Ugolini Pietro

Giustiniano

Autore: 
Ugolini Pietro
 Quando Rabbi Bunam stava per morire, sua moglie piangeva. Egli disse: “Perché piangi? Tutta la mia vita è stata soltanto un imparare a morire”.(Racconto Chassidico)
 
Scorrono le stagioni. Acqua passa sotto i ponti e foglie cadono germogliano e crescono. La neve copre ogni cosa e poi si scioglie, e poi il caldo sole di agosto martella sui sassi fino a farli roventi. E passa il vento sopra l’erba, caldo, tiepido, freddo, gelido. Frotte di pesci attraversano i fiumi, e poi il ghiaccio li ricopre.
Ogni attimo di vita contiene l’universo intero. Memore eppure immemore del perpetuo tornare del tempo su se stesso.
Nel romanzo di Ugolini ogni cosa ci si dispiega sotto gli occhi come nei quadri dei pittori fiamminghi.  E’ un mondo vasto quello che vediamo, che si allarga a distesa in ogni direzione, dalle montagne alla remota profumata lontananza del mare,  pieno di oggetti e attrezzi e animali e gente affaccendata, ognuno intento alle sue opere sui declivi dei colli, in minuziosa remota fuga prospettica.
E allo stesso tempo, come negli affreschi del ciclo dei mesi al Castello del Buonconsiglio di Trento, ci accorgiamo che ogni cosa ci sta sotto gli occhi nel suo contemporaneo esistere nel grande fiume del tempo. Ogni fontana, ogni ponte, ogni minuscolo sasso nasconde in sé insondabili profondità che si inabissano a ritroso nel passato e si proiettano in fuga nel futuro. Ogni luogo di questo immenso quadro, anche il più infimo e insignificante, ci disvela in silenzio il vertiginoso abisso del tempo: Poi continuò ad andare. Ai margini della strada, in quel punto esatto, c’erano delle acacie selvatiche che si muovevano quando si alzava il vento e si bagnavano quando la pioggia cadeva scrosciante o diventavano bianche, quando cadeva la neve. E poi, lontano, c’erano la montagne, le sue montagne, quelle che rimanevano là per sempre.
Perché ce lo dichiara fin dalla prima pagina, Pietro Ugolini. Il Tempo sarà il vero protagonista del suo racconto. Così come Sorella Morte. 
“Ogni giorno vivo tutta la mia vita. Ogni giorno qualsiasi” ci dice Giustiniano nelle prime righe del testo. E di lui, vecchio farmacista ebreo e antifascista, sappiamo subito che vedremo la fine. Cronaca di una morte annunciata, potrebbe essere il sottotitolo di questo breve nitido romanzo. Con la differenza che Giustiniano sa bene quello che sta per accadere. Diversamente dal protagonista del romanzo di Marquez, si dirige verso il proprio destino in piena consapevolezza. In totale accettazione.
E mentre Giustiniano cammina, con passo lento e vigile, verso la propria fine attraverso il quieto sommesso trionfo dell’epifania del mondo, lo accompagniamo nel suo tragitto, e siamo testimoni del dialogo che intreccia col Tempo e con la Morte.
Assomiglia al Leopardi, questo nudo essenziale dialogare interiore. Al Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, o al Cantico del gallo silvestre. Contiene lo stesso stupefatto doloroso amore per la straziante bellezza di quel che è. Per l’inevitabilità del morire di ogni cosa.
Eppure non ha, del poeta di Recanati, la nera assenza di speranza.
Giustiniano pensò al suo passato e a tutto il tempo che aveva vissuto. “Ho vissuto tanto. Posso ritenermi molto fortunato. Ma ha senso parlare di poco o di tanto? Di fronte al tempo, che è inesorabile sempre, che conduce all’oblio il poco come il tanto non ha senso.”
E ancora: “Ma questa è la vita, Giustiniano. E’ nascere e morire. E’ il sole nel cielo e la pioggia. E’ il giorno e la notte. E’ l’alba e il tramonto. La quiete e la tempesta. La vita e la morte. Non avrai ancora paura della morte? E’ la cosa più facile e più semplice e più pura che ci sia. E non devi avere paura. Sei come un chicco di grano gettato sul campo che germina e fa frutto e che dà vita a una nuova spiga.”
Respira il Qoelet, fra le righe, e il suo inno alla vanità delle vanità. Il suo interrogarsi sul senso dell’umano andare, sull’inesorabile alternarsi di fortuna e sventura.
Ma quel che forse più di tutto assomiglia a questo paziente mite dialogare, che conduce infine a un fiducioso sciogliersi dentro la carne del mondo, è la sapienza di certi racconti chassidici. Quel discendere del cielo dentro la pasta e la carne della terra. Quel far di sé stessi una Torah vivente.
E così,  mentre Giustiniano cammina paziente dentro il silenzioso disvelarsi del mondo, ci accorgiamo che lentamente si trasfigura. Al lento inesorabile approssimarsi della morte, il vecchio ebreo si incarna via via sempre più profondamente dentro se stesso, fino a diventare una silenziosa, manifesta figura Christi.
E da qui in poi, sarà la struttura inevitabile della Buona Novella a far da ossa e spina dorsale al racconto. Ad accompagnare Giustiniano verso l’inevitabile conclusione. Spaventato. Umano. Consapevole. Quieto. Mite. Aderente al destino.
Come il Cristo.
Quando i fascisti infine lo prenderanno, e ne faranno quel che ci era chiaro che ne avrebbero fatto, avrà dentro gli occhi amore. E più nessuna paura della morte.
Romanzo sorprendente, coraggioso, capace di andare contro ogni corrente, e di evocare con lingua casta e schiva quel che è difficile nominare, “Giustiniano” assomiglia per forma e struttura a una possente cattedrale romanica. Muri nudi di pietra e sasso, duro e sodo pavimento di terra. E, là in mezzo, una lastra di pietra per altare.
E’ che sceglie le parole con grande cura, Pietro Ugolini. Non lascia niente al caso. E sa, come Giustiniano, che “il silenzio valeva più di cento parole, e una parola semplice più di una parola nobile.”
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Pietro Ugolini (Bologna, 1967), scrittore italiano.
Vive a Bologna, dove lavora presso uno studio legale.
 
