Phonsavan, 21 dicembre 2007
Oggi alzato alle 8, nebbia fittissima, freddo. Un clima pieno di sorprese. Mi chiedo cosa vedranno oggi i turisti che visitano i tre siti delle Giare. Noi ieri siamo stati fortunati; c'era un sole squillante e l'orizzonte era limpidissimo. Da quando sono in Laos gli occhi, che a Padova mi lacrimano in continuazione, non piangono più.
Oggi vorrei tentare di scrivere.
Questo è un posto fuori dal mondo, dove è difficile tornare, perché le Giare sarebbero l'unico motivo e una volta viste non c'è alcun desiderio di rivederle. Se fosse agevole passare il confine col Vietnam qui saremmo piuttosto vicini (130 km) e sulla strada. Ma per il momento non è aria. Quindi siamo in una specie di finisterre (o culo del mondo) dove si resta un paio di giorni. Io ho deciso di rimanervi 10 giorni. E' un luogo adatto al ritiro, ai consuntivi ai bilanci. Ora sono le 11.30 e la nebbia si è molto diradata, uscirò per andare al ristorante indiano nei pressi.
23 dic
Oggi è domenica, mi sono alzato alle 8 perché il bf viene elargito solo fino alle 8.30 (anche a Hanoi era così). Non chiedono cosa vuoi: ci sono soltanto 2 uova senza pancetta, baguette affettata fredda molliccia, mentre dovunque la danno bollente, caffè e the (che respingo). Non esiste il sale. Il primo giorno non sono riuscito a far capire che volevo del sale. C'è solo pepe e soia. Ora mi sono adattato, e me la godo a vedere il senso di disorientamento dei nuovi clienti che cercano il sale. (Che squallore!)
Poi rientrato in camera e scritto. A mezzogiorno uscito dagli indiani, mangiato dal, patate in umido, curd.
Oggi è domenica, per strada c'è poca gente, le ragazze Hmong sono tutte vestite col loro bellissimo costume, raffinato pulitissimo che pare comperato ieri, molto più in ordine e ricco di quelli che si vedono nei villaggi tailandesi del Triangolo d'oro (non penso che sia un aspetto folcloristico, forse il governo sovvenziona l'acquisto del costume di ogni minoranaza, e poi qui siamo in città capoluogo, non nei fangosi tuguri delle colline isolate e irraggiungibili se non a piedi). Costume scintillante di ciondoli, medaglie, colori, la gonna arriva appena al ginocchio (ma ci sono anche varianti lunghe), molte sotto portano una calzamaglia color carne, le scarpe sono con tacchi alti, molto vistose e luccicanti, in armonia con tutto il resto dei ciondoli (mai viste altrove e penso sia un uso introdotto di recente, anche perché sono un prodotto importato). Da noi si metterebbero solo la gran sera, qui vedo che le usano anche di mattina, in moto ecc. I copricapi sono molto complicati e di due tipi fondamentali che alludono a divisioni all'interno della stessa etnia (tribù e gruppi bianchi, neri, rossi): verso un certo gruppo vige l'esogamia, con un altro l'endogamia. In generale nel Laos le donne si possono comperare: il prezzo massimo (ma solo per le straf.) viene 1000 dollari; nel 1975 era 600. Tutto aumenta. Ufficialmente in Indocina la poligamia non esiste, è largamente tollerata essendo un uso antichissimo [anche il principe ereditario tailandese ha due mogli: la prima è diventata piuttosto grassa, e non la si vede mai in compagnia del consorte. La seconda, assai giovane e bella, ha finalmente scodellato il principino, unico maschio in una famiglia che ha generato solo donne da almeno due generazioni, comprese alcune principesse ventenni piuttosto belline. Ho notato, osservando le due mogli in varie, diverse cerimonie (mai insieme), che nel volto esse si assomigliano in modo impressionante. Tendiamo tutti sempre a riconoscere un'ideale "platonico"?]
