IL MILLENNIO
Nessun millennio
chiaramente
melma e pali sulla terra e muri
sui pali o pietre sopra i muri –
nessun millennio o cerimonia
Eppure sembra esserci un diffuso
un inverarsi multiforme di pensiero
una misura pitagorica, un ente che diviene
Ma è un fuoco
uno stabile bagliore
visibile ogni notte all’orizzonte,
la fine su di noi.
Un disfarsi
minuzioso
un’indiscriminata vita vegetale
di sopra dell’eterno rimestio
Non c’è millennio.
(Luciano Troisio, “Il millennio”, in “Venticinque vettori”, p. 48).
Motivi di un Novecento mercantile filtrato, direbbe l’artista: filtrato dall’intelligenza, dalla ricerca delle parole che popolano l’inconscio, dall’assemblaggio consapevole di culture e lingue occidentali: virando alla ricerca di qualcosa di nuovo, con un coraggio sconfinato e in buona compagnia. Qui s’individuano satira, lirica, elegia, ludo postmoderno. “Venticinque vettori”, raccolta immediatamente successiva a “Precario”, è stato pubblicato per Vallecchi nel 1981. Scriveva Troisio nella Prefazione: “Questi 25 vettori (residuati testuali) sono l’effetto personale di un esperimento collettivo (vedi l’antologia By Logos di Lacaita e quel saggio introduttivo imputabile anche allo scrivente) inventato progettando itinerari di evasione-esproprio eto-antropologico nei territori testuali altrui, con diritti di bottino e devastazione reciproci. Lo scrivente perciò si è scaraventato con forza nelle aree altrui e come (un) lanzichenecco ha trafugato, distrutto, deciso cosa c’era di buono, incendiando i rifiuti, ubriacandosi e violando aiole e pratelli, ma divertendosi anche a inquinare rocciosi deserti intatti e inquietanti, con proietti innominabili (…). Questi 25 residui hanno l’ardire di porsi come esistenti in un orizzonte d’attesa ad alta improbabilità. Plagio, oltraggio, spavalderia, audacia neocoscale, aventure” (p. 5). Elenchiamo quindi, a beneficio dei contemporanei e di quanti non potranno recuperare a breve copia della preziosa raccolta (pure smaniosi: eccomi a incrudelirli), i destinatari, coprotagonisti di questo libro-bottino, integrando opportuni link per approfondire o ricordarne biografia e produzione: Elio Filippo Accrocca, Giorgio Barberi Squarotti, Mariella Bettarini, Pietro Cimatti, Giuliano Dego, Luciano Erba, Gilberto Finzi, V.S. Gaudio, Jolanda Insana, Eugenio Miccini, Alberto Mario Moriconi, Antonio Porta, Silvio Ramat, Mario Ramous, Cesare Ruffato, Paolo Ruffilli, Gilberto Sacerdoti, Roberto Sanesi, Gregorio Scalise, Achille Serrao, Maria Luisa Spaziani, Gianni Toti, Sebastiano Vassalli, Andrea Zanzotto.
È il momento di una prevedibile ammissione: mi sono accorto, perlustrando il web in cerca di loro notizie, di quanta poesia contemporanea possa essermi sfuggita, e di quanto complessa sia l’impresa di darne una visione lineare e organica anche dopo decenni di studii. Questo libro assume altro fascino al solo pensiero che allora tutte queste intelligenze erano riunite e dialoganti, nel fiorire della loro attività artistica: il Professor Troisio potrebbe e dovrebbe raccontare una storia per ognuno di quei nomi, per avvicinarci ulteriormente alla loro produzione. Non sono riuscito a trovare tracce del poeta Gaudio, ad esempio, e del traduttore e poeta Ramous ho scoperto soltanto che il suo archivio, donato dagli eredi nel 2004, è in procinto di essere inventariato in Casa Carducci. Mi piacerebbe – e chiudo qui queste malinconiche e oneste ammissioni dei miei limiti e queste solari dichiarazioni di desiderio di studio – che per ciascuno di questi artisti, nel tempo, esistessero schede complete di analisi delle principali opere, da queste parti. A partire dal grande Luciano Erba, da Cesare Ruffato e da Andrea Zanzotto. Credo di interpretare anche il desiderio dell’autore dei Vettori, del nostro Troisio: che generosamente nominava ciascuno dei suoi compagni, pronosticando la nascita di un luogo letterario come questo. Quel catalogo era un messaggio nella bottiglia. Raccogliamolo.
