Trincomalee, 12 luglio 2010, tardo pomeriggio. Stamattina visitato il cimitero di guerra di Trinco. Circa 600 caduti nella seconda guerra mondiale, specie durante un'incursione giapponese sulla baia. Molte nazionalità europee, in prevalenza inglesi. Ci sono anche quattro italiani. Tutto in ordine, come in un giardino, molti fiori.
Sri Lanka ha un grande patrimonio culturale di monumenti e documenti. Oggi ho visitato la Swami Rock, una scogliera alta 130 metri detta anche Lovers' Leap (Salto degli amanti), di Trinco. A molti questo nome non dirà nulla, invece è un luogo davvero mitico, perché è considerato il vero sito dove sorgeva il palazzo del re demone Rawana, rapitore di Sita, la sposa di Rama (protagonisti nientepopodimeno che del Ramayana). Si dice che il demone, assieme a Sita, avesse portato a Lanka il Swayambhu Lingam (proveniente dalla vetta di un monte tibetano), che divenne oggetto di enorme venerazione. Nel 1624 i portoghesi distrussero il tempio sulla scogliera e lo precipitarono in mare compreso il sacro Lingam, che lì giacque fino al 1962, quando fu avvistato e recuperato da un gruppo di sommozzatori, di cui faceva parte anche lo scrittore Arthur C Clarke (che descrisse la scoperta nel libro The Reefs of Trapobane).
Tutta questa dotta introduzione per dire che oggi mi sono fatto accompagnare in tuk tuk in quella zona davvero sacra al grande Mito, dove ora sorge il veneratissimo Koneswaram Kovil. Questo tempio ospita il ripescato in diretta dalla leggenda Swayambhu Lingam. Come potevo resistere? Almeno vederlo, toccarlo, fotografarlo per le amiche devote. Durante il percorso nel bel pomeriggio luminoso, pensavo a come è stato possibile che la prima volta nel millennio scorso, io e Giovanna (fanciulla peraltro assai sensibile, maestra e seriamente interessata al culto di ogni Lingam), venendo a Trinco non abbiamo visitato questo prestigioso Kovil (lemma che significa tempio hindù) il quale, ospitando l'antichissimo cimelio, è uno dei siti più sacri e famosi dell'isola.
Per arrivarci bisogna passare i soliti posti di blocco militari (oggi ho chiesto informazioni a una graziosa soldatessa dai bellissimi capelli che però non sapeva una parola di inglese, poi mi hanno gentilmente permesso di fare alcune foto, ma non delle strutture militari), perché il Kovil si trova all'interno del grande antico prestigioso Fort Frederich, fondato dai portoghesi, ricostruito dagli olandesi, poi britannico, infine sotto l'attuale giurisdizione militare singalese (l'ingresso monumentale, datato 1756, è guardato a vista da una ventina di armati). All'interno ci sono vari edifici, caserme, grande spazio è stato riconquistato dalla boscaglia, si vedono daini liberi. Procedendo in tuk tuk la strada sale di un centinaio di metri, l'ultimo tratto è colmo di bancarelle di ogni tipo, dalla frutta alle offerte. Bisogna togliersi il cappello e le scarpe, si giunge al tempio. Mi sono presentato a quell'ora perché sapevo che c'era una cerimonia e infatti era così. Intanto il mio driver (davvero amabile) mi spiegava, mi illustrava: le molte persone erano pellegrini giunti da ogni parte dell'isola; non solo indù, anche buddisti come lui e perfino cristiani vengono qui a onorare le divinità. Questo aspetto sincretistico l'avevo già letto sulla guida riferito ai cristiani di Sri Lanka, che andrebbero anche al festival buddista di Kataragama (non ci credo molto). Il driver mi assicurava che anche lui buddista venera le divinità indù e anche Gesù Cristo. Io ho precisato che per me invece esiste solo Cristo e nient'altro: la mia visita al Kovil è soltanto di tipo culturale, la religione non c'entra affatto, pur conservando rispetto e benevolenza per le persone che vedevo a mani giunte, assai serie, così coinvolte nelle cerimonie.
Le quali in effetti erano molto suggestive dal punto di vista spettacolare liturgico cromatico (mi astengo da qualsiasi ironia). Due celebranti, giovani sui 25 anni, alti, il torso nudo attraversato da un filo bianco, una veste quasi romana, ripiegata con molta cura che donava eleganza e solennità classica, volti adusi all'equilibrio, molto diversi dai monaci rapati buddisti, volgari, banali e quasi antipatici (mi riferisco soltanto alle apparenze). Procedevano con semplicità, seguiti dai fedeli, suonavano campanelli, trasportavano vassoi con piccoli contenitori di oli che versavano su varie statuette alte circa mezzo metro, nere di olio, vestite a colori sfarzosi, racchiuse in nicchie; intanto un musicante suonava malamente un tamburo. Gli addobbi avevano colori netti, belli, che ho fissato in immagini. Tutto molto curato. All'ingresso un grande cartello prega di portare più fiori possibile. I due sacerdoti avevano un volto dall'espressione assai complessa su cui tento di riflettere: non era affatto altezzosa, come avevo visto giorni prima al tempio del dente: dei monaci presumo autorevoli a cui molti baciavano la mano mi guardavano con un atteggiamento assente ma quasi di scherno. Non è la prima volta che mi capita, anche in Thailandia, in Cambogia, in Laos, questa è la mia sensazione ampiamente verificata. Forse perché i bianchi sono automaticamente associati al cristianesimo? Invece questi due guardavano tutti con rispetto, con seria bontà, vorrei dire con compassione se la compassione non fosse anche caratteristica del buddismo e quindi nel contesto inducente a confusione. C'erano varie statue del toro Nandi ecc. In fin dei conti anche noi abbiamo il bue e l'asinello (ma non li veneriamo). E il Lingam? Dov'è il Lingam del demone Rawana? Voglio vedere il Lingam!