Sarebbe interessante studiare le minoranze, tutte di lontana origine cinese. Ho fatto un po' di conti: nella sola Indocina le minoranze contano almeno 250 etnie diverse, quasi tutte seminomadi, con un'agricoltura che non conosce l'aratro, più le 55 della Cina comunista, più quelle autoctone di Taiwan ecc.). Non mi va di descriverle, ci vorrebbe una monografia.
Si vedono anche nei giorni feriali donne giovani molto eleganti, in lungo, con tacchi alti, minime borsette d'oro. Il tutto importato dalla Tailandia e costoso. Lo trovo un lusso eccessivo per il contesto straccione, e anche poco spiegabile. Forse mogli o mantenute di alti funzionari socialgaudenti
24 dic
Mi illudevo, fermandomi qui 10 giorni, di scrivere molto. Finora poco. Il ragazzo che ci ha fatto da guida nel (mio secondo) giro dei tre siti delle Giare, un tipo lamentoso, con una voce antipatica da predicatore prolisso, lento, con terribile pronuncia) chiedeva a tutti da dove venivamo e quante ore ci abbiamo messo. Io e un altro venivamo da Vientiane in aereo (35 minuti), per via di terra 10 ore, da Luang Prabang 8-10-11 ore, e su questa strada (la naz. 7) pare succedano, e sono successe in passato, aggressioni ai bus da parte della guerriglia resistente Hmong. I filo-regime preferiscono definirli banditi, o comunque caratterizzati da modi banditeschi. Non ho difficoltà a crederlo, visti i modi di molta gente di queste parti: se possono imbrogliare il bianco sono tutti disponibili alla truffa, ma non i banditi dell'opposizione, proprio i compagni. E noi facciamo non gli americani ma i giapponesi.
Per tutti questi motivi, e per il fatto che nel sud c'è pochissimo di culturale in senso stretto (non appartengo alla maggioranza che adora il "colore" nell'accezione di suc tunisino colmo di piatti di ottone), ho deciso di muovermi in aereo, da Luang Prabang a Vientiane e da lì punirmi passando il Natale qui a Phonsavan (dove tra le altre cose, si mangia malissimo) e per 10 giorni. Ma il 27 tornerò a Vientiane e andrò al ristorante italiano "Opera" e ai vari francesi. Mi attira molto "Le provencal". Una coppia di catalani che viaggia in pullman mi ha confermato che le strade sono infami. Ci si riempie di polvere e si viaggia a 20 km l'ora.
Clima freddino, nebbia la mattina, che si dirada presto, ore centrali del giorno caratterizzate da sole che scotta, luce straordinaria imperdibile tra le 16.30 e il crepuscolo (quella che definisco da Canaletto), sere fredde. La gente del posto è corredata di giacche a vento, di maglioni col cappuccio, è molto più sensibile al freddo di noi. Io ho vestiti leggerissimi, maniche corte. Molti mi hanno chiesto se non sento freddo. Diciamo che non sento caldo e che non ho mai sudato. Nel trolly ho jeans pesanti e camicia di lana, che mi serve per il viaggio di rientro, ma non ho sentito la necessità di usarli. Li ho spostati dalla valigia di alluminio lasciata a Vientiane, e portati per sola precauzione. La padrona mi aveva descritto questo clima come infernale. In effetti non è paragonabile con l'afa della capitale.
