Il letterato veneto Luciano Troisio ha dedicato questo raro, formidabile volume a tre antiche rivali: le riviste strapaesane "Il Selvaggio" (più radicale) e "L'Italiano" (più moderata) e la rivista stracittadina d'avanguardia "900". Si trattava di tre riviste d'autore, rette rispettivamente da Mino Maccari, Leo Longanesi e Massimo Bontempelli. L'opera è strutturata in una ricca introduzione e in una robusta antologia, suddivisa per testate, completa di apparato iconografico. E così si va non soltanto ad apprezzare pagine di scrittori già molto conosciuti all'epoca, ma anche le pagine giovanili, spesso misconosciute, di giovanotti come Mario Tobino, Alberto Moravia, Romano Bilenchi, Elsa Morante.
Cos'era lo Strapaese? Spiega Troisio: era una regione fantastica della realtà sociale caratterizzata da questi motivi: "gli elementi autoctoni contrapposti a ciò che giunge dalla città, la conoscenza della campagna, della gente contadina, semplice, dell'orgogliosa tradizione agreste mista alla fierezza della gente toscana del contado che ha oscura consapevolezza di una natia autorità culturale, di una antica aristocrazia" (p. 14). Mino Maccari, alias Orco Bisorco, scrisse, nel 1927, che Strapaese intendeva essere l'affermazione essenziale e indispensabile delle tradizioni e di costumi caratteristicamente italiani: la selezione di quelle tradizioni e di quei costumi, la difesa di quegli elementi di italianità che sono la radice della nostra civiltà e della nostra potenza. I ragazzi di Maccari erano, a differenza dei futuristi, limpidi nemici delle macchine.
Cos'era la Stracittà? Era il desiderio di sprovincializzare l'Italia, e di portare l'Europa in Italia; restando, comunque, popolari e non elitari. Non si trattava di un movimento letterario-politico, in senso stretto; si trattava d'una sorta d'avanguardia interessata a fiancheggiare il regime per animare cultura nuova, grande, italiana ed europea.
"Il Selvaggio", anticonformista e bastiancontrario, appare nel luglio 1924, in provincia di Siena, finanziato dal vinaio Angiolo Bencini. Redattore principe, l'unico intellettuale del posto capace anche di disegnare: è un ragazzo minuto e livoroso, sempre polemico e caustico. Si chiama Mino Maccari. La rivista si tiene, sulle prime, in posizione oltranzista: la morte di Matteotti non ha sedato la loro carica rivoluzionaria, i rurali pretendono maggiore dignità e maggior rilievo nella loro lotta contro il liberalismo, in difesa della classe agraria. Troisio scrive che la rivista rappresenta, allora, "Il tentativo di opporsi all'emarginazione dell'elemento provinciale e agrario piccolo-borghese che non è stato chiamato al suo tradizionale ruolo di filtro delle pressioni popolari" (p. 13). Nel 1926, con i migliori auspici di
Ardengo Soffici, "fondista e santone" del giornale, la redazione viene trasferita a Firenze; Maccari ridisegna la testata, ne diventa direttore e proprietario. Si fregia della collaborazione di
Palazzeschi,
Malaparte,
Ungaretti, del giovane Bilenchi che scrive la "Vita di Pisto", suo nonno garibaldino. Di lì a poco, la rivista perderà ogni connotazione politica per concentrarsi esclusivamente sulla letteratura e sulle polemiche letterarie. Dal marzo 1929 al dicembre 1930 la redazione si trasferisce a Siena; nel 1931 a Torino; nel 1932 a Roma, sua ultima sede.
Maccari, detto "il nano di Strapaese", alias "Fottivento" o "Orco Bisorco", fu feroce nemico dell'architettura razionale (proprio come Longanesi, nel suo "L'Italiano"), instancabile oppositore della "smania del nuovo", cultore di Vitruvio e di Palladio; la sua rivista si schierò contro il sentimentalismo di
De Amicis e contro la sciatteria e la mediocrità di
Salgari, esaltando l'arte di Leopardi; contro il cinema, a favore del teatro classico Romano amato da Latino Maccari, padre di Mino. Maccari scoprì pittori e grafici come
Guttuso e
Tamburi, ospitò
Rosai, Morandi e Carrà. Adorò le creazioni del comunista
Grosz.
