Troisio Luciano

Un'idea della Cina. Nuvole di drago. V di V

Autore: 
Troisio Luciano

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Quando, all’atto del mio trasferimento a Bratislava, spedii le mie masserizie scrupolosamente esaminate per filo e per segno da un  funzionario cinese presente all’imballo, i pacchi vennero poi riaperti e ricontrollati. Tutto il materiale culturale, manoscritto, dattiloscritto, tutti gli schedari, tutte le cassette, sia audio che video, vennero sequestrati (lo stesso trattamento fu lamentato da parecchie altre persone, e anche dal mio collega di Pechino). Il caso volle che avessi usato le minute delle poesie cinesi da me tradotte come isolante per piatti e bicchieri, così con infinita pazienza riuscii a recuperarle (ma perdetti gli originali in cinese, mai più ritrovati in nessuna libreria).

Giunto in Italia quello che restava fu nuovamente saccheggiato nei magazzini della compagnia di trasporti Otim, poi recapitatomi dalla Sart in casse squarciate. Pare che sia la norma, specie per le merci in arrivo dalla Cina. Si narra che i dipendenti abbiano la casa colma di arredi esotici (guarda guarda). Preferisco non dilungarmi. La denuncia giace ancora inevasa presso i Carabinieri di Padova.           

Comunque ogni volta che ero rientrato per le ferie in Italia, avevo portato a mano film, libri, agende. Quindi molto ho salvato, ma difficilmente perdonerò ai cinesi il sequestro del mio diario scritto (allora non mi ero ancora avvicinato alla meraviglia del computer. Eventuali dischetti temo avrebbero subito la stessa sorte), dove avevo fissato moltissimi appunti, e specialmente redatto delle brevi schede su molti film e documentari cinesi visti alla TV; né so rassegnarmi alla perdita del mio diario sonoro: audiocassette in cui registravo i pensieri che mi giravano per la testa, specie di notte, quando i lugubri urli delle navi in partenza dal porto fluviale di Shanghai -molto vicino all’Università SISU- mi svegliavano nel cuor della notte, in preda all’angoscia. Allora accendevo il miniregistratore che tenevo sul comodino. Reputo tuttora la perdita delle mie cassette un danno inestimabile di cui mai perdonerò quei sozzi miserabili.

Anch’io ho scritto un libro di racconti sulla Cina: Tirtagangga e varie sorgenti (Marsilio, 1999); ne accenno solo per scusarmi di alcune piccole sviste, specie traslitterando caratteri cinesi; così mi è sfuggito ad es: rem, invece del corretto ren (popolo, uomo, gente); e ancora: ho lasciato intendere una definizione del Confucianesimo come di una filosofia che suggerisca anche il non agire; ora ho approfondito i miei studi sul Bignami, e ho capito come ciò non corrisponda al vero, essendo questa piuttosto una caratteristica del Taoismo (Wei Wu Wei). Sono stato indotto in questo errore, oltre che dalla mia ignoranza, anche da quella altrettanto poderosa dei professori cinesi ex guardie rosse, con cui ho spesso discusso di questi argomenti, e che praticavano ogni giorno il non-agire quasi in tutto.

Per quanto riguarda le mie piccole traduzioni dal cinese: sarebbe troppo lungo narrare le peripezie dell’aspetto letterale, faticosissimo. In verità chiesi aiuto a parecchie sinologhe (tutte donne attraenti, anoressiche, accanite e brave, sopravvissute alla durissima selezione delle università cinesi, dove poche resistono. Molte frustrate, depresse. Non avendo trovato un posto all’altezza della loro ottima preparazione culturale, avevano dovuto accettare lavori impiegatizi e di interpretariato, spesso alle dipendenze di uomini d’affari italiani, tanto abili quanto culturalmente grezzi. Si ripeteva anche qui il trattamento che succede dovunque: il capo ad es. veniva chiamato dottore; loro invece -che pure avevano una prestigiosa laurea a Ca’ Foscari o all’Orientale di Napoli- venivano chiamate “signora” oppure per nome, come le colf. Se non fosse stato così, si sarebbe forse manifestata la stupidità del capo, già di per sé lapalissiana, in maggior fulgore).

