Manuel Vásquez Montalbán, autore scomparso da nel 2004, stroncato da un infarto all’aeroporto di Bangkok, è uno degli scrittori spagnoli più apprezzati dal grande pubblico soprattutto grazie ai suoi romanzi polizieschi ambientati in Catalogna, più precisamente in una Barcellona appena uscita dalla dittatura del Generale Francisco Franco, straziata dalle manifestazioni, fremente di aspettative e pervasa da continui mutamenti sociali.
Su questo sfondo irrequieto, colorato con le tinte forti della speranza e della rinascita politica, prende forma l’affascinante microcosmo di Josè Carvalho Larios, a tutti noto come Pepe, ex militante antifranchista, ex agente della CIA, ex detenuto, oggi investigatore privato meticoloso e disincantato, con la passione per la buona cucina, i sigari di qualità e la strana pratica di accendere il proprio camino con le copie dei “libri più determinanti, i più colpevoli e capaci di ingannare qualcuno”.
Attorno a lui ruota uno strano gruppo di comparse e personaggi dalle caratterizzazioni splendidamente riuscite. Emergono soprattutto due ritratti: l’immagine del buffo e sconsolato Biscuter, assistente del detective, cuoco sopraffino, galeotto insieme a lui ai tempi dell’incarcerazione per la militanza contro il regime, ora instancabile tuttofare nell’ufficio sulle Ramblas. Sconosciuto il suo vero nome ai lettori, così come al nostro investigatore, conosciamo di lui la sfrenata passione per le auto degli altri, la lunga permanenza in varie galere e la descrizione di un corpo minuto e gracile, di un viso dagli “zigomi rossi, grosse labbra pendule, occhi da pesce bollito”, ma tanta grinta pronta ad essere impiegata in ogni occasione necessaria, nel dare una mano a risolvere i casi più delicati.
Altra interessante figura è Charo, la compagna di Carvalho, prostituta d’alto borgo infatuata del fascinoso detective, donna attraente e sensuale, dal corpo bronzeo e dai modi passionali, scorge in Pepe l’uomo della propria vita, ma questi non sembra volersi legare in maniera definitiva.
Su questa architettura si costruisce il mondo di Pepe Carvalho, fatto di misteri insoluti, efferati omicidi e torbidi inganni in una Catalogna tutta ristoranti, dedali di viuzze e manifestanti, mentre nella prosa dell’autore emerge, soprattutto, amarezza e disincanto nell’analizzare una Spagna che attraversa un periodo di transizione, tesa verso un futuro incerto e con alle spalle le sofferenze ignobili del regime di Franco.
In questa avvincente avventura il nostro celebre eroe è, come sempre, alle prese con un caso intricato e di difficile risoluzione.
Gli ingredienti sono della migliore qualità, quasi all’altezza di quelli delle sue immancabili ricette: c’è l’oscuro omicidio di Antonio Jaumà, manager della multinazionale Petnay, erotomane dalla lingua lunga e con il piacevole vizio delle belle donne, conosciuto dallo stesso Pepe un paio di anni prima, durante un volo intercontinentale, e trovato ammazzato con una pallottola nella schiena nei dintorni di Vic, il corpo inzuppato di detergente intimo da donna, senza mutande addosso ma con un paio di slip da signora nella tasca dei pantaloni.
C’è la vedova che, spinta dall’amico militante Marcos Nunez, non crede al omicidio di un “magnaccia”, per difendere una delle proprie protette dall’incontrollabile impeto amoroso di Jaumà, e desidera ottenere al più presto la verità.
Ci sono i sospetti, su tutti i cinque amici di gioventù dello stesso Jaumà, con i quali aveva trascorso gli anni più ribelli della sua vita: solo l’incontro con ognuno di essi, il confronto occhi negli occhi, potrà rivelare il vero colpevole, che può nascondersi nel avvocato rampante Fontanillas, nel romanziere Dorronsoro, in Tomas Biedma, avvocato del lavoro, nell’aspirante regista Vilaseca, nel fabbricante di Yogurt Argemì, o nello stesso Nunez, militante politico da poco tornato dall’esilio.
