Valéry

Viaggio in Sardegna

Autore: 
Valéry

Ho cercato di descrivere le premure, la grazia dell'ospitalità corsa e certo non ho nessuna voglia di smentirmi; ma c'è in questa ospitalità qualcosa della vanità francese. L'ospitalità sarda ha tutto un altro carattere: è, se si può dirlo, più primitiva, più antica, più semplice, più universale” (Valery, Cap. VII, “Ospitalità sarda”, p. 43)
Antoine-Claude Pasquin detto Valéry (1789-1847), da non confondere col letterato corso-ligure Paul Valéry (Sète, 1871 – Parigi, 1945), bibliotecario e scrittore francese, è autore di questo “Viaggio in Sardegna” (1837), originariamente parte di un “Viaggio in Corsica, nell'Isola d'Elba e in Sardegna”, in due volumi. Il libro è suddiviso in brevi capitoli, estremamente fluidi e leggibili, composti e assemblati man mano che lo scrittore scendeva e risaliva per l'isola; l'edizione è completa di una cartina dei suoi spostamenti.
Scopo del gioco? “Riabilitare” le misconosciute isole in un'epoca in cui “la barba folta, gli abiti scuri, il viso abbronzato, i capelli al vento” dei Sardi erano meno noti di certe tribù americane (il paragone è dell'autore). In questo secondo volume, l'unico tradotto in italiano, Valéry comincia il suo viaggio partendo da Bonifacio alla volta della Maddalena.
Entra nell'isola dopo aver superato una fastidiosa quarantena; tuttavia, a dispetto del lento esordio, più avanti festeggerà la sparizione della burocrazia: nell'isola, a differenza che in Italia, si viaggia senza dover esibire il passaporto a tutto spiano. C'è ben altra libertà.
Valéry deplora il declino del numero degli abitanti dell'isola (all'epoca, circa mezzo milione), dovuto a secoli di inette amministrazioni aragonesi, spagnole o piemontesi (p. 40), e dalle conseguenze terribili dell'asfissiante regime del feudalesimo; spesso, si rammarica per le disattenzioni dei letterati (incluse le leggerezze di Montesquieu) nel corso dei secoli; nessun continentale sembra aver saputo cantare la bellezza e la grandezza dell'Isola. Sulle prime battute, Valéry è ammirato dalle bellezze naturali della Sardegna, e dall'antica storia delle sue cittadine. Tende a rimarcare le origini Romane (la Sardegna fu dichiarata provincia fin dal 200 a.C. circa; sembra sia stata patria del poeta Ennio) più ancora di quelle autoctone, misteriose; accenna soltanto alla civiltà nuragica, soltanto per sancire un primato mediterraneo, però, e per accennare a un'interpretazione scolastica di queste antiche costruzioni.