L’ambiente della Sinologia mi è parso molto chiuso e caratterizzato da acute rivalità; Pechino ignorava Shanghai, non c’era nessuno scambio culturale (il mio capo ha tradotto Un uomo della Fallaci, nonostante gli avessi riferito che a Pechino avevo visto in libreria già due altre traduzioni in contemporanea; non lo sapeva, mi aveva guardato come se io stessi farneticando, non capissi di cosa stava parlando).

Fu praticamente impossibile per un neofita entrare nel giro; mi resi conto in fretta della feroce spartizione delle aree di influenza, dell’oculata lottizzazione perfino delle borse di studio. Per quanto mi riguarda, nessuna delle dieci eminenti personalità della sinologia nostrana a cui ho inviato il mio libro di racconti cinesi, mi ha degnato di un minimo riscontro. Per infinite ragioni, nessuno allora accettò di collaborare con me. Alcune pretendevano cento dollari al giorno (la paga effettiva in nero per un giorno di lavoro di un interprete, ma un conto è il business, un conto la Poesia). Una in particolare, che ero quasi riuscito a convincere, voleva non solo essere coautrice delle traduzioni, cosa più che ragionevole, ma che comparisse addirittura (come nel celebre racconto di Cases Due gatti accademici) il nome di un suo amichetto, sebbene assente dalla Cina, il che mi pareva francamente eccessivo e pochissimo utile. Alla fine dovetti ripiegare sull’aiuto saltuario in particolare di una mia brava studentessa, che vivamente ringrazio dell’intelligente disponibilità, e che non accettò di essere citata, specie dopo i fatti di Tiananmen (giorni che ho vissuto assai drammaticamente a Shanghai e descritto in un diario ancora inedito). 

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Leggendo le critiche che sono state scritte sulle traduzioni di poesie cinesi in italiano nel XX secolo, non c’è da star allegri: molte sono le accuse di imprecisioni, errori e travisamenti. Pare che nessuno si salvi. Per questo motivo non avrei voluto pubblicare le mie modestissime fatiche (che possono prestare il fianco a molte osservazioni) nonostante gli incitamenti di alcuni amici. Poi, visto che il traduttore nella nostra lingua meno disprezzato risulta essere Ezra Pound, mi ricordai dei suoi famosi versi: ma l’avere fatto in luogo di non avere fatto/ questa non fu vanità…e -beninteso: lontano dal confrontarmi  con un tale gigante- mi decisi per il sì.

Quest’anno la rivista di New York “Yale Italian Poetry” diretta da Ernesto Livorni e Paolo Valesio, ha pubblicato, introdotta da uno studio di Mario Moroni, la mia silloge Seguendo i poeti; un omaggio ai poeti e agli studenti cinesi. Gli stessi testi, da me tradotti in volgare altopadovano (Drìoghe ai poeti), sono poi stati pubblicati nel numero 139 della rivista croata “La Battana” di Fiume, diretta da Nelida Milani, con magnifiche illustrazioni di Andreina Bertelli.

Nel numero di settembre 2001, la rivista “Scritture” ha pubblicato un mio lungo colloquio su argomenti cinesi, avuto con il presidente del Pen Club Italiano Ferdinando Camon.

Non so dare un giudizio sinottico del mio “periodo cinese”. E’ stato certamente durissimo ma importante. Tant’è vero che ha separato in due la mia vita. Non ho mai conosciuto tante persone famose, italiane e straniere, come in quel periodo: fotografi, attrici, scrittori. I politici sono venuti tutti. Di molti non ho mai nutrito la minima stima. Delle moltissime persone comuni colà incontrate, con cui ho passato interi anni, soltanto due mi onorano ancora della loro amicizia e, curiosamente, ci conoscevamo anche prima.

   Desidero nominare almeno i due sindaci di Shanghai: Jang Zemin e Zhu Rongji (la città, assieme a Pechino e Tianjin, è amministrata direttamente dal governo centrale, che vi nomina i sindaci, con lo status di ministro): ho incontrato Jiang Zemin -andavamo anche dallo stesso dentista- un paio di volte in occasione dei banchetti del primo ottobre e del primo maggio, cui eravamo sempre cordialmente tutti invitati col nostro interprete personale al seguito. Una volta si è fermato a parlare con noi una decina di minuti; parla molte lingue. Era estremamente democratico (ma giunto a Pechino cambiò atteggiamento, e spesso, vedendolo alla televisione dicevamo:  -ahi ahi, ora Zemin ha cominciato a fare boccuccia-).

