Troisio Luciano

Reportage da Timor Est - V di V

Autore: 
Troisio Luciano

Dili, 21 luglio 2011. La Madre Superiora prof. Guilhermina Marçol, persona d’alto rango sempre occupatissima, mi ha gentilmente concesso vari colloqui. Inoltre sono sempre stato alla sua destra in refettorio, e quindi ho potuto farle molte domande cui lei ha risposto puntualmente e molto sobriamente in italiano/portoghese/inglese. È una donna che parla pochissimo, come tutti i timoresi. I quali hanno un carattere molto fiero, semplice, di profondissima fede cattolica.  A Timor Leste non esiste nessuna minoranza religiosa (ma questa compattezza è inficiata da profonde rivalità etnico-politiche). La lingua Tètun, di origine maleo-polinesiana, usata per secoli come lingua franca, è talmente semplice e primitiva che non ha nessuna parola per i convenevoli, e fino al secolo scorso non aveva una sua forma scritta codificata. Ha assimilato molti lemmi portoghesi (obrigado, favore, ecc.)

Ho verificato molti dati su Timor Leste in rete. Mi sono reso conto che i materiali, peraltro striminziti, sono spesso discordanti, e che non esiste una descrizione univoca dei fatti. Sono però convintissimo che quanto narratomi dalla Superiora, una delle poche persone davvero informata, per quanto riguarda i fatti, sia la verità, pur vista dalla parte timorese. Li riassumo.

La Fondatrice dell’Ordine è Santa Maddalena, Marchesa di Canossa, (discendente della più nota Matilde, vissuta nel medioevo). Nata a Verona il 2 marzo 1774, ivi morta il 10 aprile 1835. Le suore canossiane rappresentano circa il 50 % di tutte le religiose timoresi. Sono quasi tutte indigene. I Portoghesi giunsero a Timor nel 1515 introducendo il Cattolicesimo. Timor ha fatto parte per secoli delle diocesi di Goa, o di Macao. Nel 1954 si è costituita la diocesi di Dili. Unica chiesa antica rimasta: S. Antonio a Mataia. Timor nel secolo XX ha subito 5 furiose distruzioni. La religiosa bresciana Erminia Cazzaniga, assassinata nel 1999, ha vissuto direttamente tutte e cinque le distruzioni, e le ha raccontate alle Sorelle.

Quando nel 1975 i Portoghesi abbandonarono la colonia, l’opinione pubblica era divisa tra chi voleva l’Indipendenza immediata e chi l’integrazione con i Portoghesi o con gli Indonesiani. Scoppiò una guerra civile, che durò fino all’invasione da parte dell’Indonesia (7 dicembre 1975) la quale occupò il territorio fino al 1999. Ci furono migliaia di deportati e molti oppositori sparirono. Durante i 24 anni di occupazione l’Indonesia eliminò circa 200.000 persone su una popolazione di 900.000 abitanti (fu duramente condannata dalle Nazioni Unite). Orrendi dati tutti da verificare, ma l’Indonesia non è nuova a massacri inauditi anche dei suoi stessi cittadini. Basti pensare alla “caccia al comunista” che nella seconda metà del secolo scorso fece circa 300.000 vittime, di cui 50.000 a Bali (gli Indonesiani, oltre a uccidere, costruirono a Timor molte strade, scuole, ospedali, case).
Nel 1999 arrivarono mille consiglieri dell’ONU (anche italiani), per organizzare un referendum. Il risultato fu: 75% per l’indipendenza, 25 per l’integrazione. L’Indonesia reagì duramente con distruzioni, incendi, massacri, uccisioni che andarono avanti per due mesi. Tra il 1999 e il 2003 seguì un periodo di governo transitorio sotto amministrazione ONU.
Il 20 maggio 2003 venne “restaurata” l’Indipendenza.