"900", il gran rivale stracittadino del Selvaggio, nasce nell'autunno 1926, per i tipi delle edizioni "La Voce". Fondato da Bontempelli e Malaparte, grande amico dei Ciano, passato in seguito a Strapaese, "900" era un trimestrale pubblicato per ben quattro numeri in francese. Dal 1928, sarebbe diventato mensile in lingua italiana; per un anno soltanto. Nel 1929 era già tutto finito. Tra i collaboratori principe,
James Joyce; redattore,
Corrado Alvaro a Roma e Nino Frank a Parigi. La rivista dei
Novecentieri predicò il "realismo magico". Rifiutava psicologismo (figlio del romanticismo), naturalismo, estetismo (figlio del classicismo), gusto piccolo borghese; voleva vestire di meraviglia le cose più comuni; fare dell'arte qualcosa di magico e di miracoloso. Bontempelli voleva fondare nuovi miti. Tra i collaboratori principali,
Marcello Gallian e Alberto Moravia (che ritroviamo anche sulle pagine de "L'Italiano"). Su questa rivista apparvero i primi scritti di Joyce tradotti in IT e quelli di
Virginia Woolf.
"L'Italiano" dell'ex giurista Leo Longanesi venne fondato a Bologna il 14 gennaio 1926, come giornale indipendente della rivoluzione fascista. È l'antenato del "Borghese". Cercò di mantenere una posizione critica, poco convincente eccetto quando criticò apertamente e frontalmente il razzismo (numero 29), proprio come "Il Selvaggio". Pubblicò
Kafka,
Hemingway (tradotto da Moravia, per la prima volta, in Italia) e Lawrence quando erano estranei o molto poco noti al pubblico italiano. Pubblicò a puntate "Amori d'oriente" di
Comisso, le traduzioni di Gongora firmate Ungaretti, due terzi di "Nivasio Dolcemare" di
Savinio e "L'imbroglio", "Father Divine", "Il deserto dei cacti" e "Tempesta imminente" di Moravia, i primi racconti di Mario Tobino, scritti di
Vitaliano Brancati e Barzini jr. Si caratterizzò per una grafica "eccezionale, rivoluzionaria", estremamente illustrata – illustrazioni in bianco e nero, copertina esclusa, quasi sempre di piccolo formato. La rivista cominciò la sua decadenza nel 1936, complice la fondazione di "Omnibus", primo rotocalco italiano, a firma Longanesi. Fu soppresso – vale la pena ricordarlo – dal regime nel 1939. Longanesi fu "fascista ma antifascista", "borghese ma antiborghese": secondo
Montanelli, in ogni caso, il suo antifascismo fu più un fenomeno ottico che politico.
Tra le riviste minori dell'epoca, la strapaesana "L'Universale" di Romano Bilenchi e
Berto Ricci (1931-1935), fregiata dalle firme di Bartolini e Rosai; le stracittadine "Quadrivio" e "I Lupi", "L'Interplanetario" e "Spirito Nuovo" di Gallian.
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Politicamente, Troisio ribadisce che nessuno dei tre intellettuali padri di queste riviste saprà opporsi al regime, a differenza di molti dei collaboratori dei Selvaggi, poi confluiti nelle file partigiane. Ma "Mentre pensiamo agli Amendola, ai Gobetti, ai Gramsci, ai Matteotti, cui certamente non mancò il coraggio, riconosciamo che i Selvaggi occuparono, per diciannove anni, ogni spazio culturale occupabile. Se non possiamo perdonargli di essere stati teppisti manganellatori, dobbiamo però ammettere che continuarono, ognuno coi mezzi che aveva, a dire quello che pensavano – violenti per amore – anche quando i giorni diventavano bui, e che ci lasciarono documenti che non possono essere ignorati, testimonianze rigorose e fondamentali, ritraendo 'con la penna e con la matita' il volto della classe dirigente" (p. 39).
