09 01 11. De Birmania. Moneta: kyat (pron: ciàt). Non esistono monete metalliche. Si viaggia a destra. Ci sono due versioni. La prima: per far dispetto agli inglesi, (d'altronde in tutta l'Indocina si viaggia a destra con esclusione della Thailandia). Seconda: la decisione fu presa dopo aver udito il vaticinio di un veggente. Alcuni generali sono estremamente superstiziosi. (Sono anche certi che il numero più fortunato sia il 9 e ne tengono conto nelle decisioni politiche, che quindi sono, in parte, prevedibili. Notare: grosse manifestazioni sono avvenute l'8-8-88!). I Birmani sono buddisti; hanno anche molta fede nei Nat (potenti spiriti protettori). Ce ne sono a decine e sono celebrati con grandi feste.
Il personale locale che tratta con i pochi turisti stranieri è molto cortese ma in genere avido. Attenzione alle truffe: le pietre preziose offerte da sconosciuti sono in genere sintetiche: le sbattono tra due mattoni. Dite che lo facciano con due pietre. Il loro valore è 2-3 dollari l'una (a questo prezzo, se piacciono, si possono comperare). Non cambiare denaro per strada attorno alla pagoda Su Le, specie se vi offrono troppo; per un nostro foglietto verde vi daranno pacchi di fogli piccoli in blocchetti da 10; mentre siete attenti a contare ve ne sottraggono due o tre pacchetti. Più affidabile il grande Bojoke Market. Da pochi mesi esiste una nuova banconota da 5.000. Esigere quella.
Istruzioni per l'uso: l'isolamento provocato dal boicottaggio di internet è stato insopportabile. Il motivo è chiaro: sottrarre il massimo di informazione non controllabile. È la prima volta che mi succede dal 1996, di restare senza e-mail per 27 giorni consecutivi. Non che nel resto dell'Asia internet funzioni perfettamente: di solito bisogna ovunque rassegnarsi alla lentezza; però cercando e insistendo, con l'aiuto dei tenutari del point, in genere abilissimi nell'aggirare gli ostacoli tecnici, la situazione si risolve, pur con parecchie eccezioni. (In certe parti non si riesce ad allegare/scaricare nulla, in altre c'è solo un computer, su 10-20, che permetta di trasmettere allegati, ma solo in cd, oppure solo in dvd. Informarsi prima).
Anche la Tv funziona malissimo. Spesso il segnale è pessimo o disturbato, o manca l'audio, o tutto lo schermo ribolle avvilendo il nevrotico spettatore. Teoricamente si può ricevere molto, a seconda dei luoghi. Credo anche a seconda dell'atteggiamento degli albergatori nei confronti del regime. (Il Mother Land2 deve essere gestito da cari parenti di militari, perché non si vede quasi nulla). Al mio arrivo a Yangon sono rimasto in camera a guardare per intero la (noiosa, nonostante gli intervalli di coretti provinciali di ragazzine in costume) cerimonia di consegna del Nobel al cinese Liù Xiao Bo, presente la coppia reale, trasmessa da France 24 integralmente, anche la lettura della sua interminabile lettera, da parte dell'attrice Liv Ullmann, ecc. Molto dipende dai luoghi, dall'empietà dei camerieri, dalla condizione dei vari apparecchi, piuttosto arcaici. L'unica che si è vista sempre e dappertutto: la Cesira arabo-musulmana. Alcuni giorni anche il canale tedesco Asien (che ha messo in onda due trasmissioni di circa 40 minuti l'una, della rubrica chiamata Quadriga, (come sfondo ha la Porta di Brandeburgo), su Silvio. La prima in tedesco. C'erano vari inviati di lingua tedesca e anche un italiano de La Stampa. Nel pomeriggio la seconda in inglese, con gente diversa. Stavolta moderatrice donna, altri inviati di varie testate straniere in Italia. Anche una giovane giornalista dell'Unità. Non ho capito quasi nulla. Il titolo era: l'eterno primo ministro.