Phonsavan è stata costruita di sana pianta dopo il 1975 (presa del potere da parte dei comunisti). Gli americani avevano distrutto l'antica capitale di cui resta pochissimo (uno stupa e ruderi di un tempio con grande statua di Buddha). La mia impressione, ripeto, è che ci fosse pochissimo anche prima e che la capitale antica non fosse più grande di un misero villaggio. Non resta nessuna traccia dei bombardamenti (ma allora, come mai i crateri della Piana delle Giare sono così ben conservati?) la nuova città è stata progettata con criteri grandiosi e faraonici, rimasti però sulla carta (o sulle cianografiche): strade larghissime e lunghe chilometri come a Melbourne, che è una metropoli di 4 milioni di persone, mentre qui tutta la provincia tocca appena i 200.000; edifici governativi enormi, senza economie, uno qua, uno là, nel vuoto assoluto. Dal senso di sgomento e di ansia che mi trasmette tutto ciò, temo che gli urbanisti fossero sovietici. Un completo fiasco. Ciò non toglie che siano state costruite molte belle case, e che ce ne siano parecchie in costruzione e anche piccoli alberghi decorosi, senza ascensore. Probabilmente, dopo trent'anni, non ci sono i fondi per fare di più, ma temo che non ci siano per nulla le energie nemmeno culturali. Il "centro", dove abito, alla White Orchid, nuova di zecca, gestita da oculati cinesi, è limitato a 500 metri, dove si raggruppano il mercato (ortofrutta, molto pesce, bello, anche vivo, carnaccia, maiale grassisimo, polli, animali morti, scuoiati e non, di tutti i tipi: furetti, donnole, uccelli neri dalla testa bianca, quaglie, anatre, volpi volanti cioè vampiri, topi già fritti da gustare subito per uno spuntino, per un attimo sono stato tentato, porcospini ecc.; c'è anche un mercato coperto cinese con tanto di bandiera. Non l'ho degnato di uno sguardo ricordando che a Melbourne, appena entrato nel supermercato cinese e viste le prime merci, sono stato assalito da un forte capogiro con vomito, sintomo che mi succede soltanto le rarissime volte che incontro il mio amministratore di condominio (non scherzo affatto); e ancora le ridicole "agenzie" turistiche; una decina di Guesthouses, molti ristoranti tutti scadenti, "centro informazione" sulle mine inesplose, argomento troppo enfatizzato, assai disinformato, privo di carta, nemmeno un foglietto con i dati salienti. Da notare che nella stessa strada esistono fotocopiatrici, non si può comperare nessun libro, nemmeno una cartolina, ci sarebbero dei poster attaccati alle pareti ma non sono in vendita. Si possono comperare soltanto delle magliette, molto gradite donazioni in dollari ma anche in qualsiasi altra valuta, specie senza ricevuta, 2 farmacie, 2 internt point, negozietti penosi dove non ci sono nemmeno arachidi, tutto è importato e i prezzi alti. Nessun prezzo è scritto, lo straniero per comperare un mandarino una banana deve impostare un'articolata discussione con passaggio di calcolatrici dove digitare i vari prezzi offerti e richiesti, scendendo dall'iniziale miliardo gradualmente verso l'accordo finale. Con senso di concretezza in molti moduli delle "agenzie" è scritto Phonsavan village, non city nè town, perché siamo in un grosso villaggio capoluogo di provincia, senza una libreria, senza un'edicola, o forse sono ben mimetizzate, senza niente. Però c'è una sala giochi e una biliardo.
Ho visitato fin dal primo giorno queste agenzie che provocano il riso dei polli: si entra in una stanza enorme, vuota (io ho la caratteristica di soffrire molto a causa degli spazi anche interni dove mi trovo, non so dire perché, ma provo un acutissimo disagio, un senso quasi di vertigine, l'ho provato soprattutto nei paesi dell'est Europa e fortissimo in Cina, "sento" un vuoto, uno squallore, un'altra concezione assai rozza degli spazi antropici che in altre parti, per es. nel Bel Paese e nel suo paesaggio, ma anche nella veneta Dalmazia, non ho mai avvertito. Che sarà?). In quasi tutte ci sono collezioni di bombe enormi. Molte sono apribili con cerniere come una valigia. Questo non lo sapevo: forse si tratta di ordigni che contenevano altri ordigni. E altre più piccole, bombe a mano, a forma di sfera, di barattolo, proiettili di tutti i tipi ecc. Io non me n'intendo. Ce ne sono a mucchi e l'amatore avrebbe il suo divertimento. Il primo giorno nella prima agenzia c'erano mensole a varie altezze con decine di oggetti identici. Sulle prime credevo che si trattasse di vasi di miele o marmellata, mi sono informato: erano piccole bombe. Infatti poi mi sono accorto che la parte cilindrica con coperchio da sottaceti, posava su quattro sostegni metallici. Solo allora ho capito che i "vasi" di fiori all'esterno, assai trascurati e brutti, erano in realtà dei cilindri metallici residuati di guerra. Anche i ristoranti hanno grandi bombe all'entrata, uno si chiama "alla bomba", un altro Craters (modernissimo, con un paio di ragazze che potrebbero partecipare alla selezione per Veline e vincere, sempre allegre, cantano accompagnando la musica da discoteca, insomma un nome che ha implicanze freudiane. Un mio amico psicanalista chioserebbe: osservazione finissima).
