Ubud, 17 luglio 2008, ore 15. LE MIE ANTITETANICHE
Ieri è stata una giornata campale: ho scritto il pezzo sulla cremazione che Gianfranco ha messo subito in rete; le foto seguiranno a breve, anzi in questo momento potrebbero già essere godibili.
Il poeta (e Storico delle Scienze) Francesco Piselli mi scriveva da Bergamo:
nonostante le indagini
non si vedono immagini.
Ho subito avvertito Gianfranco che non mi ha risposto.
È stata una faticaccia non solo lo scrivere, ma lo scrivere in fretta come deve fare un reporter, per di più con un computer rotto che si spegne all’improvviso. Per il momento mi è parso di capire (applicando il metodo induttivo) che scrivendo sul cosiddetto blocco note, il computer non si spegne, almeno finora non l’ha fatto; Bali è l’isola della magia (anche nera). Poi dal mio tecnico internet di fiducia, un bravo ragazzo che capisce a volo i problemi e a volo li risolve, mi sono fatto mutare il formato in Doc, e soprattutto, dopo avere lungamente scelto tra 305 immagini le 15 più interessanti, poiché il loro peso-formato era enorme, me le sono fatte ridurre e poi le ho spedite a Gianfranco per il sito e a Giovanni per il giornale. Bisogna aspettare molti minuti perché la trasmissione avvenga, ma avviene.
Da lì sono andato alla limitrofa Ganesha, l’unica libreria a chiamarsi “Indipendente”. L’ex padrona è l’obesa australiana che i miei lettori conoscono già. Aveva tre librerie a Ubud (la capitale culturale), ora vive a Sidney, viene a Bali tre volte l’anno, ha chiuso sia la grande che un’altra cartolibreria, e tiene, all’angolo tra il Jalan Raja Ubud el Jalan Jembawan, a pochi metri dal Kantor Pos (Ufficio postale) questa chiamata indipendente. Le due commesse sono delle “figlie di dio” (che in indi significa due cretine), ma la ragazza-boss, la si riconosce subito, è un’intellettuale vera, occhialuta scalmanata ipertiroidea, non completamente brutta, sui 35 anni. Ho conversato un po’ con lei. Cercavo per il mio amico Paolo, che si è dato alla composizione elettronica, della musica balinese moderna. Io non me n’intendo di musica elettronica, che però trovo molto interessante (e poi Paolo vuole comporre dei pezzi su testi miei); sono convinto che non troverò nulla, perché in prevalenza qui la musica è tradizionale. Comunque ho comperato un Cd molto evocativo (ne cercherò anche nei magazzini di Kuta-Legian). Poi sono andato al grande negozio musicale accanto alla libreria Periplus (la più illustre catena di libri in lingue europee, credo anche stimata casa editrice, con sede a Singapore). Lì ci sono infiniti autori di musica, suddivisi per lettera alfabetica; ho chiesto agli onniscienti commessi se c’era musica elettronica. Nulla, solo musica moderna balinese: ce n’è molta ma non mi pare interessante. Inoltre ci sono dischi di infiniti complessi di quelli tutti uguali in tutto il mondo. Ci sono anche molti autori italiani o con cognomi italiani (mai sentiti nominare). Come nella poesia, più che di musica si tratta di un infinito brusio di fondo, di un indistinto sottobosco, però senza barriere linguistiche, se non quella del misero inglese veicolare.
Deluso, affamato, mi recai allora al vicino Rioshi, famoso ristorante giapponese che si affaccia sulla valletta del Mumbul e del museo Puri Lukisan. Dall'enorme vetrata su due piani si vedono grandi verdi bambù fittissimi, il che fa molto stampa giapponese e piace perché suggerisce un grande ossigenato ansimo naturale.
Fino a qualche anno fa la padrona era una bellissima giapponese single, dal viso di bambina, un corpo invitante ancora stupendo di quarantenne apicale che però non era difficile prevedere si stesse rapidamente evolvendo verso il baratro di un irreversibile ingombrante sfacelo e divenire quella che in dialetto campestre nell'area Bassano del Grappa-Marostica-Cittadella-Castelfranco, noi definiamo, con termine intraducibile ma efficace: na sbòldra.
Ora c’è da pochi mesi una nuova padrona giapponese, più giovane, molto gentile e sorridente in continuo inchinarsi, le mani in grembo: si dedica soprattutto a rassicurare le ansie dei clienti nipponici (è risaputo che i giapponesi sono le persone più indecise del mondo, a parte un'esigua minoranza di kamikaze), ma saluta anche me con almeno sette inchini.
