Quando Geak e Keav morirono, restammo solo noi due sorelle. Anche Ma e Pa le seguirono. Loro ci furono portati via uno ad uno dalla mano mostruosa di chi voleva cambiare il nostro mondo, ribaltandone i valori dalle fondamenta. Delle sorelle Ung restammo solo io e te, Loung e Chou, la più piccola e la più grande. Ricordi quanto ci piacevano i colori, quanto mi piaceva uscire sul balcone della nostra bella casa di Phnom Pehn e mi sembrava di poter abbracciare il mondo semplicemente perché accanto a me c’era Pa, semplicemente perché avevo una sorella in cui rivedere i miei occhi? Credevo io che saremmo state unite per sempre; credevo io che le ombre non sarebbero venute a portar via quel briciolo di felicità che era la nostra casa, il nostro nido, unico ed intimo, perché con me c’eri tu. L’essere sorelle ha un significato che nessun altro può comprendere al di fuori di me e di te. Un’altra parte di me, un’altra parte di te che si completano a vicenda solo stando insieme. Eravamo in tanti nella nostra famiglia e pensavamo di essere le persone più felici della terra solo perché eravamo noi.
E poi venne l’oscurità, l’aria attorno a noi si fece più rarefatta ed iniziò la paura. I colori ci vennero strappati dalle mani, i nostri occhi potevano guardare solo il nero, quel colore di morte che si stava abbattendo sulla nostra terra. I nostri occhi potevano solo sfiorare il rosso annodato al collo, simbolo del regime che si stava impadronendo delle nostre anime. Ed io che ho sempre amato il colore mi venne portato via, quando mi trascinarono sola ed impaurita in quel campo, a rieducarmi, ad addestrarmi all’odio, mentre Geak, così piccola moriva da sola, senza neppure il conforto della mano di Ma. Lei era già morta; era grande lei, non poteva essere rieducata. Così Pa. Lo vennero a prendere un giorno; tornò indietro ad abbracciarci e poi sparì, per sempre.
Noi due sopravvivemmo a quegli anni di follia omicida, di terrore impalpabile ma gelido come la lama di una spada. Non so neppure io come, ma siamo rimaste in vita e con noi, i nostri tre fratelli maschi. La nostra casa non c’era più, presa da altri, estranei che non potevano sentire le risate di Ma e l’amore di Pa quando la guardava. Attorno a noi c’era la guerra, ancora. Si sparava, si fuggiva, si cercava cibo mentre si calpestavano teschi, ossa frantumate dall’infamia e dall’orrore.
Avevamo fame. Il nostro stomaco abituato per anni ad acqua sporca ed una manciata di riso non riusciva a digerire più nulla; il nostro palato non riconosceva più il sapore di qualcosa di diverso; il nostro olfatto era imprigionato dal ricordo della pestilenza.
E poi il destino decise ancora una volta per noi. Lasciai ancora la tua mano. Ero la più piccola, quella che poteva avere la possibilità di riscattare il nome della nostra famiglia distrutta. L’unica che poteva avere ancora davanti a sé anni di studio e di voglia di farcela, per Ma, Pa, Geak, Keav ed anche per te, Chou, soprattutto per te.
Mi portarono via, al di là del mondo. L’America mi aspettava. E promisi, tra le lacrime silenziose, che sarei tornata presto, prestissimo a riabbracciare la mia adorata sorella maggiore.
….
Loung tornerà solo dopo 15 anni in Cambogia. Prima dovrà affrontare la rabbia che cova dentro. È un dolore sordo e cieco che plasma la sua mente fino a farle cancellare i ricordi più belli, perché confinano con il male devastante della terra khmer.
Loung cresce in America con il fratello e la cognata, accuditi come marziani dalle organizzazioni di volontariato. Gli mostrano le posate, insegnando loro come usarle. E Loung ubbidisce con il vuoto negli occhi, ma lei ricorda bene le ceramiche di casa, gli utensili borghesi che Ma usava quotidianamente. E vorrebbe gridare al mondo che avere gli occhi da orientale non significa essere incivili: .
Questo libro è il suo memoriale nonché quello di sua sorella Chou: per l’una, la scrittura catartica che ha liberato il suo cuore da quella spirale di sangue che l’aveva avvolta quando aveva dovuto lasciare la mano della sorella; per l’altra la scrittura della forza, della speranza di riunire sotto il suo cielo l’altra parte di sé.
E così in parallelo si segue la vita di Chou, in Cambogia. Pagina dopo pagina si snocciolano due realtà completamente diverse, ma allo stesso tempo così vicine. Chou, tra gli stenti e la fame, non perde mai la speranza, sogna e prega per quella sorella adorata che sta diventando sempre più adulta e che può conquistare il mondo.
