Aeroporto Suvannabumi, 10 dic 2010, ore 13
Attesa di partire per Yangon, alle 15. Ieri sera ho rivisto la trasmissione sui reali. Importante, perché per la prima volta è apparsa in diretta la regina Sirikit, molto elegante, un po' impacciata nei movimenti, invecchiata ma assolutamente vigile e regale, che dava il braccio a un militare. Era presente la terzogenita. La regina ha compiuto gli atti di dedica e benedizione di una lapide che poi ha inserito con malta e cazzuola, come prima pietra di una costruzione. La terzogenita ha letto un messaggio.
Dopo questo, alcuni servizi sulla terzogenita Sirindhorn, apparsa in tre cerimonie, vestita in tre modi diversi. Dove si cambierà? La riporteranno ogni volta a casa, con tutto il problema della sicurezza? Che vita stressante servire il popolo! Peggio di una campagna elettorale (almeno quelle finiscono!). In una delle circostanze indossava una divisa militare con una buffa bustina (che poi si è tolta. Forse qualche consulente all'immagine le avrà detto: altezza sei proprio ridicola).
A seguire: è stato riproposto il servizio visto anche ieri, ma in un'altra versione, relativo al principe ereditario (è la prima volta che vedo un servizio sul principe posposto a quelli sulla sorella).
Tutti i canali trasmettono i servizi sui reali. L'attenzione alle rigide regole dell'etichetta è massima. Le reti -e le telecamere- sono molte, quindi è logico che siano sottolineati particolari diversi, differenti angolature, che ci si soffermi o meno su vari particolari, secondo il giudizio e il gusto di chi dirige e monta il servizio. È l'arte minimale del superfluo/simbolico. Mi ero dimenticato di molte cose che ora dirò. Ieri dicevo che il principe, la bella moglie, la figlia primogenita (dell'altra moglie), il principino, formavano un quartetto. In realtà dimenticavo un'altra giovane principessa presente, più robusta, dai capelli più abbondanti e mossi. Può darsi che sia questa la primogenita del principe? Dalla struttura corporea picnomorfa potrebbe essere compatibile con la robusta mamma. É probabile che il cronista spieghi bene di chi si tratta, e anche il significato delle cerimonie. Gli enigmi sono dunque soltanto per chi non capisce il thai.
Tutti i componenti della famiglia si dimostrano molto religiosi, stanno inginocchiati con le mani giunte in posizione di grande compostezza, che non ho mai notato altrove così seria e impegnata (invece delle facce da schiaffi e sbracato empio involontario linguaggio corporeo dei nostri politici atei o anche cattolici, costretti per immagine ai funerali delle vittime). Ascoltano con rapita attenzione i monaci. [Chi conosce la storia dell'arte siamese, ha visto i suoi affreschi (quasi biblia pauperum), efficaci, gioiosi nel dire la vita, le azioni, in modo quasi colmo di “voglia di racconto”, o ha sfogliato qualche antico libro oblungo indocinese, a fisarmonica, illustrato da disegni colorati, sa che molte sono le scene religiose. Ritraggono estatici devoti a mani giunte che ascoltano sermoni, o comunque stanno inginocchiati a parlare con importanti personaggi, re o luminosi splendenti semidei.]
Il bambino ha già imparato a tenere le mani giunte. (Nelle varie pagode ho visto moltissimi bambini di un anno con le manine giunte). L'immagine della mamma (molto mi piace, come disse il Gran Khan) inginocchiata a mani giunte, ridente, annuente, che pende dalle labbra del monaco che in piedi le parla, è davvero magnifica, indimenticabile. Specie se si pensa che nessuno può stare ritto in piedi davanti ai reali, come minimo deve stare chino, o prostrato. I servitori si muovono in ginocchio. Ho visto giovani assistenti muoversi a quattro zampe. Per noi è ridicolo e inammissibile, dopo la rivoluzione francese. Ricordate lo sberleffo di Bertoldo?). Questa è la severa regola dell'etichetta indocinese, che però non vale per il clero, rispettatissimo.
Stavolta il regista si è soffermato di più sugli aspetti della sacralità agricola della cerimonia: la principessa ha asperso alcuni bovini strigliati e agghindati di fiori e gualdrappe, poi una grande voliera di uccelli, anche il bambino si dava da fare con l'acqua. Secondo tradizione la voliera è stata aperta e quel centinaio di uccellini ha preso il beneaugurante volo della libertà.
Ora sulla riva del fiume. Solo guardando le immagini, non si capisce molto se si sono spostati in altra sede, o se erano sulla riva fin dall'inizio. Secondo me basterebbe fare alcune panoramiche generali delle location, e lo spettatore ne sarebbe facilitato anche senza audio). C'era un acquario di un paio di metri cubi, con un centinaio di pesciotti sui due-tre etti. La mamma ha aiutato il bimbo a premere un pulsante e il vetro verso il fiume si è aperto, facendo rifluire tutti i pesci.