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L'antologia si apre con "Il Selvaggio": per prime, le pagine del "periodo colligiano", quelle più intransigenti e violente, spontaneiste ma legittimiste. La redazione si pronuncia "fedele fino alla morte all'idea e alla nazione", e ribadisce che la rivoluzione non va tradita, e che lo Stato deve cambiare. Quindi, ecco le pagine fiorentine: i Selvaggi sono diventati "i buffoni di Mussolini". Adesso si concentrano sull'arte, per dare vita a un giornale "buffo, bizzarro e talvolta misterioso". Ecco che man mano appaiono nomi che troveremo tutti molto famigliari: c'è il giovane Tobino che scrive versi, l'inattesa Elsa Morante che racconta la storia di un professorino piccolo borghese ("Lo scolaro pallido", 1939), Brancati che ha una gran voglia di fare satira ("L'isola"), gli appunti di estetica di Guttuso (novembre 1939), le poesie di Corrado Alvaro.
Passiamo alle pagine dedicate a "L'Italiano". Scintillano gli scritti di Leo Longanesi e di Curzio Malaparte (inclusa la famosa satira "Spunta il sole e canta il gallo / o mussolini monta a cavallo"), versi inediti di Dino Campana, curati da Falqui (1929), studi di Comisso sulla "nuova letteratura sovietica" (pensate:
Zamjatin "già troppo noto in Italia". Come cambiano le cose... era il 1931), prose di Savinio ("L'assassinio del presidente"),
Charlie Chaplin (!) che racconta "il comico nel cinema" ("L'italiano", 1933), Kafka e la sua "Ambasciata imperiale" (1934!), un racconto del giovanissimo Tobino ("Lo spirito in cucina") e la traduzione della "Nave della morte" di Lawrence firmata Moravia, Brancati sulla "Società meridionale", infine la sinceramente inattesa
Anna Banti ("Rivelazione", 1942).
Passiamo infine alla breve antologia della rivista "900": l'esordio mozzafiato è un saggio di estetica di Bontempelli, completo di consigli agli scrittori, quindi ecco le prime pagine di Joyce mai apparse in Italia (numero 1, autunno 1926), col titolo "Odissea", tratte dalla seconda sezione dell'"Ulisse": tradotte in francese col titolo "Ulysse" da Auguste Morel, in questa versione italiana da Giulio De Angelis; dopo Joyce non può mancare la Woolf, con un frammento tratto dalla "Signora Dalloway"; e poi segnalo almeno un saggio su Grosz, firmato Ivan Goll, e divertenti prose di
Orio Vergani; un frammento di un Tolstoi incompiuto ("Teodoro Kusmic"), Corrado Alvaro che canta la Calabria ("Amore ardente").
Un libro stupendo, inspiegabilmente fuori commercio. Da avere a tutti i costi. Ristampa obbligatoria. Un inchino al letterato Luciano Troisio. Riconoscente.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Troisio (Monfalcone, 1938), poeta, narratore e critico letterario italiano. Si è laureato a Padova con tesi sulla Metafora. È stato ricercatore dell'Università di Padova. Ha tradotto quattro inediti di Marx.
Luciano Troisio, “Strapaese e Stracittà. Il Selvaggio - L'Italiano - 900", Canova, Treviso 1975. In appendice, bibliografia, notizie biografiche su tutti gli autori ospiti, un magnifico corredo di illustrazioni. Edizione esaminata: tiratura limitata, 99 esemplari su carta "Manuzia Vergata", con acquaforte di Walter Piacesi. Esemplare numero 10.
Con riconoscenza al Magister Sinicopleuste, che nella Nursery of Arts mi donò copia del prezioso volume, il 4 di ottobre del 2007.
Commenti
[strapaese, stracittà] il più
[strapaese, stracittà] il più bel saggio di Troisio. In assoluto.
[strapaese] veramente, un
[strapaese] veramente, un inchino. Non appena torno a lavorare per qualche marchio m'impegno a proporre questo saggio per una ricca e degna ristampa. Stupendo lavoro spiazzante disorientante emozionante toccante intelligente coraggioso.