Si ricevono a volte anche canali giapponesi, uno da Singapore in inglese; cinesi da Pechino e da Macao, in mandarino. Dimostrano di esser molto moderni e hanno molti giornalisti-presentatori bianchi che leggono le notizie in inglese. In genere tutti stanno attenti alle quote rosa: il corpo della donna viene trattato con molta cautela seppur in modi diversi. Il più europeo nel senso di libero con tendenza al ruspante (e volgaruccio) risulta quello australiano. Anche quelli cinesi sono moderatamente aperti, si vedono disinvolte ragazze cinesi in calzoncini. (Per il resto bigottismo assoluto e niente esibizioni di nudità nemmeno minime, rare le gambe sotto al ginocchio). D'altronde in Myanmar non si vedono in giro belle donne in nessun luogo. Assenti BBC, CNN, Rai International. In genere il modello da imitare è la moderna-moderata (obiettiva?) Cesira. I musulmani in Myanmar sono solo il 4%, come i cristiani. Gli indù l'1,5 e altrettanti sono gli animisti. Esiste anche qualche migliaio di ebrei (la popolazione è 52 milioni circa). Qui, come in tutta l'Indocina il buddismo la fa da padrone con circa il 90% ovunque, e qualche divisione tra “piccolo e grande Veicolo”.
Nulla o quasi di tailandese o di altri paesi limitrofi (Bangladesh, India; sebbene le radici culturali dei Bamar siano piuttosto affini a quest'ultima.
Quindi le notizie dall'estero arrivano, ma dall'interno partono solo quelle col benestare della dittatura. Per il cartaceo temo vada molto peggio.
[L'isolamento linguistico in molte parti dell'Asia dipende dalla povertà assoluta e culturale, dal semianalfabetismo di almeno il 50% delle popolazioni, che usa soltanto un dialetto locale e fatica a parlare la lingua nazionale. Spesso addirittura non la riconosce per sua, la odia per campanilismi e rivalità di tipo etnico-tribale. Molti grandi paesi asiatici hanno emesso nel secolo scorso francobolli per celebrare la fine dell'analfabetismo: pia illusione dell'ONU!
L'isolamento è facilitato dall'uso di infiniti differenti alfabeti (o sistemi ideogrammatici tonali). Praticamente ogni nazione ha il suo, spesso più di uno. Molte etnie primitive non hanno ancora deciso una loro scrittura, e la lingua, la trasmissione del proprio patrimonio letterario, avviene solo oralmente, come in Europa migliaia di anni fa. L'India ne ha decine, e ancor più l'Indonesia (nonostante abbia da tempo adottato ufficialmente gli unificanti caratteri latini. Anche in India l'inglese è una delle lingue riconosciute ufficialmente, con risultati assai relativi). Contrariamente a quanto si crede in Europa, sono mondi ancora pochissimo conosciuti, se si pensa ad es. che delle circa 15.000 isole indonesiane, solo meno di mille sono abitate, e molte migliaia non hanno nemmeno un nome. È sempre stata un'utopia pensare che le mappe del mondo siano complete: in alcune parti contengono tuttora errori e imprecisioni. L'Europa inoltre conosce abbastanza poco l'Asia. I paesi ex-colonialisti in Asia, come Inghilterra, Francia, Olanda, hanno avuto l'opportunità, quasi la costrizione, di interessarsi del patrimonio dei beni culturali delle loro colonie (India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Birmania, Malesia, Indocina francese, Indonesia olandese e portoghese). Ai moltissimi ladroni, farabutti, galeotti, usurai, avventurieri che, fuggiti dall'Europa che li avrebbe carcerati, hanno passato la loro vita da queste parti, compiendo ogni sorta di nefandezze, si possono per fortuna contrapporre parecchie persone per bene, studiosi, naturalisti, artisti, disegnatori, incisori, scrittori, giornalisti, religiosi, archeologi, fotografi, intellettuali perseguitati per le loro idee, o per motivi razziali. A loro, alla loro fatica, al loro amore, alla loro sincera passione dobbiamo molto.