Il Lingam non c'è (come il Dente). Chiedo a un sacrestano o peracottaro poco solenne del tempio, se posso entrare nel sancta per vedere l'antico Lingam: non si può, però è possibile fotografare. Non mi è chiara la faccenda. Mi dicono di aspettare. Dopo un bel po' sto per andarmene, ma proprio in quel momento l'apollineo-angelico sacerdote apre dall'interno una saracinesca laterale del sancta e mi fa segno di avvicinarmi. Sto per entrare, mi fermano in tempo con grida prima che commetta irreversibile sacrilegio (e mi facciano l'autodafé come a Candido); il sacerdote mi chiede la macchina, sparisce all'interno, non lo vedo più, presumo che scatti. Torna dopo un po', lo ringrazio e gli faccio un decente ritratto. (La macchina è nuova e non la so ancora usare molto. So tornare indietro solo di una foto, quindi non sono ancora sicuro di custodire un'immagine del misterioso Lingam. Cartoline non ce n'erano). [Ora ho acquisito le foto: quelle fatte dal prete sono talmente sfocate che non si capisce nulla].
Una persona degna di grande rispetto, con cui avrei conversato. Sono rimasto molto colpito da questi hindù, molto di più che dai bramini pedanda balinesi che conosco da decenni e spesso sembrano un po' casalinghi cialtroni. (Ma i balinesi sono rappresentanti di una magnifica umanità bambina e aurorale, di cui ci si può soltanto innamorare). Invece questi due sacerdoti mi hanno trasmesso un'alta idea del “sacro”.
[Naturalmente la religione non può fermarsi alle cerimonie popolari ovunque quasi folcloristiche, al versare acqua e olio su statuette varie, che non amerei nemmeno come oggetti di antiquariato (sebbene possegga una decina di antiche amatissime sculturette popolari in legno rappresentanti S. Antonio, superstiti souvenir di antichi pellegrini, ripescate in varie città europee).]
Concludendo: non ho visto un lingam.
Trinco, 14 luglio 2010
Il BF è ogni giorno migliore e i camerieri assai gentili. Mentre mangio guardo verso l'esterno attraverso le grandi vetrate. Non scelgo un tavolo verso il mare come sarebbe ovvio (sono sempre tutti vuoti) ma in un'altra zona dell'immensa sala. Il motivo è che da questa parte ci sono i fan e mi metto sotto uno di questi. Fuori vedo la piscina. Stamattina c'è solo una donna bianca che prende il sole. Ma c'è sempre anche un addetto con uno strumento che il primo giorno credevo fosse una grossa fionda, invece è una specie di piccola frusta, manico di legno sui 30 cm, fettuccia di tela o plastica azzurra di un mezzo metro. Lo tende frombolando la fettuccia, lo rotea velocemente al fine di spaventare le molte cornacchie, perché non facciano piombare i loro versi nella piscina. Si tratta quindi di spaventacornacchie umano. Ce ne sono a centinaia e anche soltanto i loro versi sono assai noiosi.
Stamattina al BF c'era la bellissima famiglia vista ieri in spiaggia: lui singalese, scuro, bell'uomo quarantenne con pancia di troppo, lei bianca coetanea, neutra, potrebbe essere australiana o tedesca. Due figlie di una bellezza straordinaria, hanno preso dal padre, una sugli 8, l'altra sui 12 (ma con atteggiamento più maturo), pelle cioccolato al latte molto chiaro. Parlano inglese. Sono filiformi. Ieri erano sulla spiaggia quando è giunta a riva una barca di pescatori. Che hanno cominciato a tirare le reti. Io ero a circa 200 metri assorto concentrato sul mare (come una certa suora buddista). Appena mi sono accorto mi sono precipitato a vedere la scena. Arrivato qualche secondo in ritardo, quando la rete coi pesci era già sulla sabbia e i curiosi fotografi facevano fitto capannello. Non mi è sembrato che avessero pescato troppo: in prevalenza delle specie di piccole sardine da 10 cm, col muso molto appuntito e un'appendice nasale, quasi da minuscoli pescispada. Di questi, che scintillavano al sole balzando di qua e di là (le molte cornacchie ne rubavano qualcuno), hanno riempito due ceste che hanno pesato sollevandole e poi riportate in acqua per lavarle dalla molta sabbia. Ancora: un solo pesce di circa un metro, altri più comuni sui 30 cm, che sono stati selezionati in un baleno. Diciamo in tutto due quintali. I pescatori erano una ventina, piuttosto vecchi e molto seri. La gente, locali e pochi turisti, era attirata da un pesce palla scartato (In India spesso i pescatori trovano nelle reti vari pesci da gettare via, e anche dei serpenti di mare velenosi di circa 70 cm, che uccidono subito e abbandonano sulla spiaggia come monito. In genere però questi serpenti non si avvicinano a riva a meno di un chilometro).