Era tutto pieno, anche i tatami. Unico tavolino, con sgabellino: di fronte alle due toilettes; il sesso delle quali è assolutamente irriconoscibile, viene indicato con una pezzuola sullo stipite e bisogna informarsi. Ma la toilette maschile sinistra del Rioshi di Ubud, una volta goduta non si dimentica facilmente: è l'unica che abbia visto nei cinque continenti con water su un piano diverso da lavabo e pissoir. Per guadagnarselo bisogna salire 4 gradini perpendicolari alla prossemica entrata. In un certo senso allude a una generale concezione dell'economia dello spazio, allo sfruttamento compromissorio che nelle ristrette case giapponesi è un concetto molto familiare (quindi si sentono a casa).
Un capitolo dedicato alle toilette più strane della mia vita credo sarebbe interessante. Ci penserò, ma intanto ne cito almeno un'altra balinese, per tre quarti invasa dalla semicirconferenza di un enorme albero in condominio con altra proprietà, del diametro di parecchi metri.
Ormai mi conoscono in tutti e quattro i ristoranti della catena Rioshi: prendo dovunque il Sashimi Orchid (con sei tipi di pesce crudo, come i petali dell'orchidea. Invece l'Hibiscus ne ha cinque e costa meno). La cameriera balinese mi vede e il dimandar precorre. Lo trovo stupendo: c'è il pesce tenerissimo bianco (detto butter), quello più scuro e leggermente scottato, quello più saporito ("azzurro") abbinato a un'idea di salsina, il salmone roseo, il tonno, e altri in varie gradazioni dal rosso fino al marrone. Un trionfo cultissimo di armonie e contrasti, non per tutti, anzi per palati fini e decisi. E bisogna riconoscere che questo piatto ha pure molti detrattori altrettanto decisi. A volte capitano anche pezzetti di polpo cotto, con deliziose aggiunte di zenzero a fettine sottilissime, uova di pesce, erba cipollina e varie, compresa una specie di alga che sembra il nostro muschio quando è bombo d'acqua; credo vada mangiata (ma tutto è sperimentale). Come base, che copre il supporto di legno, ci sono foglie di banano (non vanno mangiate), rape bianche tritate a fili, cetrioli a ostia, una pasta verde terribilmente forte come la senape che fa venire i capelli dritti, e che bisogna cautamente diluire a parte nell'apposito piattino dove avrete in precedenza versato della soia. Immergere, dopo averla prelevata con le bacchette, soltanto un lembo, ma va a gusti, della fettina di pesce (ci sono 4 fettine per ogni tipo). Palazzeschi l'avrebbe definito una galanteria.
Quando cambio piatto poi mi pento; e poi mangiare pesce crudo è contemplato dalla dieta.
Uscito assai soddisfatto, erano ormai le nove, ho comperato una bottiglia di acqua e mi sono diretto a casa. Potevo scegliere due strade, ambedue in leggera discesa. Ho scelto quella dell’ufficio postale perché più dolce e soprattutto priva di marciapiedi a lapidi in bilico su fogna sottostante. Mentre percorrevo quella strada quasi buia e deserta ero accompagnato dallo schiamazzo di una cagnara o canaio di una decina di cani che si attivavano quando entravo nel loro territorio e poi mi seguivano. Io li ignoravo, pur sapendo che bisogna tenere in mano un bastone o un sasso (anche con le scimmie), ma siccome ero soprapensiero, non ci ho fatto caso, nonostante l’abbaiare furioso mi infastidisse assai. Per farla breve, horresco referens, uno dei cani più grossi, ben inquartato e massiccio, mi ha seguito e morso vigliaccamente al polpaccio sinistro in modo piuttosto serio. Sono molto abbacchiato non tanto per il male, ma per il fatto che vengo riconosciuto come un povero intruso nel mondo anche dai cani. Non mi sono nemmeno fermato, ho continuato a camminare, ho preso in mano un sasso e i vigliacchi sono immantinente fuggiti. Fermandosi dietro la fessura delle porte cerimoniali d'ingresso, al riparo, continuavano ad abbaiare. Giunto alla prima lampada ho guardato la ferita: non solo sanguinava, ma si era gonfiata in modo eccessivo, il che mi ha fatto pensare a un'emorragia e infatti era proprio così. Giunto all'albergo dopo qualche minuto, c'era solo il giovane manager, che si è subito gentilmente prodigato con alcol. Vedendo che la cosa era piuttosto seria, ho telefonato all'amica Antonella che abita lì vicino.