Lo scrittore Malroux, ex ministro della cultura francese, da giovane partì molto motivato con seghe modernissime per decapitare le statue Khmer sepolte nelle foreste indocinesi, immagino per motivi sottilmente culturali; nei lussuosi patinati cataloghi delle aste di Christie's e Sotheby's, non è raro che vengano offerte teste di Buddha del X secolo, sicuramente provenienti da Borobudur (Giava). Di solito vengono riprodotte accuratamente a colori, la pietra è nera, di origine vulcanica. Si trovano da secoli in Europa, specie in Olanda (guarda guarda), nelle ville di oculate innocenti vecchiette centenarie schiattate, con eredi idioti e drogati. Come sarebbe bello, non dico rimetterli su quei busti acefali, ma almeno farne delle copie, documentare in un piccolo museo alla base del mitico tempio: il più grande monumento dell'emisfero australe! (per inciso: Borobudur è stato da poco magistralmente restaurato a cura dell'Unesco, da laboratori italiani).
Fuori dell'ironia: molti di questi europei si sono impossessati di molti reperti antichi. (Gli unici al mondo ad essere in enorme credito siamo noi italiani); ma hanno anche lavorato bene, scritto, catalogato, organizzato, scavato, restaurato ecc. Però il grosso è ancora da fare, e naturalmente i mezzi, scarsi da noi, nel terzo mondo non ci sono, né finanziari, né professionali, né culturali in genere. Sarebbe apprezzabile una maggior cooperazione internazionale. Uno dei peggiori esempi: la Cina. Almeno fino a poco tempo fa non aveva personale sufficientemente preparato. Il livello di rigore dei cinesi è scadente, la loro serietà filologica è nulla (quindi può solo migliorare): raramente distinguono tra originale e copia; hanno inviato a Zurigo falsi guerrieri di terracotta, offendendo tutti gli europei. Da quella volta hanno sempre mandato in Europa guerrieri originali (ne hanno 6.000), ma continuano a esporre copie nelle nazioni asiatiche -per es. a Bangkok- che non conoscono né apprezzano la differenza). Molti reperti esposti nei musei cinesi non sono originali. Chi si occupa di sinologia lo sa benissimo e non si stupisce più di tanto né si offende. Il mappamondo di Matteo Ricci esposto l'anno scorso a Treviso nella Casa dei Carraresi, è un'evidente copia recente e spero di essere smentito. Ciò non toglie alcun merito all'assai lodevole iniziativa trevigiana, che presenterà il prossimo anno la quarta parte della Mostra curata dall'infaticabile Adriano Madaro, l'unico straniero membro dell'Accademia Cinese delle Scienze. La Cina dovrebbe collaborare di più con l'Occidente, come ha egregiamente fatto con la ricca Treviso; invece spesso rifiuta con superbia l'aiuto di coltissimi studiosi stranieri (quasi avesse qualcosa da nascondere).
[Altro inciso: nel 1983 l'Italia ha organizzato a Pechino una mostra sul Rinascimento. Essendo lo scrivente invitato da quel governo in visita culturale, ho accompagnato gli studenti e illustrato le varie opere. Si trattava, come d'altronde correttamente dichiarato fin da subito, in massima parte di copie, eseguite con una certa cura. Ma un conto è esporre copie di sculture in immortale terracotta, di cui si possiedono migliaia di esemplari, un conto è spostare fragilissime tele e tavole uniche dei massimi geni mondiali, dai delicati vetusti supporti, sensibilissimi alle minime variazioni di temperatura e umidità].
Qualche giorno fa in una libreria antiquaria di Bangkok (sulla card del boss è scritto the first), ho scoperto l'esistenza del giornalista romano Salvatore Besso. Ho acquistato il suo unico libro, postumo (: Siam e Cina, Roma, Tipografia Editrice Nazionale, 1913, pp. 322, 3 tavole f.t., 104 foto dell'autore).
Il giovanissimo Salvatore Besso (gli dedicherò una scheda), fu inviato in Asia da La Tribuna, nel 1911. Durante un'escursione nelle città morte siamesi, ebbe il tacito assenso dal principe siamese Damrong, di prelevare tutto quello che voleva a Pitsanulok (antica capitale siamese a nord di Ayutia. Le molte capitali storiche della Tailandia, ora città morte, a cominciare dall'estremo nord, sono andate sempre scendendo, fino, nel 18° secolo, a Bangkok, che si trova a sud, quasi sul mare. Più a nord si va, più antiche sono. n.d.a.).
