Troisio Luciano

Strawberry-Stop

Autore: 
Troisio Luciano
Resto convinta di un asserto fondamentale nella mia scala forse un tantino paranoica di valori: per parlare di poesia bisogna essere poeti. O aver letto (e interiorizzato) molta poesia. Per scriverne, intendo, con quel sentire che è dato come un talento di sensibilità, profondità d’animo, conoscenza di mondi altri, viaggio nelle anime degli esseri viventi e nell’anima del mondo stesso.
Potrei dunque fermarmi qui, certa della mia incapacità sostanziale di recensire un’opera poetica, soprattutto se per farlo si debba attingere a un corredo di metafore o di richiami o di operazioni chirurgiche della parola di cui non mi sento capace di fruire con la necessaria spavalderia.
Mentre riflettevo sulla genuina solare bellezza di quest’ultima raccolta di Luciano Troisio, ho sentito tuttavia la necessità di segnalarne almeno l’esistenza, di rendere partecipe la comunità di questo evento, che (in gran parte, ma c’è qualche sorpresa) ha visto la luce quasi nello stesso periodo in cui l’Autore ci regalava appunti di viaggio dal suo Oriente lontano. Conosciamo il professore di Padova, ne abbiamo recensito le opere (e sono certa che anche Strawberry-Stop troverà altre e più degne cornici qui su Lankelot – speriamo anche altrove), abbiamo imparato a vedere con i suoi occhi (disillusi e al contempo incantati) mondi lontanissimi sempre più vicini.
 
La prima domanda che affiora è: quanto distano le raccolte precedenti (soprattutto Parnaso d’Oriente, fratello maggiore per anagrafe e corpus compositivo)? E ancora: che rapporto tra queste poesie e i racconti della sorgente di Tirtagangga?
Diceva, Gianfranco Franchi, che Parnaso d’Oriente è un libro di cronaca in versi.
Idea condivisibile, credo, anche per Strawberry-Stop.
Con il vantaggio che buona parte di questa cronaca, come ricordavo, noi l’abbiamo letta quasi in tempo reale, anche se alcuni mesi più tardi, nelle note diaristiche su quei medesimi luoghi (Vietnam, Thailandia, Cambogia) di cui l’Autore ha condensato le sensazioni nelle liriche presenti in Strawberry-Stop (un buon terzo di esse non ha data topica, né anno ed è collocata al di fuori della sequenza anche per argomento: collegamento necessario fra universi paralleli?).
 
Come nel resto della sua produzione, tuttavia, c’è molto altro: Troisio abbandona in un certo senso l’Olimpo poetico classico - almeno in apparenza - e scende metaforicamente a valle con forza e volontà mai stanche di vedere, catalogare, frugare nelle pieghe dei propri giorni la bellezza e la miseria, se stesso e gli altri, senza falsi veli, senza magie consolatrici.
 
[Noi cinici obesi cardiopatici che conosciamo Calcutta
Non ci agitiamo per nulla
Essendo sotto il controllo di betabloccanti
Per non morire subito]
[La passerella dei difformi]
 
Un fiume, ma anche il cibo, un film, gente che passa, usanze dei luoghi, ricordi di una patria lontanissima e di giorni che non tornano: Troisio ci mostra con lucidità una consapevolezza di sé e del suo tempo non comune e straordinariamente limpida.
Il Poeta osserva e – come un personaggio di pascoliana memoria – “ciò che vede è ciò che vide”: i paesaggi fisici e umani dell’Asia di Sudest sono scrutati da occhio attento (“Immagine magnifica persistente tuttora nitida / e quasi dolorosa su cui mi sono subito proposto di scrivere immagazzinando / silenzioso scrutando,/ poi che nulla succede se non viene descritto” [Amazing]), impietoso (“Voi siete qui / rispetto all’altrove e al complessivo / tutto risulta parziale / (si presume) in un’area archeologica induista / un collassato stupa ricoperto / da una tettoia che è servita soltanto / a truffatori per incassare i fondi dell’Unesco e sparire” [Where are you?]), spesso dis-incantato dalle atmosfere anticamente fascinose per il turista occidentale, ma ora svestite quasi brutalmente di gran parte della loro poesia, quanto meno là dove questa si infrange nel quotidiano sforzo di sopravvivere al mondo poco ordinato nel quale, a tutte le latitudini (sembra sottintendere la lezione) viviamo (“Un tratto di dadi è l’origine. / Si può accettare è plausibile / sebbene insopportabile concepire / il mondo come frutto del caso” [Le Hazard]).
 