Anche il mio internet point, che si chiama Bomb Video CD, ha addirittura un'incastellatura esterna fatta di residuati e missili. L'ufficio turistico governativo, lontano un paio di chilometri dal centro, in modo che gli stranieri non lo scoprano e vadano a seccare, dove ogni pulmino deve fermarsi e consegnare la lista dei turisti che trasporta, con relative generalità, sesso, nazionalità, passaporto ecc ecc., ha un cortile pieno di bombe alte più di tre metri, c'è perfino la parte superiore di un carro armato (russo, come l'artiglieria. Solo le bombe sono americane). Molti non resistono a scendere e fotografare la fanciulla, o la nonna seduta sui relitti di ferro. Altre collezioni si intravedono dentro le case, curiosando oggi ho visto in un soggiorno un cannone in erezione lungo tre metri, vicino alla seggiola del nonno. Dalle bombe ai fiori (riaffiora il ricordo di una lontana visita in provincia di Treviso a un mulino ad acqua che azionava un maglio. Il signore che ci accompagnava, abatino intelletuale aborigeno, ci spiegava che con quel maglio molti residuati bellici della seconda guerra mondiale erano stati tramutati, a magliate, in aratri, badili: bello, poesia della retorica, cambia la tecnica ma l'uomo pare rimanere nei secoli l'imbecille guerriero di sempre. Credo che le bombe si possano comperare per poco, io non sono affatto interessato alle armi. Però una granatina inesplosa per ricordo, un pensierino (per un nemico di destra...). Passando in autobus si vedono recinti dove al posto dei bambù sono usate mezze bombe; anche le minoranze dei villaggi le usano come arredamenti funzionali. Si stima che gli americani in nove anni abbiano sganciato una tonnellata di bombe per abitante. Una certa qual ridistribuzione a pioggia della "ricchezza" almeno come ferro vecchio.
Da ridere, se non ci fosse da piangere.
Nelle "agenzie" non c'è nessuna sedia. Nessun prezzo scritto (da nessuna parte esclusi i menu), lo si stabilisce in base alla faccia del cliente (personalizzato). Non esistono depliants, solo cartelli e mappe fatte in casa a pennarello, con applicate piccole foto.