Una delle fotografe era una bella bionda nordica, perfetto sosia di Anna Falchi. Deve essere un tipo non voglio dire comune, ma caratteristico della Scandinavia, perché ne ho incontrate in altri viaggi almeno altre due identiche: una svedese e una danese. Questa, sui 20 anni, non soltanto era molto bella, ma aveva un linguaggio del corpo assai distinto. Il suo compagno era un coetaneo leggermente scuro di pelle, alto come lei, con capelli lunghissimi a crocchia, da freak in ritardo, piuttosto atletico e bello, come un apollino un po' banale. Poteva essere anche italiano. Quelle due o tre volte che li ho visti al BF (momento di aggregazione) lei era sempre impeccabile, dritta come una spada, con camicette ravissantes, pocotrucco, sandali costosi. Lui più casual, banalotto, distratto (Amore folle? Gigolò prezzolato?).
Dunque tuttioccupaticolpescepalla. Come un borseggiatore della beltà ho approfittato della disattenzione generale scattando varie foto e in questo frangente ho scoperto, ho riconosciuto questi due esseri straordinari. Chissà se loro lo sanno.Indossavano ambedue una lunga camicia, le gambe filiformi. Ma era il volto davvero unico. Non tento nemmeno di descrivere le loro singolari fisionomie. Probabilmente sono già delle piccole celebri modelle che viaggiano in incognito, oppure ho riconosciuto io la loro eccezionale bellezza. Se fossi famoso potrei presentarmi ai genitori, conquistare la loro fiducia, realizzare delle immagini sublimi, condividerle col mondo intero, anche con il nostro volgare, che certo non le merita...
Colombo, 16 luglio 2010
Avrei voluto recarmi a Jaffna, la capitale Tamil, tuttora, presumo, presidiata dalle truppe singalesi; descrivere quell'atmosfera rarefatta, irreale, giocare anch'io all'inviato speciale di guerra (finita), come certe involontarie scemone, o certe giornaliste verrucose, sia quelle fesse rapite, sia quelle obese (famose soprattutto per aver presentato a piè di lista, al giornale non florido, la “Madre di tutte le note spese”). Sento dire che i Tamil mi avrebbero ricevuto con molta cordialità. Ovviamente la popolazione normale nulla ha a che vedere col terrorismo. Quindi sono i singalesi che non vogliono. [Noto tra parentesi che le popolazioni Tamil vivono in Sri Lanka da prima di Cristo].
Ma non si può, o meglio: i bianchi possono andare, con un volo interno, soltanto previo permesso del Ministero della Difesa. Ho tentato di ottenerlo, perdendo diverso tempo e beccandomi delle scalmane di caldo insopportabile; forse avrei potuto, con l'aiuto di un autorevole medico di Colombo, amico di Maria Pia S. (giovane dottoressa vicentina, lei sì gentile volontaria in Tibet, e villanamente bistrattata dai miserabili cinesi).
Siccome devo tornare a Colombo, perché il mio volo di rientro parte da lì, vedremo di fare il possibile.
Luciano Troisio
Per approfondire: TROISIO in Lankelot
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Trincomalee, 12 luglio 2010,
Trincomalee, 12 luglio 2010, tardo pomeriggio. Stamattina visitato il cimitero di guerra di Trinco. Circa 600 caduti nella seconda guerra mondiale, specie durante un'incursione giapponese sulla baia. Molte nazionalità europee, in prevalenza inglesi. Ci sono anche quattro italiani. Tutto in ordine, come in un giardino, molti fiori.
[troisio] nuovi reportage,
[troisio] nuovi reportage, ultimo atto di questa serie:). Buona lettura.
Per approfondire: TROISIO in Lankelot
[lucien] aspettiamo i nuovi
[lucien] aspettiamo i nuovi capitoli, allora. Fa buon viaggio, e grazie sempre per la condivisione artistica delle tue esperienze.
[Troisio] ho letto tutti e
[Troisio] ho letto tutti e tre i reportage, al solito pieni di particolari curiosi e interessanti, alla prossima! :)
[Troisio] andando indietro
[Troisio] andando indietro nell'estate, ho trovato questo réportage. E dal commento di Marina ho capito che non è il primo.
Ok, vado ancora un po' a ritroso.
Ma si sa almeno cosa raffiguri il Lingam? :)