[Troisio] Mamma mia che
[Troisio] Mamma mia che libro!! Le riviste e le grandi penne, le idee che infiammano e le rivalità. I nomi che sarebbero poi diventati grandi... Classici, alcuni. Lo avrei visto bene anche come monografia per l'esame di letteratura italiana. Peccato i professori propongano sempre i loro libruncoli appena freschi di stampa. :(
[troisio] è davvero
[troisio] è davvero impressionante. Chaplin, Joyce, Morante, Moravia, Tobino, Bontempelli, Alvaro, Malaparte, Ungaretti, Longanesi. Spettacolare:). Sono d'accordo con te, dovrebbe tornare in auge almeno per qualche corso monografico. Almeno...
Caro Gianfranco, sono
Caro Gianfranco, sono rientrato dallo splendido e sporchissimo Myanmar. Consiglio a tutti di visitare la zona archeologica di Bagan (detta Pagan dagli inglesi): un sito che vale da solo qualsiasi viaggio, un luogo dello spirito dove si rischia di beccarsi la sindrme di Stendhal e si mangia anche discretamente. Inoltre i molti turisti sono trattati in genere con benevolenza.
Ho avuto varie disavventure col portatile: non trovo più quanto scritto e riscritto.
Strapaese e Stracittà: vecchi ricordi di quando ero giovane. Ti ringrazio del complimento, in effetti è il mio saggio migliore (poi sono andato sempre peggio. Ora spero di aver toccato il fondo e prometto di redimermi).
Sono passati 35 anni. Mi risulta che l'editore Canova di Treviso lo abbia ricopertinato. A suo tempo ebbe moltissime recensioni entusiastiche. Oreste del Buono ad es. mi dedicò tre pagine dell'Europeo, ecc.
Di recente mi hanno chiesto, in pubblico, se lo riscriverei:
NO perché Giove non permette a nessuno di bagnarsi due volte nello stesso fiume, ma anche perché abbiamo già dato e non dobbiamo più vincere concorsi truccati (se non il Galoppino d'Oro alla carriera).
SI perché insegnerebbe ancor oggi ad es. a come rifiutare di venire omologati con promozioni (Maccari non accettò mai le cariche altissime nell'ambito dell'architettura, preferì polemizzare liberamente e autorevolmente contro lo sventramento di interi quartieri in varie città, Roma, Treviso ecc.). Perché la penso sempre allo stesso modo e cambierei ben poco delle mie posizioni, pur sapendo che così non si raggiunge il successo, anzi ci si isola.
Il regime fu astuto nel permettere a questo gruppetto di intellettuali senza seguito (e senza TV) di starnazzare liberamente.
Averne, oggi, una destra come quella!
Semmai eviterei qualche secondaria ingenuità, sarei più rispettoso anche con lo stesso Maccari, che con me si è dimostrato un gran signore.
Intanto grazie.
(contina)
[professor] Bentornato a casa
[professor] Bentornato a casa dalla povera e splendida Birmania, allora. E grazie per l'invito a Bagan (ne scriverai? Forza!). "Strapaese" - davvero è un libro degno di attraversare il tempo, professor. Se riesci a farti spedire la copertina nuova di Canova, in jpeg, vedo subito di pubblicarla nel pezzo. In generale, io dico che un'edizione corredata da molte immagini in più diventa esplosiva, può tornare a far parlare tantissimo dell'opera, degli artisti che hai studiato e antologizzato, del senso di quelle riviste.
*
Hai avuto tre pagine da Del Buono? Che onore. Spero di ritrovarle nel suo Antimeridiano, non appena esce per ISBN, non vedo l'ora di rileggerle. Chi altro ne scrisse? Come ne parlarono? Tutti entusiasti?
[maccari] professor, ci
[maccari] professor, ci racconti un po' di lui? Com'era di persona? Che ricordi ne conservi? Come letterato, quanto è stato sottovalutato?
Del Buono scrisse
Del Buono scrisse saccheggiando il mio saggio, come se l'avesse scritto lui. La cosa mi inquietò e stavo per scrivergli una letteraccia. Ma i redattori melliflui mi trattennero applicando il principio immortale: l'importante è che se ne parli (checcefrega di te).