Incontrai anche il suo successore Zhu Rongji, l’uomo che conobbi davvero come autorevolissimo sindaco soprattutto nei giorni  drammatici di Tiananmen. Fece registrare una cassetta che veniva messa in onda ogni due ore dalla televisione provinciale. Fui molto colpito dai suoi occhi fermi e calmi. Le fuwuyuan (inservienti) lo ascoltavano con le braccia serrate al petto, denunciando un involontario atteggiamento corporeo di grave preoccupazione. Ascoltavo quest’uomo dallo sguardo magnetico, non capivo che poche frasi smozzicate, ma il mio cervello fu attraversato improvvisamente da un pensiero: quest’uomo diventerà il capo del suo paese (come infatti è avvenuto). Poi telefonai alla capoagenzia Alitalia (la bellona), e le chiesi di riassumermi per bene il discorso: egli garantiva col suo corpo che l’esercito e i carri armati, già schierati alla periferia di Shanghai, non sarebbero entrati in città, perché fermare Shanghai avrebbe significato fermare la Cina.

In quei giorni accaddero a Shanghai fatti gravissimi e poco noti. Addirittura un treno travolse a bella posta la folla che manifestava sui binari; tuttora resto convinto che la grande personalità e fermezza di Zhu Rongji aiutò moltissimo a evitare il peggio.

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Della Cina potrei dire molto, sebbene ora non sia più sicuro di aver  capito davvero qualcosa, perché quella che ho conosciuto io non ha quasi nulla a che vedere colla Cina degli oltre ottocento milioni di contadini, essendo vissuto nel massimo contesto metropolitano, e per di più nella zona nord-est di Shanghai, che concentra artificialmente moltissime scuole e cinque università, dove i “puzzolenti intellettuali” sono forse maggioranza ed eccezione. Sarebbe in ogni caso azzardata un’eventuale pretesa di giudizio su un popolo di un miliardo e trecento milioni di uomini, avendone conosciuto soltanto alcune decine.

Non ho più dimenticato l’atteggiamento dei miei superiori e colleghi cinesi nei confronti degli studenti fuggiti verso le loro province i giorni di Tiananmen e costretti telegraficamente a tornare entro 24 ore. Come dico più ampiamente nel mio diario inedito, in quei giorni ho deciso che non avrei mai più lavorato per la Cina, ai loro ordini, né ho mai più partecipato ai banchetti del primo ottobre e primo maggio, nonostante gli inviti più volte riformulati da vari funzionari, le ripetute insistenze (dato che se non andavo io uaiguoren, non poteva andarci nemmeno il codazzo di autisti e interpreti che mi accompagnava, producendosi in un poco elegante assalto ai tavoli.)

Il negativo prevarrebbe. Quindi concentriamoci sui ricordi positivi (di alcune di queste persone) come: la grande disponibilità, l’organizzarci con allegria piccole gite quasi ogni sabato, e anche una volta l’anno grandi viaggi, il portarci a teatro, e tutto praticamente gratis, e sempre per primi a visitare le realizzazioni, spesso eccellenti.

Nel campo delle rare eccezioni: di qualche allieva ricordo l’aristocratico comportamento, l’intelligente misura, la bontà e la  gentilezza dei modi, il non sottrarsi mai quando c’era bisogno, specie in caso di malattia e nelle frequenti epifanie di sidereo cretinismo anche burocratico. Di questa disponibilità, del tratto dignitoso e signorile -di cui non ho più trovato traccia in altre zotiche nazioncine postcomuniste meno lontane- non posso che conservare un grato ricordo, sia di colleghi che di studenti, per di più sapendo che vivevano in condizioni durissime, che d’inverno per lavarsi dovevano rompere il ghiaccio nella bacinella. Eppure (alcuni, solo i migliori) accettando la loro povertà decorosa, trovavano l’energia per essere di umore allegro, come fosse un dovere richiesto dall’etichetta sociale.

(Invece gli “esperti stranieri”, i nasilunghi dell’ovest, dopo qualche settimana si spegnevano, perdevano la capacità di sorridere; ho visto baldi occidentali sotto i trent’anni incanutire in pochi mesi, filiformi teen-ager diventare cupe, monocrome, metter su d’un tratto baffi, pappagorge e bacini a mongolfiera).