Aggiungiamo, per insaporire questa già gustosa ricetta, un omaccione tedesco, Dieter Rhomberg, terzo uomo della Petnay, da poco scomparso nel nulla e unico anello di congiunzione con Jaumà, il solo in grado di chiarire gli scottanti retroscena cha hanno come protagonista il manager assassinato. Condiamo lo stuzzicante impasto con una spruzzata di Bromuro, informatore fidato di Carvalho, logorato dal troppo vino e dalle troppe sigarette, acuto osservatore e capace di reperire qualsiasi informazione nei bassifondi spagnoli, ed un po’ di Pedro Parra, chiamato il Colonnello, per il suo sogno di realizzare un movimento sovversivo antifascista, abile nel procurare a Carvalho un organigramma della Petnay.
Non dimentichiamo gli essenziali incontri amorosi con Charo, i dialoghi surreali e irresistibili con Biscuter, notizie e particolari ricavati da improbabili colloqui con il protettore Martello d’oro e con l’anziano commercialista di Jaumà, aneddoti imperdibili e alcune visite impreviste e avremo la squisita ricetta del secondo romanzo di Manuel Vásquez Montalbán.
Ricetta che tenderà a diventare più complessa e articolata a causa degli sgradevoli e ripetuti interventi della polizia, delle minacce intimidatorie ricevute dall’investigatore, e del mistero che, da semplice e apparente omicidio passionale, si trasformerà in un progressivo avvicinamento alla scoperta di una verità scottante, pericolosa e forse troppo grande per lo stesso Carvalho, messo alle strette da chi, più grande e potente di lui, può comprare tutto con il denaro e l’influenza ai piani alti e rendere il suo compito impossibile.
Svelare il mistero, scoprire il mandante dell’omicidio e farlo confessare, questa volta non significa vincere e arrestare il colpevole.
O meglio, questo non ci viene svelato, ma soltanto fatto intuire, lasciandoci con un senso di curiosità ed impotenza nel leggere, nell’ultima, amara descrizione, il nostro impavido investigatore intento a tornare verso casa, nella sua auto, stanco e distrutto dalle estenuanti investigazioni, con la testa piena di ingombranti pensieri e irrealizzabili certezze, e quattro parole pesanti come macigni: la solitudine del manager.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Manuel Vásquez Montalbán (Barcellona, España 1939 - Bangkok, Thailandia 2003), scrittore spagnolo.
Manuel Vásquez Montalbán , “La solitudine del manager”, Feltrinelli, Milano, 1993.
Approfondimento in rete: antenati; vespito.net; wikipedia.
Antonio Benforte, 3 febbraio 2005.
Recensione pubblicata originariamente su ciao e lankecom.
Commenti
mi sembra che a Pepe Carvalho si sia ispirato Camilleri per Montalbano, io ho "Il centravanti è stato ammazzato verso sera",ma non l'ho ancora letto. Mi danno l'idea di romanzi d'intrattenimento da leggersi d'estate in amenità, se si è amanti del genere. Periodicamente ho dei ritorni verso questo tipo di storie, mi divertono.
(mai stato il mio genere, ma mai trovato spiacevole. Danke per la riproposta!)
di Montalban lessi "I mari del sud" anni fa. molto carino.
@ marina. sì, camilleri ha dato il nome Montalbano al suo personaggio in onore dello scrittore spagnolo.
Dopo quel romanzo, non ne lessi altri, però mi incuriosirono alcuni suoi, non editi da feltrinelli, ma da frassinelli, come Erec e Enide, Io, Franco, e un altro che non ricordo il titolo, ma che quando vidi in libreria mi pensai, "ummm...quasi quasi...". oltre, naturale, al libro di ricette di Carvalho.
grazieeeeee....che mi hai ricordato quel romanzo...grazie.
Sto leggendo un libro di Montalban, di un'avanguardismo molto marinettiano. Mi spiace che abbia fatto anche polizieschi, nella scrittura ermetica mi garba piuttosto e anzichenò.
(davvero?)
Parecchio. Infatti è una lettura anche un po' ostica...
ne scriverai, vero?
E certo!
che libro è?
"Questioni marxiste" :)
grazie ;)
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