(Nota generale: questo è un paese dove non c'è carta, nemmeno giornali vecchi. Quando si compra un oggetto non sanno come incartarlo. E' più comune la foglia di banano, anche per mangiarci sopra. Non esistono nemmeno sacchetti di plastica, sono rarissimi e piccolissimi. Altro segnale interessante: molte moto non giapponesi, importate dai paesi confinanti (Tailandia, Cina, Vietnam); sconosciute le biciclette, forse perché la regione è montagnosa. Ancora, assai rimarchevole e credo unico: i ragazzi in età scolare non sono affatto zainettodipendenti, hanno una sacca a tracolla simile a quella dei monaci, oppure i più grandi una cartella o un capace borsello. Aggiungo: è desolante verificare il bassissimo grado di istruzione in generale e soprattutto femminile tra le commercianti. Le venditrici, le commesse, anche quelle rare moderne ridenti callipige bonazze in jeans, non capiscono nulla, sbagliano le ordinazioni, poi sorridono per farsi perdonare (e come la perdonerei quella birbanta che, quando passo per strada, simpaticona ammicca...) e sanno dire verisori; eppure i menù (in tutti i ristoranti il menù è uno stampato identico, i prezzi hanno piccole variazioni aggiunte con pezzetti di carta) sono scritti in inglese e lao, inoltre a lato c'è un numero per ogni piatto. Non capiscono nemmeno vegtbol, poteto, ais, bred, biftec. Almeno quelle che lavorano in un ristorante dovrebbero imparare una ventina di parole. Com'è possibile che siano così distratte per non dire sceme? Non sanno fare una semplice addizione nemmeno con la calcolatrice. Mentre a Luang Prabang le bambine del mercatino serale erano furbissime e dagli occhi molto intelligenti. Non riesco a comprendere come un regime comunista non abbia curato di più la scolarizzazione in questa provincia. Eppure la comunicazione, il telefonino, il computer... La televisione esiste nelle case, con canali non solo dei paesi limitrofi, ma di tutto il mondo, ce n'è perfino uno in catalano, solo l'Italia manca. In questo campo il regime pare permissivo (al contrario del confinante Mianmar, il cui canale ufficiale si riceve). D'altronde non si potrebbe proibire di ricevere i programmi dei vicini vietnamiti, che risultano molto più vivaci, moderni e allegri, perfino la CCTV di Pechino ha fatto passi da gigante, la loro pubblicità è divenuta raffinatissima e viene trasmessa un'idea di eleganza e lusso straordinari, sconosciuti perfino a me che vi ho lavorato per 5 anni. Quelli tailandesi non hanno nemmeno problemi di barriera linguistica, perché il Lao è una lingua molto affine e i due popoli si capiscono benissimo. Forse influisce il ritardo della zona di frontiera, montuosa, povera, finisterre).
A Phonsavan non c'è nessun luogo di culto nemmeno buddista. A sera si vedono passare gruppi di giovani bonzi infreddoliti con le braccia conserte e una cuffia di lana dello stesso colore della tunica. Probabilmente esiste un monastero di stato.
Su richiesta un ragazzo che parla un po' d'inglese descrive i tours alle pareti. Hanno tentato dovunque di rifilarmi il viaggio da solo, con staff di persone al mio servizio, ingressi pagati, cuoco per pranzo luculliano, drinks di rari liquori, drambuie, lao lao, bibite ecc. per 70 dollari (ci provano). In realtà i vari giri proposti si riducono a un solo giro: i tre siti, il più importante a 7 chilometri dal centro, strada asfaltata, gli altri due distanti circa 35 km, di strada sterrata senza buche ma sassosa e nella stagione delle piogge fangosa; in quella secca: polverosa al massimo (già questo particolare è un ottimo dissuasore). I pulmini hanno sospensioni di tipo cinese, cioè inesistenti, quindi il mezzo traballa e la vita è grama. Durante il tragitto si scende a vedere una rara chicca: il carro armato russo distrutto dagli americani (l'operazione sarà venuta a costare vari miliardi autorizzati dal Congresso), segue il villaggio dove fanno il lao lao, terribile acquavite di riso, che viene gentilmente offerta con un solo bicchierino da un'assennata vecchietta alle 11 del mattino, praticamente a stomaco vuoto che neanche un camionista sloveno. Ma vedo che i turisti gradiscono. Questa visita è interessante per il colore, nel senso che è completamente in bianco e grigio, più il beige-isabella-nocciola-gridellino della polvere che copre tutto. La distilleria si trova in una porcilaia con relativa colonna olfattiva; a fianco, vicino al pozzo, ci sono cinque o sei bidoni coperti da pezzi di plastica con il riso che fermenta. Per entrare nella capanna-distilleria bisogna fare la fila, perché ci sono sempre un paio di pulmini già fermi prima di voi, e la descrizione del processo viene fatta rigorosamente da ogni accompagnatore per il suo gruppuscolo. Io non mi sono accodato, ma ho potuto vedere che c'era un altro bidone, simile a quei barili nerastri dove nelle nostre piazze cuociono le caldarroste, con sopra una grande teglia a sezione di sfera, tipica cinese, vuota. Di più non ho visto nè capito. Comunque noi veneti nel campo della distilleria non abbiamo nulla da imparare.
