Vacca Nicola

Sulla critica letteraria

Autore: 
Vacca Nicola

Tra gli scaffali della ruffianeria

Lo storico inserto librario del Washington Post, il "Supplement Book World", chiude i battenti e non uscirà più come allegato all’edizione domenicale del noto quotidiano. La critica letteraria è in crisi. Il mondo giornalistico delle recensioni sta perdendo terreno. Questo è un cattivo segno dei tempi che ha ripercussioni anche sulle pagine culturali dei quotidiani italiani.
Dalle nostre parti assistiamo spesso alle polemiche colte delle firme prestigiose del giornalismo culturale che si interrogano, in apparenza, sulla brutta fine che ha fatto la critica letteraria.
Qui, però, il narcisismo va terribilmente di moda. Le prime donne del giornalismo culturale italiano intervengono sul tema della fine della critica letteraria soltanto per regolare i conti con un loro illustre collega. Cosi leggiamo paginate intere di digressioni sterili(Corriere della Sera e Repubblica detengono ovviamente il primato) che non hanno come tema la sorte del libro. In questi interventi inutili il critico letterario si preoccupa soltanto di demolire il collega scatenando una reazione a catena. Così arriva la replica e poi la controreplica. Che noia.
La critica letteraria italiana non vive un periodo felice. Ma i suoi assassini sono i critici letterari stessi, troppo pieni di sé ch non hanno nessuna intenzione di rinunciare alla loro arroganza culturale e soprattutto esercitano quel mestiere per trarre da esso vantaggi personali. Il critico letterario di una volta recensiva libri non per procurarsi potere, non per compiacere alcune case editrici, o fare il ruffiano con il libro scritto da un amico. Il recensore di un altro tempo parlava di libri perché li amava.
Oggi c’è una logica interna al sistema editoriale che è terribile.
C’è un filo perverso di complicità tra gli uffici stampa delle case editrici più note e i recensori che vanno per la maggiore. Insieme decidono cosa recensire e cosa far diventare un caso letterario. Quasi sempre ad avere un successo mediatico sono libri che non valgono nulla. Basti pensare al primo romanzo di Alessandro Piperno che ha avuto recensioni servili ancora prima che arrivasse in libreria. O il recente immeritato successo de "La solitudine dei numeri primi", libro sovrastimato dalla critica letteraria, che qui ha messo in campo tutto il suo conformismo e ha dato il peggio di sé.
Il critico letterario, più che un attento osservatore delle tendenze culturali, si dimostra un perfetto conoscitore di strategie di marketing editoriale. Si prostituisce facilmente agli interessi di mercato delle solite case editrici, diventato il portavoce sulla carta stampata degli uffici stampa.
La critica letteraria è morta perché il recensore è un conformista che non ha nessuna intenzione di sottrarsi agli schemi del politicamente corretto: preferisce rinunciare al coraggio di osare perché soltanto così può essere riconosciuto come un essere che detiene una fetta di potere e visibilità.
Non ci sono più i critici letterari che scoprono giovani talenti, magari avendo il coraggio di segnalare anche piccoli editori. La critica non può essere promozione, e i recensori non possono essere agenti di commercio. Dovrebbero essere per i lettori guide scrupolose e attente. Invece questo accade. Il critico letterario sposa l’insincerità, ne fa un cavallo di battaglia, scrivendo recensioni lusinghiere per libri che non andrebbero nemmeno pubblicati.
La critica letteraria è in punto di morte. Lo sanno benissimo i recensori che si prostituiscono al mercato. Così si uccidono le pagine culturali e si ferisce a morte il libro. Che gran piacere si prova nell’inventare falsi capolavori di cui parlano tutti. Il mercato è tutto, il libro no. Anche nella cultura il vuoto è di scena. E i recensori hanno scoperto che è pure redditizio.

Nicola Vacca
(articolo pubblicato su Linea quotidiano)

Sulla critica letteraria:
Trevi Emanuele - Istruzioni per l'uso del lupo. Lettera sulla critica (GF)
Manacorda Giorgio - Apologia del critico militante (GF)


VACCA IN LANKELOT:
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Vacca Nicola - Civiltà delle anime - franchi
Vacca Nicola - Dieci anni - franchi
Vacca Nicola - Esperienza degli affanni - patrizia garofalo
Vacca Nicola - Esperienza degli affanni - carlogambescia
Vacca Nicola - Frecce e pugnali - patrizia garofalo
Vacca Nicola - Frecce e pugnali - franchi
Vacca Nicola - Frutto della passione - franchi
Vacca Nicola - Incursioni nell'apparenza - franchi
Vacca Nicola - Serena musica segreta - franchi
Vacca Nicola - Sulla critica letteraria - nic
Vacca Nicola - Ti ho dato tutte le stagioni - franchi

ISBN/EAN: 
000

Commenti

nuovo contributo di Nicola Vacca - apparso questa mattina in "Linea".

Buona lettura!

Toh. Parla male de "La solitudine dei numeri primi".
Aldilà di questa nota, mi sembra che certa critica letteraria, quella delle recensioni sui grandi quotidiani e settimanali, sia, a dispetto forse dei "nomi" messi in campo, di massa. Per il lettore NON forte.
Mentre il lettore forte trova altre fonti ispiratrici di letture, come anche la rete. Chi sa.