Mi ha detto che anche sua figlia Laksmini era stata morsa; era quindi esperta sul da farsi e ha consigliato di andare subito alla Ubud Clinic, aperta 24 ore, a pochi metri dal ponte sul fiume Campuan (un paio di chilometri dal mio albergo). Inforcata la moto, il manager mi ha subito carinamente accompagnato. C'era un infermiere vestito di bianco e un giovane medico senza camice. Unico cliente, mi hanno fatto stendere sul lettino a pancia in giù, poi domande in inglese settoriale. Mi sono dovuto arrampicare sugli specchi, ma le parole scientifiche sono tutte in greco o latino e quindi non ho avuto soverchie difficoltà.
(Aneddoto affiorante: Nina, mia dilettissima allieva di Isola d'Istria, poetessa autentica e di gran pregio in italiano, ma di madrelingua slovena, mi raccontava un giorno all'Università, della malattia alle gambe della sua giovane madre. Le ho chiesto di cosa si trattasse, e lei mi ha risposto che non lo sapeva dire in italiano. Allora le ho detto: dimmelo "in sloveno". E rispose: Tromboflebitis).
In pochi minuti il medico, un giovane sotto i 30, gentile ed efficiente, stabilì che doveva fare un'anestesia locale, aprire e pulire le grosse lacerazioni dei due denti canini, eliminare l'emorragia, mettere un punto, fare un'antitetanica. L'infermiere mi mostrava tutto il materiale, voleva che vedessi che tutto era nuovo e sigillato.
L'unica parola che all'inizio non capivo era "pain" (dolore fisico), mi chiedeva in continuazione se sentivo male, (non avevo mai avuto prima l'occasione di incontrare in inglese il lemma "pain"). In realtà non sentivo alcun dolore, invece oggi se appena struscio la ferita anche leggermente sul lenzuolo, mi fa molto male.
Il tutto mi è costato 500.000 rupie. Non le avevo con me, allora ho pagato con 35 euro spiccioli. Devo tenere asciutto e tra una settimana tornare a togliere il punto.
Una decina di anni fa, sempre a Ubud, nella famosa foresta delle scimmie, sono stato avvicinato da un gruppetto di scimmie sacre. Sono rimasto immobile, ma un grosso maschio barbuto mi è saltato in braccio e ha cominciato a mettermi le mani in tasca. Quando stava per fottermi il portafoglio gli ho bloccato la manina e lui contrariato mi ha morso sul braccio: una cosa lievissima, appena uno striscio sulla pelle. Sono andato da un farmacista e mi ha dato della tintura di iodio. Gli ho chiesto se c'era pericolo di malattie, e lui mi disse di stare tranquillo, che non c'era nessun pericolo, semmai il tetano.
Ancora prima mi era capitato, nell'isola di Ko Ciang (Tailandia), di pestare un ferro arrugginito che mi aveva trapassato sandalo e piede. Il giorno dopo col piede raddoppiato sono andato a un ospedale di Pattaya dove mi hanno rimesso in sesto. L'episodio è descritto in un mio racconto pubblicato su "ilverri" numero 16.
Domani devo attivarmi per chiedere l'accredito alla cremazione collettiva di 80 Sudra, nel ground della Monckey Forest.
Ho visto, in un tempio di via Hanoman, parte degli animali-bara, leoni, uccelli: sono di proporzioni modeste, alti al massimo 2 metri. Ce ne sono alcuni così piccoli che potrebbe starci appena un bimbo. Credo però che i poveri resti siano soltanto ossa riesumate. Ci vado per onorare i paria senza casta. Dopo questa cerimonia non intendo occuparmi più di alcuna cremazione per tutto il viaggio.
D'altronde Ubud, per quanto importante, è solo una tappa...
Luciano Troisio
Commenti
Domani devo attivarmi per chiedere l?accredito alla cremazione collettiva di 80 Sudra, nel ground della Monckey Forest.
Ho visto, in un tempio di via Hanoman, parte degli animali-bara, leoni, uccelli: sono di proporzioni modeste, alti al massimo 2 metri. Ce ne sono alcuni così piccoli che potrebbe starci appena un bimbo. Credo però che i poveri resti siano soltanto ossa riesumate. Ci vado per onorare i paria senza casta. Dopo questa cerimonia non intendo occuparmi più di alcuna cremazione per tutto il viaggio.