Viaggiare è in ultima analisi un modo per ritrovare se stessi (o almeno un inizio di ricerca), senza falsa pietà neppure per le proprie debolezze, paure e manie: le lettere spedite (Lettera alla psichiatra) , quelle che non arriveranno (L’e-mail di San Valentino), la compagnia fugace di un attimo bello, perduto (sognato?) e rimpianto (Sogno del Lago), le relazioni pericolose e difficili con un altro mondo misterioso che non è  -questa volta - l’Oriente,  ma l’altro sesso (Il logoramento del codice binario), la solitudine come stato non solo interiore.
 
Sarebbe augurabile avere vicino altri esseri umani ma
nelle società civili al vecchio questo raramente è concesso
e deve quindi imparare da subito
a controllarsi a gestire
in solitudine l’attraversamento
della frontiera
verso la silenziosa nevicata
degli asfodeli senza peso.”
[Inizio della sensazione di malessere]
 
Il Poeta racconta il viaggiatore e l’uomo con stile personale, già presente nelle altre raccolte: la narrazione in prosa versificata si fonde con la lirica propriamente detta. Non è più tempo di sperimentazioni, il Parnaso, appunto, è stato in certo modo disceso. Ciò non toglie nulla alla pura bellezza di queste pagine, in cui si intrecciano impressioni epidermiche e richiami colti, nella ricerca sofisticata del termine opportuno a creare concatenazioni di immagini (ed ecco  forse svelato l'anello di congiunzione con il Troisio di Parnaso d'Oriente e di Tirtagangga).
In Strawberry-Stop tuttavia si nota soprattutto un’essenzialità dolorosa, saggia, illuminante: non solo la sostanza, il reale, sono spogliati dei manti dorati di alcune visioni precedenti, ma anche la scrittura si fa più intima, quasi introversa, pur conservando a tratti un’ironia (mai leggera) che chi ha letto l'Autore non fatica a riconoscere.
 
Tutto questo restituisce un’opera forse solo apparentemente contemporanea (un’insistenza della prefazione che francamente condivido poco), direi piuttosto diretta all’anima, che guarda e si guarda restituendoci frammenti di cose, di storie, di pensieri, di altri e di sé. In un caleidoscopio multiforme di vita (e di vite) sul quale inesorabile e leggero ("L'aurora - direbbe il Nostro - ha le dita di rosa") scorre il tempo.
 
Lo Strawberry-Stop esiste veramente
è un localino in riva al lago si mangiano
fragole stupende in tutte le combinazioni
intere con zucchero con yogurt con miele frullate
compresi i succhi più deliziosi e densi
che esistano nei sette regni
 
 
 
 
Sul lago magico siamo stati
enormemente felici lo sai
dicevi: questo è un sito rasserenante,
c'erano davvero loti ninfee
sembrava che durasse per sempre
...
[Sogno del Lago] 
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Luciano Troisio (Monfalcone, Go, 1938), ricercatore del Dipartimento di italianistica dell’Università di Padova, ha insegnato nelle Università di Pechino, Shangai, Bratislava, Lubiana. Ha pubblicato numerosi volumi dedicati alla poesia: By logos, esproprio transpoetico, 1979; Folia sine nomine, 1981; e La Trasparenza dello scriba, 1982 (con Cesare Ruffato); La poesia nel Veneto, 1985; Ragioni e canoni del corpo, 2001; Linee odierne della poesia italiana, 2001. Inoltre ha pubblicato le raccolte poetiche: L’angelo alle spalle, 1960; Anamnesi in tre versioni, 1965; Parigi nord-sud, 1966; Indicativo imperfetto, 1968;Precario, 1980; Persistenza del cavallino, 1984; I giardini della maharani, 1986; Le poetesse cinesi, 2000;  Three or four girls, 2002.
In dialetto altopadovano:Drìoghe ai poeti, 2001.
In prosa:Tirtagangga e varie sorgenti, 1999; Viaggio a Ko Ciang2001;Nuvole di drago, 2003;  La ladra di pannocchie 2004.
Studioso, globetrotter, flaneur, i suoi campi d’attenzione sono nell’ordine: la scrittura, l’Asia, l’immagine (specialmente la fotografia e la grafica d’arte). Sue opere sono state illustrate da Emilio Baracco, Giovanni Barbisan, Andreina Bertelli, Renzo Biasion, Mino Maccari, Cesco Magnolato, Walter Piacesi, Gianni Poggeschi, Orfeo Tamburi, Hugo Wulz, Tono Zancanaro.
 
