UBUD, 11 LUGLIO 08
Mangio gaspacho, pasta e oca, seafood, shasimi, chevvoideppiù. Da quando sono arrivato a Ubud mi sento molto meglio. Dovrei soffermarmi a descrivere il percorso di circa un’ora e mezza dell’autobus Perama che mi ha portato da Kuta (Bemo Corner) a Ubud, ma è assai complicato e ci vorrebbe troppo tempo, eppoi è una cosa troppo privata, riservata soltanto ai quei tre o quattro amici destinatari delle mie lettere. Riducendo a poche parole: si parte dall’asse Kuta-Seminiak, in assoluto uno dei punti dell’emisfero australe dove si concentra un certo tipo di turismo che sta tra Jesolo e Goa la Dourada, bella gente belle ragazze, manzi australiani, famigliole con bambini, bellissime ragazzine, anche le mamme non sono male, donne senza uomo con due o tre figliolette, la più grande già sbocciata, la madre è seria, le tratta con dolce severità e loro sono obbedienti, ha un piglio e un foulard piratesco (chemioterapia?), non è certo facile organizzare tale viaggio da sole, loro vanno alle Gili, le tre famose isolette di Lombok, quanti aspetti da osservare, e su cui riflettere! Invece, cosa pessima, si ha l’impressione che siano pochissime le persone che si interessano degli altri, basta considerare i cipigli, gli spintoni, le piccole villanie e prepotenze, il girarti il porta cartoline che stai guardando, mentre ce ne sarebbero altri quattro o cinque liberi…
Si fa anche un pezzo di autostrada, il traffico è da passante di Mestre, a passo d’uomo. Infiniti strilloni assaltano gli autobus per vendere a prezzo decuplicato giornali dei vari stati australiani. Poi a un certo punto... si gira a destra. Qui avviene il miracolo come nelle favole, comincia una vegetazione fitta, il territorio non è più pianeggiante ma ondulato, si intravedono fiumicelli incassati nella roccia lavica, i fiori aumentano, gli striscioni festoni festosi, le persone vestono in modo tradizionale, comincia l’ansimo della vera Bali che non si può descrivere ma solo suggerire di provare. Durante il mio viaggio il tempo è sempre stato bello, mai una goccia di pioggia nemmeno a Bangkok, dove la stagione peraltro sarebbe quella brutta, invece al di qua dell’equatore siamo in quella secca. Appena arrivato da Kuta alla stazione Perama c’era il vecchio amico Sama quasi ad aspettarmi (lavora lì da anni), l’ho salutato calorosamente e mi ha portato subito in pulmino come al solito al Mumbul inn. Durante il percorso mi ha aggiornato sugli avvenimenti (un giornalista sa procurarsi le dritte), che qui sono sempre strepitosi; non ti puoi allontanare un momento che ne succedono di tutti i colori: una morìa di principi Tiokòrda, due uomini e una donna, più un’altra dozzina di parenti; questo per dire che stanno allestendo una delle più sfarzose cremazioni degli ultimi anni. Gli amici del Mumbul mi danno la solita camera numero 11 con portico privato e vista sulla valletta della sorgente, ma solo fino al 13, perché dal 14 è tutto full: migliaia di persone giungeranno a Ubud da tutte le parti per assistere alla grande cremazione del 15 luglio 2008. (L'amico Sama mi ha poi risolto il problema).
Tu, fortunato (ma non raro) pantofolaio lettore di Lankelot, sei stato da poco aggiornato sull’argomento, con un reportage in ritardo di quattro anni, è vero, ma inedito, riguardante la cremazione reale dell’anziana principessa Tjokorda Istri Muter, morta a 94 anni l'8 maggio 2004 ultima figlia di re, cerimonia avvenuta il 24 luglio 2004. Pare che l’abbiamo fatto apposta, invece per quanto strana è una coincidenza: fino a ieri mattina nulla sapevo di tali accadimenti. Anticipo subito (dopo aver visitato in perlustrazione i lavori di allestimento, sontuosi e grandiosi e soprattutto tremendamente costosi) che stavolta non batteremo nessun Guinness, la torre è alta solo 21,5 metri invece che 25 come per la principessa, e che il 15 luglio resteremo senza toast, perché tutti i cavi elettrici saranno tagliati fino al ground sacro); anche i tori sono meno imponenti: come ho già detto altrove, l’ultima cremazione reale non sarà mai più ripetuta con quelle straordinarie modalità.