"Dalle nostre parti assistiamo spesso alle polemiche colte delle firme prestigiose del giornalismo culturale che si interrogano, in apparenza, sulla brutta fine che ha fatto la critica letteraria."

> Se alludi al dibattito avvenuto su "Libero" una o due settimane fa, Parente contro altri critici, sappi che condivido la tua sensazione di aver perso tempo a leggere, e che altri ne abbiano perso, e molto, a scrivere. Rubando spazio ad autori, opere ed editori che lo avrebbero meritato.

"Il critico letterario di una volta recensiva libri non per procurarsi potere, non per compiacere alcune case editrici, o fare il ruffiano con il libro scritto da un amico. Il recensore di un altro tempo parlava di libri perché li amava."

> Forse in Arcadia, Nicola.
L'Italia ha sempre patito certi guasti, con le solite poche eccezioni. Se penso a quel che mi hanno insegnato l'esistenza di Campana, quella di Morselli e certi libri di Vassalli, o se penso al cattocomunismo imperante post 45, con damnatiomemoriae dei non allineati, mi domando dove si fossero nascosti questi recensori illuminati. Purtroppo non c'è stata nessuna età dell'Oro, dal 1861.

"C?è un filo perverso di complicità tra gli uffici stampa delle case editrici più note e i recensori che vanno per la maggiore. Insieme decidono cosa recensire e cosa far diventare un caso letterario. "

> Manca un dettaglio. Ossia la pubblicità comprata dagli editori, o dalle aziende altre degli editori. L'articolo appare in cambio del simpatico versamento. Succede molto spesso, basta sfogliare per bene certi periodici e certi quotidiani...

"Quasi sempre ad avere un successo mediatico sono libri che non valgono nulla. Basti pensare al primo romanzo di Alessandro Piperno che ha avuto recensioni servili ancora prima che arrivasse in libreria. O il recente immeritato successo de "La solitudine dei numeri primi", libro sovrastimato dalla critica letteraria, che qui ha messo in campo tutto il suo conformismo e ha dato il peggio di sé."

> Beh, ma le recensioni - segnalazioni - entusiastiche potevano tranquillamente anticipare la stampa: è prassi che certi manoscritti, a certi livelli, possano, se l'autore è d'accordo, circolare tra le persone giuste. Meno prassi che se ne parli con tanto entusiasmo e così tanto anticipo (ma d'altra parte: l'anticipo non muove copie, e Mondadori non è proprio l'editore che ha bisogno di prenotazioni...).

Il romanzo di Piperno è stato molto amato - dalla comunità ebraica romana e non, da diversi letterati, dall'ambiente accademico che già apprezzava la sua scrittura - e non posso dirti fosse bello o brutto. Ahimè, non ho letto. Come non ho letto Giordano.
Perché sono Mondadori, in primis. E cioè, facenti parte di uno di quei gruppi editoriali che controlla, dispotico, il mercato; ha massima visibilità su quotidiani, periodici e tv; appartiene al premier (io non credo sia il caso); controlla la distribuzione; massacra la concorrenza non per le idee, ma per potere e capitali.

E dire che leggendo Piovene scopro chi era Mondadori, e mi sembra pazzesco pensare a chi sia ora al suo posto...

"Il critico letterario, più che un attento osservatore delle tendenze culturali, si dimostra un perfetto conoscitore di strategie di marketing editoriale. Si prostituisce facilmente agli interessi di mercato delle solite case editrici, diventato il portavoce sulla carta stampata degli uffici stampa."

> Ti faccio un esempio commovente - non potendo parlare di te e di altri giornalisti culturali che frequentano questo posto.
Magris scrisse di Arno Schmidt pubblicato da Lavieri, dalla provincia di Caserta. All'epoca aveva venduto 10 copie.
Il traduttore di Schmidt è salutato come un genio nell'ambiente, ha vinto premi e ha restituito un autore dimenticato da tanti o quasi tutti, un espressionista.

Magris, Corsera, cinque colonne. Paginone su Arno Schmidt, Lavieri.
Così si fa.

Questo per dire che le eccezioni - voi eccezioni - esistono.

Scendendo molto di livello, perché io non sono nessuno, do atto ad Alessandro Giuli - che non mi conosce, e che io conosco solo di fama, manco una mail o un caffé - di aver parlato di "Pagano", edito dal Foglio di Piombino e non di Ferrara, a radiorai1.

Quindi... difendiamo le eccezioni e sosteniamole, e nominiamole...

"La critica non può essere promozione, e i recensori non possono essere agenti di commercio. Dovrebbero essere per i lettori guide scrupolose e attente."

> Ma allora facciamo una legge: l'editore di un quotidiano e di tot periodici non può essere lo stesso del libro. Sai che deserto, Mondadori (gruppo) e RCS (gruppo) ma anche Mauri Spagnol (gruppo), tutto a un tratto?

"Che gran piacere si prova nell?inventare falsi capolavori di cui parlano tutti."

> Questa è una cosa che dovremmo domandare a D'Orrico, che ha fatto dal niente, e sul niente, di Faletti (!) uno scrittore.
Ma l'aveva fatto anche di Avoledo, che invece cose da dire ne ha.
Certo è che lui è il nome da tenere d'occhio, per certe questioni.

e olè.

non farò molta carriera, temo:))))

[Vacca] Archivio,

[Vacca] Archivio, impaginazione e carattere.