Vaché Jacques

Lettere di guerra. Ad André Breton e ad altri Surrealisti

Autore: 
Vaché Jacques

A Luca, Gigi ed Elio

"En littérature, je me suis successivement épris de Rimbaud, de Jarry, d'Apollinaire, de Nouveau, de Lautréamont, mais c'est à Jacques Vaché que je dois le plus" (
Breton)

JACQUES TRISTAN HYLAR

Scopriamo un personaggio incredibile: surrealista ante litteram, fonte d'ispirazione prima per Breton e compagni, morto a ventiquattro anni per una forse involontaria overdose di oppio. Jacques Vaché (Lorient, 1895 – Nantes, 1919), studente delle Belle Arti, resistette al fronte soffrendo per l'obbligo di rappresentare la nazione in guerra: anarchico in divisa, si prendeva gioco della vita e della morte, sognando la libertà. Scriveva ai suoi amici, e queste lettere – spesso illustrate, come potrete apprezzare nella bella edizione Duepunti – sono tutto quel che esiste e rimane della sua opera.
Spiega Schifani nella (bella) postfazione: “Dal 1916 al 1918, anni in cui V. scrive agli amici, il conflitto si è inasprito (...). La stanchezza, la noia minano profondamente l'animo del giovane Vaché, dandy e anarchico, nel suo radicato individualismo. In un passaggio delle 'Lettere', solo davanti alla guerra, afferma consapevolmente che la condizione di soldato è essenzialmente incompatibile con la condizione umana in generale”.
Incompatibile e tuttavia inevitabile. Non siamo riusciti ancora a liberarci dalle guerre, e dall'atrocità della giovinezza consegnata alla morte senza senso, al fronte. E quand'anche il senso fosse la difesa del proprio popolo e delle proprie radici culturali, che tristezza e che orrore, e che foto impietosa della razza umana che ne deriva. Conosceremo mai un'evoluzione?
Come scriveva Vaché? Come un artista che aveva un controllo più elevato della lingua e del pregiudizio del pubblico, e giocava a bruciare il lettore con descrizioni frenetiche e incisive e divertenti, e tutta una serie di incidentali. Come un “registratore inconscio di molte cose, in blocco” (14-11-18). Come chi si trovava al fronte per malasorte, senza nessuna partecipazione e nessun entusiasmo, e sperava di trovare almeno qualche buon libro da leggere. La fantasia, intanto, sublimava il male. La fantasia, il pensiero dei compagni a Parigi, e la capacità di riconoscere del sano grottesco (“ubique”) nella quotidianità della morte, della distruzione e dell'infelicità. “Mi darebbe noia morire così giovaneeeeee”, scrive.
Lasceremo all'Onestà logica – l'onere di contraddirci – come a tutti quanti. OH DIO ASSURDO! Perché tutto è contraddizione – non è vero? E sarà umore chi non si lascerà mai conquistare alla vita nascosta e SORNIONA di ogni cosa – Oh sveglia mia – occhi – e ipocrita – che mi detesta tanto!” (18.8.17).
Interprete per gli inglesi, è perplesso per il loro scarso umorismo. “Porto a spasso tra rovine e villaggi il mio monocolo di cristallo e una teoria di quadri inquietanti – Sono stato, in successione, un letterato cinto d'allori, un noto disegnatore pornografico e uno scandaloso pittore cubista (...). Il risultato non importa” (X., 11 ott. 16).
E a volte si ritrova a confondere il lirismo con la satira, e ne derivano frammenti come questo: “Well – Aspetto una vostra lettera, se avete voglia, benché il rombo banale degli aerei si faccia gloria di ciuffi bianchi di polvere, e che questo orribile uccello fili dritto nell'accecante, pisciando un filo d'aceto” (Al signor A.B., 4.6.17).