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Sembra che il costo della vita, in Sardegna, fosse molto basso: “Ognuno fa il pane in casa, e con il suo grano; il pesce si vende alla libbra come in Inghilterra, ma non costa più di due o tre soldi; la carne è a un soldo” (p. 45). Valéry segnala la presenza di un buon numero di scuole, per l'epoca, a fronte di insegnanti spesso inadeguati; nelle Università (Sassari in primis) spiega che tra i guasti c'è la difficoltà di reperire libri dal continente, e in numero adeguato di copie. Come se non bastasse, molte lezioni non hanno un numero sufficiente di allievi.
Città più ricca, per i commerci, è ancora Alghero. La lingua parlata dalla buona società è l'italiano, a dispetto della fortuna dei dialetti, tutti in competizione tra loro per rivendicare d'essere il Sardo originario. Gli spostamenti sono ancora difficoltosi: si va da Porto Torres a Cagliari in diligenza, due volte la settimana; ci si impiegano circa trentasei ore. Mancano gli alberghi; viaggiare all'interno dell'isola è difficile. Il miglior pane si mangia a Quartu; in generale, il pane nell'isola è molto buono, scrive Valéry. Mancano, quasi del tutto, le patate. Migliori dolci dell'isola sono quelli di Ozieri, tutta un'altra pasta rispetto a quelli di Cagliari (p. 224).
Dal punto di vista antropologico, Valéry spende parole estremamente positive: scrive che i Sardi sono un popolo allegro e dolce, estraneo agli eccessi, innamorato del canto e del ballo (naturalmente, “su ballu tunnu” in primis); i loro contadini sono l'espressione di un incredibile contrasto tra l'aspetto feroce, truce e aggressivo, e la loro innata dolcezza e generosità; i cavalcanti (mulattieri del paese) sono estrosi, allegri e comunicativi. Valéry esalta la magnifica ospitalità dei Sardi, con sincera partecipazione. Giudica la gente della Gallura la più famosa dell'isola, esempio di “salute, freschezza, forza, bellezza, coraggio e intelligenza” (p. 52) e di intraprendenza (rovesciò il giogo feudale per prima); il loro dialetto è tenero, appassionato e satirico (p. 55).
C'è qualche cittadina “superstiziosa e feroce”, come Bonorva, ma la tendenza sembra essere quella dei piccoli centri “laboriosi, pacifici e ospitali”. Loro sono in maggioranza assoluta.
“Nella capanna del pastore (ovile) e alla sua tavola vi gridano 'a parte, signor, a parte' ('divida con noi'), e subito una pecora viene presa, uccisa, scuoiata e arrostita per un pasto alla maniera degli eroi di Omero. Spesso mi è stato ripetuto in questi focolari angusti il proverbio dell'ospitalità sarda: se la casa è piccola, il cuor è grande” (p. 44)
Annotazioni negative non mancano, come per la sporcizia di Iglesias, ma sono sempre attenuate da altri aspetti; quando l'ospitalità, quando la bellezza dei dintorni, quando la qualità dell'alimentazione. Quando Valéry descrive la condizione delle donne nel paese di Bitti, parla apertamente di “pratiche immorali” (pp. 218-219); non è un agiografo, questo sia chiaro.

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Uno dei momenti più toccanti è quando, parlando di Aritzo, non distante da Oristano, scrive: “Questo cuore della Sardegna non è mai stato conquistato: è l'Alvernia dell'Isola. Mai, né le Aquile Romane, né i destrieri numidi hanno valicato queste montagne, antico rifugio della libertà sarda” (p. 204). In questo frangente mi sembra abbia sfiorato uno dei principali motivi di orgoglio dei nostri fratelli isolani; altrove, è stato puntuale nella descrizione di bellezze naturali, artistiche e architettoniche, divertente nella raccolta di aneddoti, molto sensibile nei confronti della gentilezza di un popolo bello che ha raccolto tante e ingiuste critiche nei secoli. Valéry – a dispetto della sua scarsa popolarità in Francia, e della relativa sparizione della sua opera – a quasi due secoli di distanza dalla pubblicazione di questo libro, rimane uno dei più appassionanti e sinceri cantori dei Sardi, prima ancora che della Sardegna.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Antoine-Claude Pasquin detto Valery (Parigi, 1789 – *, 1847), bibliotecario e narratore di viaggio francese.

Valéry, “
Viaggio in Sardegna”, Ilisso, Nuoro 1996. Prefazione di Maria Grazia Longhi. Traduzione di Maria Grazia Longhi. Include una nota biografica.

Prima edizione: “Voyages en Corse, a l'ile d'Elbe, et en Sardaigne” 1837.
Approfondimento in rete:
Wiki Fr.

In Lankelot:
Valéry - Viaggio in Sardegna - franchi

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2009

A Luca e Vale. In memoria del nostro piccolo grand tour. In giornata

ISBN/EAN: 
9788885098459

Commenti

?Ho cercato di descrivere le premure, la grazia dell?ospitalità corsa e certo non ho nessuna voglia di smentirmi; ma c?è in questa ospitalità qualcosa della vanità francese. L?ospitalità sarda ha tutto un altro carattere: è, se si può dirlo, più primitiva, più antica, più semplice, più universale? (Valery, Cap. VII, ?Ospitalità sarda?, p. 43)

Ah! :))))))

Grazie mille per aver recensito il finto Valery e per la dedica :)

"si va da Porto Torres a Cagliari in diligenza, due volte la settimana; ci si impiegano circa trentasei ore"

be', anche noi, ora più ora meno... :)

ahahaha

3 ahahah! Ma dai :))

Bel pezzo, la Sardegna è per me luogo ancora non visitato (detto tra noi ho molta paura del traghetto notturno).
Simpatiche tutte le notazioni sul popolo sardo e sull'ospitalità.

