Ubud, 15 luglio 2008, ore 23
Rientrato da poco dopo una giornata intensissima. Sarà difficile farne la cronaca.
Stamattina alle nove, appena uscito dall’albergo (pulito e nuovo di zecca situato in una piccola laterale di via Hanoman), ho incontrato le mie noiose e ridacchianti isteriche vicine nipponiche, vestite alla balinese di tutto punto, devo ammettere anche con molto gusto, specie quella snella più carina (quando si parla di donne giapponesi non è necessario sottolinearne la bruttezza: è sottintesa. Le giapponesi, per loro stessa definizione, sono le donne più brutte del mondo dopo le boscimane). Si stavano fotografando su uno sfondo fitto di auto parcheggiate. Segnale che già a quell’ora non c’era più posto per parcheggiare nulla se non fuori dal centro.
Più tardi ho risalito la via Jembawan, quella dell’ufficio postale: in pratica ho rinunciato ad andare al Palazzo da dove partiva la doppia cremazione reale, e mi sono avviato verso il terreno sacro. Ho fatto cioè il percorso all’incontrario (questo lo sa solo un esperto di Ubud, non certo il turista che giunge la prima volta). Il Jalan Raja Ubud, quello percorso dalla processione, era già completamente colmo. Personalmente non posso vedere la folla, e attraversarla mi dà le vertigini, però, sapendo che i balinesi sono degli aratri, mi sono accodato a una massiccia piccolotta aborigena apristrada che mi aveva spinto con malagrazia (a sera avrò accumulato almeno mille tra spinte, contatti indesiderati, alluci pesti), e ho indovinato, perché seguendo lei sono giunto felicemente al centro del Jalan dove si poteva anche respirare. Così invece di seguire la processione le sono andato incontro. In fondo controluce si scorgevano ombrelli cerimoniali, festoni, ori, insegne e lontanissima una torre, che non era la più grande delle due.
Rinuncio a illustrare le complesse liturgie della cremazione reale, non descrivo le enormi scale o rampe attraverso cui le bare vengono issate sulle torri e trasportate fino al ground, dove attraverso altre rampe saranno riportate a terra. Non mi chiedo significati. Ho scattato molte foto, per l’esattezza, solo tra ieri e oggi: 305. Un paio non sono male. Essendo homo unius batteryae, alle prime armi col digitale, sapevo che a un certo punto non avrei più fotografato (sebbene la mia costosa scheda ospiti 2000 immagini), ma ugualmente ho scattato senza risparmio istantanee della gente, di tipi strani indigeni coi capelli lunghi, bambini in braccio ai genitori, ragazze misteriose, occhi di straordinaria espressione che fanno innamorare, anche tra i turisti c’era molta bella gente.

Sto sempre più scoprendo il volto umano, il corpo umano, la sua indefinibile complessità di linguaggi, la sua "bellezza" instancabilmente sconosciuta, che deve essere interpretata come preziosa latrice di "messaggio" specie involontario.
I portatori di piattaforme erano migliaia, tutti con un’identica camicia viola. Se altrove ho notato che i poveri sono brutti, devo anche notare che oggi c’erano gli appartenenti alle tre caste alte, il 7% della popolazione. Non sarebbe esatto dire che sono tutti ricchi, ma in maggioranza sì. Oggi c’erano le donne autorevoli, sulla quarantina, vestite di bianco, di trine, con acconciature complicate (e capelli neri spesso tinti raccolti in retine) donne aristocratiche, un attimino spocchiose, assieme alle giovani figlie in maggioranza molto carine e vestite (forse esibite) in modo curatissimo e costoso, con belle scarpe o babbucce, soprattutto educate e modeste anche negli sguardi. Su circa 3 milioni di balinesi, alle tre caste che hanno in mano Bali anche turisticamente, appartengono 200.000 persone. Si presume che si conoscano tutti e che i legami tra loro siano piuttosto solidi, specie tra i Brahamani (prima casta).

