Raoul Vaneigem, scrittore belga classe 1934, già protagonista del movimento situazionista, è un intellettuale eretico, apocalittico, visionario. Nella nuova edizione del suo “Avviso agli studenti” (1995), completa del saggio breve “Terrorismo o rivoluzione” (1972), possiamo apprezzare l'intelligenza dissacrante di un pensatore che ha saputo spiegare – per dirla con le parole del curatore, Sergio Ghirardi - “Come reagiscono le nuove generazioni al consolidarsi dell'alienazione, aggravata dal ricatto economico che un capitalismo alla deriva fa pesare sulla sopravvivenza economica, ambientale e persino fisica degli esseri viventi” (p. 17).
La risposta è in questo saggio di formidabile aggressività e solarità, nato in opposizione alle nuove strategie della Commissione Europea, vincolate al principio che “L'impresa deve essere impostata sulla formazione e la formazione sui bisogni dell'impresa”: correndo il rischio di finire per produrre altro inutile e altro superfluo e consumare – il francesismo è di Vaneigem - “merda”. Insomma: “odiosa ieri, la scuola ormai è soltanto ridicola”.
Vaneigem non crede che esistano bambini stupidi: soltanto educazioni imbecilli (p. 55). Viviamo in un'epoca che dovrà sostituire l'antico “memento mori” al nuovo “memento vivere”: inutile pensare alla morte e alla decadenza, perché quella altro non è che una “visione da vegliardi prematuri, da golden boys precipitati nella senilità precoce per avervi preferito il denaro all'infanzia” (p. 25). E siccome “Chi porta nel suo cuore il cadavere della propria infanzia non educherà mai altro che delle anime morte” (p. 38), e i giovani non devono e non possono continuare a credere in una società senza gioia né futuro, serve qualcosa di radicalmente diverso. Serve ribadire che “non vogliamo più una scuola in cui s'impara a sopravvivere disimparando a vivere”: serve ricordare che la noia genera violenza, e la bruttezza vandalismo. Serve tenere presente – come scrive il filosofo belga – che un sistema educativo nato per immettere intelligenze addomesticate sul mercato del lavoro è un disastro fallimentare. Serve ripetere, come un mantra, che il principio “vinca il migliore!” è padre di rovine. Perchè la competitività incita alla corruzione: e la corruzione è la morale degli affari. E in ogni caso: che cosa mai ci sarà, in palio, in questo sistema educativo?
“Vincere che cosa? Una più grande intelligenza sensibile, più affetto, più serenità, una maggiore lucidità su se stessi e sulle circostanze, migliori mezzi di agire sulla propria esistenza, più creatività? Niente affatto, più denaro e più potere, in un universo che ha usato il denaro e il potere a forza di essere usato da loro” (p. 34).
La creatività è un dono di tutti gli esseri umani: non va soffocata, e non va corretta. Vaneigem crede che l'unico progetto educativo sia “crearsi nell'amore e nella conoscenza del vivente”: non formare impiegati e operai depressi per la vita e per la centralità indomabile del lavoro, costretti a inventarsi una Causa, c maiuscola, per dimenticare “la triste violenza del male di sopravvivenza del quale soffrono” (p. 22). In questi frangenti, vive la formazione situazionista del filosofo belga: una lezione, spiega Ghirardi, “lontana anni luce dal militantismo politico tradizionale oscillante tra cristianesimo e leninismo, tra creatività addomesticata e gregarismo fanatico”, una teoria che s'è incaricata “di indicare la via di un rovesciamento di prospettiva radicale della società capitalistica, arrivata al suo stadio finale spettacolare-mercantile” (p. 6).
Il lavoro non va santificato, il lavoro va criticato: il sacrificio sociale di chi si annulla, per sostenere una “sovrapproduzione capitalistica altrettanto inutile che insostenibile”, è insensato.
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Così, con una predica finale sulla necessità d'un'occupazione delle vecchie scuole, per abbellirle e trasformarle in atelier dell'intelligenza e della creatività, in “frutteto di gaio sapere”, e con un invito a marciare sulla testa dei re – come insegnava Shakespeare – termina un pamphlet schierato e violento, capace di fronteggiare la depressiva minaccia dell'egida del profitto e di combattere nel nome della sovranità della qualità della vita. Perché “una scuola dove la vita si annoia insegna solo la barbarie”, e “non vogliamo più una scuola in cui s'impara a sopravvivere disimparando a vivere”.
Fonte inesauribile di slogan e di motti, “Avviso agli studenti” è un'iniezione di fiducia nella rivoluzione e nel sogno. Soltanto per questo, al di là del suo estremismo tutto letterario, andrebbe interiorizzato da professori e studenti, e discusso a dovere in una bella assemblea, tutti presenti, nessuno escluso.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Prima edizione: “Avertissement aux écoliers et lycéens”, 1995; “Terrorisme ou révolution”, 1972.
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Raoul Vaneigem, scrittore
Raoul Vaneigem, scrittore belga classe 1934, già protagonista del movimento situazionista, è un intellettuale eretico, apocalittico, visionario. Nella nuova edizione del suo “Avviso agli studenti” (1995), completa del saggio breve “Terrorismo o rivoluzione” (1972), possiamo apprezzare l'intelligenza dissacrante di un pensatore che ha saputo spiegare – per dirla con le parole del curatore, Sergio Ghirardi - “Come reagiscono le nuove generazioni al consolidarsi dell'alienazione, aggravata dal ricatto economico che un capitalismo alla deriva fa pesare sulla sopravvivenza economica, ambientale e persino fisica degli esseri viventi” (p. 17).
[Vaneigem] Sono contento che
[Vaneigem] Sono contento che ti sia piaciuto questo testo. Anche io l'ho letto tempo fa in un'altra edizione che non ricordo e ho, se non ricordo male, anche una delle prime edizioni nascosta da qualche parte in casa. Un libro dissacrante e libero.
[vaneigem] la sua forza
[vaneigem] la sua forza strabiliante sta proprio nel suo approccio libertario, e anarchico allo stesso tempo; e nella sua terribile (perché è terribile) lucidità. L'iconoclastia sembra derivarne logicamente.
[vaneigem su "alias"]
[vaneigem su "alias"] http://www.pianobedizioni.com/FOTO/rassegna_stampa/Alias%20-%20Il%20mani...