Finalmente qualcuno che parla bene degli italiani nel suo viaggio in italia...;)

Paura del viaggio o dei passeggeri? (in effetti ci sono delle comitive di ragazzi turbolenti o zingari, ma c'è la cabina e si sta tranquilli :)

del viaggio per acqua e del mal di mare! Io reggo il vaporetto lagunare , ma il resto dei mezzi acquei.....brrrr!

OT: MARINAAAA... io ho l'incubo dell'acqua, ma veramente, da attacco di panico (non soffro il movimento del mare, io ho il TERRORE del mare, pur nuotando benissimo) e sono 12 ANNI che ogni anno mi "sorbisco" il viaggio di 8 ore Napoli-Palermo e ritorno per la Sicilia.

E siccome ogni anno la Sicilia è obbligatoria, temo che difficilmente vedrò mai la Sardegna, una terra che mi affascina particolarmente per certe stranissme comunanze, come la limgua (Sardo e Friulano sono le due più importanti minoranze linguistiche riconosciute con legge dallo Stato italiano, e non è cosa da poco, perché lo status di minoranza non è estensibile a qualsiasi dialetto, ma richiede requisiti ben precisi) e un certo carattere "isolato" (eh eh).

Beh, basta prendere l'aereo :)
Anche io detesto viaggiare in nave, più per la durata che per altro... Il mal di mare mi viene solo in motoscafo :)

Pensate: nel mio paesello (Tarcento, noto per altro come la Perla del Friuli) ogni anno in questi giorni c'è un festival folcloristico internazionale. Ci sono gruppi da tutto il mondo e naturalmente dall'Italia. Questa volta c'erano gli sbandieratori di Cori (Lazio) e un nutrito gruppo di Quartu S. Elena (ovviamente Sardegna). Ebbene, in tanti anni, non avevo mai visto abiti tradizionali così belli, soprattutto quelli femminili (che battono dieci a zero i nostri, sigh!). Purtroppo mio marito non stava bene e non ho "assaggiato" la cucina tipica, né visto altro che la sfilata.

Luca, io dalla Sicilia devo portare su quel quintale di olio (!) più mezzo bagagliaio di altre cose. Purtroppo gli aerei non sono ancora attrezzati e via terra da casa mia sono 1850 km... decisamente troppi. Per cui mi metto il cuore in pace e cerco di convincermi di essere... in treno!!!!!!!!!!!!!!!

Comunque una delle mie migliori amiche ha sposato un Sardo e quindi spero pirma o poi in un invito :)))

Quartu Sant'Elena? Franchi ne sa qualcosa :) Lo abbiamo caricato da lì e portato fino a Sassari, tra un ettaro in fiamme e l'altro.

"?Nella capanna del pastore (ovile) e alla sua tavola vi gridano ?a parte, signor, a parte? (?divida con noi?),"

... molto simile al siciliano "spartere"

13 :))) se vogliamo parlar male dei treni italiani poi, mi trovi assolutamente disponibile. Ma possibile che nel 2009 viaggiare sia ancora un trauma?

!

TRENI? Ma è la Salerno-Reggio Calabria che fa ORRORE: tutti i povirazzi (come direbbe Camilleri) che debbono andare o tornare dalla Sicilia o prendono la nave (costosissima, ma vi figurate che per 2 persone + auto non piccola ma neanche enorme si parla di 500 euro AR???) o si sciroppano quei 500 km di "tratturo" interrotto da mille cantieri... altro che ponte di Messina!

Siciliani e Calabresi: ribellatevi!!!!!

Vedi? Se sposavi un ferroviere avresti potuto viaggiare gratis dove e come volevi.
Mi sa che sposerò un controllore.

!

[Valéry] Archivio e

[Valéry] Archivio e impaginazione.

[valéry] Ho letto con spasso

[valéry] Ho letto con spasso le irose pagine su Sassari e i suoi abitanti, le descrizioni del brutto, dell'incivile e dello sporco :) Una voce fuori dal coro che ho trovato realistica e grottesca allo stesso tempo...

[valéry] grazie ancora per

[valéry] grazie ancora per avermi regalato questo libro, hammer, a te e a vale;).

Quando scrivi qualcosa di nuovo sull'isola?

[valery] a breve mi passano

[valery] a breve mi passano un libro di un emergente, quindi ne parlerò su lanke :)

[hammer] oh! magnifico. Bene.

[hammer] oh! magnifico. Bene.