L'impatto è di una vivacità micidiale, solare e sconvolgente. Chissà quanta arte poteva piovere da questo cielo, capace di indossare diverse uniformi e ridere di ognuna di esse, perché l'unica sua divisa era quella dell'arte.
Vaché (...) esercitava su di noi una seduzione senza pari. Il suo comportamento e i suoi discorsi erano oggetto di continuo riferimento. Le sue lettere erano un oracolo e la caratteristica di quest'oracolo era di essere inesauribile. Penso oggi che egli fosse in possesso del grande segreto che consiste nello svelare e velare contemporaneamente. Sta di fatto che per noi egli incarnava il più alto potere di 'distacco'” (André Breton, “Entretiens 1913-1952”)
In appendice, “Un caso di cronaca”: ossia, la morte di due giovani della buona borghesia di Nantes – Vaché e un suo compagno – per overdose di oppio, raccontata dai giornali locali. Vengono salutati come valorosi reduci dal fronte, vittime della loro giovinezza e della loro inesperienza. Peccato, davvero. Vaché, quasi cento anni dopo, vive: inespresso e incompiuto, se ne frega del destino e sorride a chi vuole abbattere il muro delle accademie, e le trincee delle leggi e degli Stati.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Jacques Vaché (Lorient, 1895 – Nantes, 1919), studente francese, dandy amato dai Surrealisti. Morto nel gennaio 1919 per un'overdose di oppio. Per approfondire, cfr.
wikipedia francese.

Jacques Vaché, “
Lettere di guerra. Ad André Breton e ad altri surrealisti”, Duepunti, Palermo 2005. Traduzione di Elena Paul. Postfazione di Giuseppe Schifani. In appendice, bibliografia.

Prima edizione: “Lettres de guerre”, 1919.

Approfondimento in rete:
wiki / Nove Porte / Le Nubi / Esperidi Garden /

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2008.

ISBN/EAN: 
9788890140327

Commenti

ualà.

A Luca, Gigi ed Elio

Stanotte ho sognato Vaché che scrive dal fronte, con la divisa bifronte. Ridacchia e scrive.
Micidiale.

"Sono stato, in successione, un letterato cinto d?allori, un noto disegnatore pornografico e uno scandaloso pittore cubista"

aahhahah

"In appendice, ?Un caso di cronaca?: ossia, la morte di due giovani della buona borghesia di Nantes ? Vaché e un suo compagno ? per overdose di oppio, raccontata dai giornali locali. Vengono salutati come valorosi reduci dal fronte, vittime della loro giovinezza e della loro inesperienza. Peccato, davvero. Vaché, quasi cento anni dopo, vive: inespresso e incompiuto, se ne frega del destino e sorride a chi vuole abbattere il muro delle accademie, e le trincee delle leggi e degli Stati"

Estremamente interessante. E mille grazie per la dedica :)

Grazie, il mio è stato un natale surrealista, magari poi ti dirò...

4. Eh:).
5. Grazie a te;).
6. Mi dirai...

Onore alla casa editrice che ha scovato questi carteggi preziosi!
Solo dove ci sono passione e talento, si può riuscire in imprese del genere. Qualcosa che ha il sapore di un piccolo miracolo. Davvero, complimenti!
Specie, poi, se è l'unica testimonianza che resta della vivacità intellettuale del giovane artista prematuramente scomparso.

"La fantasia, intanto, sublimava il male."
Fantastico! Peccato solo che non abbiamo potuto godere di questo gran dono. Peccato non avere altre pagine del Vaché.

(i ragazzi della Duepunti saranno felici di questo commento;) )

E se gli è ver che 'l sonno imagin sia/di morte, io spero almen qualche conforto./E se per morte pur finita fia/mia vita, non già mai l'amor ch'i porto;/e se, dormendo voi mio cor disìa,/solo in voi miei pensieri sarò poi morto,/perché nel sonno ognor vi tocco e veggio,/poi, morte, adunque altro gioir non chieggio.
I versi sono di Michelangelo Buonarroti. Mi sto chiedendo se Vaché li avrebbe apprezzati.

dico di sì.

http://www.youtube.com/watch?v=GHXsgpzJajk

due(ap)punti per un documentario;)

[Vaché] Impaginazione,

[Vaché] Impaginazione, carattere e doppio incipit.