Troisio Luciano

Reportage dal Laos. Monete a Luang Prabang

Autore: 
Troisio Luciano

MISTERI LAOTIANI 2: MONETE A LUANG PRABANG

Luang Prabang, 10 dicembre 2007

Nel febbraio scorso mi trovavo un giorno a Hanoi, era il periodo della festa del Tet. Al mercato vecchio un tripudio di rami di pesco, pruno, nocciolo, colmi di fiori, piante di minuscoli mandarini (attenzione: non sono quelli ovali giapponesi che si mangiano, ma altri, simili ai nostri però non commestibili, piccolissimi, in vaso, le piante sono tutte di forma conica, alte tra il metro e i tre metri, ognuna ha centinaia di frutti, una specie di albero di Natale comunista? Forse c'erano anche prima? E' probabile).

L'ho presa alla lontana, altrimenti non mi riesce mai di scrivere alcune cose viste, e solo raccontate alle pantofolaie galline padovane avide di esotico a scrocco (una volta, prima della Colò, della Sagramola, esistevano le serate di diapositive e il menestrello fabulava...). Dove voglio andare a parare? Vengo subito al sodo: tra i milioni di cagabattole in vendita per terra al mercato delle pulci per la gioia dei fessi, c'erano anche delle monete chiamate piastres de commerce del periodo coloniale francese, durato in Vietnam 90 anni e finito nel 1951. Negli anni settanta dello scorso millennio, nella Tailandia del nord (a Ciang Rai) si poteva facilmente acquistare l'intera serie composta dai valori da una piasta, mezza, 20, 10, 5 cent. Le prime due in argento, le altre di metallo più vile. Ora invece in tutta l'ex Indocina francese (Laos, Vietnam, Cambogia) si trova in abbondanza solo il valore da una piastra. Le altre si trovano più raramente e costano, anche gli spiccioli, quasi come la piastra intera, la quale viene offerta a circa 15 dollari, trattabili. Oltre alle francesi vengono offerte allo stesso prezzo altre vecchie monete d'argento della stessa grandezza: messicane, cilene, cinesi, laotiane, inglesi, di paesi arabi, altre con ritratti di ignoti re e scritte incomprensibili. Quel giorno vidi un quarantenne francese giovialone che stava acquistando alcune piastre, non ricordo a quanto, e gli chiesi che cosa ne pensasse. Mi guardò sorridendo come per dire: non vorrà mica che io che sono francese non conosca le piastres, intendendo che erano autentiche e che era un affare. Quella volta acquistai soltanto un album di vecchie banconote coloniali in conservazione modesta, come tutto il cartaceo asiatico, in vendita all'ufficio postale.
(Fine anteprima).

Fatta questa premessa passiamo alla seconda parte, non posso resistere dalla felicità, sono proprio baciato dalla fortuna; d'altra parte mi pare congruo per un topo cercatore come me (che al mercatino del Prato della Valle ebbe il lato B di riconoscere delle importanti cartoline postali olografe, fittamente scritte nientemeno che da Italo Calvino. Poi, non avendo più l'età per mendicare spazi universitari controllati a vista spesso da fessacchiotte indecorose vicedirettrici, le offrii alla "Battana" di Fiume che le pubblicò subito. Unico dileggiante commento dei rettilei colleghi: potevi pubblicare anche il lato dell'illustrazione. Ma le cartoline postali non hanno illustrazioni o grulli! Se il materiale l'avessero trovato i rettili di partito, chissà che grancassa, che comunicati stampa, e anticipazioni su "La Repubblica" e "L'espresso": Calvino inedito! Con beneplacito della bizzosa vedova). Un topo sempre direttamente sulla breccia on the road, ruspante sul campo spesso incolto, all'opposto dei felpati castrucci accademici, dei diligenti zoppetti a tavolino. Ebbene, ieri ho fatto la scoperta del secolo.