Pietro Ugolini, “Giustiniano”, Pendragon, Bologna 2002.
Postfazione di Roberto Roversi. Con una Nota dell’Autore.
 
In Lankelot:Ugolini Pietro Giustiniano cir8110
 
Fiorenza Aste, gennaio 2008
 
ISBN/EAN: 
9788883421075

Commenti

Un bellissimo modo per cominciare l'anno.
La nostra Fiorenza Aste, letterata e scrittrice fresca di brillante esordio narrativo, scrive dell'opera prima di Ugolini.

Grazie Fiorenza.

Tutto perfetto - tags, format, impaginazione. Grazie di cuore.
Solo il titolo ho dovuto adattare:
Cognome Nome - Opera.
Senza le virgolette in apice. Danke quindi:) Apprezzo molto la cura. Rara...;)

Da oggi e per sempre, qui:
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/632/Fiorenza+Aste

on line la tua scheda personale.

Grazie a te per la generosa ospitalità, Franco. E' un grande onore essere qui. Un abbraccio e un augurio di buon anno a tutti.

L'onore è assolutamente nostro. E poi è come se tu fossi qui da sempre. Grazie per aver scritto del libro di Pietro Ugolini. E' un'opera importante e ingiustamente trascurata;)

E' un'opera che mi ha colpito molto. Per la sua capacità di stare fuori da ogni schema. E' un'opera coraggiosa e sorprendente.

"Nel romanzo di Ugolini ogni cosa ci si dispiega sotto gli occhi come nei quadri dei pittori fiamminghi. E? un mondo vasto quello che vediamo, che si allarga a distesa in ogni direzione, dalle montagne alla remota profumata lontananza del mare, pieno di oggetti e attrezzi e animali e gente affaccendata, ognuno intento alle sue opere sui declivi dei colli, in minuziosa remota fuga prospettica."

> Questa è una lettura bellissima.

"Al lento inesorabile approssimarsi della morte, il vecchio ebreo si incarna via via sempre più profondamente dentro se stesso, fino a diventare una silenziosa, manifesta figura Christi.
E da qui in poi, sarà la struttura inevitabile della Buona Novella a far da ossa e spina dorsale al racconto. Ad accompagnare Giustiniano verso l?inevitabile conclusione. Spaventato. Umano. Consapevole. Quieto. Mite. Aderente al destino.
Come il Cristo."

> E questo passo inorgoglirà l'autore.