***
Scandalo della poesia cantare per l’eresia, scrive Troisio nel primo componimento, la satira “De Republica”: dal “concretizzato nulla / in alea irreversibile” dell’incipit sino al motteggio caustico: “Si va in vacanza si va in vacanza / Scandalo della poesia perché / nulla è cambiato / tocca a noi di sinistra / cantare per l’eresia”, con clausola montaliana (andando in un’aria di vetro): i versi si dispongono armoniosamente, a differenza di quanto avverrà altrove. Altrove, laddove il poeta biancheggia e trattiene il respiro, scrive come dipingendo su una tela: lasciando ampi margini – censura, elisione, frammentazione della prevedibilità – per l’interiorizzazione e il rinnovamento dell’opera nell’immaginazione del lettore.
S’intravedono promettenti malinconie politico-esistenziali: penso a una poesia come “I cannocchiali della metonimia”, reminiscenza degli anni in cui si viveva tremando d’emozione, attendendo “tropicali stazioni notturne tutta la notte / spinellando affardellato / tutto è successo così in fretta nel ’68 / ho detto in seguito parole privato pubbliche / mi sono detto continua su questo muro”: altrove appaiono stelle inquietanti, “morgane / di luce compromissoria”: e avanti per memorie – Troisio è poeta visivo, restituisce desideri ed emozioni scolpendo immagini sedimentate nel suo spirito.
Lirica pura in “Sempre notte in Calabria”.
Dovrò rinunciare alla fedele trascrizione dei versi, sparsi come sono da un margine all’altro; lasciate tuttavia che il suono e i sentimenti vivano in voi, in attesa della ristampa cartacea:
I versi affastellati e postmoderni dell’appena precedente “Precario” tornano – commistione sublime di latino, greco, francese e inglese: quanto sembrava vicino il risveglio di Finnegan, quando sognare si doveva una neolingua – in “Invano gli oceani si disporranno nelle concavità”:
“Indagine nello spreco varietatum / vanitas delle distanze crisi energetica / contrectatio dei massimi sistemi / Dal futuro rallentatore sinclinale / allontanamento fino al limite del campo / via negationis vertige du signifiant / corruptio imaginis / (Esopo: Odòiporos tis…) / segue disco. / (Replay)”
Un componimento importante è presente sia in questi “Vettori” che in “Precario”: si tratta dell’amaro divertissement “Zio Paperone attraversa Paperopoli” – che diventa Pauperopoli, India – versi importanti non appena verranno integrati e inquadrati nel contesto della produzione narrativa del nostro letterato viaggiatore. Segnalo la ricorrenza, intanto, a beneficio dei curatori della futura edizione critica.
Rallenta al passo, il senso – scrive Troisio in “Modulo modulor” – e questo libro si fa scrigno per indagare mondi nuovi e dimensioni liriche altre, e l’autore strumento di conoscenza d’un periodo storico, esistenziale e artistico che in versi narra, anarchico e infiammato dal sacro fuoco; omicida gentile dell'inconscio appare questa Letteratura.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Troisio (Monfalcone, Go, 1938), ricercatore del Dipartimento di italianistica dell’Università di Padova, ha insegnato nelle Università di Pechino, Shangai, Bratislava, Lubiana. Ha pubblicato numerosi volumi dedicati alla poesia: By logos, esproprio transpoetico, 1979; Folia sine nomine, 1981; e La Trasparenza dello scriba, 1982 (con Cesare Ruffato); La poesia nel Veneto, 1985; Ragioni e canoni del corpo, 2001; Linee odierne della poesia italiana, 2001. Inoltre ha pubblicato le raccolte poetiche: L’angelo alle spalle, 1960; Anamnesi in tre versioni, 1965; Parigi nord-sud, 1966; Indicativo imperfetto, 1968; Precario, 1980; Persistenza del cavallino, 1984; I giardini della maharani, 1986; Le poetesse cinesi, 2000; Three or four girls, 2002.