Dopo aver trattato con arabica pazienza alcune monete da una piastra (ma sperperare il tempo è, per quanto difficile, un gioco; uno scrittore è in perenne attesa del nulla, non ha mai niente da fare, un pensionato poi...), [descrizione non numismatica: da un lato figura femminile di tipo romano dal capo radiante, in trono, con fascio e spighe a sinistra, scritta Republique Francaise, verso il basso la data di conio, la più antica vista (ma mi sbagliavo): 1883; sull'altra faccia al centro: Piastre de Commerce, tutto intorno al bordo: Indo-Chine Francaise. Titre 0,900. poids 27 gr.] decisi di acquistarne 5 al mercatino serale delle stuoie qui a Luang Prabang, la deliziosa calma cittadina già capitale reale del Laos, passando dalla prima richiesta di 13 dollari l'una a un totale last di 125.000 kip, esattamente 12 dollari in tutto (cioè circa 8 euro. Qui l'Euro non è per nulla considerato nè trattato dai commercianti. La seconda moneta dopo il locale Kip, è l'invadente Bath dei "rivali" tailandesi, nel senso di "abitanti dell'altra riva" del Mekong, che relega il Dollaro venerato al terzo posto).

Mentre si svolgeva l'operazione c'erano un paio di compagni aborigeni vestiti benino che parlottavano con la venditrice. Dal loro atteggiamento mi giunse una sensazione negativa. Non si tratta di linguistica, ma di umano linguaggio non verbale. [Feci un piccolo ragionamento: monete d'argento 900/1000 garantito dalla Francia, del peso di 27 grammi. L'argento è quotato circa 300 euro al chilo; 0,3 per 27 = 8,7; togliamo pure il 10% = euro 7,83. Anche considerato che in Asia i metalli valgono meno che in Europa, com'è possibile che un'astuta commerciante mi venda la moneta a 1,6 euro? Ma questo è un ozioso ragionamento da cercatore che deve dubitare su tutto, anche sulle prove dell'esistenza di Dio.]

Intascate le monete bighellonai bel bello nell'affollatissimo mercatino, citato  consigliato dai vari tours operator, che scende fino al Mekong, placido in modo straordinario che non può lasciare nessuno indifferente nella quieta sera di tipo manzoniano (quella del mai dimenticato villaggio lombardo con le polentine, tranquillo, ma di una tranquillità secondo me assai inquietante per quanto inspiegabile e su cui, non avendo nulla di più impellente da fare, converrebbe a lungo riflettere). Un trionfo di gioielli d'argento, di pietre, sete e cotoni e drappi e copertine per infanti, e borse e scialli e parannanze e traverse di tutti i colori, pura seta per niente (ma ho sentito dire che l'80% è materiale sintetico), un affollarsi di infoiate turiste. Le peggiori sono le tailandesi, borghesucce spocchiose con la puzzetta sotto il naso, seguite a pari merito dai cinesi pidocchi rifatti maleducati e rumorosi che credono di essere sempre alla comune agricola dove comandano loro a bacchetta (inoltre suppongo che in questo remoto esiguo fragile paese comunista di montagna, si sentano nel ruolo di maestri primi della classe, un po' come i supponenti pezzenti sloveni nei Balcani); poi vengono i buzzurri cinesi anticomunisti di Taiwan riconoscibili immediatamente dalla rozza arroganza, quindi via via francesi, giapponesi, australiani, qualche raro ciociaro imboscato, lento pede in divisa da abatino con cioce e cachemire annodato, probabile evasore totale (che è sceso certamente, so quello che dico, alla Villa Santi, casa dell'ex regina, il posto più costoso. Quando incontro degli italiani ho sempre una sensazione identica: che stiano parlando in codice tra loro di argomenti delicati, riservati ai furbi, e che non devono essere compresi da altri, nonostante si esprimano gridando). 

A un certo punto, continuando nella stradina parallela, vidi un'altra donna (il mercato è quasi interamente gestito da giovani donne e bambine, anche dell'asilo, deliziose. Nessuna sa una parola di nessuna lingua, spesso neanche Lao, perché molte appartengono alle minoranze e parlano dialetti dello stesso gruppo linguistico, ma usati dai seminomadi. Le bimbette dai volti delicatissimi e intelligenti (poi peggiorano) estraggono la loro scassata calcolatrice e birbe dialogano meglio della madre digitando prezzi, poi passando la macchinetta per la controfferta al cliente. Un vero spasso osservarle).