(Questo termine è usato per ricordare che già il 28 novembre 1975, pochi giorni prima dell’invasione indonesiana, un gruppo di intellettuali e militari aveva proclamato invano l’Indipendenza di Timor).
Nel 2006 ci fu una forte crisi politica: le forze armate si opponevano alla polizia con gravissimi disordini. La gente preoccupata cercava rifugio occupando il porto, l’aeroporto; cercò asilo anche presso i religiosi. 13.000 persone si rifugiarono presso i Salesiani, 1.500 presso le Suore Canossiane di Comoro, 800 presso le Canossiane di Becora, 23.853 presso le Canossiane di Balìde (tutti quartieri di Dili). In questa circostanza il Governo decise di chiamare le truppe ONU di Australia, Nuova Zelanda, Malesia, Portogallo. Tuttora esistono eleganti bianche gigantesche caserme fortificate con rotoli di filo spinato sui muri e giganteschi dissuasori antisfondamento. Ospitano oltre mille persone, appartenenti, pare, a 134 nazioni diverse (più probabilmente questa cifra esagerata comprende tutte le truppe che in vari periodi e circostanze furono presenti a Timor). All’interno delle caserme le aste hanno bandiere timoresi, australiane, neozelandesi, più quella celeste dell’ONU, che rappresenta tutte le nazionalità. Durante l’atterraggio a Dili si possono vedere schierati molti aerei bianchi delle Nazioni Unite e altrettanti elicotteri.
Gli uomini dell’ONU non sembrano essere armati; girano in lussuosi mezzi bianchi lucidissimi nuovi di zecca. A piedi appaiono tirati, distesi, pelle liscia, fotomodelli senza un capello fuori posto, suggeriscono un’idea di paciosa opulenza che a casa loro non avrebbero mai nemmeno sospettato per sé . Si capisce che hanno un’ottimistica visione della vita. Sembrano alieni appena arrivati in una riserva. Il finesettimana possono interrompere la dura inedia andando a Darwin, Bali, Singapore. Dolce vita del dolce far niente. Immagino che siano ben addestrati, e in genere di modesta cultura. Accettano i rischi di missioni internazionali (a Timor ora assai ridotti) perché ottimamente retribuiti. E così potranno farsi una bella casa. Ma intanto i rudi guerrieri proletari soffrono di ignoti sottili malesseri da classe media: noia, depressione, tristezza. È probabile che l’ONU abbia mandato anche psicologi e psicoterapeuti di sostegno.

Tutte cose note, ma invece viste da vicino appaiono assai diverse e peggiori. Credo sia interessante soffermarsi sulla funzione degli istituti religiosi dove il popolo si rifugiò, e specialmente su quello di Balìde.
La situazione del Collegio Canossiano di Balìde si presentò subito logisticamente assai complessa, perché in soli tre giorni si presentarono 23.853 persone, di ogni età e sesso (su internet i dati sono di molto inferiori: 8.000, poi corretto in 13.000. E’ probabile che la cifra 23.853 si riferisca a tutte le persone che sono state accolte in circa tre anni, molte delle quali in realtà si sono trattenute per periodi inferiori.
La superficie del Collegio è di circa 7.000 metri (quindi almeno tre persone per metro quadrato, ma alcuni edifici hanno due-tre piani); il che ha dell’impossibile. Come è noto la densità accresce l’aggressività, specie se si tiene presente che convivevano gruppi con opinioni politiche diverse, etnie rivali, addirittura scuole di arti marziali diverse (come nei filmetti di Hong Kong), che parlavano sedici diverse varianti dialettali della lingua nazionale Tètun. In questo tremendo bailamme le fragili suorine dimostrarono una eccezionale forza morale e organizzativa: anzitutto la madre superiora acquistò subito 50 tonnellate di riso, più olio, latte in polvere, zucchero e sale; preparavano direttamente mattina e sera il cibo in pentoloni pantagruelici, accudivano prima i bambini. Parecchi rifugiati, uomini e donne si offrirono spontaneamente per aiutare, perché questa situazione durò per ben tre anni, dal 2006 al 2009. Allestirono un severo regolamento: usare solo la “lingua” Tétun [una versione semplificata di questa lingua è tuttora parlata da tutti come Lingua Franca e compresa anche dai parlanti Bahasa Indonesia nella parte ovest indonesiana dell’isola; ma il 70% degli Est-Timoresi non capisce il Bahasa Indonesia], niente dialetti, nessuna discussione, nessuna lite, nessun disordine, pena l’immediata espulsione. Costituirono una ronda di controllo che ogni ora del giorno e della notte faceva il completo giro del campo. Pare che nessuno sia stato espulso.

