“La baia degli angeli” disegna in copertina un ovale che abbraccia la sirena carica di fiori. Si nasconde il mare illuminato dell’originale di Chagall e della pittura del grande maestro stigmatizza “la sospensione nel vuoto” alla ricerca di luce, il camminare alto sulla terra, le contorsioni dei baci e il mondo che per non morire nella dimenticanza e nella rimozione del non voler guardare, fa dire a Nicola Vacca “Dateci parole semplici / per attraversare il mare. / C’è pericolo di naufragio / la mente brucia, il cuore è squarciato. / Il dolore è perdita / ma è anche l’esperienza dell’uomo giusto/. Sono proprio quelli che non ci sono più/ a raccontarci che nella memoria / forse la deriva può essere evitata / e che nella vita esiste/ anche il lato giusto delle cose”.
Il poeta suggerisce il lato giusto della vita, l’esperienza del dolore e il quotidiano convivere con esso. Sia dolore nostro sia di altri da noi, non lontano quindi ma condiviso nei fiori profumati della sirena-angelo. Dalla lirica riportata le tematiche fondanti della poesia dell’autore si definiscono nelle parole chiave “esperienza” e “affanno” che generano anche i sorprendenti aforismi del suo penultimo libro, Frecce e pugnali, evidenziando come l’esperienza non sia una cognizione filosofica ma quotidiano apprendimento, incontro e convivenza con la vita, qualsiasi essa sia, qualsiasi ruolo ci offra in quel momento del quale la memoria conserverà per sempre luci e ombre, e mai dimenticanza; neanche dell’affanno che spesso accompagna lo sguardo sul mondo e sulle cose e sugli amori e cerca la parola nel vuoto che si apre come voragine, quasi a risucchiare in una prova titanica il respiro corto.
E la richiesta di parole semplici per attraversare il “pericolo di naufragio” è riempire di cura anche il dolore. Può essere silenziosa attesa, cura delle parole, “questi grumi d’anima/ che soffiano sul cuore/ per non sprecare l’amore/”, ma mai resa o deriva. È la scelta di vivere l’esperienza del quotidiano che salva il dolore del poeta dalla sconfitta terrena anche quando le parole sono stanche e dolorano come reumatismo dell’anima, come fitta al cuore.
È fisicità dell’esperienza quella a cui la lirica di Nicola Vacca ci rimanda, ore e giorni che di eccezionale possiedono la ricerca di un verbo poetico semplice, senza orpelli, svestito, quasi sommesso eppure forte e a dismisura fremente. “Ci vuole coraggio per abitare/ le stanze d’ombra e di dolore./ esporsi al terrore dell’uragano/ è il gesto che manca”.
Ma il gesto c’è, anche davanti ad un Dio silenzioso, troppo silenzioso ed è quello del poeta di desoggettivare l’esperienza e renderla pronta ad accogliere altre stragi ed altri affanni. “L’antica natura onnipotente, /che mi fece all’affanno”, scriveva Leopardi, è per l’autore sguardo riflesso a chi soffre: “non ci sono istruzioni per il cuore”, scrive, e “con le lacrime si resta appesi ad un perché”; “se sommiamo tutta la tenerezza/ che ogni giorno trafiggiamo/ con la spada dell’indifferenza/ ci accorgiamo che la vita è una scatola vuota”. Un briciolo di passione potrebbe salvarci, è proprio in questo assunto che “i poeti fanno i conti con le parole/ camminano senza mappa/, tengono tra le mani/ la poesia che succede nella crudeltà/ di un altro giorno di paura”. E gli amori, “gli amori che fanno male/ sono quelli che restano”.
BREVI NOTE
Nicola Vacca (Gioia del Colle, Bari 1963), poeta, giornalista e critico letterario italiano. Ha esordito pubblicando “Nel bene e nel male” (Schena, 1994).
