Quando ti adagi quieta
sul letto del mio corpo
sonnambuli del sottosuolo
dell’intimo insieme sei la musa
che indossa i versi nudi
che scrivo
sull’amore fattosi carne,
pace e ristoro (…)
Scrive bene Leronni nella postfazione: “Chi crede in una fede tanto solida da rendersi evidente attraverso parole non deperibili, non transitorie, si inscrive di diritto nella sfera del sacro. Certo, si tratta – nel caso di Vacca – di una sacralità laica, anche se non del tutto svincolata da riflessi ed echi prettamente religiosi. È la sacralità che ci circonda ogni giorno, quella sacralità che i più non vedono e che la sensibilità dell’artista arriva invece a discernere, finanche ad invocare. Una sacralità (…) semplice, immediata, non cerebrale (…) i cui officianti sono i due amanti colti in tutta la loro nudità: cioè in tutta la loro essenzialità di uomo e donna” (p. 50).
Giuste osservazioni: essenziale, semplice e immediata sono una volta ancora gli aggettivi ideali per descrivere la cifra stilistica del poeta di Gioia del Colle, in questo frangente estraneo ad argomento altro non sia Lei, e il canto della sua essenza: è una dedizione mistica, una consacrazione assoluta.
In qualche passo si registra una fusione romantica di letture e fonti di ispirazione (“i miei poeti sono i tuoi”, scrive Vacca in “Le complicità”: tesoro più prezioso della loro comunione, viatico a essere un’anima e una soltanto), ma alterità non appare se non d’occasione: come in “Cartoline da un amico”. Cartoline che parlano… d’amore: “Le ho ritrovate / tra i versi d’amore / di Eluard. / (…) L’amore, mi scrivevi, / è nella poesia / l’unica religione del mondo. / Al flusso commosso / dell’amore oggi più / di ieri siamo discepoli devoti”.
Solo amando lei il poeta riesce a bastarsi (“La casa dell’amore”), ritrovarla è sempre delirio sensuale: estasi, in senso etimologico. Lei ha donato la speranza al suo poeta: ha saputo dimostrare, lottando, che chi si ama non si spegne. E questa è la fonte d’energia e di scrittura prima da cui Vacca attinge, inesausto. Bruni, nella prefazione, scrive che questo libro è una sorta di lettera in versi: vero; e mi piace pensare che il poeta v’abbia nascosto un codice per lei sola – che quella musica segreta sia davvero estranea, in parte, ai nostri sguardi e al nostro ascolto: e che per loro soli scintilli di vita, e di eternità.
Cosa ancora canta, in questo libro, Nicola Vacca? D’amare per amare ancora (“Un amore cieco”), d’amore che ha bisogno di sé stesso: “non muore mai / ed è la notte degli amanti / a concedergli per l’eternità / la fissa dimora”, ne “La notte degli amanti”; di lei che dorme, e lui va a domandarle perdono perché rimane a guardarla, mentre riposa su quelle lenzuola, nuvola soffice (“Perdonami”); niente spazi vuoti né assenze (“Capriccio sentimentale”), l’amore accende e vince tutto: ecco una reminiscenza di Sandro Penna a innervare i versi e a piombarli nella contemporaneità, a localizzarli: “Più vivo di così non sarò mai”.
L’epilogo ideale poteva essere la clausola di “Il segreto”: “Schiavo di te precipito nell’eterno” – ché forse vagheggiare altro il poeta non può: là dove è giunto nient’altro ha senso e nient’altro ha peso, nemmeno conoscere – solo amare, solo cantarti conta.
Personale, innocente e universale, dimentico dei lettori e della critica tutta e laterale rispetto a tutto quel che accadeva negli ultimi sessant’anni abbondanti di avanguardia, sperimentazioni e versificazioni ideologizzate, accademie e conventicole e riviste di quartiere, Nicola scrive per Serena e sembra un caso che questo libro sia planato sulle vostre scrivanie, e tra i vostri scaffali. Leggendolo v’accorgerete che è ancora scritto a penna: badate a non macchiare d’acqua quei fogli: l’inchiostro si scioglie, e le parole allora vanno divinate. Provate.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nicola Vacca (Gioia del Colle, Bari 1963), poeta, giornalista e critico letterario italiano. Ha esordito pubblicando “Nel bene e nel male” (Schena, 1994).
Nicola Vacca, “Serena musica segreta”, Manni, Lecce 2003. Collana Occasioni, 75.
Introduzione di Pierfranco Bruni. Postfazione di Giacomo Leronni.
Approfondimento in rete: Nel verso giusto: blog di Nicola Vacca / Kult / Qlibri / Confronto
IN LANKELOT:
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Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2008.
Commenti
Ecce il quarto libro di NV.
Ave!
"il canto della sua essenza: è una dedizione mistica, una consacrazione assoluta."
E' amore. E' scrittura a donarsi. Ad una sola, col resto del mondo completamente eclissato dal loro sentimento.
Aldilà di quanto abbiano potuto apprezzarlo critica e lettori, è Serena che non potrà mai dimenticare il privilegio di un libro simile. Felicità rara, la sua.
Sottoscrivo, in toto.
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[Vacca] Tags, archivio, impaginazione e carattere.
(Ancora niente copertina)