Ricordo di aver visto anni fa altre cerimonie agricole compiute dal re: la più importante credo sia la simbolica “prima aratura”. Le cerimonie relative al raccolto hanno dovunque un'importanza fondamentale e scaramantica (anche gli imperatori cinesi compivano questi atti, e a Pechino esiste ancora il tempio in cui avvenivano le cerimonie agricole).
Poi abbiamo assistito alla mietitura rituale del riso, fatta dalla principessa col falcetto. Anche il bambino ha tagliato una spiga e l'ha posta sul vassoio, ad uso dei media.
Trovo che queste usanze antiche e quasi infantili dell'umanità derivino dalla notte dei tempi, abbiano tuttora un grande poetico fascino, ci facciano capire come il cammino delle specie umana abbia passaggi obbligatori comuni (sebbene le varie culture agricole del mondo siano sorte in luoghi diversi e in modo indipendente: l'aratro, o meglio, la forcella di legno che serviva da rudimentale zappa, un bel giorno è stata usata trascinandola, e facendo un piccolo solco. É probabile che molti umani, in varie parti, abbiano avuto quest'idea notevole (che ad es. non è ancora venuta alle fossili contemporanee collinari tribù del Triangolo d'oro, che usano ancora il piolo per seminare i cereali (e soprattutto il papavero). Eppure, quando scendono in pianura, vedono i modernissimi trattori dei thai, che arano le risaie. Probabilmente non hanno il denaro, l'energia mentale. Essendo seminomadi, continuamente ricacciati sulle alture boscose, poco fertili (e probabilmente con pendii troppo ripidi per essere arabili), se non aiutati non ce la faranno. (I loro giovani vanno a studiare nelle città, molte ragazze finiscono nei bordelli. In generale pochissimi tornano ai villaggi, che perdono i migliori).
La famiglia reale è sempre impeccabile, gli abiti maschili, e anche le uniformi sono perfette. Quelli delle donne sono davvero regali. Lui è un sessantenne magrissimo, ha un volto scavato, sofferente, non sorride mai, è molto tenero col bambino, la mamma ancora di più. Spesso lo accompagna a piccole feste con coetanei, allo zoo, a giocare. Visita ospedali per bambini malati, prende amorosamente in braccio i neonati. Si fa amare e credo sia la più abile manager sostenitrice del marito.
YANGON 12 DICEMBRE 2010
Arrivato il dieci, con breve volo. Tutto liscio e rapido. Ci sono perfino alcuni aerei parcheggiati (nel 2003 non ce n'era nemmeno uno, come del resto ricordo all'aeroporto di Pechino nel 1983). Si torna indietro di mezzo fuso. Appena inizia l'atterraggio, passati sotto le nuvole il cielo si oscura. Toccando terra l'oblò si picchietta di pioggia. E continuerà anche l'undici cominciando dalle tre del pomeriggio.
A BKK in dieci giorni: tempo splendido, venticelli e fresche aurette, non c'è mai stata una goccia.
Addirittura uno dei ragazzi del Mother Land 2 attende i clienti (in aereo si può entrare solo da Bangkok. Teoricamente anche da Singapore e Calcutta) e mi riconosce immediatamente. La pioggia aumenta, aspettando il pulmino apro l'ombrello, il ragazzo ne approfitta e si ripara. All'arrivo molti complimenti, limonata e cordialità. Il personale della reception è tutto femminile (i ragazzi invece si occupano dell'annesso mediocre ristorantino da anglofoni, da evitare con cura, e delle stanze. Anche i ragazzi sono gentili e disponibili però non sembrano in grado di capire qualcosa. Potrebbero essere minorenni. Vengono da paesetti del nord. Per tornare a casa devono fare due notti di autobus. Prendono 30 dollari al mese più vitto e alloggio. Le ragazze sono più sveglie, indossano una stessa uniforme, sono educate, sorridenti e abbastanza carine. Sono di un'avidità eccessiva: complimentose ma turlupinatrici. Due meno carine, più piccole. Una ha frangetta e occhialoni, l'altra un musetto da retrattile topolino annusante. La tenutaria è una donna ancora incerta se apparire come ragazza o adulta. Si tocca la pancetta, forse è incinta. Mi sembra addirittura ringiovanita dall'anno scorso. Ha un bel volto e una bellissima pelle. Affascina la sua efficienza nazista che mi ricorda alcune colleghe cinesi. Parla in fretta, dà ordini rapidi, sa risolvere le cose, è chiara nell'esporre. Ovviamente non ammette repliche, non ha capacità di mediare e non fa sconti a nessuno. Le chiedo del rateo di dollaro e euro.