ore 19
Sono appena rientrato dalla cena al Nomad (tutti con vistosi frangipani bianchi profumatissimi all'orecchio), ho fatto un'ennesima visita al Palazzo. Nel pomeriggio verso le quattro hanno trainato il secondo toro alto una decina di metri. Un lavoraccio alzare i cavi elettrici, qualcuno si è rotto. Inoltre i padiglioni delle offerte impedivano il passaggio. Si è dovuto distruggere una parte troppo sporgente di un padiglione. La gente in massa a guardare, anche stranieri, molti francesi [colgo l'occasione per dire che dal 18 giugno non ho mai incontrato un solo italiano!], famiglie con tante figlie, cineprese e digitali a gogò. Ora i tori sono appaiati, speculari, uno guarda l'altro, e la gente viene da tutta Ubud a guardare. Oggi i lavori sono quasi finiti, nel pomeriggio ho visto spazzare i cortili, i ripiani. Molte centinaia di persone hanno lavorato ininterrottamente per almeno due settimane. Cominciano le cerimonie. Sono annunciate in un grande manifesto all'interno del cortile del Palazzo, quello dove di solito si fanno le danze alle 19.
All'Ufficio Turistico ho ottenuto un foglio con le principali notizie e istruzioni sulla cremazione, nonché con i ritratti dei tre defunti. Venerdì 28 marzo 2008, Tjokorda (pron.: Ciocòrda, lett.: Piede di Dio) Gde Agung Suyasa, dopo una lunga malattia è deceduto all'età di 67 anni. Era il primogenito del decimo figlio dell'ultimo re di Ubud: Tjokorda Gde Sukawati, che regnò dal 1880 al 1917. Ha ricoperto per circa trent'anni l'importante carica di "Bendesa adat Ubud" consulente per gli affari religiosi e cerimoniali. Meno di una settimana dopo la sua morte la famiglia ha ricevuto una lettera di condoglianze dal Presidente Indonesiano. Alla morte di Suyasa, si stava allestendo la cremazione di un altro membro della famiglia reale: Tjokorda Gede Raka, morto una settimana prima il 21 marzo 2008. Raka è stato senior officer del Dipartimento di Polizia regionale in Denpasar fino al suo pensionamento avvenuto nel 1992.
Un terzo membro della famiglia reale che sarà cremato nello stesso giorno (ma a quanto pare non nella stessa cerimonia) è Desak Raka, morta il 23 dicembre 2007, il cui corpo è stato inumato con un rituale modesto. Prima moglie di Tjokorda Raka, essa era nata verso il 1917 ed è morta a 90 anni. Da giovane ha ben diretto la sua famiglia. Faceva vari tipi di dolci da vendere al mercato per incrementare il reddito familiare. Da queste notizie si possono dedurre varie osservazioni: come succede spesso nel Sudest asiatico, ma anche altrove, non tutti gli aristocratici sono ricchi. A volte si ha a che fare (specie in Thailandia e Vietnam) con persone che sono realmente prìncipi, ma di condizioni assai modeste anche culturalmente: contadini, bottegaie. Eppure nel cortile del Palazzo c'è un terzo toro nero, più piccolo: non può essere che per la principessa, perché è riservato alla prima casta. (Mi viene in mente una pagina di "Candide"... sulla morte della principessa e della sua serva...)
Ci vuole molta pazienza, specialmente noi stranieri e di altra religione, per capire le complesse liturgie e manifestazioni che seguono riti molto antichi. Le informazioni non sono molto chiare e anche i dati sono a volte diversi secondo le fonti. Ad ogni modo cercheremo di riassumere per gli ingordi Lankelotiani:
Il 15 luglio ci saranno due manifestazioni. La principale è la Ngaben Niri, solenne cremazione dei due principi Tjokorda nel terreno sacro a est del Jalan Raya Ubud, la seconda è la Ngaben Ngerit o Ngaben Massal, cremazione collettiva (ma accurata) di 68 persone povere (altre fonti dicono 85 di cui una quindicina imparentati con la famiglia reale), morte nel distretto di Ubud negli ultimi quattro anni.