La civiltà cinese è così antica che molti dei suoi figli sembrano non averne nessun ricordo. Eppure gli sforzi che alcuni di loro facevano per divertire gli abbacchiati stranieri, la loro strampalata comicità nei pullman squassati da milioni di buche, sebbene confluissero nel patetico, restano la prova di un originale atteggiamento civile di care per il prossimo, forse di facciata, ma difficile da dimenticare.

E così gli sgangherati coretti (obbligatori) di tutti i professori della Facoltà poverelli impietriti sul palco del teatro interno, rossi come educande; le ineffabili esibizioni di qualche sfiatata segretaria solista in lungo -che avrebbe fatto meglio a dare forfait- restano stampati nella memoria.

 Non meno delle gioiose prove dei bravi, disinvolti, (forse non proprio spontanei) bambini danzatori, acrobati, cantanti, delicati suonatori di liuto. Non meno degli ancipiti pomeriggi dissipati nelle cartolibrerie colme di scatole damascate, scroll, misteriosi antichi sigilli, tra le carte più fatate del mondo, leggere come nuvole di drago.

                                         Luciano Troisio

Shanghai - Padova, primavera - autunno 2001

TROISIO in LANKE:

 

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Commenti

"Giunto in Italia quello che restava fu nuovamente saccheggiato nei magazzini della compagnia di trasporti Otim, poi recapitatomi dalla Sart in casse squarciate. Pare che sia la norma, specie per le merci in arrivo dalla Cina. Si narra che i dipendenti abbiano la casa colma di arredi esotici (guarda guarda). Preferisco non dilungarmi. La denuncia giace ancora inevasa presso i Carabinieri di Padova."

> Curioso. Conosco imprenditori - nel campo dell'arredamento - che impazzirebbero per molto meno. Hanno fondato la loro fortuna proprio sull'import dalla Cina (previa spedizione di artigiani italiani per insegnare loro a decorare all'europea...)

"Anch?io ho scritto un libro di racconti sulla Cina: Tirtagangga e varie sorgenti (Marsilio, 1999); ne accenno solo per scusarmi di alcune piccole sviste, specie traslitterando caratteri cinesi; così mi è sfuggito ad es: rem, invece del corretto ren (popolo, uomo, gente); e ancora: ho lasciato intendere una definizione del Confucianesimo come di una filosofia che suggerisca anche il non agire; "

> integro subito:

http://www.lankelot.eu/index.php?p=1105 con intervista

"Della Cina potrei dire molto, sebbene ora non sia più sicuro di aver capito davvero qualcosa, perché quella che ho conosciuto io non ha quasi nulla a che vedere colla Cina degli oltre ottocento milioni di contadini, essendo vissuto nel massimo contesto metropolitano, e per di più nella zona nord-est di Shanghai, che concentra artificialmente moltissime scuole e cinque università, dove i ?puzzolenti intellettuali? sono forse maggioranza ed eccezione."

> Fondamentale anche questo passo...

"Non ho più dimenticato l?atteggiamento dei miei superiori e colleghi cinesi nei confronti degli studenti fuggiti verso le loro province i giorni di Tiananmen e costretti telegraficamente a tornare entro 24 ore. Come dico più ampiamente nel mio diario inedito, in quei giorni ho deciso che non avrei mai più lavorato per la Cina, ai loro ordini, né ho mai più partecipato ai banchetti del primo ottobre e primo maggio, nonostante gli inviti più volte riformulati da vari funzionari, le ripetute insistenze"

> Scelta che ti fa onore.

"Non meno degli ancipiti pomeriggi dissipati nelle cartolibrerie colme di scatole damascate, scroll, misteriosi antichi sigilli, tra le carte più fatate del mondo, leggere come nuvole di drago."

> mi mancano gli "scroll".
In ogni caso: reportage prezioso, atipico, ironico, incisivo. Degno di ampliamento previa pubblicazione cartacea. Privilegiati noi a poterlo leggere qui, gratis et amore, nella vera Repubblica delle Patrie Lettere, quella estranea ai danari e alla corruzione a certo livello. Internet.