[Dollaro: banconote da 1000 e da cento 840 chiat; da 50 in giù 820. L'anno scorso era 950. Euro 1100-1050.]
Perché mi rivolgo a lei? Perché so che mi procurerà subito i biglietti aerei. Compero solo tre voli, per Bagan, lago Inle e ritorno a Yangon. Per il resto si vedrà. Non ho voluto decidere tutto, essendo caduto in preda a una botta di depressione fulminante. Capisce a volo, le dico non mi faccia fare alzatacce (sebbene sappia che lei mi arrangerebbe BF e taxi anche di notte). Mette sotto una ragazza di bellissima figura (la gonna-sarong dona alle belle ragazze una ricaduta di fascino), che comincia a telefonare senza ottenere risposta, ma non disarma e insiste decine di volte. Mi chiede il passaporto. Non sembra ma tutto è rigidamente controllato. Dopo circa un'ora (in cui non sono riuscito ad aprire Yahoo, nonostante molti tentativi dell'apposita ragazza), la bella ritorna con la schedula: devo cambiare una delle date, gli orari sono accettabili. Solo dal Lago Inle si parte prestino, alle 9.30. Bisogna considerare che l'aeroporto è piuttosto lontano dal lago. Totale dei tre voli: 239 dollari (non è pochissimo). Fatta anche questa, come disse quello che aveva ucciso suo padre.
La pioggia dona alla già squallida Yangon uno spleen insostenibile. Mi sento talmente male, provo quel mancamento, quel precipitare... decido di uscire. La guida dice che nella via Su Le (grande pagoda bimillenaria che funge da rotatoria nel centro di Yangon, come dire Colosseo) c'è un attrezzatissimo internet point all'interno di un grande negozio. Il tassista è un povero demente analfabeta (politically correct: un ragazzo del Sud) costretto a chiedere più volte informazioni a falsi esperti in incognito, titolari di parcheggi abusivi, discrezionali potenti controllori di sottili legalità parallele. Discussioni piuttosto lunghe e articolate, con democratico diritto di replica e gentili emendamenti. Soprattutto contraddittorie e piene di varianti. La pioggia aumenta, si va avanti e indietro, sono paziente e rassegnato celando il mio dolor sotto un sorriso (tetanico). Finalmente l'auriga conclude che non può portarmi a quel numero civico, perché c'è il senso vietato. Me lo indica con precisione. Scendo con gli infradito nell'acquitrino fangoso, il mio ombrellin pieghevole serve poco, faccio il giro (essendo l'altra corsia divisa da insuperabile staccionata), la doppio, cammino un trecento metri nella bufera, poi chiedo a un cortese vecchietto in sarong dove si trova il Myanmar Shopping Mail. Me lo indica subito: è di là della staccionata. C'è una scritta gigantesca esattamente nel punto dove ero sceso dal taxi. Insiste per accompagnarmi gentilmente, fa la stessa strada. Ritorno. All'ingresso ci sono due autorevoli portieri-spie che mi suggeriscono di depositare l'ombrello. In effetti ce n'è anche un altro. Si tratta di un supermercato di tipo comunista sovietico, che mi ricorda quelli dei paesi dell'Est a sovranità limitata degli anni Sessanta (ma allora ero giovane, e di solito accompagnato da ragazze indigene che controbilanciavano la mia fortissima tendenza al malessere da spazi architettonici insopportabili, di cui ho sempre sofferto dopo aver scoperto il mio conterraneo Palladio e avendo studiato nella sua città ricca di ville. Invece il paragone con i negozi di Shanghai non è congruo, anche solo per l'affollamento soffocante).
Qui non c'è ombra di cliente, pochissime rade merci, esposte quasi come in una fiera campioni, senza eventualità di transazioni. Intravedo cioccolatini, liquori. I prezzi del Johnny Walker mi sembrano bassi, sui 5 dollari, e c'è anche lo sconto del 20%. Nessun cliente, cinque o sei commesse. Chiedo gentilmente di internet, si consultano tra loro, borbottano, vanno subito a chiamare la responsabile (non si può stare un attimo tranquille...). Mi indica le scale. Non c'è ascensore. Mi affretto lentamente. Al piano superiore nessuno, gli oggetti esposti assumono una connotazione da pittura metafisica, un'aura, come in un pacifico monastero silenzioso. Salgo ancora. Finalmente ansante arrivo a un grande bar deserto che avrà forse visto tempi migliori, e a lato una trentina di computer. Seminascosta una ragazza affetta da grave inedia passa neutramente il suo tempo con le cuffie telefoniche cazzeggiando con le amiche. Gentilissima mi indica di sedermi. Per farla breve, dopo infiniti tentativi, compiuti anche da lei, che prova anche con un altro computer -il suo efficiente preferito che non l'ha mai tradita- disperato desisto, mentre incazzatura pressione e depressione salgono. Scendo, aspetto all'entrata per vedere se la pioggia diminuisce. Invano. Nel frattempo potrei visitare l'esposizione dei beni commestibili. Entro, vengo raggiunto da una commessa che determinata mi sbarra la strada con una corda rossa e mi ingiunge di fare il giro a sinistra del deserto. Appena si manifesta un cliente entrano in vigore anche le regole da seguire. Ma se non c'è nessuno, ci sono ugualmente le regole? (Indagare sul Prima e Dopo?)