A pagina 104 del suo volume, in una lettera alla famiglia del 27 dicembre 1911, leggiamo:
(…) e su un monticello di ruderi per cui c'inerpichiamo, ci si rivela il tesoro dei Buddah [sic] e delle altre sculture magnifiche. Ma quella gran testa, che capolavoro e che finezza nella tiara che l'avvolge tutta: e negli occhi che espressione!
Senza nemmeno che ne chiediamo il permesso, siamo quasi pregati a portar via con noi ciò che vogliamo. (...)
A pagina 101, in un'altra lettera del 29 dicembre 1911, alla famiglia:
(...) Fra qualche giorno partirà per Roma una cassa coi Buddah [sic] di Pitsanulok e con alcune stuoie siamesi entro cui sono arrotolati pannelli e ricami tonchinesi e siamesi. (…).
Alla pagina 98 una bella foto dell'autore illustra una grande testa di Buddha con tiara, altre 5 teste minori anch'esse intere, tre statuette acefale, due frammenti. La didascalia spiega: fig. 28.- Frammenti di antiche statue di Buddah [sic] raccolte al Siam da Salvatore Besso.
Alla pag. 99 una grande testa di Buddha con tiara (con ogni probabilità quella citata per la sua espressione) e una mano. Didascalia: fig. 29.- Testa di Buddah [sic] trovata a Pitsanulok.
Besso testimonia che era un uso quasi legittimo e forse comune raccogliere, tra le rovine archeologiche, statue e manufatti. Per nulla spregevole e forse soltanto riservato a persone colte straniere, come omaggio. Nessuno se ne interessava, nemmeno nella prima metà del Novecento. Semmai le frizioni potevano essere di natura non artistica, ma religiosa. (Tuttora in Tailandia è vietata per legge l'esportazione dell'immagine di Buddha, sia antica che moderna, se prodotta in Tailandia, ne prenda nota il disattento turista. Se invece è prodotta in Burma, non c'è nessun divieto nemmeno se è di oro massiccio e di prima di Cristo (come disprezzo culturale non c'è male).
Anche molti testi italiani del Rinascimento alludono alla libera ricerca di anticaglie in Italia. Ne parla anche Cellini, noto collezionista. Che bei tempi, come li invidio! Noi invece siamo costretti a pagare come oro mediocri falsi.
Confesso di conoscere poco della storia di queste contrade. Un pochino di storia dell'arte: quello che basta per capirne la grande importanza, tuttora molto sottovalutata dall'Occidente. Conscio dei miei limiti, ho circoscritto la mia specializzazione a quella balinese.
In Italia le lingue orientali, del medio ed estremo oriente, si studiano da molto a livello universitario soprattutto a Venezia e Napoli. Ora sono richieste, per motivi soprattutto commerciali: il cinese, il giapponese, l'arabo. Per motivi di approfondimento culturale il sanscrito (antica nobile lingua indeuropea, madre dell'indi), ma anche il simpatico (e piuttosto semplice per noi italiani, dato che la fonetica è quasi identica alla nostra) gruppo detto del grande malese, che comprende il malese, l'indonesiano, il tagalog filippino e molti dialetti dell'Oceania.
Lo studioso Giampiero Sgambaro, illustre geoeconomista e grande lettore, non perde occasione per sottolinearmi il pessimo comportamento degli europei in Asia, il loro intento predatorio di sfruttatori, certo non dimenticato. Gli credo. Lui è un sedentario, ma io viaggiando in queste terre, specie nell'ex impero britannico, noto spesso un atteggiamento di disprezzo verso il bianco. Al contrario in Thailandia, che non ha mai avuto padroni europei, l'atteggiamento è sorridente, rispettoso verso l'americano, che porta i dollari. Ma i primi contatti il Siam li ha avuti con i francesi, e mandò un'ambasceria al Re Sole, dettagliatamente descritta in un famoso libro. (In thai, il lemma farang che significa straniero, significa anche francese). In ogni caso tutti chiedono sfacciatamente al bianco prezzi doppi, quadrupli. Quando sento parlare le angeliche sdentate vecchiette americane, sagge presidenti delle fondazioni per la protezione del coolie, o del povero gondoliere, che tuttora imperterrite viaggiano in barella con rianimatori al seguito,mi vien che ridere perché loro considerano un (sacrosanto) arricchimento culturale la conoscenza, il dialogo con le popolazioni autoctone, mentre quest'ultime lo considerano solo un'opportunità a rivalsa di arricchimento predatorio nei confronti degli europei sfruttatori.]
