Umanesimo culturale e poetico di Patrick Karlsen
È arte consapevole, quella di Patrick Karlsen, che non soffoca mai la liricità del vivere in un alternarsi continuo tra logica e passione. Ne scaturisce una profonda e sapiente intelaiatura filosofica di commozione davanti al mondo, guidata da dolorose consapevolezze che scattano, fotografano, stampano, operano chirurgicamente quasi, suturano in un tempo mai inutilmente dilatato. Pochi gli smarrimenti dichiarati (p. 59): “Non so se sia più giusto considerarle ognuna a se stante (…) o assumerle in un’uniforma visione di insieme piatta e monotona”
Temi universali, quelli dell’autore: la vita, la morte, il tempo, l’eternità in costante contrasto con il destino individuale e con la solitudine comunicativa.
“Nulla può essere detto con l’arte della scrittura” – scriveva Borges, provocatoriamente, parlando di sé; eppure proprio ad essa Patrick Karlsen affida il sentimento del colore, la tensione creativa che infrange il muro di un logos asciutto, arido di orpelli riconoscendo proprio alla poesia l’unica ipotesi di ricerca.
“Se perdi l’innocenza perdi te stesso” (p. 62) – i poeti veri spesso non sanno cosa partorirà il loro magma incandescente su chi legge. Sembra evidente che scorra in tutto il testo la volontà di non dare alla parola altro che la lettura del reale. “Quando ho detto che amo per costrizione / che il desiderio è coraggio ho detto / che non c’è salvezza, pace, e compimento” (p. 44)
“Del nonsenso della nostra gioventù pure innocente che ha sciupato con il condom la Scopatadellavita” (p. 41)
...poi... il dono di un astro nuovo, rotaie verso il cielo, rilasci al mare, rifrazioni di sole, assolate infinitezze, “Mi ripongo a vivere” (p. 33), introspezioni tra interni reali e interni dell’ anima. “Dovremmo tornare ad essere uomini” e quasi senza volerlo il testo si chiude ricordando un caduto, che diventa memoria ed eternità e una Trieste persa ma amata. Avvertii un dolore simile nella conclusione del “de rerum”. Nella constatazione della fine, così ampiamente descritta durante la peste di Atene, Lucrezio fece tacere la filosofia atomistica ed epicurea o perlomeno non seppe più darle argomentazioni plausibili.
“Postnovecento” è un’espressione riuscitissima di dare alla logica pura la forma della poesia ripristinando la ‘pietas’ degli antichi nella sua forma più genuina. Ci saranno stragi, morti e dolore; ma nelle carni straziate cercheremo comunque “tulipani” in fiore...per vivere.
BREVI NOTE
Patrick Karlsen (Genova, 1978), poeta mitteleuropeo.
Sin dall’infanzia vive a Trieste, dove gode oggi di una borsa di studio, dopo la laurea in Storia. È stato tra i collaboratori di «Der Wunderwagen», rivista letteraria indipendente diretta da G. Franchi; e tra i fondatori del foglio universitario «Lighea» di Trieste.
Patrick Karlsen, “Postnovecento", Edizioni del Catalogo, Roma 2005.
Prefazione di G. Franchi
Karlsen in Lankelot:
Approfondimento in rete: Cut-Up; Kult.
Patrizia Garofalo, maggio 2005
Commenti
Grazie per averla riproposta, Patrizia. E' stato un grande libro d'esordio, aspettiamo i prossimi versi di Karlsen per apprezzare la sua evoluzione artistica.
complimenti ad uno splendido esordio ed ad un grande libro.
a me la giia di averlo letto e riletto
non sono meravigliata dai suoi 27 anni ma dalla sue forza espressiva
nonostante la compostezza del verso ridotto ad una nudità che dichiara sofferenza e dolore e ricerca.
Ricordo benissimo questo libro e di come colsi la vicinanza forte con il de rerum lucreziano.
a patrick ancora grazie e di più oggi perchè un testo importa veramente quando lo leggi spesso e lo senti di più ogni volta e non mi chiedo da dove venga l'autore e quanti anni abbia , so che quando ci leggiamo ( come affermava Borges) anche da lontano ...camminiamo insieme
bellissimo commento.
Patrick farà 31 anni il 25 febbraio. Speriamo che, negli anni a venire, tra un saggio di storia e l'altro, trovi spazio come poeta e narratore. Ha tanto talento...
non ho postato nel posto giusto vero? volevo seguire l'intervista...........ha molto talento, molto e una grandissima sensibilità.