"Muri nudi di pietra e sasso, duro e sodo pavimento di terra. E, là in mezzo, una lastra di pietra per altare.
E? che sceglie le parole con grande cura, Pietro Ugolini. Non lascia niente al caso. E sa, come Giustiniano, che ?il silenzio valeva più di cento parole, e una parola semplice più di una parola nobile.?

> Da allora aspetto l'opera nuova, e confido nell'intelligenza dell'editoria e della stampa per vedere finalmente circolare a dovere la Letteratura di Ugolini. Incrociamo le dita. Le reazioni degli artisti e degli intellettuali che hanno avuto la fortuna di interiorizzare la sua opera sono sempre state solari ed entusiastiche. Incredibile che un esordio come questo non abbia potuto circolare a dovere...

grazie davvero per il contributo.

Mi auguro anch'io che Ugolini ci regali presto qualcosa di nuovo. E forse sarà quello il momento giusto per rilanciare anche questo piccolo prezioso testo.

Dopo questo tuo esordio, mi aspetto d'essere viziato:).
Che stile, Fiorenza.

Sono io, ancora una volta, a ringraziare, Franco. Davvero. Questo è un buon posto dove stare. Un posto pieno di intelligenza, cuore e rispetto. Un posto molto raro di questi tempi. Da coltivare con amorosa cura. Grazie a te per il tempo e l'energia che ci regali, generosamente, permettendoci così di abitare in questa casa.

Merito vostro. Sempre. Sia lo spirito del posto, che l'energia che si risveglia e scintilla.

Tanto piacere e complimenti per la bellissima lettura. Non conosco l'autore e neppure l'opera (avevo letto la recensione di Gf), forse adesso non credo di riuscire a metterla in nota per l'immediato futuro, ma esprimo davvero il mio apprezzamento per questo modo personale di descriverci il romanzo di Ugolini.
Come mai questo interesse "biblico" nell'Autore? E' possibile capire il perché della sua scelta così originale?
Grazie, ciao e buon anno!

Cara Ildelaura, grazie mille.
Mi piacerebbe davvero molto se Ugolini intervenisse di persona a raccontarci qualcosa sulla genesi del suo testo. Sulle motivazioni profonde che lo hanno generato.
Tutto quello che posso dirti, a intuito, è che si tratta comunque di un testo che va alla ricerca di una conoscenza, per così dire, "sapienziale". Pur non essendo affatto un testo ingenuo (anzi. Come dice Franco nella lettura che ne ha dato, Ugolini è un purista. Di buone e vaste letture), eppure in esso Ugolini mette in atto il tentativo di risalire oltre letture e letteratura. Si sposta, nel suo narrare, su un piano che cerca la sofia più che la filosofia. Cerca la radice. La fonte.

L'articolo è di straordinaria potenza evocativa e descrittiva, dunque onore all'autrice e al romanzo che l'ha ispirato.
"Sei come un chicco di grano gettato sul campo che germina e fa frutto e che dà vita a una nuova spiga.?
>qui direi che si va oltre l'Antico Testamento e si arriva al Nuovo, l'idea è che vi sia una dimensione di profonda ricerca nel testo e un'aspirazione o forse il raggiungimento di una sapienza che ha un sapore biblico. I temi sono assai interessanti davvero.

Un grazie sentito a Marina Monego, e molti auguri per il nuovo anno. L'onore va senz'altro all'autore del testo...
Il Nuovo Testamento è senza dubbio la spina dorsale di tutto il racconto di Ugolini. La vicenda di "Giustiniano" intreccia il testo evangelico in più punti di snodo.
La dimensione della ricerca interiore è il motore fondamentale di questo libro, a mio parere. Ma una ricerca che tenta di non collocarsi su un piano astratto, dottrinale, ma piuttosto di sprofondare nella carne del mondo. Negli atti, nell'essere. Molto interessante, senza dubbio.

buon anno anche a te!:-)
Credo che qualsiasi ricerca, per essere vera, sentita, debba incarnarsi, altrimenti rimane una speculazione e rischia di essere lontana.

Sono perfettamente d'accordo. Per questo ho trovato il testo così interessante. La dimensione della pratica mi interessa sempre molto più della componente astratta.

Chissà se il gran Pietro finalmente s'iscrive, dopo questo assist. Soprattutto: chissà dov'è in questo momento...

appena torni on line, ti aspettiamo qui. Allo scoperto:)
forza. E poi sotto con la condivisione delle tue letture.
Sei richiestissimo. Tieni botta eh?

questo me l'ero perso. recupero ora che ho scritto anche il mio. felice di averlo letto;-)