La processione avanzava lentamente, si fermava spesso, portatrici di offerte, un drappello d’onore di militari in divisa presumo storica, verde gialla e nera, con fez e lunghe spade da samurai (forse un picchetto d’èlite, rappresentante il governo centrale? C’è da notare che proprio in questi giorni è stato eletto il nuovo governatore di Bali, e si tratta di un politico appartenente proprio alla famiglia reale Tjokorda). Dopo questi un altro drappello di guardie in una stravagante assai complessa divisa balinese, che comprende anche fronde vegetali, tiara, abito a quadrati bianco-neri, lunghe lance e volti truccati con ditate bianche. Questi sono presenti da sempre nelle cremazioni importanti ed eseguono delle strane pantomime antiche. Ancora cortei di dorate offerte, di complessi musicali a percussione, i grandi gong sono portati da due persone e una terza li percuote.
Poi, su due troni retti da molti portatori: una giovanetta e un giovanetto sui quattrodici anni, simboli di bellezza assoluta, affascinanti e stupendi, lei angelica, assente ridente, di composta bellezza non vistosa, un diadema regale, abiti d’oro, spalle seminude, regale dolce indifferente alle centinaia di flash, non accetta di sposare nessuno, i portatori si sono fermati proprio davanti a me che ammaliato pendevo dalle sue labbra. Considero questo minuto o due l’acme di tutta la cerimonia, anche il ragazzo è bello nella sua giacca cremisi, sono gli unici viventi ad essere protetti da parasole cerimoniali, onore straordinario. Non occorre capire: sono incantevoli simboli del divino, non c’è altra definizione. Questo momento mi ripaga di tutte le fatiche, fornisce senso a tutto l’iter (un sindacalista userebbe il lemma: apicale). Ho fatto delle foto. Mediocri, e a mia parziale discolpa devo chiarire che tra le 12 e le 16, in quel Jalan, lo so per esperienza, è difficile fare meglio perché si è sempre orientati controluce e controsole ed è quasi impossibile spostarsi.

A seguire: i due tori, su due gigantesche piattaforme pesantissime. Siamo sull’ordine delle tonnellate. Quella relativa alla torre più alta (pare che superi i 26 metri) è stimata sulle nove tonnellate. I portatori sono centinaia, di tutte le età. Il loro comportamento non ha nulla di solenne, ridono scherzano gridano, si fermano ogni cinquanta metri. Naturalmente c’è una regia di tutta la manifestazione, gli ordini vengono dati con telefonini e grida, non è affatto chiaro chi comanda, a cavallo dei tori ci sono persone vestite interamente d’oro. Ma anche sotto i tori ci sono altri dignitari vestiti di bianco (sacerdoti?), uno per proteggersi dai continui ondeggiamenti ora si attacca all’enorme rosso pene del toro, il Lingam di Shiva, simbolo di fecondità e distruzione-morte. Quando arriva l’ordine i portatori sollevano la scacchiera di grandi bambù urlando ridendo (la cremazione è una festa), si spostano da un lato all’altro della strada (devono stordire lil morto, che perda l’orientamento, ma il morto è sulla torre…) tutti ridono il fracasso è indescrivibile, una parte dei portatori viòla spinge gli spettatori via dai marciapiedi, la poca polizia ha fischietti, un’altra parte non solleva i bambù, ma corregge col massimo sforzo di tutto il corpo la rotta della piattaforma quando questa rischia di investire il pubblico, come è successo in passato. Ieri erano stati segati in mia presenza gli ultimi alberi del Jalan per motivi di sicurezza. Infatti succedeva spesso e ne sono stato testimone, che le piattaforme investivano e sradicavano gli alberi con gran pericolo di ferire la gente. Le piattaforme si fermavano in continuazione (probabilmente per far riposare gli uomini, lo sforzo è notevole) ripartivano con grande strepito, ridendo gridando sbuffando, dopo cento metri si fermavano di nuovo, erano accaldati, venivano distribuiti bicchieri di Aqua Danone, molti erano lanciati, si rompevano, bagnavano i turisti, anche lo scrivente. Questo atto ha un significato di benedizione, i più galanti ne offrivano (di sigillati) anche alle belle ragazze straniere addirittura con annessa cannuccia.