Luciano Troisio, “Strawberry-Stop”, LietoColle, Faloppio 2007
 
Collana Aretusa, Poesia, 178 ;  103 p.
Prefazione di  Giorgio Linguaglossa. Immagini di Claudia Marini
 
Ilde Menis, febbraio 2008
ISBN/EAN: 
9788878483576

Commenti

L'ultima fatica del Professore...
Al di là della mia paginetta, spero trovi larghi consensi.

***
[p.s.: ho citato Pascoli,lo so, lo so... perdono!]
:)

ho letto per ora qualche poesia, appena mi sarà possibile mi dedicherò alla raccolta intera. Guarda, a me sembra un libro molto accattivante (l'ironia l'ho notata subito) anche dal punto di vista estetico, è raffinato, curato. Ti dirò meglio quando lo leggerò.
Guarda, se solo i poeti potessero scrivere di poesia, finirebbero per farsele ed dirsele tra di loro, a circoletto, invece non è meglio che anche chi si sente una certa sensibilità possa dire qualcosa sulla poesia?

"Il Poeta racconta il viaggiatore e l?uomo con stile personale, già presente nelle altre raccolte: la narrazione in prosa versificata si fonde con la lirica propriamente detta. Non è più tempo di sperimentazioni, il Parnaso, appunto, è stato in certo modo disceso. "
> questo è un punto interessante di confronto con l'altra raccolta.
Grazie intanto perché sei la prima qui che ne scrive. :-)

Ilde, sei stata la prima in assoluto, rapida e schietta come un fico d'India dal cuore dolcissimo.
Quanto dista questo libretto da Parnaso d'Oriente? Forse molto. Intanto perché quella silloge raccoglieva testi redatti in anni diversi e per un periodo che sfiora il decennio, con umori vari; era diviso in varie sezioni assai differenti tra loro, con il Parnaso dei Fumetti (che poi ha "fornito" il titolo definitivo) e tutto quanto mi portavo dietro da durissime esperienze di lavoro all'estero. Qui invece sono riuscito facendomi violenza a eliminare un buon terzo dei testi e a pubblicare un libretto coeso e coerente, frutto di un unico viaggio di due mesi.
Un grande Poeta mio amico mi ha spesso consigliato: perché non scrivi i tuoi diari di viaggio invece che in prosa, in versi? Io non gli davo retta, ma questa volta, proprio mentre scrivevo in prosa, mi è venuta spontaneamente (mentre in camera guardavo RAI international) l'idea di provare. Ecco il risultato: descrizioni, narrazioni, ma anche riflessioni.
In un certo senso direi che sono (quasi) riuscito a distaccarmi definitivamente "dall'esaurimento della Neoavanguardia", (come sostiene il prefatore Linguaglossa), che però si badi bene, non rinnego affatto, anche perché il "solco" rimane quello dello Sperimentalismo. Su questo concetto e sul suo significato bisognerebbere spendere molte parole di più; probabilmente collegato a un'incapacità (o anche coscienza dell'inutilità) di scegliere una "Parte", di combattere con una schiera, o banda (o cosca).
La tua Professio Humilitatis mette in risalto invece la bravura e la sicurezza della tua pagina, di cui ti sono molto grato. Baci.

l'aver citato Pascoli va benissimo e semmai mi onora.

Troppo buono...

Ecco, grazie invece di questo passo del tuo commento

"In un certo senso direi che sono (quasi) riuscito a distaccarmi definitivamente ?dall?esaurimento della Neoavanguardia?, (come sostiene il prefatore Linguaglossa), che però si badi bene, non rinnego affatto, anche perché il ?solco? rimane quello dello Sperimentalismo. Su questo concetto e sul suo significato bisognerebbere spendere molte parole di più; probabilmente collegato a un?incapacità (o anche coscienza dell?inutilità) di scegliere una ?Parte?, di combattere con una schiera, o banda (o cosca)."

che spiega meglio i risultati (e oserei dire il fascino) di questa raccolta e fornisce una chiave di lettura proprio del confronto fra Strawberry e Parnaso (la prima cosa che in verità mi ha colpito).