(Una volta ho letto un articolo di Eco: se siete l'unico essere vivente al crocevia nel mezzo del deserto, potete attraversare anche col semaforo rosso. Un sovversivo revisionista. La questione filosofica non è di poco conto).
Ormai è notte... [Solito incubo: sto sostenendo l'esame. Il professor B. mi fa poche domande sorridendo. Poi si complimenta (io penso: tutto qui?); anche R. si complimenta, poi passiamo in un'altra sala per il consiglio di facoltà. Tutti vengono a omaggiarmi. Si sono accorti di me.]
continua...
Luciano Troisio
Per approfondire: TROISIO in Lankelot
Commenti
[birmania] YANGON 12 DICEMBRE
[troisio] buongiorno,
[troisio] buongiorno, professore. Ben trovato, bentornato. Pubblicato il primo dei due nuovi, ricchi reportage. Ringrazio come sempre per la condivisione. In calce ho pubblicato il solito link destinato a fare la gioia di quei curiosi che vogliano accompagnarti in parte dei tuoi viaggi - o scoprire le recensioni dei tuoi libri.
Salut!
[birmania] Qui e' gia' notte.
[birmania] Qui e' gia' notte. la gente thai in genere e' bella. I bambini bellissimi. Anche le donne bianche di cui e' piena Kao Shan sono davvero le piu' belle del mondo. Proveniendo dal Myanmar se ne ha la certezza. Qui i turisti sono tra i venti e i trent'anni. Detto questo non ho detto affatto che si tratti di persone colte ed educate. Anzi direi il contrario.
Ho visto che una lettrice chiedeva perche' i monaci non rispettino molto i reali siamesi. Perche' i monaci sono piuttosto severi, in tutti i paesi buddisti, sono misogini: la donna e' creatura del diavolo. E filantropi (naturalmente i molti orientati sessualmente sono gentili.) Hanno posti riservati nei mezzi di trasporto. Ti guardano dall'alto in basso. Io non mi faccio intimorire: se un monaco mi ordina di abbassarmi di fronte a lui non gli bado affatto. La donna non puo' sedere accanto a un monaco. Anche con i bianchi sono piuttosto rudi. Non c'e' molta simpatia per il Cristianesimo. Insomma il monaco si considera ed e' al di sopra di ogni classe sociale. Ce ne sono di tanti tipi: dai rozzi bifolchi che pretendono villanamente elemosine in contanti (chissa' quante volte dovranno rinascere...) a quelli piu' educati e riservati.
[troisio] grazie della
[troisio] grazie della risposta, forse qui in occidente abbiamo una visione un pò idealistica dei monaci buddisti..come sempre quando si vedono le cose da troppo lontano
[Troisio] Ansiosa di leggere
[Troisio] Ansiosa di leggere il resto! Grazie ai tuoi reportages esco almeno con la mente dal grigiore di questa fine-vacanza piovosa di Nord-Est. abbiamo avuto pioggia tutto il periodo di Natale, poi c'è stata una tregua a inizio anno e dal 6 è ricominciato il brutto tempo.
L'alternativa dei centri commerciali in preda ai saldi è prossima al suicidio, ma...
Sui supermercati "stile sovietico" mi fai venire in mente Veglia (oggi Krk) nel 1982. Ero rimasta veramente stupita nel vedere, in vetrina, ombrelli colorati aperti a "riempire" un vuoto di ben altra natura.
Aspetto di sapere come ti sei fatto passare la depressione :)))
[Troisio 1] prima parte:
[Troisio 1] prima parte: belle le considerazioni sulle culture agricole e anche quelle sui servizi giornalistici con i diversi punti di vista.
Hanno mostrato prima la principessa del principe? Che sia un segno di un cambiamento della successione? Lì si va in linea maschile, mi sembra...
[Troisio 1] la seconda parte
[Troisio 1] la seconda parte me la riservo per domani! Allora, passata la depressione? Qui c'é proprio il tempo splenetico, come dice Ilde, sempre buio, non vediamo il sole da giorni, piove o comunque è molto umido.
In verità anch'io me li immaginavo diversi i monaci buddisti, non così superbi.
Per il resto, è inquietante e desolante il supermercato semi vuoto e deserto. Una miseria nera.