I canali televisivi ufficiali interni del Myanmar fanno pena: appare evidente che è tutto artificiale e fasullo (sono forse intimiditi dalle telecamere?). Le persone sembrano ingessate, anche i cantanti; i cori sono formati da molti giovani che stanno tutti nella stessa posizione, le mani incrociate a proteggere le pudende; pare che fuori campo li tengano costantemente sotto il tiro del plotone. I capi, le consorti e i loro sciacquapalle sono di uno squallido unico perfino ai banchetti. Le sequenze dedicate alle manifestazioni “spontanee” di simpatia da parte di bambini e studenti suscitano il riso. I giornalisti leggono comunicati menagramo quasi fossero sentenze di morte, con voci scialbe agonizzanti. Le notizie “internazionali” sono lette da una brava insulsa ragazza che per quanto risulta dalle immagini potrebbe essere anche tetraplegica. Le vede su un display, la voce è disperante. Sullo sfondo un'allegra diga idroelettrica dall'ottimistica cascata spumeggiante. I generali mastini miliardari miserabili si divertono come infanti a guardare infinite noiose parate di migliaia di militari in alta uniforme bianca che da bravi vanno su e giù, deviano di 90 gradi, mettono le armi a terra, in spalla, ripartono con varie fanfare per un immenso cortile-piazza soleggiato (indispensabile a ogni tirannide). Immagino che con appositi sofisticati microfoni direzionali da spionaggio, si potrebbero udire sommessi cori di bestemmie sincretistiche. Come un gigantesco gioco dei soldatini. Quel povero fesso per forza rauco che urla gli ordini, mi fa gran pena. Ma forse lo considera un onore (come quando da fanciullo cattolico rivaleggiavo coi compagni per portare il gagliardetto in processione). Intanto il giornalista legge delle obiettive veline. Quando ha finito la squallida lettura, il filmato prosegue senza audio, o con le fanfare che si odono malamente, e allora dopo un paio di minuti tutto diventa ancora più inquietante. La qualità dei cameraman è assai modesta. Ma intanto si può riflettere sul teatro dei burattini e sul “senso della vita” grama.
Ovviamente ci sono anche telefilm per il grande pubblico, e telenovelas che si rivolgono soltanto a colf, come le occidentali, del più trito livello, con meste attrici molto espressive, che hanno appena ricevuto notizie deludenti, e giovani di belle speranze, sufficienti, molto prudenti.
Le uniche sequenze se possibile ancora peggiori, sono quelle riportate (estrapolate) dai canali internazionali e provengono, come esempio di pericolosa stupidità, dalla Tv della Corea del Nord. La lingua coreana ricorda molto il parlare a scatti del vicino giapponese. I lettori ufficiali coreani pare siano solo due: un uomo e una donna. Parlano in maniera assai minacciosa. Il sunto del discorso: cari nemici, state attenti a quello che fate perché noi non tollereremo nulla, e vi sistemeremo per le feste. Spero che queste trasmissioni vadano in onda anche in occidente, più che altro per provocare un po' di allegria in quelle abbacchiate popolazioni.
Argomenti prevalenti in dicembre: alluvione in Australia, neve in Europa con annullamento voli da varie destinazioni asiatiche, tensione in Corea del Nord, crisi in Costa d'Avorio, referendum in Sudan, attentati e assassini politici in Pakistan, Afganistan, grave crisi del tovagliato nella bassa padovana. Insomma un clima da festa natalizia.
Nei canali interni nessun cenno a Aung San Suu Kyi. Quelli stranieri le hanno dedicato ore e ore di affollatissime conferenze-interviste, con molte domande da parte di occidentali. Era assai difficile capire dove si svolgessero queste riprese. Non era chiaro se la Signora Su Ci fosse presente nell'aula o collegata in videoconferenza. (Quindi chi poneva le domande guardava fisso lei o un teleschermo?)
Speriamo vivamente che riesca a combinare presto qualcosa.