Chou è l’inno alla felicità nella disperazione cambogiana, nella miseria e nel terrore che serpeggia ancora in ogni via, lei che “si era concessa il lusso di piangere apertamente, come tutti si aspettavano essendo lei più fragile di me. Io, invece, avevo dovuto mostrarmi forte e sorridere per lei, per farmi coraggio”. (pag.30).
Dopo aver letto della storia impersonale della Cambogia, con mille volti anonimi macellati nei campi di “rieducazione”, si passa al microcosmo, al nucleo familiare in cui sopravvive l’amore di due sorelle, separate più e più volte e su cui il destino si accanisce nella devastazione compiuta da Pol Pot e dai Khmer Rossi tra il 1975 ed il 1979.
E’ un libro molto toccante, tragico ed illuminante allo stesso tempo. Loung viene assorbita dal sogno americano solo perché così può dimenticare l’orrore in cui è vissuta per una parte della sua vita, dimenticando la promessa fatta alla sorella, dimenticando la promessa fatta a Ma e Pa. Il riscatto della sua famiglia diventa il riscatto di se stessa, dei suoi sogni e delle sue speranze, sepolte in quel campo di prigionia khmer. E solo poco alla volta riuscirà a tirare fuori il dolore che la opprime e che ha sepolto, solo scrivendo la sua storia, la loro storia, riuscirà a gridare al mondo l’amore per la sorella, la voglia assoluta di rivederla. E così farà, ritrovando dopo anni la dolcezza negli occhi dell’altra e la pace dentro di sé.
“A Keav e Geak volevo far sapere che si è sorelle per sempre” (pag.392).
Dedicata alla mia adorata sorella. Sì, si è sorelle per sempre.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Loung Ung, cambogiana, sfuggita ai campi della morte di Pol Pot, cresce in America. Tornerà in Cambogia dopo 15 anni. Oggi è un’attivista della “Vietnam Veterans of America Foundation”, associazione insignita del Premio Nobel per la Pace per il suo impegno contro le mine anti-uomo.
Qiesto è il suo primo libro.
Loung Ung, “Il lungo nastro rosso”, Piemme, 2010. Traduzione di Franca Genta Bonelli.
Titolo originale: “After they killed our father”, “Rouge”, 2007.
Movida, 14 luglio 2011
Commenti
(Il Lungo nastro rosso -
(Il Lungo nastro rosso - Cambogia). Ancora sulla Cambogia, da parte mia. dal reportage al microcosmo. La storia di una famiglia distrutta, la storia intima e familiare, un viaggio nella coscienza di tutti, due sorelle disperse più volte e poi ricongiunte, dopo 15 anni. Bello, intenso come le vere storie di amore assoluto e puro possono esserle.
[cambogia] rileggerò ancora,
[cambogia] rileggerò ancora, e tornerò a commentare. Intanto grazie ancora e grazie sempre, movi.
[il lungo nastro rosso]
[il lungo nastro rosso] vorrei che questa scheda restasse molto a lungo in cima alle novità - che avesse diversa evidenza. Studieremo come:).
"Questo libro è il suo memoriale nonché quello di sua sorella Chou: per l’una, la scrittura catartica che ha liberato il suo cuore da quella spirale di sangue che l’aveva avvolta quando aveva dovuto lasciare la mano della sorella; per l’altra la scrittura della forza, della speranza di riunire sotto il suo cielo l’altra parte di sé."
> Un passo così serve a una cosa mica da poco. Vale a dire: ricordare quale senso potrebbero e dovrebbero avere la scrittura, e... la lettura.
[ung] e quella dedica è uno
[ung] e quella dedica è uno sbuffo bellissimo, e commovente.
(Ung). Quando ho visto la
(Ung). Quando ho visto la foto in copertina ho pensato che potevamo essere io e mia sorella, molto simili, io la più grande, lei la più piccola, separate più volte, diversamente sensibili e perfettamente uguali nel comune sentire della nostra storia personale. :)
[ung] si sente. bellissima
[ung] si sente. bellissima cosa. veramente.
(Ung). Splendido il
(Ung). Splendido il significato che mi ha restituito questo libro, nella storia dell'una e dell'altra, nell'esplorare in quale modo le due hanno dovuto convivere e poi affrontare il loro dolore comune, l'assenza di padre e madre e poi la loro separazione. Sì, la scrittura è catartica, lo riscopro, nuovamente dopo anni di silenzio.
[ung] e così non lo
[ung] e così non lo dimenticherai più...
(Ung). penso proprio di no,
(Ung). penso proprio di no, Fra.
[il lungo nastro rosso] e la
[il lungo nastro rosso] e la copertina torna al suo posto: era offline complice il guasto al nuovo server provvisorio scelto da Intellijam. Mi spiace. Alè, ora c'è.