Sembra di capire che l'effigie della principessa povera aprirà il corteo della cremazione di massa, che avverrà in un altro ground sacro, nella parte ovest di Ubud, in direzione del fiume Campuan. Le famiglie delle persone che non possono pagare ingenti somme organizzano periodicamente, con il sussidio della municipalità, una cremazione comune che permette di dividere le spese. I poveri resti vengono riesumati e posti in altari. Posso assicurare per esperienza diretta, che queste cremazioni collettive cosiddette povere, sono invece di una cura e di una grandiosità che lascia stupito il turista occidentale: ogni defunto ha un altare e un animale-bara, ognuno di questi marchingegni posa su una piattaforma di bambù che viene trasportata da almeno trenta persone. Anche il solo conteggio dei portatori desta stupore: 68 defunti, ognuno un altare e un animale-bara = 136, per 30 = 4080. Bisogna conteggiarne altrettanti, pronti a dare il cambio, perché la fatica è molta. Solo assistere alla sfilata di queste 136 piattaforme è uno spettacolo che lascia senza fiato. La processione si snoda per chilometri, le persone che partecipano, sfarzosamente vestite e recanti offerte protette da ombrelli cerimoniali sono migliaia e migliaia, il rumore per cacciare gli spiriti è assicurato da decine di complessi di percussioni, piatti e tamburi. Inoltre si procede come gli ubriachi per stordire i morti, che non trovino più la strada per tornare. Sono assai incerto se seguire il corteo reale o quello proletario. Ma, imitando un secolo dopo e in piccolo il gran lavoratore Barzini, obbedirò agli ordini della Redazione.

Sabato 12 luglio ore 13.30
Uscendo da Casa Luna (ristorante assai famoso) ho incrociato giusta la processione di migliaia di persone di vari banjar (cioè il villaggio-quartiere che è alla base della struttura sociale balinese) che andavano a portare le offerte ai defunti poveri. Sono stato a veder sfilare tutta la processione. Fotografe bianche culone sessantenni ansimanti preoccupate affrante dalla corsa per arrivare prima, europee insegnanti in pensione, le mobili vaste ignobili chiappe ondulanti all'affanno, è tutto un susseguirsi di giornalisti improvvisati che telefonano al giornalino di provincia a Bramasole di sotto (non è vero: per l’Italia ho io l’esclusiva almeno fino al 14 sera, per Lankelot e Vicenza-Domenica), Springshit, Kleinedorf, Lapalud per offrire i loro servigi, dei veri scoop (lemma che significa anche palla di gelato). Ma il mio è regale distacco. Faccio notare alla spettabile clientela che questo è il mio ventesimo viaggio a Bali.
Ho guardato con attenzione il popolo povero di Ubud, in maggioranza donne, pochissime le persone sopra i 50 anni, molti bambini. Tutti vestiti in modo accuratissimo rituale, offerte povere, donne bruttine, anche le giovani, i poveri sono brutti. Alla fine un modesto complesso di percussioni, poi altra gente e infine il solito corteo di moto e auto a passo d’uomo. Non li ho seguiti fino al Palazzo, peraltro a 200 metri dal Mumbul. Il 93% dei balinesi è fuoricasta (pressappoco come gli "intoccabili" indiani), ma tra i poveri ci sono anche defunti di casta alta, come la principessa che è della prima casta (brahamani). Della processione non ho documentato nulla, la mia batteria era scarica (il Direttore mi sgriderà) e ci vogliono 8 ore per ricaricarla. Mi sembra un po’ tantino per una meraviglia della tecnica Olimpus comperata al Computermania di Padova, non sulle bancarelle (però made in Vietnam, ahi!... me ne sono accorto dopo!)