Avevo quasi deciso di dedicare un giorno per andare davanti alla sua casa, non lontana, per cercare di vederla, fotografarla. Sapevo che moltissimi suoi sostenitori sostano a lungo per acclamare lei e pregarla di parlare: ora è libera e sempre molto autorevole. Non c'erano tassisti disponibili. Poi mi hanno spiegato: quasi difronte alla sua casa abitano dei generali e si presume che metà di quelli che si vedono siano spie. Per prudenza ho rinunciato.
Nei luoghi pubblici sono spesso riuscito a carpire smozzicati colloqui di accompagnatori turistici locali e guide: in gran parte, parlando con gli stranieri loro clienti, si scagliavano apertamente contro la giunta dei generali.
Ancora: mi hanno riferito che negli affollatissimi cortili della grande splendida pagoda Swedagon (il monumento più celebre del paese) sosterebbero costantemente decine di spie per controllare gli indigeni che attaccano discorso con gli stranieri. In effetti anch'io sono stato avvicinato da locali in quei cortili. Ho gentilmente risposto alle loro banali domande. (Nessuno mi ha lanciato disperati appelli del tipo: lo dica al mondo! Come pare sia invece successo a mature signore di mia conoscenza, probabilmente più affidabili). Ma poi ho preferito continuare a fotografare la gente, i bambini, i devoti concentrati nel prezioso, assoluto, toccante dialogo interno. 450 scatti in 3 ore: due o tre sembrano buoni.
A parte internet, i turisti non soffrono gran che. Disguidi e contrattempi esistono dovunque. Il paese è bellissimo, integro e godibile per molti aspetti: bellezze naturali, archeologia, aspetti religiosi e culturali, aspetti antropologico-etnologici. Io ho cautamente sebbene a malincuore rinunciato a correre rischi, perchépervedere alcune cose interessanti bisogna essere disposti ad andare in capo al mondo, affrontare disagi, mangiare spartanamente quello che passa il monastero, adattarsi a navigare anche controcorrente su fiumi per decine, ventine di ore, dormire sul ponte del battello. Spesso nella buona stagione (secca) lo scarso livello dell'acqua fa annullare la partenza senza preavviso. Orari aleatori. Idem per certi voli aerei periferici. Per raggiungere i villaggi di montagna bisogna sgambettare parecchio in salita. Un anziano potrebbe avere serie difficoltà, specie in quei territori che si chiamano State: significa che non sono omogenei etnicamente, che ci sono tensioni, e che i Bamar (Birmani) non sono la maggioranza. Come invece nei territori più facili che si chiamano Division. Pressappoco: le Divisions sono nella parte centrale del paese, ai lati del corso dell'Iravaddy, antichissima via di comunicazione verso nord e Cina; gli States sono le parti laterali eccentriche e l'estremo nord verso l'Himalaya: aree tuttora fra le meno conosciute ed esplorate del mondo. Molte zone, le più interessanti e pericolose dal punto di vista delle minoranze, sono burocraticamente più complicate da raggiungere, bisogna chiedere un permesso speciale (costoso), le strade sono pessime e bisogna essere accompagnati da scorta armata. Per la parte peninsulare e gli arcipelaghi a sud si possono acquistare ancor più costose escursioni organizzate. Parecchie aree (regni degli affari illegali) sono precluse agli stranieri. Le notizie sono poche e vaghe. Pare che in varie località ci siano quotidiane scaramucce (alla Tv tailandese vengono spesso trasmessi filmati clandestini girati durante scontri a fuoco sull'estesissimo confine. Le ricognizioni aeree rilevano a stento le molte raffinerie camuffate da capanne in piena giungla, sul lato est). A Yangon si vedono in centro molti cavalli di orrido filo spinato, muri di sacchi di terra davanti a ogni posto di polizia e intorno alle ambasciate, paciosi soldati con tanto di mitra. Non è un bel vedere.