Infine il Dragone e le due torri, qualcosa di imponente e di incredibile difficilissimo da descrivere. Incredibile: questa era la parola che sentivo pronunciare più spesso e in più lingue dai turisti, e infatti per chi assiste per la prima volta a una cremazione c’è da restare letteralmente a bocca aperta. Non ho mai visto in nessuna parte del mondo una tale partecipazione, un tale sfarzo e dispendio di divisione e comunicazione.

Ieri sera dopo il tramonto, sono riuscito a farmi (raccomandare e) invitare all’interno del labirintico Palazzo, nell’ala privata. Ho indossato fascia e sarong cerimoniale: non me la sento di descrivere l’esagerazione di ori, fiori, complessi di gamelan, gente raccolta nella veglia, cortili con poltrone dove erano seduti autorevoli personaggi, Pedanda (Sommi Sacerdoti) accompagnati da scorte -ne sono coinvolti oltre sessanta- che dichiaravano il loro altissimo rango non solo per l’abito bianco e il bastone, ma per la nobiltà del volto, della barba immacolata. Non sapevo dove guardare prima, ho rischiato di perdermi oltrepassando le porte cerimoniali, attraversando giardini fioriti e ricchi di fontane. C’era perfino un cortile con tutto il necessario per un grande buffet da albergo (gli invitati ufficiali devono pur mangiare) e vasi cinesi enormi, oggetti di grande valore, decorazioni e fiori ovunque. Tra luci elettriche, a olio, braceri, nel vano dove giacevano, coperte di drappi le due bare, mi hanno colpito molto soprattutto due teste di bufalo offerte. Uno sfarzo, un delirio, un lusso pagano tipico dell’Asia che noi facciamo molta fatica a comprendere.
Siccome so che usare il flash in queste circostanze è considerato offensivo dall’etichetta, non avrei mai osato scattare nessuna foto. Poi mi sono reso conto che i giornalisti indonesiani con enormi fotocamere nere e zoom fallici (forse musulmani giavanesi), non rispettavano affatto l’etichetta; quindi anch’io ho scattato due istantanee. In assoluto, alla mia età confesso di non avere mai visto dal vivo una manifestazione simile in nessuna altra parte del mondo.
(Questa potrebbe essere una risposta alla domanda che mi fanno le ignoranti condominiali: cosa va a fare?)
Verso le tre ero stravolto, sebbene il cielo nuvoloso attenuasse un po’ l’afa. Un pochino triste per via della batteria "empty", ho deciso che poteva bastare. Il clou è per tutti il passaggio delle torri; dopo di che molti se ne vanno, ma chi resta è sempre una marea di decine di migliaia di persone. Sono andato all’Ary, luogo che permette di stare seduti all’ombra, osservare la strada e mangiare un piatto di frutta; ho bevuto un litro d’acqua. Nell’altra direzione si snodava ancora la processione funebre dei 68 Sudra, i fuori casta. Non li ho presi in considerazione per via della stanchezza e perché una dritta mi ha informato che tra qualche giorno ce ne sarà un’altra. Vedrò di farmi accreditare. Centinaia di portatori viola passavano. Andavano verso la cremazione povera a dare una mano.

Alle quattro e mezza mi sentivo molto meglio, quindi ho passeggiato lentamente tornando verso il ground sacro, lontano circa un chilometro. A metà strada, tra gli alberi secolari, ho visto spuntare una delle torri. Venditrici di sarong mi si rivolgevano in italiano e francese, delle vere etnologhe, ho estratto dalla borsa monacale il mio, l’ho indossato con la fascia, sono giunto che stavano ancora dando gli ordini per spostare il secondo toro, il maggiore, quello del principe cerimoniere. Per farlo salire sullo scivolo e sistemarlo accanto all’altro ci hanno messo circa un’ora. Intanto il sole si attenuava. Avevo stabilito che sarei rimasto a vedere fino alla fine, qualsiasi cosa succedesse. La folla era urtante compatta tutto intorno, sopra le rampe.