Nicola Vacca, “Esperienza degli affanni”, Il Foglio, 2009.
http://www.lankelot.eu/archivio-articoli/Vacca%20Nicola
Patrizia Garofalo, settembre 2009
Commenti
Patrizia Garofalo presenta il nuovo libro di versi di Nicola Vacca.
Buona lettura
gf
Grazie di cuore Patrizia per aver trovato le parole giuste. Mi ritrovo in questa bellissima recensione che mette a punto il bisogno di parole semplici di cui ha bisogno la poesia per raccontare l'esperienza di un reale in cui c'è molto da capire. Inoltre penso che mai come in questo momento il compito di noi poeti sia strategico. Forse la posia non salva la vita, ma aiuta a capire il lato giusto delle cose che ogni giorno massacriamo con le nostre contraddizioni senza senso.
nicola vacca
" alla fine sono le parole
questo grumi d'anima
che soffiano sul cuore
per non sprecare l'amore"
e i poeti?
" tengono tra le mani
la poesia che succede nella crudeltà
di un altro giorno di paura"
Il verbo succede , usato al presente, indica mirabilmente la ineluttabilità degli avvenimenti giornalieri e da " uomo giusto" il poeta consapevole del naufragio-dolore chiede...parole pure.
Poesia , quella di Vacca di grande meditazione.
è vero, spesso siamo noi a sconfiggere la vita.
Complimenti Nicola, questa " missione" poetica di desoggettivazione pur partendo dal sè esemplifica in modo chiaro la funzione del poeta oggi....proprio oggi che le parole sembrano " sfinite"
posto una delle tue più belle liriche ( a mio parere )
La forma della vita è qui
in questa fase confusa.
Si raccolgono in una mano
momenti d'infinito
ma non c'è più l'altro che ascolta l'altro.
Non ci sono istruzioni per il cuore
di timori ed incertezze oggi simuore.
Il vuoto afferra la realtà
la distruzione non molla la presa.
Con le lacrime si resta appesi ad un perchè"
caro gianfranco, noto come , abbandonata la poesia tu non ne hai più parlato e commentato.
Sinceramente pensavo che la poesia di Nicola suggerisse qualche commento in più da parte tua e di tutti.
La sua poesia dico, non la mia recensione.
Se la lirica non è più gradita, mi piacerebbe saperlo.
Tu resti un poeta anche se ora editi libri in prosa e di successo.
Se invece per motivi legati a nostre differenti idee sull'editoria non sono più persona gradita, l'informazione è obbligo di chiarezza per tutti.
Scrivo sul sito perchè molte mie mail a te richiedevano chiarimenti non per polemizzare solo per comprendere.
parlo per me. leggo molta poesia pur se fatico a scriverne, a parole riuscirei molto di più. e fatico anche a commentare testi che magari non riesco a leggere. posso chiederti patrizia se hai letto le poesie di michel houllebecq? se sì, mi piacerebbe chiederti alcune cose.
per nicola vacca, mi piacerebbe leggerlo ma non ho una lira per stare dietro a tutto.
and, non ho letto quello che mi citi ma invia alla mia mail delle liriche, ne parliamo.
il libro di Nicola posso fartelo avere, dammi pure l'indirizzo o dove inviarlo. Ti ringrazio di aver risposto.
su internet lo vedo solo come romanziere, quelle è il titolo della silloge? fammelo sapere.
comunque io avevo scritto a gianfranco
(scusate se mi sono intromesso)
le poesie le trovi all'interno de "La ricerca della felicità" (Bompiani)
Patrizia,
ti faccio presente che ho scritto 5 o 6 articoli sui libri di Nicola Vacca. Ti bastano? Parlo di poesia, quindi, quando, quanto, come e con chi voglio, perché non posso farlo a comando, né a seconda delle richieste di chi sta qui o fuori di qui. Quello si chiama "lavoro" e io qui "lavoro" in altro senso.
*
Quanto al resto, i commenti non significano niente. Servono per approfondire - ma è un autore già approfondito... - salutare, correggere, etc. Purtroppo sai da te quanto sia difficile la condizione della poesia in IT e quanto bassa la sua popolarità. Che vuoi da me?