Lungo la strada osservo attentamente la vegetazione: non è molto lussureggiante. Molti pini, non abeti, simili ai nostri (Italica o Nigra).
I siti sono molto suggestivi. Prima di visitare il n° 3, alle 13, attendendo che il sole diventasse più forte, ci siamo fermati per il lunch in un ristorante-tucul, che ha l'esclusiva turistica mondiale del sito 3 fatto di tavole, pavimento in terra battuta (come quello dei nostri casoni padovani e della laguna, di paglia, degli inizi del novecento, epoca della pellagra, dove a volte nelle crepe "nasceva il fiore del tarassaco"). Fuori: un piccolo edificio in muratura con due toilettes, acqua corrente e anche un rubinetto esterno per la cucina. Esiste, incredibile dictu, un acquedotto e, non nel tucul, però nel vicinissimo minimo villaggio, luce elettrica, antenne. Io, non potendo soffrire la voce troppo alta dei miei 6 compagni di ventura, ho mangiato con i quattro accompagnatori in "cucina", quindi ho potuto seguire la preparazione del piatto unico (si poteva scegliere tra porco e pollo). Ecco la ricetta per una persona: prendete una cofana o terrina di imponenti proporzioni, ponete una manata abbondante di vermicelli di riso, molta insalata a pezzettoni, menta ed erbe aromatiche, aggiungete pezzetti di pomodoro, germogli di soia, arachidi tritate, spezie, pepe e peperoncini rossi a rondelle, ponete pezzetti di porco o pollo, disossati, a piacere aggiungete un uovo semicotto, portate una terrina alla volta alla limitrofa caldaia di brodo bollente (a questo punto corre l'obbligo di informare la spettabile clientela che la gentile cuoca, snella, giovane, carina, quasi elegante, mammina di una vivace buona bambinetta, aiutata da composta presunta nonna, aveva una parannanza-traversa nuova di zecca su cui spiccava a caratteri cubitali di un gialloverde fosforescente: Knorr) e il piatto è pronto. Servire caldo, aggiungere a piacere dalle cento bottiglie di conserve soie neutre o a base di pesce, zucchero, sale, pepe, peperoncino fulminante, pestifere salse elettriche. Sostanzioso, nutriente, soprattutto unico.
Della prima visita (quella che non si scorda mai) mi hanno chiesto 15 dollari esclusi ingressi e lunch; della seconda, con altra ditta, 12 tutto compreso.
Nella visita ai siti non ho seguito né gruppo né predicatore; sono rimasto tra le giare consunte dall'erosione, nella parte più alta, ventosa, solo (un vero lusso!)
Mezzogiorno. Sento un forte rumore dalla gronda: mi affaccio, il cielo è buio, nel cortile sottostante una donna lentamente raccoglie il bucato. Per la prima volta da quando sono in viaggio piove.
Luciano Troisio
Commenti
Questo è un posto fuori dal mondo, dove è difficile tornare, perché le Giare sarebbero l?unico motivo e una volta viste non c?è alcun desiderio di rivederle. Se fosse agevole passare il confine col Vietnam qui saremmo piuttosto vicini (130 km) e sulla strada. Ma per il momento non è aria. Quindi siamo in una specie di finisterre (o culo del mondo) dove si resta un paio di giorni. Io ho deciso di rimanervi 10 giorni. E? un luogo adatto al ritiro, ai consuntivi ai bilanci...