Sistemati finalmente i tori e il Dragone, con sforzi, falsi ordini, pericolosi barcollamenti taurini, risate, applausi, Un uomo che non si vedeva ha parlato attraverso un microfono, prima in bahasa, poi in inglese. Nessuno ha capito nulla. Allora ha ripetuto in inglese, scusandosi di non sapere il giapponese. Riassumendo ha detto, che si era giunti al momento del "rispetto finale" e che dovevamo sederci (per terra). Non tutti hanno capito obbedito. Mi pare inutile sottolineare che quasi tutti (con l’eccezione di numerosi giovani bifolchi bianchi) indossavano rispettosamente vesti appropriate e cerimoniali.
Per me è un martirio stare con le gambe incrociate, nonostante un millennio fa abbia praticato lo Yoga. Per tutto questo tempo, io non me n’ero accorto, ma attratto da alcuni parasole, conoscendone l’importanza, ho compreso che proteggevano le bare e infatti era così. Per tutto questo tempo della sistemazione dei tori sull’alta piattaforma crematoria, una decina di uomini per ognuna delle due bare, è rimasto immobile in piedi con quel peso sulle spalle. inoltre altri tre o quattro sostenevano degli involucri bianchi. Subito dietro due autocisterne rosse dei pompieri che sopra avevano decine di fotografi (rimasti in quella posizione sotto il sole per ore, immobili. A pagamento o semplici masochisti?)

Improvvisamente si è avviato un corteo formato dalle guardie balinesi che hanno iniziato una danza-pantomima, disponendo le lance in varie posizioni, poi la sfilata di infinite offerte recate sopra la testa da donne, ma anche da uomini: di tutto, cesti, colori, babi-guling (porcellini arrosto), anatre arrosto, armi, cassette, involucri. Le bare hanno seguito questo corteo che ha girato intorno alla piattaforma, poi è ritornato e ha fatto questo giro almeno quattro volte. La folla dei presenti (valutiamo il 50% indigeno e l’altro 50 straniero) era dotato di migliaia di foto-video camere, molte le televisioni presenti tra cui la CNN. Sono state scattate milionate di foto. Poi con delle seghe sono state aperte le groppe dei tori e dentro sono state poste le bare. Tutto lentissimo, complicato, poco comprensibile. Da mio punto non si vedeva quasi nulla. Cercherò di riassumere perché in confronto la Passio Domini Nostri è breve.
In quel momento è successo un evento: due giovani trasportavano col metodo detto in padovano "careghéte done" (una mano impugna il polso e così via con l’altro portatore) un’anziana signora riccamente vestita. Ho pensato a un malore, ma vedendo che era seguita da un solennissimo sacerdote con mitra e assistenti vari che lo incensavano, mi sono subito reso conto che era forse la vedova di uno dei due principi, e che il corteo si sarebbe diretto ai tori. Infatti è stato così: cominciava la parte riservata ai sacerdoti, lunghissima. Nel frattempo ho avuto modo di osservare la folla seduta per terra o sotto il grande vantilan (padiglione). Abbastanza silenziosa. Tutti parlavano d’altro, i volti gli atteggiamenti corporei facevano pensare a banalità, sciatteria, compostezza, classe, volgarità, stupidità, cretinismo, a tutto fuorché al dolore.