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Quanto all'ultima cosa che mi domandi, è chiaro che ancora non riesco a credere che tu abbia portato qui, tempo fa, un libro scritto da una che si firmava "laura kant" e che giurava di aver venduto 300mila copie in America, prima, e via dicendo. Ma che c'entra con questo articolo? Sicuramente da queste parti non c'è particolare simpatia per le schede riferite ai libri pubblicati previo contributo dell'autore. E' una questione di civiltà. Ne abbiamo già parlato, etc. Ma quindi: che c'entra con questo articolo?
Insomma.
boh. Non è facile farmi restare basito, ma ci siamo vicini.
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HOUELLEBECQ poeta, And, sospetto sia finito fuori catalogo. L'edizione era la Bompiani con CD, oggi irreperibile temo, curatela di Aldo Nove
Errata corrige. Ho scritto 7 articoli sui libri di Vacca, e tutti tra 2008 e 2009. E non sono gli unici libri di poesia che ho recensito post 2006. Di questi 7 articoli sui libri di Vacca, tu ne hai commentato 1 solo. Questo è un dato di fatto.
Mi stupisco molto per questo tuo stranissimo commento, e chiuderei molto volentieri qui la discussione.
io ho commentato due libri di Nicola e non uno.
ma non era riferito a questo.
ho visto proprio il tuo disinteresse per le mie recensioni di poesia che trattino Ruffilli o rispondano a Scrignoli o siano relative al mio ultimo libro.
grazie lo stesso
no no, dei miei 7 articoli su vacca, apparsi negli ultimi 16 mesi, tu ne hai commentato uno, uno solo. E questo è un dato di fatto. In compenso vieni a chiedermi perché non commento questo tuo articolo. Simpatica stravaganza... incluse le battute sulle mie vicende editoriali. Buffo. Molto buffo.
*
Allora guarda: io qui ho pubblicato, negli anni, una cosa come mille e ottanta (1.080) articoli. Se dovessi basarmi su chi mi commenta, quando e perché, cosa dovrei dire? Dovrei infuriarmi per chi sta qui soltanto perché vuole che le sue 10, 20, 30 pagine siano commentate e dibattute, e quelle degli altri fa finta che non esistano?
Come vedi, è bene cambiare argomento.
se tu giudichi le persone da un articolo sbagliato di un libro di una casa editrice che è la Giraldi e che non si è presa nessuna responsabilità di risposta allo scritto inviato per chiarire, allora hai veramente il giudizio molto facile. Io non ho nessuna velleità di scrivere perchè mi si commenti questo sarà dono e qualità d'altri.
cerchero il libro della Bompiani per And.
nei 16 mesi di cui parli , sono giusto quelli intercorsi tra noi di non chiarezza.Quindi non è buffo. Sulle case editrici a pagamento, non posso intervistare gli autori e molte case mentono spudoratamente e gli autori anche.
Carissimi,
scusate se mi intrometto nelle vostre vicende personale. E' talmente difficile andare avanti.Penso non sia il caso di alimentare schermaglie. Tanto, nel bene e nel male, rimmarrà soltanto quello che si scrive.Quindi usiamo lo spazio per comunicarci senzazioni,emozioni e quan'altro riesca a trasmettere ricchezza interiore. Tutto il resto è mediocrità che lasciamo volentieri agli altri.
un saluto affettuoso
nicola
saggio Nicola:).
salut
gf
7 - Io sto un po' sulla linea di And. Leggo e scrivo poesia ma non scrivo pezzi su libri di poesia. Non sono in grado e lo ammetto senza problemi. Per quello che riguarda i pezzi sulla poesia postati da altri il discorso è pressoché simile: difficile poterli commentare per due motivi, per quel che mi riguarda. Il primo è, come ripeto, la difficoltà ad entrare nei tecnicismi (ed io cerco di commentare quando conosco bene, di solito). Il secondo, altrettanto importante, è che è difficile entrare empaticamente dentro versi per necessità decontestualizzati. Per farla breve, la poesia la si apprezza in toto leggendola sul cartaceo. Dico ciò per far chiarezza, perchè penso sia comune a molti il mio approccio, qui dentro. E lo dico senza nessun intento polemico, sia chiaro. Per quello che riguarda i pezzi in genere, anche i miei di cinema a volte vengono commentati poco. Ma è più che logico, immagino, se uno non ha visto il film.