In dialetto altopadovano: Drìoghe ai poeti, 2001.
In prosa: Tirtagangga e varie sorgenti, 1999; Viaggio a Ko Ciang 2001; Nuvole di drago, 2003; La ladra di pannocchie 2004.
Studioso, globetrotter, flaneur, i suoi campi d’attenzione sono nell’ordine: la scrittura, l’Asia, l’immagine (specialmente la fotografia e la grafica d’arte). Sue opere sono state illustrate da Emilio Baracco, Giovanni Barbisan, Andreina Bertelli, Renzo Biasion, Mino Maccari, Cesco Magnolato, Walter Piacesi, Gianni Poggeschi, Orfeo Tamburi, Hugo Wulz, Tono Zancanaro.
Luciano Troisio, “Venticinque vettori”, Vallecchi, Firenze 1981.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Gennaio 2008
Commenti
"?Venticinque vettori?, raccolta immediatamente successiva a ?Precario?, è stato pubblicato per Vallecchi nel 1981. Scriveva Troisio nella Prefazione: ?Questi 25 vettori (residuati testuali) sono l?effetto personale di un esperimento collettivo..."
By logos ce l'ho,non sapevo però dei venticinque vettori.
"e l?autore strumento di conoscenza d?un periodo storico, esistenziale e artistico che in versi narra, anarchico e infiammato dal sacro fuoco; omicida gentile dell?inconscio appare questa Letteratura."
> guarda , questa chiusa è formidabile e ti dirò che solo tu puoi esser in grado di recensire testi simili, hai letto molto di più e sei poeta.
Ti ringrazio molto, speriamo che il Magister sia egualmente contento :). Quanto alle recensioni, siamo in tanti qui a potere e dovere scrivere di poesia. E' necessario far circolare poesia italiana contemporanea, studiarla e condividerla. Partendo proprio dalle basi... che tutti dobbiamo costantemente ricostruirci.
Hotel Prince. Ora da voi sono le quattro e venti. Escluso Lankelot l'ínsonne, state dormendo. Io ho appena finito di mangiare il mio batter end gem. Il BF si consuma in una cucina abitabile, un soggiorno, su una tavola a 8 posti, severa, identica alle nostre anni 50, con sopra il vetro. Ieri céra un'olandesina di Sheveningen, carina, molto gentile. Abbiamo parlato a lungo, lei in un inglese velocissimo. Suo padre ha studiato lítaliano a Napoli (?).
La padroncina sembrerebbe insignificante, invece e'molto simpatica e piena di brio. La (presunta) sorella e'lópposto. Mi ha ricevuto lei la prima volta. Sul volto sfigato una tristezza dolorosa (piantata dal moroso?).
Sulla tavola un recipiente com pomodori interi, carote tagliate secondo lunghezza, un intero cavolfiore ridotto a pezzetti, anche le foglie. Le ho spiegato che anche in Europa la verdura e'cosi', identica. Mi ha chiesto se sono un turista (forse si nota che non appartengo al gregge (purtroppo anche per léta' biologica).
Ho letto la recensione. Ancora una volta, ma non servirebbe ripeterlo, Franchi si raccomanda per profondita' velocita', oceanica cultura precisione, abisso, vertigine del significante. In effetti questo libretto, assieme a By logos e Folia sine nomine, meriterebbe di essere ricordato, ma non tanto per causa mia, quanto per la volonta'dei 25 poeti di mettersi in discussione, salvo poi pentirsi per le ferite ricevute. Ricordo perfettamente il dolore, la rabbia di molti, nel vedere i propri capolavori violati, scempiati. Ricordo un testo lunghissimo, complesso, zeppo di neologismi, di un poeta famoso, che era stato macellato, ridotto da un altrettanto famoso poeta a poche parole: "enuresi /con dilatanza". Le risate che ci siamo fatti!
Gianfranco, sei grande, il tuo commento fa brillare il testo.
Ti abbraccio. Spero che la Befana ti porti magnifiche novita'.
Prossimamente, sarà la volta di By Logos e Persistenza del Cavallino.
Diciamo prima della primavera. Promesso:)
Amices!
Nuova pubblicazione del Professor.