Un'altra donna che aveva altre piastres. Il predone occidentale è spesso invaso dalla fame dell'affarone, ma non è il mio caso. Essendo istruito dalle troppe turlupinature la mia è soprattutto curiosità documentaria. Queste monete erano tutte del 1888, esclusa una meno sporca che recava bella nitida argentea la data, udite: 1500. Anteriore al viaggio di Magellano e Pigafetta, all'insediamento portoghese a Macao, insomma avevo in mano una prova tangibile che avrebbe capovolto la storia come un osso di tirannosauro con un pallettone di lupara. La gettai più volte contro le altre monete, aveva un suono squillante, doveva essere mia a qualsiasi prezzo. Affettando turpe indifferenza offrii due dollari. La compagna si schermiva, non poteva accettare, chiese 13 dollari, dopo 30 secondi combinai per tre dollari. Per altri 2, al fine di confondere le tracce e inquinarle, acquistai da lei anche una bambolina in costume hmong. Mi sentivo in preda alla felicità, l'aria era frizzante. Da lontano, da qualcuno dei cento templi dorati giungeva un soave suono di campanelle.

Erano le 19, avevo già mangiato dagli indiani il solito dal senza spezie, due pàppad, un plenlàssi noàis nosciùgar. Andare a casa? Non ne avevo voglia, sentivo che era il mio giorno fortunato, e infatti, per non farla troppo lunga, due stuoie più in là, altre meravigliose piastres (sono sempre appositamente impiastrate di nerastro, non hanno nulla dell'argentino del gioielliere) e anche vecchie scatole di legno laccate. Toccai le piastres, poi aprii varie scatole; ce n'era una che mi piaceva molto, piccolina, un 15 cm per 8-10, con un delizioso paesaggio cinese semicelato da antico strutturato letame. La compagna belloccia, mentre la masturbava, la fece cadere e il fondo si staccò. Ahi! Tornai alle monete, le passai tutte, una dozzina, e vidi che tra le piastres c'era anche una moneta della Republica Mexicana. La cosa non mi dispiacque. Quando ebbi finito il mio esame, sempre sotto gli occhi vigili della venditrice e di altre venditrici amiche, le quali di solito se non hanno clienti spiano da dietro i colorati abiti appesi, curiosissime non perdono una virgola, ricominciai il controllo daccapo, ma con grande sorpresa la moneta messicana era sparita. Com'era possibile? Pazientemente girai di nuovo tutte le monete con al recto la Francia seduta sul trono, le spighe e il fascio. E la Repubblica Messicana? Un'emozione mai provata in vita mia, non credevo ai miei occhi: una di quelle piastres aveva una faccia della Republique Francaise e l'altra della Republica Mexicana con l'aquila posata sul cactus e il serpente in bocca. Mi girava la testa come sempre quando entro per qualche secondo nella sfera dei fenomeni paranormali (e paragnosti... il comunismo dal volto miracoloso...)

Sapendo che alcuni conoscenti, gli unici miei tre o quattro affezionati lettori che alticci si degnano di rivolgermi anche la parola, non avrebbero mai creduto al racconto (infatti ormai da un paio d'anni, esacerbato e spoetizzato, ho definitivamente sospeso il corso di Narrazione al Bar Sport) non mi restava che comperarla come prova. La compagna voleva 10 e 10 della scatola. Cosa? dissi, ora che me l'hai rotta vorresti 10 dollari di questa sozza sfondata porcheria? Combinammo salomonicamente: scatola e inestimabile moneta (esemplare unico) nove dollari. Ho avuto davvero una fortuna eccezionale di cui ringrazio sinceramente i compagni laotiani e tutto il Partito per la generosa opportunità, specie riflettendo che quello di casa mi ha sempre spocchiosamente, con mobbing ignorato.

Luciano Troisio

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Sapendo che alcuni conoscenti, gli unici miei tre o quattro affezionati lettori che alticci si degnano di rivolgermi anche la parola, non avrebbero mai creduto al racconto (infatti ormai da un paio d?anni, esacerbato e spoetizzato, ho definitivamente sospeso il corso di Narrazione al Bar Sport) non mi restava che comperarla come prova...