D?altronde Ubud, per quanto importante, è solo una tappa?
Il caro G. Pala, alias Arpa Eolia, gradirà molto - non sai quanto - questo tuo documento. Vedrai.
che brutta avventura col cagnaccio!!!! Allora, auguri per la ferita e speriamo il male passi presto.
Altre piccole osservazioni:allora qualche donna giapponese decente esiste, nonostante le tue osservazioni del precedente reportage. Le battutine in dialetto sono grandiose!
Pesce crudo: brrrr. Ho provato quello nostrano, in un ristorante che lo prepara anche molto bene, con cura e badando alla qualità, ma niente da fare: non mi piace. Ha una consistenza "slimegosa".
Per me il pesce va cotto.
Cara Marina'
sul Sashimi non sono affatto d'accordo; lo so che molti il pesce crudo non lo possono nemmeno vedere. Naturalmente vanno rispettate alcune condizioni di freschezza assoluta: il Rioshi ha un apposito furgone per il rifornimento del pesce freschissimo due volte al giorno. Finora non ho mai avuto il minimo inconveniente.
Per quanto riguarda l'antitetanica, Maria Pia che e' medico, mi dice di farmi specificare se si tratta di siero o di globuline che richiedono altre due iniezioni entro il primo anno.
Prendete nota e siate prudenti.
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Quale aspetto gradirebbe Arpa Eolia?
Ora mi hai incuriosito...
Finalmente il sito si riapre.
Sono stato in pensiero,
ma era normale manutenzione...
Normale? Mah...
Intanto mi sono letta il reportage.
Mi dica, mi dica della magia nera... esiste anche da quelle parti? E in che senso?
naturalmente esprimo ogni cordoglio per la tremenda avventura :)
In realtà anche il cane di mia mamma morde un sacco di gente, anni fa si è preso gli arresti domiciliari!!!!!
A me l'antitetanica l'hanno fatto per una puntura di zecca (bah!)
Ci sono posti accuratamente evitati e sconsigliati dalle stesse agenzie turistiche balinesi che dirottano i gruppi (come ad es. Candidasa). Ma non sara' una scusa per altri interessi?
Comunque, nonostante tra qualche giorno mi trasferisca proprio a Candidasa, calebre per i suoi giardini (di destra), io cerco di evitare la magia nera e le fatture (specie a Padova dove c'e' un rinomato gruppetto di tre straghe marxiste-illusioniste mogli di accademici, assai famoso per queste pratiche miranti a influenzare la realta'...)
In conclusione: non e' vero ma ci credo.
Ilde ti bacio.
Per gli interessati al mio morso:
ieri sono andato a togliere il punto. C'era una giovane dottoressa, molto composta. Mi ha detto che la situazione e' noso' gud e non me l'ha tolto. Devo tornare tra due giorni.
Ho chiesto se l'iniezione e' un siero per 120 giorni. Quando ha visto la ricevuta ha trapelato stupore e ingenuamente ha risposto: dall'importo credo si tratti di tetraglobuline valide almeno due anni.
Pressione: 120-70.
La pressione è quella di un ventenne, quindi direi che se non hai febbre sei sano.
[a me l'antitetanica ha fatto malissimo, comunque]
Sulla magia nera: la storia delle maghe mogli di accademici l'ho letta già da qualche parte :))))
Che la realtà si ispiri alla letteratura? O viceversa?
Però vedi: in ambito cristiano della magia nera so un sacco di cose (molto brutte) e so qualcosa di alcune religioni animiste che dall'Africa sono state importate in America.
Ma non credevo che in Asia - patria di filosofie e religioni molto particolari ma credevo piuttosto pacifiche - si parlasse di magia nera.
Ci racconterai, vero?
Baci a te e auguri per il punto.
Anche io sto scoprendo attraverso le relazioni di viaggio di Luciano un oriente inedito. Ho stampato tutte le sue pagine e le sto raccogliendo. Le trovo davvero appassionanti. Mi farebbe piacere conoscere Luciano di persona ed ascoltare le sue testimonianze di persona.
Mi auguro che torni presto e che lo possa conoscere. Intanto mi rileggo anche le poesie del Parnaso d'Oriente che adoro.
Gian Paolo