Qui:
www.lietocolle.com/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=2762
i dettagli
[venticinque vettori] foto di
[venticinque vettori] foto di LT
Il numero 10 di By Logos in
Il numero 10 di By Logos in memoria di Alberto Mario Moriconi (1920-2010)
Tocchi della tua vecchiezza la sponda
il sedile: un seder giovanile
ti cede il posto in autobus
il giovinotto il giovinastro
e mentre tu miravi in tralice una docile
che ti mirava in tralice fra ciocca
e ciocca
il giovinetto ti tocca “S’accomodi” il giovanotto
t’ha imposto “S’accomodi”
e ritto e lungo…
uno
di quei figliuoli figlioloni
briosi coi bulloni
nervoso pressandoti
ed inchinevole t’ha cesso il posto
t’ha messo a cecce
t’ha cesso
il giovanotto t’ha reso
il posto il giovinastro
il lacedemone giovinastro…
e Luciano Erba che te la riscrive nel “By Logos”[1]
dove tu eri il 10 e lui il 20:
“Ma se a dire “s’accomodi” è un teppista
o peggio uno di quelli che vorrebbero
cambiare il mondo, con barba e bisaccia,
l’invito suona come una sentenza
di morte senza appello. Le mie rughe,
si dice il passeggero, il crin canuto,
le mie spalle cadenti hanno commosso
perfino questo eslege(col presalario)!”
e Pietro Cimatti che nell’antologia della
poesia in un rigo a testa ti preservò
“di questi giorni truculenti e fracidi
m’ha cesso”
e Luciano Troisio che se ne uscì con
“Augellin bel verde in tram
giovinastro di giorni truculenti e fracchia
mentr’io miravo in tralice callipigia
sotto il salice che mi mirava
ubertosa-budino Arpalice
giovinotto m’ha imposto s’accomodi
(io ponzoso in disparte il Tuttolibri)”
il depistante flaneur t’ha deposto
da Berenice che parlava con Alice.
Ieri che ero stato con Ingeborg Bachmann
e dentro la Stimmung passò un inverno a Napoli
in questa primavera an langen Tagen sät man
uns ungefragt in jene krummen und geraden Linien,
und Sterne treten ab, nei campi prosperiamo
o ci corrompiamo a caso, auf den Feldern gedeihen
oder verderben wir wahllos, docili alla pioggia,
e infine anche alla luce.
Ancora la semina è lontana. Si vedono
terreni inzuppati di pioggia in questa commenda
gerosolimitàna e quando il vento si leva
le giornate tendono a farsi più lunghe
con questo libeccio che venendo da sud-ovest
non corre lungo i binari il tempo dilazionato
e revocabile già appare all’orizzonte;
das Spiel ist aus, mein lieb Freund:
das Wort
wird doch nur
andre Worte nach sich ziehn,
la parola non farà che tirarsi dietro
altre parole, Satz den Satz, la frase
altre frasi, il giovinotto
il lacedemone giovinastro…
V.S.Gaudio
[1] Vedi: By Logos, venticinque poeti alle soglie degli anni Ottanta, scissi in un “Che fare” tra azione e trasgressione. Venticinque volontari in un tunnel di attraversamento transpoetico dei territori testuali,a cura di Silvio Ramat, Cesare Ruffato, Luciano Troisio, ma, inizialmente, anche Fernando Bandini e Andrea Zanzotto, Lacaita editore 1979.
[gaudio] buondì, benvenuto!
[gaudio] buondì, benvenuto!
Caro VS Gaudio, mi
Caro VS Gaudio,
mi rattristo per la scomparsa di Moriconi, che comunque ha tirato avanti 90 anni e ti invia come buon messaggio.
Ma io ti ho cercato varie volte nella natia Trebisacce, con misisve senza ottenere oroscopi.
Intendevo pubblicare qualche tua oracolare pagina su di me, e volevo ottenere il tuo permesso.
Fatti vivo. Il mio e-mail è disponibile su Lankelot. Intanto un grande abbraccio.
Caro Gianfranco,
se non lo conosci già, ti presento il più famoso poeta oroscoparo-scientifico.