Un saluto
Léon
grazie leon , and e nicola.
Io che non scrivo poesia (e di poesia, perché reputo poeti e filosofi le persone più noiose della terra), azzardo però un giudizio tutto sommato letterario e contenutistico. Se la lirica (ahhhhhh) riportata da patrizia garofalo e tratta da "esperienza degli affanni" (e già sul titolo stenderei un velo pietoso) è una delle migliori, il risulto deve essere nella sua totalità agghiacciante (e poi quella copertina, madonna santa, che robaccia è!).
Riporto lo 'stralcio' per correttezza:
La forma della vita è qui
in questa fase confusa.
Si raccolgono in una mano
momenti d?infinito
ma non c?è più l?altro che ascolta l?altro.
Non ci sono istruzioni per il cuore
di timori ed incertezze oggi simuore.
Il vuoto afferra la realtà
la distruzione non molla la presa.
Con le lacrime si resta appesi ad un perchè?
Ditemi voi, se non siamo di fronte ad una estrapolazione da baci perugina, ad un tronfio ed inutile rimestare di luoghi comuni (in un altro passaggio si legge 'grumi dell'anima'... signora mia quanto piace al poeta il grumo ed il tormento!).
Imbratta fogli, ecco quelle che siete, poetucoli della domenica, che vi arrabattate dietro patetici ed inutili premi letterari che affossano quel poco di decente che la poesia contemporanea ha dato.
La medicina ormai è convinta che spesso dietro depressioni e tristezze vi sia un deficit minerale. Ecco, allora, consiglio ai poeti della domenica: invece di lamentarvi e piangere le vostre esperienze affannose (ma avete mai lavorate nelle miniere del Sulcis?),correte a farvi un'analisi del sangue (il vostro grumo di sangue)con particolare attenzione al tasso di sideremia. Di sicuro lo avrete bassissimo.
E non ci ammorbate con questa pestilenza autoreferenziale e triste.
è assolutamente vergognoso quello che lei scrive
Caro Gianfranco,
mi dispiace che in nome di una presunta libertà di pensiero su Lankelot vengano pubblicate le invettive dogmatiche di autentici terroristi della parola che non hanno rispetto se non che per il loro ego.
nicola
Caro Nick,
purtroppo c'è qualcuno che ha alzato i toni senza nessuna ragione e senza nessun motivo, e non è la prima volta. Mi spiace che tu ne abbia pagato le conseguenze. Poteva essere chiunque altro, credimi.
Non ho alzato nessun tono.
Ho chiesto spiegazioni ed è la prima volta. L'altra le chiese direttamente l'autrice.
Se si fosse trattato di un testo mio non avrei detto niente .
Gianfranco sa benissimo che cosa volessi dire a lui e ha fatto finta di non saperne niente.
Anzi è rimasto basito.
Un mio errore, ben gestito dalla casa editrice Guaraldi e dall'ufficio stampa di Cinzia Zini è costata la mia espulsione non solo da lankelot ma anche da un'amizia che durava da anni.
E' troppo.veramente.
"Gianfranco sa benissimo che cosa volessi dire a lui e ha fatto finta di non saperne niente."