***

Per Pascoli - mi rendo conto, è terribilmente dèmodè - ho un'adorazione...

"Il Poeta racconta il viaggiatore e l?uomo con stile personale, già presente nelle altre raccolte: la narrazione in prosa versificata si fonde con la lirica propriamente detta. Non è più tempo di sperimentazioni, il Parnaso, appunto, è stato in certo modo disceso. Ciò non toglie nulla alla pura bellezza di queste pagine, in cui si intrecciano impressioni epidermiche e richiami colti, nella ricerca sofisticata del termine opportuno a creare concatenazioni di immagini (ed ecco forse svelato l?anello di congiunzione con il Troisio di Parnaso d?Oriente e di Tirtagangga).
In Strawberry-Stop tuttavia si nota soprattutto un?essenzialità dolorosa, saggia, illuminante: non solo la sostanza, il reale, sono spogliati dei manti dorati di alcune visioni precedenti, ma anche la scrittura si fa più intima, quasi introversa, pur conservando a tratti un?ironia (mai leggera) che chi ha letto l?Autore non fatica a riconoscere."

> E' una bellissima lettura. Troisio ne sarà entusiasta.
Ti ringrazio per averne scritto e per averne scritto così. Davvero una analisi di livello.

"per parlare di poesia bisogna essere poeti. O aver letto (e interiorizzato) molta poesia. Per scriverne, intendo, con quel sentire che è dato come un talento di sensibilità, profondità d?animo, conoscenza di mondi altri, viaggio nelle anime degli esseri viventi e nell?anima del mondo stesso."

> Sogno un'Italia che finalmente sia in grado di pubblicare opere di poesia come questa e poche altre, con enorme selezione e adeguata tiratura: poche opere, e all'attenzione di tutti, con dignitosa visibilità in tutte le grandi librerie. Questo cambierebbe le cose.
Ogni settimana o quasi, invece, scopro l'esistenza e l'attività, magari pluriennale, di poeti che non avevo nemmeno sentito nominare, nel Novecento e nel Duemila. E sembra abbiano guadagnato credito, negli anni, e non capisco come. Il problema è che non esiste filtro, esistono solo circuiti. Tanti. E ci si disperde...

Anche tu, Franco, sei generoso...
Sì, il problema in realtà sono i circuiti e la mancanza di (vera) selezione.
Lankelot nel suo piccolo deve poter contribuire a cambiare le cose. E mi sembra lo stia già facendo.
:)

Marina: penso che ti piacerà tutta la raccolta, davvero. Accattivante, sì, come dici tu, ma io credo tanto più se già si conosce un po' la produzione dell'Autore.
***
Parlare di poesia: mah, resto dell'idea che c'è chi lo sa fare molto bene (e guarda caso, si tratta di chi poi anche compone).
Mi contento veramente di segnalare, questo credo sia importante, perché come dice Franco qui sopra, i percorsi editoriali sono - come dire? - assai misteriosi :))

A Luciano da patrizia

Lo scorrere inesorabile del fiume conoscerà la sua foce; è sua morte e vita nel mare.nel passaggio lento...com nella vita.......l'acqua trascina gigli acquatici, robaccia...abbandoni.....riescono a nascere anche dalle acque limacciose, foglie nuove...fiduciose di crescere.anch'esse saranno sottoposte alle contraddizioni del vivere.ma " A dispetto di tutto e della foce" qualche foglia appena sbocciata cerca di prendere forma nella precarietà ma anche nella bellezza che la farà complice di un incontro d'amore.........anzi prprio nello scorrere del fiume che trascina tutto , cogliamo la luce e la vanità nel cespuglio che pensa di vivere in forma di poesia di tre versi ad alta concentrazione semantica....Intanto tutto si muove lento..verso la foce. Professore complimenti!!!!!!!!!!!!

10 sono sicura che mi piacerà, non ho dubbi, voglio leggerlo bene, appena sarò in grado di concentrarmi nuovamente sulla poesia (è un periodo incasinato e pesante)e sulla letteratura in generale.
*
Quanto al parlare di poesia....credo che la risposta sia già nel commento di Patrizia, io condivido le tue affermazioni iniziali, ciò nonostante, non abbattiamoci troppo e diamoci una possibilità. É chiaro che non saremo al livello dei poeti, ma qualcosina di buono lo tiriamo fuori, non ti pare?

tutti possono sentire la poesia............perchè la poesia scritta o avvertita è il nostro emozionale.............messo sparso in un contenitore che è la parola.........bisogna abbandonarsi alla poesia per leggerla da dentro...........dobbiamo farlo tutti noi per vivere meglio...........