Ma intanto non mi sfuggiva nulla di quanto succedeva presso i tori, la cerimonia era registrata da videocamere ufficiali, il sommo Pedanda era al di là del toro, si vedevano sollevare lenzuola, drappi d’oro, donne di avvicinavano a porgere offerte. un paio di uomini vestiti interamente d’oro erano aggrappati al toro e aiutavano il sacerdote. Qualche metro più sotto altri sacerdoti tutti in giacca bianca. La loro espressione era neutra. Gli asiatici hanno un modo completamente diverso dal nostro di esternare ciò che pensano. A un certo punto, mentre la folla continuava a conversare, uno dei due uomini vestiti d’oro, un alto omone di più di un quintale, con i capelli lunghissimi appena rossicci si è chinato sulla groppa del toro, sulla bara che non si vedeva ed è rimasto per un paio di minuti come abbandonato immobile. Quell’uomo piangeva scosso da singulti. Non so chi fosse, ma questo particolare che gli altri intorno a me sembravano non aver notato, mi ha davvero commosso. Quell’uomo sui 45 anni è stato l’unico a esternare il sentimento del dolore. infine lo avevano aiutato a scendere, tenendolo chi per i piedi, chi per le braccia, consolandolo.

L’ultimo saluto mentre la folla sciatta e idiota ragionava de cazzibus suis. Poi le groppe sono state risistemate. Dopo altre attese, schiodamento a martellate di parte delle piattaforme di appoggio, smantellamento di altre parti succedanee, accumulo di vari materiali e offerte sotto la pancia dei bestioni, ormai erano le sette, era buio, finalmente si è visto un tenue bagliore arancione, il fuoco si è rapidamente sviluppato con una vampata di calore che ci ha allontanato, l’involucro di cartapesta dei tori e del Dragone è bruciato in un lampo, è rimasta la grande intelaiatura di legno massiccio e di cerchioni di ferro che sostengono le bare perché non cadano subito. Naturalmente i lampi fotografici illuminavano a giornno e anch’io ho pensato di provare a vedere se la mia macchina funzionava. Infatti non solo si è accesa, ma ho potuto scattare ben tre immagini prima che la batteria si spegnesse definitivamente.
Dopo qualche minuto la testa del toro più alto è crollata con tutto il collo con un tonfo terribile, il tetto di tela bianca della piattaforma alta una quindicina di metri si è incendiato subito. A questo punto sono intervenute le cisterne dei pompieri. Con lunghi getti hanno spento il tetto e bagnato i basamenti dei tori.
Passa una ventina di minuti,il fuoco è impetuoso ma non troppo. Allora intervengono quattro persone, due per toro con bombole di gas che usciva da lungi ugelli come potenti bruciatori, pezzi cadono, il calore è enorme, si intravedono forme nerastre. Il cranio dovrebbe scoppiare. Mi giro a guardare la folla, i più hanno gli occhi sbarrati anche impauriti, sono le sette mezza, nessun cranio scoppia. Sacerdoti fanno alcuni atti sacri, persone eminenti in giacca bianca, anche bambini, in posa per foto rituali davanti al fuoco. Forse familiari, che poi salutano cortesemente molte persone ed escono dal ground.
La cerimonia non è affatto finita: bisogna raccogliere le ceneri, ma per quanto mi riguarda credo che possa bastare. Alcuni bellissimi mascheroni colorati giacciono per terra, delle ragazze stanche si siedono sopra. Più in là, contro il cielo non ancora nero, le due torri imponenti, intatte.
Scritti e foto di LUCIANO TROISIO
TROISIO in LANKE:
Commenti
a BREVE, le foto!
Ieri sera mi sono pesato: 185 libbre. Sarebbe congruo dire, piu' che grande, grosso, oppure grande e grosso.
tutta salute, professor.
Grazie a LUCA MARTELLO per aver impaginato le foto di LUCIANO TROISIO.
Danke!
(professor, oggi peso 72 kg.)
Grazie anche da parte mia a Luca Martello per l'ottimo lavoro di impaginazione. Le foto spedite in modo ridotto sono assai difficili da gestire. Mille grazie.
Grande Luciano,
I tuoi reportage sono una delizia sopraffina. Pagine da gustare dalla prima all'ultima riga. Spero che prima o poi ti deciderai a raccoglierle in un libro.