"Queste monete erano tutte del 1888, esclusa una meno sporca che recava bella nitida argentea la data, udite: 1500. Anteriore al viaggio di Magellano e Pigafetta, all?insediamento portoghese a Macao, insomma avevo in mano una prova tangibile che avrebbe capovolto la storia come un osso di tirannosauro con un pallettone di lupara. La gettai più volte contro le altre monete, aveva un suono squillante, doveva essere mia a qualsiasi prezzo. Affettando turpe indifferenza offrii due dollari. La compagna si schermiva, non poteva accettare, chiese 13 dollari, dopo 30 secondi combinai per tre dollari. Per altri 2, al fine di confondere le tracce e inquinarle, acquistai da lei anche una bambolina in costume hmong. Mi sentivo in preda alla felicità, l?aria era frizzante. Da lontano, da qualcuno dei cento templi dorati giungeva un soave suono di campanelle."

> ahahhaah

(a proposito. Manca un'indicazione importante: il numero in questione de "La Battana")

Professor, ti regalo un viaggio nel tempo.

"
Applicare applicare
pazientemente allargare
analogie
fotografie

Sotto ogni sinclinale
sappiamo probabile un deposito minerale

qui fondo la città
là il porto spaziale
avverte la radio dolcemente
che le cose vanno male

cari miei sono stanco
del pianeta artificiale
non mi importa del Programma
del ritorno trionfale
torno subito da Phobos
al mio posto di statale
"

Luciano Troisio, "Notizie dalla base".
Tratto da Troisio, "Precario", Lacaita 1980.

Cari Amici, essendo la mia giornata non voglio apparire assente, ma (ora mi trovo in Vietnam, ad Hanoi), e' la quinta o sesta volta che tento di loggare commenti, senza riuscirci. Se nemmeno questo riesce scrivero' un'email a Lankelot, pregando di girarvela.

Cara Marina, il dal e' una minestra indiana (non indocinese) di fagioli lenticchie ecc, molto troppo speziata. Senza spezie mi piace molto.

Cara Ilde, amche troppo, hai ragione.

Gianfranco, ti sono sempre grato della tua profomndita'. Hai ripescato Precario egregiamente. Da molto non mi rileggevo. Altri fessacchiotti l'avrebbero liquidato con: datato. Tu l'hai inserito nella sperimentazione della impossibilita' di comunicazione. In effetti ora mi rendo meglio conto del tributo che noi del partito neopetrarchesco di Zanzotto, tributavamo al prof. Sanguineti e alla sua labirintite.

Cara Marina, entrando in garage, con la ruota anteriore destra ho sfomdato uno scatolone di cartome, accorgendomi che era pieno di copie di Precario che non sapevo di avere. Quindi se lo vuoi te ne posso dare una copia.

Lettori di Lankelot, se volete questo cimelio e rarita' bibliografica in omaggio, chiedetemela.

Chiedo subito con sfacciataggine :)

***

Poi ripasso per i commenti. Buon proseguimento d'Anno!

certo che lo voglio, quando torni! :)

"pantofolaie galline padovane avide di esotico a scrocco (una volta, prima della Colò, della Sagramola, esistevano le serate di diapositive e il menestrello fabulava?)."
>ahahahahaha! sei micidiale! ho letto l'inizio, adesso mi fermo che sono un po'bollita, domani torno.

"Quando incontro degli italiani ho sempre una sensazione identica: che stiano parlando in codice tra loro di argomenti delicati, riservati ai furbi, e che non devono essere compresi da altri, nonostante si esprimano gridando)."
> tipico, purtroppo.......
mi sono goduta anche questo vivace reportage, pieno d'ironia.
Magari spiegaci cosa sono questi:ue pàppad, un plenlàssi noàis nosciùgar.

meglio se glielo domandi via mail, non credo riesca a stare dietro a tutti i commenti:)
La risposta pubblica sarà utile però...

appunto, avevo pensato che poteva esser curiosità comune.....mi sposterò via mail