesse frasi fatte e le stesse parole d’ordine. Una di quelle parole d’ordine era la parola «massa»: che si usava soprattutto al plurale – le masse – e indicava un insieme di uomini e di donne, un’entità a metà strada tra il numerico e l’umano, in marcia verso il socialismo cioè verso la felicità”. (p. 254-55)
Questi personaggi sono presenti in varie forme da molti anni e sono sempre alla ricerca del potere, pronti a guidare le cosiddette masse, si tratta di figure infide, poco rassicuranti, gonfie di retorica e occupate a vagheggiare i fasti del comunismo con intolleranza. Anche su di loro cadrà l’oblio, come sui democristiani che affitteranno per un periodo parte dell’edificio.
“La grande casa non si scompose. Il suo cuore di mattoni e di pietra non poteva turbarsi per i sogni di ricchezza dei piccoli uomini che si affaccendavano e tramavano intorno alle sue mura e che erano destinati, di lì a poco tempo, a sparire nel nulla da dove erano venuti e a lasciare il posto ad altri uomini e ad altri sogni di ricchezza, altrettanto effimeri….” (p.269)
Romanzo pessimista, troppo pieno di vicende, suscita l’impressione che stavolta Vassalli abbia voluto mettere troppa carne al fuoco con un risultato che non s’avvicina neppure ad altri suoi superbi lavori come “Marco e Mattio” e “La notte della cometa”.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Sebastiano Vassalli (Genova 1941) scrittore italiano.

Sebastiano Vassalli, Cuore di pietra, Torino, Einaudi 1996.

Approfondimento in rete: letteratura.it / wikipedia

Vassalli in Lankelot:
Vassalli Sebastiano - Cuore di pietra - marina monego
Vassalli Sebastiano - La notte del lupo - baol70
Vassalli Sebastiano - La notte del lupo (con cenni sull'opera omnia) - franchi
Vassalli Sebastiano - La notte della cometa - marina monego
Vassalli Sebastiano - Marco e Mattio - marina monego
Vassalli Sebastiano - Mareblù - franchi
Vassalli Sebastiano - Natale a Marradi. L'ultimo Natale di Dino Campana - franchi
Vassalli Sebastiano - Stella avvelenata - franchi


Marina Monego, ottobre 2007

ISBN/EAN: 
8806184253

Commenti

ottimi!

Nuovo articolo di Marina.
L'archivio-Vassalli cresce...;)

"La concezione della storia di Vassalli appare leopardiana per il pessimismo, per l?inesorabilità del tempo che scorre, per la vanità degli sforzi umani, ma l?Autore strizza l?occhio anche a ?Il Gattopardo?, quando osserva che gli uomini vanno diretti come un?orchestra.
?La politica non è l?arte di far andare avanti le cose reali, come credono gli ingenui: perché le cose reali vanno avanti da sole. La politica è l?arte di dirigere i sogni degli uomini, come si dirige un?orchestra?. (pp.39-40)"

> Avevo dimenticato quel passo. Tanta retorica romantica, ma tanto bella. Gattopardiano, dici? Perché?...

"Una seconda serie d?osservazioni riguarda gli intellettuali di Sinistra, i cosiddetti ?scienziati della rivoluzione?, obiettivi degli implacabili strali ironici di Vassalli, che così li definisce ?giovanotti sussiegosi, con la barba o senza la barba, con gli occhialini cerchiati d?oro o senza gli occhialini?? [?]
Avevano più o meno la stessa età, le stesse certezze, la stessa superbia che li portava a guardare con commiserazione chiunque non parlasse o ragionasse come loro, con le stesse frasi fatte e le stesse parole d?ordine. Una di quelle parole d?ordine era la parola «massa»: che si usava soprattutto al plurale ? le masse ? e indicava un insieme di uomini e di donne, un?entità a metà strada tra il numerico e l?umano, in marcia verso il socialismo cioè verso la felicità?. (p. 254-55)"

> Questa è una delle ragioni per cui ho letto volentieri Vassalli per tanti anni. A un tratto non ho più capito qualcosa; perché abbia abbandonato le avanguardie per finire a uncinarsi a Einaudi, con quel che significa e non da ieri, e come faccia a proclamare tanta ribellione pubblicando per la casa del Padrone.

Stilisticamente - e a livello cerebrale - non ha mai smesso di essere esemplare: è uno che insegna a scrivere, soltanto leggendolo. E' la sua coerenza che mi sfugge. Molto. Ha importanza? No. Ma volevo dirtelo.

"suscita l?impressione che stavolta Vassalli abbia voluto mettere troppa carne al fuoco "

> Lui scrive il Romanzo dell'Italia da un pezzo... il suo massimalismo non è mai stato nascosto. Va interiorizzato così, come una bistecca succulenta, ben cotta, con pochi contorni attorno. E magari solo acqua da bere. Nutre, alimenta, non sempre rigenera.

"Ironia, vera costante del romanzo".
Mica poco per uno scrittore che "traccia un affresco storico delle vicende italiane dalla spedizione dei Mille all?età contemporanea".
L'ironia secondo me è la miglior forma d'intelligenza.

ragazzi, con tutto il rispetto per Vassalli e la sua bravura, ma questo romanzo mi ha messo alla prova per la sua pesantezza, è un parere soggettivo, ma ho faticato a finirlo.

Il Gattopardo: c'é una scena di un ballo con riflessioni del protagonista sulla morte e sul suo tempo che è ormnai passato (102-103) che mi sembra confrontabile benissimo.
E poi quelle riflessioni sulla politica. gli uomini vengono paragonati a strumenti musicali, chi è per il progresso, chi rimane ancorato al passato....per me ci sono degli echi.

Non è improbabile, ma dovrei rileggere il testo per poterti dire che sono d'accordo. Onestamente così non saprei. Tra la sensibilità estetica e la Weltanschauung di Vassalli e quella di Tomasi c'è un discreto strapiombo. Ma Vassalli è letterato dalle grandi letture (da più parti chiamano manzoniana "La chimera"...), non sarebbe del tutto irragionevole. Quando torno su Vassalli ne riparliamo;)

Recensione che leggo con piacere anche se - lo dico subito - non sono riuscita a terminare La chimera e quindi Vassalli non è fra le mie priorità di lettura.
Brava ad essere andata in fondo a un libro che hai faticato a leggere e doppiamente brava a parlarne, quindi.
La recensione prende ottimamente le misure della narrazione. Magari come dici nei commenti Vassalli ha cose ottime.

Interessanti gli stralci che proponi, e il discorso sul "pessimismo storico".
Gli amanti di Vassalli potrebbero approfondire...

sì, ha libri molto migliori di questo e leggibilissimi, Marco e Mattio finora è quello che mi è piaciuto di più.

In effetti la recensione di Marina offre un paio di "agganci" gustosi ("pessimismo leopardiano" e l'utilizzo di fatti più o meno inventati per criticare il presente o comunque fatti ben noti in questo presente come l'episodio dell'anarchico citato). Io trovo la lettura di Vassalli sempre interessante, premesso che questo romanzo non l'ho letto. L'ho riscoperto da poco e decisamente non è mai banale, anche se talvolta forse, come dici tu, "senza misura". L'interrogativo che si pone Franchi al commento 3 me lo pongo anche io. Che sia diventato nel tempo un pavido mascherato? ai posteri l'ardua sentenza...

11 sull'interrogativo posto da Gf non saprei nemmeno io che cosa dire, è una contraddizione interna dell'autore, temo.

12. Anhe gli scrittori non sono perfetti :)

[Vassalli] Doppio incipit,

[Vassalli] Doppio incipit, links, impaginazione e archivio.