Cibo: nei luoghi attrezzati per turisti stranieri non c'è nessun problema; nelle città discreto: pesce, anitra, pollo, porco. Più raro il beef. Nei villaggi meno scelta. Riso e spezie a volontà, birra alla spina. Ci sono villaggi, specie sul Lago Inle, che si sono specializzati nel produrre in casa autentiche fettuccine alla chitarra buonissime. Meno eccellenti le salse/condimento, tutte identiche, dolci e con eccessiva sgradevole prevalenza di un'erba simile al timo, antipatico après-gout che irrita e mette di malumore il buongustaio giornalista (che si vendica eliminando le stelle). Il ricercatore ha provato una sera a proporre una nuova ricetta al Golden Kite: Fettuccine bollite scondite, con falso Parmesan grattugiato (sempre previsto), niente salsa, e, separed, del burro, che comunque è quasi immangiabile e più simile a una pessima margarina anglo-belga. Il risultato fu quasi passabile. L'esperimento, per quanto galileianamente ripetibile, non fu giammai ripetuto. (Queste righe le dedico a un certo personaggio che mi risulta non essere affatto un buongustaio.)
Quasi obbligatorio rilevare che l'Italian Food la fa da padrone ovunque, e che lo scrivente di solito evita con cura tutto ciò che in cucina è italiano. Commisera i grulli bianchi anglofoni che osserva scegliere la pizza, magari per rievocare una focosa serata d'amore a Marechiaro (ricordi cara...? Ma così distruggeranno di certo anche l'erotico souvenir!).
Attenzione all'igiene delle stoviglie, veicolo di infezioni intestinali (specie a Mandalay). Nota a margine: in Myanmar non ho mai avuto alcun problema di insetti. Giunto alla civile Bangkok, ieri notte mi sono svegliato a causa di un forte prurito ai piedi. Dopo accurata indagine ho scoperto un puntino nero che andava per la sua strada nel biancore del lenzuolo. Schiacciandolo è rimasta una macchia di sangue: il mio.
BKK, 10 gennaio 11
Stasera sono finalmente arrivate al 7 eleven le nuove confezioni di arachidi tostate che adoro. Ne ho fatto scorta. Esauriti i croccantini al sesamo. Domani partenza a mezzogiorno per Ban Pe, sulla costa, verso la Cambogia. Non ci sono alberghi. Adoro fermarmi dove non lo fa nessuno.
Ieri ho comperato alcune carabattole filateliche: tre interi postali degli antichi re siamesi. Grande fascino ma conservazione assai modesta, come tutto il materiale filatelico antico dei paesi tropicali. Ho comperato anche un album fotografico balinese (senza data ma 1920 circa): 16 grandi foto ben riprodotte, con didascalie in olandese e inglese, privo di indice. Ne ho riconosciuto una, di una ballerina, che possiedo in originale. Speriamo sia completo. Più un bel volume italiano, più sopra citato, stampato a Roma nel 1913, in 500 copie. Solo quest'ultimo è stato un buon acquisto. Si tratta dell'interessante raccolta di lettere e articoli di Salvatore Besso, inviato de La Tribuna all'incoronazione del re del Siam Maha Vajiravudh (avvenuta nel dicembre 1911), e a Pechino per seguire la caduta della monarchia e la nascita della repubblica cinese. Improvvisamente Besso ebbe una grave crisi cardiaca, fu ricoverato e morì a Pechino dopo due giorni, a 28 anni. Ne parlerò più ampiamente altrove. (Anche Malaparte si ammalò gravemente durante il suo viaggio in Cina nel 1956. Fu rimpatriato con un aereo speciale e morì dopo un po'. Al suo letto accorsero vari uomini politici di opposto orientamento. A tutti fece credere di essere dei loro e ne parlarono ampiamente nel coccodrillo (suscitando l'ilarità dei lettori: ultima beffa?). Purtroppo ho perso l'occasione di parlarne direttamente con Maria Antonietta Macciocchi, che ho incontrato a Shanghai per la presentazione del suo volume La farza degli italiani. Era allora direttrice di “Noi Donne”, e sono certo che andò a salutarlo.