[gaudio & troisio]
[gaudio & troisio] illustrissimi, adesso vedo di spedirvi una mail e di mettervi in contatto. Molto onorato dell'incontro con l'oroscoparo-scientifico, spero di poter leggere presto le sue prime recensioni (e di poter ritrovare i suoi libri: cosa c'è in giro?)
V.S.GAUDIO,saggista, poeta,
V.S.GAUDIO,saggista, poeta, esperto di giochi, testologo, articolista pataludico e titolare di rubriche per 15 anni della Walt Disney Company; ha pubblicato La 22aRivoluzione Solare(1974), Sindromi Stilistiche(1978),Lavori dal desiderio(1978),L’ascesi della passione del Re di Coppe(1979), Lebenswelt(1981), Stimmung(1984), Hit Parade dello Zodiaco(1991), Manualetto della Manomorta(bootleg 1997),Oggetti d’amore(bootleg 1998); giornalista freelance dagli anni settanta, ha lavorato per le testate dei più grandi gruppi editoriali; tra l’altro, è stato il primo a produrre test non solo per un quotidiano (“La Stampa”)ma anche per un quotidiano sportivo(“Corriere dello Sport”); ha fatto anche satira per “Linus”, “la Repubblica”,”Tango”. Per le condizioni generali inerenti l’editoria libraria,ha deciso di non pubblicare più libri; non ha mai partecipato a qualsivoglia premio letterario. Torinese e romagnolo d’adozione e di formazione, vive solitario sibarita nel Delta del Saraceno nell’habitat di cui all’ascendenza Steiner-Parrot. Di questo autentico fenomeno della nuova classe di J.K.Galbraith, oltre che la radicale sindrome ipoparatiroidea che è il suo plutonico distiroidismo, vanno ricordati alcuni suoi amori(fatta salva la considerazione che, non essendo il poeta un aspirante Custode dell’Antologia, alcuni nomi di grande fama omessi non vanno ritenuti, per tale momentanea omissione, a delectatio morosa irrilevante): Ileana Ongar, Ludmilla Tourischeva, Veronika di Musil, Roberta di Klossowski, Chandra Cheeseborough, Miss Martinguhing, Georgina Spencer, Durka Tiskj[la gru di Anaheim], Amy Smart, Aurélia Gurmadhi,Bridget T., Kathy Goolsbee di P.Roth, Aurélia Pedregoso, Plousia Mekuon, Valérie Andesmas, Lol V. Stein.
Caro Franchi, le allego questa notizia da "Lunarionuovo", per dire quello che si sa, che ho deciso di non pubblicare più libri per lo stato generale dell'editoria in questa Republica dell'Amore; pertanto, se vuole, posso farle avere copia dei due bootleg indicati, cfr. www.adolgiso.it Degli altri, se ne trovano copie in posti davvero impensabili, pensi che qualcuno è addirittura alla Deutsche National Bibliotek , alla British Library e, per un poeta altamente sperimentale e avanguardista come il sottoscritto,èaddirittura inverosimile, alla Library of Congress!
V.S.Gaudio
[gaudio] caro Gaudio,
[gaudio] caro Gaudio, volentieri parto dai bootlegs, e quindi risalgo, man mano, complici -spero - le bancarelle e qualche vecchio amico (soffro un po' le biblioteche diverse da quella di casa mia. Sì, mi rendo conto che dovrò superare questa nevrosi).
Sentiamoci via mail
intanto grazie ancora per essere tra noi,
gf
[by logos, troisio] LA
[by logos, troisio] LA DOPPELSTIMMUNG DELL’AGOSTO 1978
con Pierrette Berthoud, Maurice Blanchot e Marisa G.Aino
Nel consegnare i testi rielaborati ai curatori di “By Logos”, allegai anche questa esplicazione metodologica:
”Nel mese di febbraio, nel corso di un Reading di Poesia tenuto alla “Galleria d’Arte Duemila” di Bologna, ho esplicato i costituenti semantici che connettono la Lebenswelt e la Stimmung.