L'appendice delle immagini è la parte migliore: era più vasta; l'editore la ridusse per motivi di spazio e contro il mio parere. Si trattava dei protagonisti dell'arte italiana del periodo, che tali rimasero anche e soprattutto nel dopoguerra. Il Selvaggio dedicò numeri speciali all'arte di Longanesi, di Bartolini, di Guttuso. L'infaticabile Maccari si sobbarcava la fatica felix di tramutare in incisione e linoleum stampabile le opere dei colleghi. I numeri del Selvaggio sono ancor oggi ricercatissimi dai collezionisti, perché molte illustrazioni pubblicate sono opere grafiche originali autentiche e rarissime.
Una sinergia tra artisti e scrittori che ho appena fatto in tempo a conoscere, diciamo fino agli anni Settanta e che ora temo non esista più.
Quando nel 66 la biblioteca Nazionale di Firenze andò sotto acqua, l'unica collezione esistente (e nemmeno completa) del Selvaggio alluvionato, ebbe la precedenza di restauro rispetto a tanti illustri volumi dei secoli precedenti.
In seguito ne fu realizzata una ristampa anastatica.
[del buono] ho capito,
[del buono] ho capito, articolo da mestierante, con tanto di battute da riempire:))). A maggior ragione, allora, aspetto questo antimeridiano per sgamare il saccheggio e farci un articoletto:).
raccontaci di Maccari! vogliamo sapere tutto.
Ma soprattutto: com'è nata l'idea del libro? Quanto tempo ci hai lavorato, allora? Quante cose formidabili sono derivate da questo studio?
Maccari era un grande, un
Maccari era un grande, un generoso, oltre che prodigioso artista, imitato da molti. Mi ha preso in simpatia e ha voluto fare un libro con me, intitolato: "Legni e motti del Selvaggio". I legni delle silografie originali, pubblicati negli anni Venti, si erano imbarcati. Mi sono rivolto a specialisti (permettimi di non fare nomi) eccellenti tecnici della stampa ma anche assai furbini, che operarono la non semplice operazione detta "taccheggio". Realizzarono magistralmente l'opera in duecento copie. Poi andarono a mia insaputa da Maccari al Cinquale per le firme. Una bella scusa per avvicinarlo. Maccari si adirò e firmò solo 50 esemplari. (Tralascio particolari spiacevoli). Era circondato da sfruttatori e disonesti.
Andai a trovarlo a Roma e anche al Cinquale. Mi stimava molto. Nel mio studio all'università io ero in un'ala pericolante. Avevo, assieme ad altri tre colleghi, uno studio gigantesco, per il semplice fatto che il pavimento poteva cadere da un momento all'altro e non si poteva usarlo come aula. In un certo senso era adatto a me. Non si poteva nemmeno appendere nulla ai muri. Quindi, mentre in altre ali del palazzo si potevano ammirare grandi foto di colleghi che baciavano i premi Nobel loro amanti, io non potei mai esporre le opere dedicatemi da grandi artisti e nemmeno l'erronea profezia di Maccari che in calce a un suo disegno mi dichiarava "Speranza della storia".
Lo penso con molta stima e gratitudine.
[maccari] bellissimo ricordo
[maccari] bellissimo ricordo davvero, magister:). Grazie per la condivisione. Questi "Legni e motti" posso recuperarli in qualche modo? ;)
Ormai dovrai accontentarti di
Ormai dovrai accontentarti di una copia di archivio e senza custodia.
[maccari] m'accontento, a
[maccari] m'accontento, a voja:)
[troisio] grazie ancora,
[troisio] grazie ancora, professor. Entro 15 giorni ti faccio trovare una sorpresa, on line e cartacea. Vedrai...
[Troisio] che chicca!
[Troisio] che chicca! Andrebbe ristampato però, non è giusto che sia introvabile.
Sono rimasta colpita anch'io dai tanti nomi della cultura citati....e devo dire che è un piacere anche leggere Gf e Luciano che si scambiano pareri e conversano. :)
[strapaese] entro qualche
[strapaese] entro qualche giorno vi porto un'altra chicca. Sempre a firma Troisio. vedrete...
[strapaese] luciano, sei
[strapaese] luciano, sei citato sul Secolo d'Italia di oggi, pagine 8-9, nell'articolo dedicato a Rosai!