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Grazie a tutti, provveduto :)

Cari amici di Lankelot,
grazie per la vostra attenzione e per i commenti.
8) Gianfranco, tu sei uno dei più adatti per via che quotidianamente ti scontri con il panorama dei silenzi, delle elusioni: non esiste filtro ma solo circuiti, proprio così. Ma Lankelot ha una sua precisa e preziosa funzione.
11) Patrizia grazie. Al solito tu non scrivi commenti ma altre poesie (anzi: Iperpoesie). Grazie a tutti.

19. Grazie per la fiducia, Professor. Dare un decimo di quel che hai dato tu sarebbe un grande risultato. Diciamo che devo trovare circuiti altri da questo, per riuscirci. Sdoppiandomi. Chissà... (chissà quando).

La Saletta degli Incontri della Libreria Draghi
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Venerdì 14 marzo alle ore 17,30
Giovanni Giolo
Presenta la silloge poetica
STRAWBERRY- STOP
di LUCIANO TROISIO

Luciano Troisio, Strawberry-stop
pp. 103- ? 13,00
ed. Lieto Colle
Il libro
Diario di viaggio in poesia, riflessioni sui luoghi e gli oggetti: il Poeta racconta il viaggiatore e l?uomo con stile personale, già presente nelle altre raccolte. La narrazione in prosa versificata si fonde con la lirica propriamente detta. Non è più tempo di sperimentazioni, il Parnaso, appunto, è stato in certo modo disceso. Ciò non toglie nulla alla pura bellezza di queste pagine, in cui si intrecciano impressioni epidermiche e richiami colti, nella ricerca sofisticata del termine opportuno a creare concatenazioni di immagini (ed ecco forse svelato l?anello di congiunzione con il Troisio di Parnaso d?Oriente e di Tirtagangga).
In Strawberry-Stop tuttavia si nota soprattutto un?essenzialità dolorosa, saggia, illuminante: non solo la sostanza, il reale, sono spogliati dei manti dorati di alcune visioni precedenti, ma anche la scrittura si fa più intima, quasi introversa, pur conservando a tratti un?ironia (mai leggera) che chi ha letto l?Autore non fatica a riconoscere

L?Autore
Luciano Troisio (Monfalcone, Go, 1938), ricercatore del Dipartimento di italianistica dell?Università di Padova, ha insegnato nelle Università di Pechino, Shangai, Bratislava, Lubiana. Studioso, globetrotter, flaneur, i suoi campi d?attenzione sono nell?ordine: la scrittura, l?Asia, l?immagine (specialmente la fotografia e la grafica d?arte). Ha pubblicato numerosi volumi dedicati alla poesia e in prosa.

Professor Troisio... com'è andata? :)

Caro Luciano,
fammi sapere com'è andata. Ti abbraccio insieme con tutti gli amici di Lankelot.

Patrizia Garofalo

Gentile prof. Troisio,
leggerò i suoi testi e Le farò conoscere le mie personali impressioni.

A presto e vive congratulazioni
Gian Paolo Grattarola

intanto vi anticipo io: è stata l'anteprima, è andata bene, ma ci saranno ulteriori sviluppi e si preparano altri eventi più solenni. La presentazione di Giolo è stata bella e interessante, un exursus che ha fatto un lavoro di confronto tra questa e la raccolta precedente.
Ottima serata e piacevolissima compagnia. :)

Cari amici,
il pubblico era sceltissimo (non a caso c'era Marina).
Seguiranno altre presentazioni. Grazie agli amici.

Gian Paolo,
grazie e fammi avere il tuo e-mail.

Facci sapere le prossime date e luoghi, dai su, che magari è la volta che vengo giù dai monti!

Manderò a Lankelot le locandine.
Approfitto per far notare che l'invito (orizzontale) a cura dell'Editore, con mia somma sorpresa, ritraeva le vere insegne del locale balinese "Strawberry-stop", nonché il segnale stradale del notissimo villaggio balinese Begudul, ove esso si trova.
(Ricordo che nel sito è disponibile il mio e-mail).

adesso finalmente ho capito la storia delle insegne!!!!! :)