Mi ricordi un pò Corto Maltese ed un pò i resonconti di viaggio di Alberto Moravia.
Un abbraccio
Gian Paolo
5. Quoto.
Splendide le foto e molto interessante come sempre il racconto.
Una mia cugina americanizzata diceva - per indicare lo sfarzo - "un lusso asiatico" e noi ridevamo, chiedendoci dove avesse imparato l'espressione. Adesso forse ho capito...
Grazie cari amici per i vostri commenti.
Ringrazio per le simpatiche lettere: Franz di Bergamo, Sylvia di San Diego, Maria Pia di Altavilla, Marina di Asiago, Simone di Tombolo (paese di Ennio Doris dove insegnai supplente per anni un millennio fa), Anna di Stra, Katrine di Mornington, Luigi di NYork, Paolo da Shanghai, Gianni di Marostica, Silvio di Rossano, Luigi da Nakayama, Silvana di Casalserugo, Luciana di Taurisano.
Caro Gianfranco,
un grazie particolare per l'ospitalita'.
Ora corro a vedere cosa succede coi Sudra.
Caro Gianfranco,
72 e' un numero magico, e per quanto ti riguarda credo che tu sia addirittura sottopeso.
Ti invidio (anche per questo).
ma dai professor:)
sogno quota 67. Come nel 1997.
"Sto sempre più scoprendo il volto umano, il corpo umano, la sua indefinibile complessità di linguaggi, la sua "bellezza" instancabilmente sconosciuta, che deve essere interpretata come preziosa latrice di "messaggio" specie involontario."
- Bella questa osservazione,direi che il campo d'indagine è pressocchè infinito.
Inoltre esser sempre curiosi, interessati ci serve a sentirci più vivi.
apprezzo molto anche le foto, sono un ottimo supporto al testo! La ragazzina è bellissima, più del maschietto.
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è una cerimonia grandiosa, direi eccessiva per i nostri parametri, l' ammasso di folla poi è un tantino angosciante per me, eppure è fascinosa, ma anche massacrante per chi assiste, sfarzosa, enorme....
allora, se pochi balinesi appartengono alle caste alte, la maggioranza come se la passa? che contrasti anche in quest'isola.
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Bene mentre voi cercate il peso ideale, (Gf ambisce la semi-trasparenza), io mi tengo strette le mie quattr'ossa, sto diventando una vecchietta con le giunture cigolanti :) saluti!! e sempre grazie per i reportage.
Davvero una ricca lettura questo suo reportage. Essenziali le foto, per dare risalto alle descrizioni.
Ma le giapponesi sono poi così brutte?? :)
Gentile Dottoressa Angela,
grazie del suo commento.
Le giapponesi sono davvero bruttine. A Tokyo, nella folla si notano da lontano bellissimi travestiti,le gambe esibite sono valghe, le bruttissime hanno il chimono mimetizzante fino a terra (meditate seduttori...).
Ovviamente mi diverto ad esagerare: tra milioni di persone ce ne sono di belle, ma poche. Le indonesiane in confronto sono molto piu' gayarde e con un ottimo rapporto qualita'-prezzo.
Comunque le giovani generazioni giapponesi stanno migliorando (peggiorare sarebbe impossibile): ricordo in metro delle schiere di scolare carine.
guarda, è venuto un flah-back. Mi ricordo di aver visto, alcuni anni fa, al Tronchetto, un gruppo di giapponesi alte (incredibile!!!), con belle figure e pure carine. Non so se fossero modelle o componenti di una squadra di pallavolo o qualcosa di simile.
Eh...
Ma certo, qualcuna ce n'e', su milioni...
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Dottoressa?
Troppa grazia, professore. Non sono così titolata, io!!
Però in compenso non sono neppure giapponese :)
Lo sappiamo che lei e' una bellona...
Io??? Noooo, assolutamente! Tutt'altro!