Stasera alle 5 vado in moto a Sanur, sono invitato a cena da Maurizio. Ha già detto che il 15 non verrà alla cremazione. Logico: lui abita qui, ne ha viste alla nausea, sa quale tumulto di gente c’è, non si fotografa che folla in agitazione… spero che insieme spediremo al mio indirizzo e-mail qualche immagine di archivio che mi è stata richiesta dal giornale (il quale ha cercato su internet immagini di cremazioni, ma quelle disponibili riguardano l'India). Stamattina nel cortile del Palazzo: stavano cercando di passare attraverso la porta rituale con un Barong o Dragone, a gran fatica. Osservavo gli stranieri che osservavano: una infinita gamma, straccioni, maleducati, bifolchi, gente mite, sussiegosi pensionati giapponesi, bambini immagati, donne in abito rituale che parevano mogli di Fantozzi, vecchiette fidanzate di Topolino, comici involontari, signore anziane piccole magre tipo danzatrici in pensione che non si arrendono, avevano un costume scelto con grande accuratezza ed eleganza non vistosa, si poteva ricostruirne la vita: mollate dal marito da decenni, abbandonate dai figli, non hanno mai fatto nulla nella vita se non le borghesi casalinghe, che barba che noia, hanno ereditato dalla madre somme ingenti che permettono la più opulenta vita... sono quelle che all'aeroporto seguono su tappeto rosso il servo sudato con la suite di valige griffate, il quale si dirige allo sportello first class. Ma la maggioranza è di gente assai modesta d'ogni razza e religione comprese diverse musulmane. La mia amica Ziza commenterebbe in veneziano: zente poca, contadini tanti.
LUCIANO TROISIO
Commenti
UBUD!
imperdibile.
grande.
L'ho letta ieri sera mooolto tardi.
Adesso finalmente capisco il trait-d'union narrativo con gli eventi di qualche anno fa (le cremazioni).
Non so, credo che siamo tremendamente lontani per cultura e mentalità dal mondo che tu ora vedi e che conosci molto bene. Forse (20 viaggi non sono pochi!) per te è relativamente facile "guardare", noi che abbiamo davanti uno schermo fisico e uno (molto più spesso) mentale facciamo un po' fatica a immaginare.
La concezione della morte nelle varie culture è sicuramente interessante, io ho trovato diversi perfino i funerali nel paesucolo siciliano di mio marito rispetto ai nostri riti piuttosto "impersonali" qui a Nord-Est. E poi (a proposito di cremazioni) nel paesucolo siciliano nessuno si sognerebbe di cremare un defunto, che va con i suoi padri ancora in terra, un lembo di terra sopra un mare blu che non sembra neppure un cimitero... La cremazione nostrana, come penso tu sappia, è una misteriosissima pratica di cui si occupano ditte specializzate. Si arriva al punto di pensare all'abito del defunto (tanto va bruciato) e alla spesa per la cassa (tanto anche quella).
Io guardavo il mio bellissimo padre e non mi andava giù, sta cosa della cremazione, ti giuro, non riuscivo a togliermi questa idea cretina di "papà nel forno" (le cose che non si fanno per sdrammatizzare un dramma! Noi eravamo giustificati dalla contingenza di due funerali e due cremazioni in una sola settimana... ). Poi, dopo il funerale che già da noi non è un rito allegro, ti fanno tornare in cimitero per l'inumazione della cassettina (che pesa mezza tonnellata e dentro non riesci a credere che ci stia il tuo parente), e così è come se di funerali ce ne fossero due.
Si torna polvere, qui come a Ubud, senza dubbio.
Ma che differenza!
Grazie Luciano per la sempre bellissima e ricchissima pagina.
La chiusa è straordinaria! E chi non ha nelle orecchie la parlata veneziana non può capire fino a che punto :))
grande come sempre! Questo è il famoso file che non riuscivo a leggere, meno male che qualcun altro ha risolto il problema:)
Allora, io rimango colpita dal fatto che prima interrano i morti e dopo li riesumano..... nella mia mentalità occidentale li lascerei in pace, visto che hanno il posto dove seppellirli.
Mi colpisce anche questo:. "Inoltre si procede come gli ubriachi per stordire i morti, che non trovino più la strada per tornare." > c'è la paura di un ritorno, di una presenza come di zombie? Non bastava la sepoltura, per essere certi bisogna bruciarli?
É altamente possibile che la differenza di tradizioni e di cultura mi renda difficile capire bene le usanze.
Mi affascina invece la sontuosità e complessità dei riti, l'estetica delle cerimonie, le statue, i colori, le offerte, gli abiti e via dicendo. Trovo che ci sia una incredibile ricchezza e varietà e magari il vivere gli eventi funerari in maniera così pubblica contribuisce ad esorcizzare il dolore dei parenti, insomma c'è ancor auna dimensione collettiva della morte, che da noi è stata totalmente rimossa.