L'antiquario è un giovane tedesco. Aveva molti libri interessanti e anche varie copie rare in varie lingue di Main Kampf, che ho volentieri lasciato alle brame di altri collezionisti. [Del resto anch'io ho i miei scheletri nello scaffale del garage: rarissime edizioni del libretto rosso, altre opere di Mao, di Den Xiao Ping, (anche un'elegante edizione rilegata in sei volumi dell'opera omnia di Lu Xun in francese. Quest'ultimo a tutt'oggi è da me l'unico ancora stimato), mentre alcune rarissime edizioni in lingua italiana pubblicate nell'Albania di Oxa, donatemi in abbondanza durante la mia visita all'ambasciata albanese di Bucarest, che mi trattò con tutti i riguardi e mi offrì anche il loro cognac, mi furono sequestrate pochi giorni dopo -eravamo negli anni Settanta- alla frontiera rumeno-bulgara di Ruse. Era notte. Avevo un scatolone di libri in più copie, in varie lingue, ma specialmente in italiano, da diffondere tra gli studenti. Libri di poesia e narrativa albanese, sopratutto di propaganda politica. Purtroppo allora avevo abbracciato entusiasticamente ideologie senza speranza. Esemplari di queste edizioni avrei ritrovato nel 1992 al sesto piano della biblioteca dell'Università SISU di Shanghai, dove c'era una sezione congelata che nessun collega cinese aveva avuto il coraggio di segnalarmi, (perché allora l'Albania non era più amica, ma i documenti erano, saggiamente, conservati seppur quasi in segreto). Ricordo con particolare simpatia le prime edizioni in italiano di Kadarè, e il comico volumetto stentato: La cricca titina non riuscirà ad incrinare la compattezza del Partito Comunista Albanese (cosa darei per averne una copia!). I giannizzeri bulgari sapevano leggere: trovarono un libretto di Mao in edizione rumena: leggevano qua e là sbellicandosi dalle risa (poco spontanee). Si dicevano: senti questa, e giù a ridere; senti senti quest'altra e altri accorrevano spanciandosi, uccellando la sacra bibbia del grande timoniere (a quell'epoca ormai rimbecillito, tanto da aver fondato la banda dei quattro, ma ancora arzillo e coricantesi ogni notte con varie stupende minorenni che Silvio se le sogna, e che se lo contendevano con unghie e con denti); io restavo bonariamente abbacchiato, minimizzavo vile, schifato da tutte le polizie del mondo. Non ci fu nulla da fare: avevo commesso un grave reato, bisognava inventariare. Svegliarono il comandante che ovviamente si presentò di malumore. Disse poche parole in francese: Avez vous de la litterature albanaise? On confisque! Per fortuna non mi incarcerarono. Seguì il completo sequestro. Ecco come perdetti quegli autentici tesori bibliografici.]
Luciano Troisio
Per approfondire: TROISIO in Lankelot
Commenti
[parentesi: besso] Qualche
[parentesi: besso] Qualche giorno fa in una libreria antiquaria di Bangkok (sulla card del boss è scritto the first), ho scoperto l'esistenza del giornalista romano Salvatore Besso. Ho acquistato il suo unico libro, postumo (: Siam e Cina, Roma, Tipografia Editrice Nazionale, 1913, pp. 322, 3 tavole f.t., 104 foto dell'autore).
Il giovanissimo Salvatore Besso (gli dedicherò una scheda), fu inviato in Asia da La Tribuna, nel 1911. Durante un'escursione nelle città morte siamesi, ebbe il tacito assenso dal principe siamese Damrong, di
prelevare
tutto quello che voleva a Pitsanulok, antica capitale siamese a nord di Ayutia...
[troisio, birmania] nuovo
[troisio, birmania] nuovo reportage del professor!
[Troisio-Birmania]
[Troisio-Birmania] bene!L'articolo ha la data del mio (e di Gf) compleanno e si dice pure che il 9 è numero fortunato! :)
Cominciamo bene.
[Troisio-Birmania]
[Troisio-Birmania] Affascinante, quante notizie! Non sapevo assolutamente che molte isole fossero senza nome e che ci fossero ancora zone con linguaggi semisconosciuti. Certo c'é un abisso enorme tra una parte del mondo e l'altra.....
Dunque, il paese sarebbe bellissimo, se fosse libero dalla dittatura. Speriamo.
Mi stupisco sempre della tua capacità di scovare oggetti e libri rari o strani. A casa devi avere un museo.....
[futuro museo troisio] tra
[futuro museo troisio] tra cento anni ci sarà da divertirsi, ha ragione Marina:).