> NO. Non so benissimo cosa volessi dire e TI PREGO. Come ho già detto oggi, BASTA. Non è la prima volta...
soprattutto adesso, lasciatemi in pace e non rompetemi le scatole con queste storie. Non entro più in questo discorso, chiuso.
certamente è chiuso
Credo che Gianfranco si riferisse a me quando ha detto che qualcuno ha alzato i toni. Ma non è un'alzata qualunque: c'è andata di mezzo la 'silloge' di Vacca (che non conosco, ma dai pochi versi riportati mi tengo doverosamente a distanza) perché francamente di questa poesiucola da incartamento dolciastro non se ne può più. Credo che lankelot sia uno spazio aperto proprio perché dà la possibilità a molti, di estrazioni culturali diverse, di esprimere le proprie opinioni.
Lo ripeto: detesto con tutto il cuore i poetastri della domenica. Ma non è un'invettiva questa, è un dato oggettivo, quando anche persone di cultura come possono essere i Sanguineti o i Ceronetti, 'giocano' letteralmente con le parole per rifilarci l'inessenza della lingua. Un'autoreferenzialità (e insisto sul concetto) che chiede giustizia. Il linguaggio del 'poeta' molto spesso è al di fuori della realtà, è finto, è impopolare, è elitario, è falso. La lingua della poesia è la bruttezza esponenziale della plastificazione. E poi mi si viene a dire che sono io il terrorista della parola.
Allora mi dica Vacca dov'è l'originalità o la pregnanza in rime come 'cuore' e si 'muore' o in versi come 'questi grumi d?anima
che soffiano sul cuore per non sprecare l?amore'.
Vallo a dire ad un'amata o amato che sei pieno di grumi d'amore: spero tanto che ti ricompensi con una padellata sulla fronte.
L'amore da tempo s'è fatto carne, ed i poetastri della domenica non l'hanno capito: rincorrono il bel verso, signora mia, la bella rima (mio dio: ancore cuore e amore, ma per questo c'è sanremo!).
Purtroppo la letteratura ha perso negli anni il contatto della realtà: ma che la realtà non sia l'esatta fotografia, la riproduzione ossessiva del quotidiano. C'è bisogno di una sua azione e di una sua interpretazione e rappresentazione. I poetastri sono ancora più indietro: falsano la realtà, al contrario degli scrittori, e pretendono di essere letti e capiti dall'alto delle loro nevrosi 'minerali', dall'alto delle loro tristezze malate, con un linguaggio spesso inventato e disarmonico (se non di peggio, con l'asfittica nullità dell'inconsistenza).
Citerei proprio il Franchi per far tacere gli inutili: 'Abbandono, isolamento, solitudine. Il respiro d'un sospiro, pianto non già sommesso, disperato: un appunto sparso. E silenzio.'
Ecco il silenzio. E lo dice uno a cui il Franchi poeta non piace (perché come ho detto prima, detesto i poeti): ma il Franchi è poeta nonostante tutto, perché chi conosce i suoi romanzi sa cosa dico, ed il suo linguaggio è attaccato alla terra che calesta ed è carne.
Tutto il resto, e ci metto le poesiucole da diario intimo da casalingo frustrato del Vacca, sono specchietti per le allodole. Grumi (tiè) immateriali. Al più meritano di finire in una canzonaccia accompagnata dagli accendisigari accesi di una generazione che ha poco da dire. Figuriamoci da cantare.
Per favore, silenzio!
22. Addirittura "terroristi della parola"?
lo faccia lei silenzio.ma tanto silenzio.
www.youtube.com/watch?v=9hUy9ePyo6Q
http://www.youtube.com/watch?v=aGSKrC7dGcY
http://www.youtube.com/watch?v=B7LLxseEgtU
www.youtube.com/watch?v=ka8Pd0wjFjU
addirittura in squadra..................
(tutto molto spirituale peraltro. C'è un frate, un lupo, forse più di un uccello. Squadra francescana che opera in silenzio per il silenzio)
sottoscrivo i link sul silenzio, basta per carità.
www.youtube.com/watch?v=HHLeBrYb0is
35 l'appassionata di san Francesco sono io! :)Ho pure recensito un librone su di lui
ma cosa sottoscrivi marina?
basta, per carità
...
www.youtube.com/watch?v=9hUy9ePyo6Q
Buonanotte.