La Lebenswelt, rispetto alla Stimmung, attualizza e raccoglie le modificazioni della presenza, e della storia dell’io narra gli Io della mia storia come anche gli Io di storie che non sono la mia; in altri termini, attuerebbe le estasi del tempo come esplicitazioni dell’implicita vita fungente che si tempora lizza: chi scrive il testo perde l’evidenza prima del cogito nella possibilità degli altri Io possibili, quindi consegna l’infinito della Lebenswelt ad una sorta di reversibilità temporale che concretizza natura e storia.
La Lebenswelt non ha uno stato semantico circoscritto; l’io fungente moltiplica le prensioni e quindi coniuga la circolarità e la trascendenza dell’intersoggettività: una Lebenswelt è attuata da assunzioni non univoche, ad esempio può crescere dall’interazione tra lo stato semico di un personaggio di Musil e alcuni paragrafi del Trattato dell’Argomentazione di Perelman e Olbrechts-Tyteca, tra lo stato semico di O Pauline Réage e certe correlazioni antropometriche, tra lo stato semico di un personaggio della Vigilia del Piacere di Pedro Salinas e certe assunzioni sull’istante di Gaston Bachelard, ecc.
La Stimmung, invece, ha limiti temporali, in cui la differenza dei due io fungenti sembra misurare la stessa mappa cognitiva: prescrive una interazione univoca da cui il presente attuale ritenga un paradigma dato dai semi che appartengono all’orizzonte del testo attraversato.
Così, la Stimmung del 25 ottobre 1977 con Vicente Aleixandre, La Destrucción o el Amor attua un processo di prensione dell’io fungente(=Gaudio che scrive il 25 ottobre 1977) che consuma la donazione di senso dell’altro(=il testo assunto: La Destrucción o el Amor) in un campo la cui finitezza semica implica una sorta di Paarung , da cui “chi scrive” si impossessa dell’altro e codifica l’incontro risolvendolo e feticizzandolo nel telos che il testo è.
Ora, in merito all’”Espo”[ era questo il nome dato inizialmente al “By Logos”] mi sembra di aver attuato una Lebenswelt che ha l’univoco(l’accordo profondo) della Stimmung: innanzitutto, l’io fungente è stato doppiato: alcuni testi li ho rielaborati con Marisa G.Aino. Poi, la Stimmung stessa è stata doppiata: ad esempio, ho attuato una mutazione di matrice della Poesia 2[Roberto Sanesi], debordando dal paradigma che il testo mi dava, aggiungendo una donazione di senso assunta da Maurice Blanchot, L’attesa, l’oblio(trad.it.Guanda 1978); per la Poesia 20[Luciano Erba], invece, ho attuato una mutazione di matrice aggiungendo una donazione di senso assunta da Pierrette Berthoud, Hermès Baby(in “Minuit” n.17, Paris janvier 1976).
Voglio precisare che avrei potuto elaborare una Lebenswelt facendo interagire tutti i testi dell’”Espo”; in questo caso, però, avremmo potuto parlare, ancora,di una Lebenswelt con modalità da Stimmung, cioè sarebbero state abolite quelle inserzioni di senso che “chi scrive” assume dal desiderio, che attraversa l’altrove di forme soggettive diverse.
Inoltre, c’è da dire che l’interazione con i testi dell’”Espo” è stata un poco rigida in quanto la loro virtù paradigmatica poco lasciava alla forma soggettiva che circoscrive e trascende questo io fungente che scrive nella terza decade dell’agosto 1978: il che equivale a dire che la Umwelt dei testi dell’”Espo”(diciamo: questo altrove che attraverso) ha una economia territoriale(:semantica) che poco concede al desiderio dell’io fungente che tempora lizza le prensioni di V.S.Gaudio negli ultimi dieci giorni dell’agosto 1978.”
Naturalmente, non furono pubblicate tutte le mutazioni di matrice fatte, mi sembra che questo sia stato detto nell’introduzione di “By Logos”: i testi che rifeci erano il 2(Sanesi), l’8(Achille Serrao), il 12(Mariella Bettarini), il 13(Giorgio Bárberi Squarotti), il 15(Mario Ramous), il 19(Paolo Ruffilli), il 20(Luciano Erba), il 23(Gilberto Finzi), il 24(Gregorio Scalise).
V.S. Gaudio
[gaudio] ben ritrovato,
[gaudio] ben ritrovato, intanto:)