Grazie caro Gianfranco di queste chiose. Naturalmente si potrebbe parlarne molto a lungo specie in questi giorni in cui studenti cinesi residenti nel nostro Bel Paese, sputano sulle nostre Università. La Francia è migliore? D'accordo: che vadano in Francia. Sopporteremo questo lutto.

Gli scroll sono dipinti o disegni su carta, che vengono arrotolati, o appesi alle pareti.

6. E' una notizia che stringe il cuore, a ben guardare:).
7. "Scroll" nell'informatica è un verbo legato allo scorrimento di una pagina o di un frame. E' andato curiosamente cancellando l'italiano "scrollata", ho sentito spesso dire "scrolla la pagina" per significare "vai in fondo" o "torna in alto"...

Grazie per questa fondamentale lettura. Curiosità: "nuvole di drago" ha un qualche specifico senso simbologico-metaforico nella cultura cinese in genere?

Finito. Avranno questa pagine (presto) una forma (anche) cartacea?
Anch'io ringrazio entusiasticamente per l'anteprima.

Professor Troisio, una persona pochi giorni fa , mi raccontava che i cinesi hanno già (o tentano di farlo) cancellato dalla loro memoria i tragici eventi di piazza Tiananmen. Volevo chiederle se questo risulta anche a Lei?

Io della Cina ammetto di non saper niente. Un fatto curioso che posso raccontare è che in una lezione di inglese durante un lavoro di gruppo nella mia università ero stato messo in coppia con un ragazzo cinese. Il nostro compito era quello di farci a vicenda delle domande scritte su un testo e risponderci. Seguendo l'elenco delle domande ho dovuto chiedergli se secondo Lui il Governo sarebbe cambiato alle prossime elezioni? La sua risposta mi aveva molto turbato: Penso Proprio che questo sia impossibile.

12. Per una attimo ho pensato ti riferissi al nostro, di governo.

13. Anch'io.

11-12. Ho vissuto quei giorni con ansia tremenda, anche per due allieve che avevano partecipato alle sfilate di Shanghai(ordinatissime e pacifiche). Ma poi sono tornate a lezione. Mentre altri studenti non si sono più visti e forse sono stati mandati alla "rieducazione" (era successo molto tempo prima anche a quasi tutti imiei colleghi): campagna e serpenti.
Ho scritto di quei giorni un diario ancora inedito. Anche le foto che ho fatto sono rimaste inedite. Mi nauseavano le centinaia di fessi europei che si sbracciavano a fotografare solo per far soldi.
Cartaceo? Ormai ho passato l'età "sinodale" e sono stanco di fare il mendicante presso le case editrici.
Se hanno rimosso Tiananmen? Non saprei dirlo, ma il Paese di Mezzo è un luogo dove può succedere qualsiasi cosa senza che esteriormente ve ne sia traccia.

Cara Ildelaura,
grazie del tuo entusiasmo.

Caro Arpa, su istigazione di Gianfrà ho letto la tua biobiblio. Mi complimento davvero. Ti ringrazio dell'attenzione, mi scuso per l'involontatio equivoco di genere, e soprattutto per essere caduto subito nella tentazione di infliggerti lezioncine. Ma un provocatore come te probabilmente l'aveva previsto.

Ahhahahaha, ma quali lezioncine, figurarsi. Per me è oro colato, e poi ho barato un po': sto preparando un esame di poesia contemporanea da tempo e sono irradiato dal tema di fresco. Anzi, mi piacerebbe discorrere su Zanzotto quando più ne avrai voglia, magari insegnandomi molto dei lavori in dialetto, da indigeno privilegiato. L'alias arpaeolia produce ambiguità, è un fatto; rimanda allo strumento usato dai romantici tedeschi per accompagnare la lettura orale dei versi. Suonata dal vento per la poesia (Non vuole essere una lezioncina di rimpiatto, ben inteso, ma uno scambio fra appassionati di letteratura). :)

Cari amici,
non so se posso darvi direttamente in questa sede il mio e-mail. Comunque chiedetelo a Gianfranco.
Sarà un grande piacere per me discorrere con voi.

conclusa l'interessante lettura, piena di notizie e di curiosità, non mi resta che ringraziarti, mi piace sia leggere che ascoltare dalla tua viva voce queste esperienze. :-)