“[…] nequa femina pulcrior / clarum ab Oceano diem / viderit venientem” (Catullo).
“Per fortuna che ci sei / se penso a tutti coloro / che non possono più salvarsi”: con questi versi il poeta Nicola Vacca esemplifica la valenza dell’amore, sostanzialità della vita stessa, luogo, spazio, contenitore, scrigno e stanza dell’essere. Dolore e gioia bevuti a sorsi di istanti, profumati da un caffè caldo, offerto con amore e rinnovato riconoscimento del trovarsi insieme, svelano nel consueto il sentimento rinnovato: “[...] gli si deve voler bene all’amore” scrive il poeta; religiosamente respira nell’istante-vita di una retta nella quale intesse giornalmente la topografia dell’anima. E quanto più ciò avviene con consapevolezza, più diventa sublimazione della unicità del suo amare–riamato in una ritualità spesso silenziosa di gesti che si succedono nel divenire, sempre cosciente della complessa e insieme semplice combinazione di essi.
In questa raccolta di Nicola Vacca la parola, affaticata dall’esperienza di cui parlava nel precedente libro, appare catartizzata e quindi gnosi dell’anima, ricca di movenze, semplicemente nuda e senza orpelli intellettuali inappropriati. Terra di coltura e antica cultura è il sentimento nel suo vivere.
Si decifrano un codice archetipo dell’amore e un impianto lirico che sgretolano il confluire della vita ad una deriva senza delta: “Quell’amore grande / che ci ha svelato le sorti dell’assedio” e ancora: “la parola dopo l’amore/ impedisce il baratro”.
Archetipo è sentimento di epifanie rinnovate, partorienza, simbiosi e resurrezione anche nel dolore; dei classici latini e greci riecheggiano le liriche che esternano gli effetti che l’amore produce: “ti amo e non smetterò d’amarti / perché senza la tua bocca / mi mancherebbe per sempre il respiro”. E quando annotta, si vivranno altri istanti che congiungeranno i corpi e all’alba vedranno nuova luce anche nella sofferenza, “perché il ventre colmo di disgrazia / ha in sé la luce… / se sapremo resistere a un amore nuovo”.
L’amore non necessita di sceneggiatura e anche le parole musicano gesti sostanziali all’agito e alla sua persistenza: “se la carne sazia di desiderio/ cerca la poesia/ è perché abbiamo capito/ che dopo l’amore/ c’è il buio che inghiotte”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Nicola Vacca (Gioia del Colle, Bari 1963), poeta, giornalista e critico letterario italiano. Ha esordito pubblicando “Nel bene e nel male” (Schena, 1994).
Nicola Vacca, “Serena felicità nell'istante”, Il Foglio Letterario, Piombino 2010. Prefazione di Paolo Ruffilli. Eccone un frammento: Vacca “riesce a muoversi in mezzo ai mille trabocchetti dell’eterna vicenda amorosa, riconsegnandone al lettore un attraversamento inedito, perfino sorprendente e, in ogni caso, inaspettato. E gli riesce in ogni pagina, nel giro breve di qualche verso, di qualche strofa al massimo, e nella forma inquietante della poesia che tutto evoca e tutto disperde, facendo intanto trasparire per intermittenza il percorso accidentato che gioie e desideri disegnano per le occasioni dell’amore che, sia pure nella continuità e nella ripetizione, restano comunque irripetibili”.
Per approfondire: Gambescia scrive dell'ultimo Vacca / articoli su Nicola Vacca in Lanke.
Patrizia Garofalo, gennaio 2011. Articolo già apparso in “Tellus Folio” e “Pagina tre”; qui lievemente modificato e adattato al format.
Commenti
[serena felicità
[serena felicità nell'istante] nuovo libro di Nicola...
“[…] nequa femina pulcrior / clarum ab Oceano diem / viderit venientem” (Catullo).
[serena felicità] Grazie,
[serena felicità] Grazie, cara Patrizia per quello che hai scritto e per aver sottolineato l'essenziale di cui è fatta la mia esperienza poetica che attraversa la vita.