"Sarebbe interessante studiare le minoranze, tutte di lontana origine cinese. Ho fatto un po? di conti: nella sola Indocina le minoranze contano almeno 250 etnie diverse, quasi tutte seminomadi, con un?agricoltura che non conosce l?aratro, più le 55 della Cina comunista, più quelle autoctone di Taiwan ecc.). Non mi va di descriverle, ci vorrebbe una monografia."
> 250 e 55 e altre ancora?
Quando e come riusciremo a orientarci, se gli equilibri del mondo muteranno come pare probabile in quella direzione?
"Nessun prezzo è scritto, lo straniero per comperare un mandarino una banana deve impostare un?articolata discussione con passaggio di calcolatrici dove digitare i vari prezzi offerti e richiesti, scendendo dall?iniziale miliardo gradualmente verso l?accordo finale. Con senso di concretezza in molti moduli delle "agenzie" è scritto Phonsavan village, non city nè town, perché siamo in un grosso villaggio capoluogo di provincia, senza una libreria, senza un?edicola, o forse sono ben mimetizzate, senza niente. Però c?è una sala giochi e una biliardo."
> Incubotico...
"Passando in autobus si vedono recinti dove al posto dei bambù sono usate mezze bombe; anche le minoranze dei villaggi le usano come arredamenti funzionali. Si stima che gli americani in nove anni abbiano sganciato una tonnellata di bombe per abitante. Una certa qual ridistribuzione a pioggia della "ricchezza" almeno come ferro vecchio."
> Mi domando quale sia il costo della tonnellata di bombe.
"D?altronde non si potrebbe proibire di ricevere i programmi dei vicini vietnamiti, che risultano molto più vivaci, moderni e allegri, perfino la CCTV di Pechino ha fatto passi da gigante, la loro pubblicità è divenuta raffinatissima e viene trasmessa un?idea di eleganza e lusso straordinari, sconosciuti perfino a me che vi ho lavorato per 5 anni. Quelli tailandesi non hanno nemmeno problemi di barriera linguistica, perché il Lao è una lingua molto affine e i due popoli si capiscono benissimo. Forse influisce il ritardo della zona di frontiera, montuosa, povera, finisterre)."
> Inquietante quello che ci racconti della propaganda catodica cinese.
Tubo catodico sì, carta no.
Altra fotografia credibile (e atroce) del loro clima culturale.
"mangiato dal" > il "dal" cos'é?
il sale è sostituito dalla soia? Ma è un altro sapore....
"In generale nel Laos le donne si possono comperare"
seguito del commento sparito: Ancora 'sta usanza! Micidiale.
Invece l'uso delle scarpe a tacco alto mi sa di mistione con articolo occidentale piuttosto forzata.
"furetti, donnole, uccelli neri dalla testa bianca, quaglie, anatre, volpi volanti cioè vampiri, topi già fritti da gustare subito per uno spuntino, per un attimo sono stato tentato, porcospini ecc" > io non sarei stata tentata........
sento" un vuoto, uno squallore, un?altra concezione assai rozza degli spazi antropici che in altre parti, per es. nel Bel Paese e nel suo paesaggio, ma anche nella veneta Dalmazia, non ho mai avvertito. Che sarà?). > è un diverso senso estetico forse, e magari un'allegia innata a certe dittature! :-)
(a proposito, mi rallegro ac gratulor tibi per il "veneta Dalmazia" che mi emoziona molto)
"E? un luogo adatto al ritiro, ai consuntivi ai bilanci."> notevole davvero, certo un Natale proprio fuori dalle rotte tradizionali!
Ho appena scritto del tuo interesse per il cibo e la sua preparazione in Tirtagangga e ritrovo la descrizione proprio ad hoc!!!!
bellissimo Luciano, tutto molto interessante e bello e magistralmente presentato!!!!!
e io, da brava lumachina, per stasera termino qui.
Sono un pochino frastornata.
Chissà tu...