Ovviamente non c’era un centimetro libero, sia negli edifici che nei giardini, dove tutti i cespugli, tutti gli arbusti, tutti i fiori vennero distrutti; resistettero le palme alte, i pochi alberi secolari). Il problema dell’igiene e dello smaltimento rifiuti era enorme. Molti stettero alle intemperie per almeno due mesi, quando il riso finì, e intervennero gli aiuti umanitari internazionali e privati. Allora la Croce Rossa fornì tende. Naturalmente, come sempre succede di norma dove la concentrazione umana è esasperata (vedi Cina e India), tutto venne sistematicamente distrutto: maniglie, porte, sedie, mobilia, oggetti, stoviglie ecc. Anche l’impianto idraulico e igienico fu messo completamente fuori uso. A tutt’oggi il Collegio, abitato da circa 150 persone, non è riuscito a trovare il mezzo milione di dollari necessario per ristrutturare l’impianto. C’è un grande serbatoio esterno nel giardino (che ora a stento ha ripreso a fiorire). Lì da un rubinetto si lava la biancheria, si riempiono pesanti secchie, o meno pesanti taniche con le quali viene rifornito ogni edificio. Ogni toilette ha un grande recipiente-mastello di plastica blu che viene quotidianamente riempito di acqua. La mancanza di acqua calda è un buon esercizio di mortificazione quotidiana. (A richiesta però viene fornita in secchie). L’acqua fornita non è potabile ma pulita, mentre quella dell’albergo Sebastiao da Costa era fangosa. Però ricordo che anche in altri luoghi, compreso ad es. il costoso Hotel Concorde di Kuala Lumpur, avevano paglierina acqua pessima, direttamente proporzionale alla miserabile spocchia verdastra del personale (quasi  tutto cinese).
[Questo sistema di tenere l’acqua in un mastello o giara esterna davanti casa, oppure in una vasca quadrata piastrellata in un angolo della latrina, non deve meravigliare più di tanto, perché è il sistema popolare che si usa quasi ovunque a sud del mondo (dove la gente è abituata a bere perfino dalle pozzanghere), e preferisce per necessità lavarsi non sotto la doccia, ma per aspersione gettandosi addosso l’acqua con un piattello. In genere ci si lava tuttora nei fiumicelli. Un grande mestolo sostituisce l’eventuale (assenza di) sciacquone. Anche negli alberghi di lusso, il turista occidentale nel bagno scintillante vede dei piattelli di plastica colorata e non riesce a capire a cosa servano. Perché gli indigeni, pur avendo a disposizione la doccia, continuano a lavarsi per aspersione, secondo usanze ataviche.

Alcune persone si ammalarono, altre si erano presentate già affette da gravi sindromi. I decessi furono 15. I matrimoni celebrati 250. Nacquero 5 bambine e 160 bambini. Si pensa che la grande sproporzione tra i sessi sia dovuta allo stress (?). Una funzionaria della Croce Rossa, francese residente a Roma, conosciuta a Dili, non conosceva questo particolare. Lei se lo spiega con la giovane età dei padri, che influirebbe sul sesso del nascituro. Io lo trovo uno sbeffeggiamento per tutti i saccenti infallibili studiosi di statistica. Ma forse le condizioni di terribile incertezza e del continuo pericolo di vita, potrebbero aver influito sull’inconscio delle madri, che avrebbero preteso un maschio guerriero, come difensore della famiglia. (Ho detto anch’io la mia stupidaggine). Un’amica medico non ha esitato a dichiararmi che sicuramente molte bambine sono state soppresse alla nascita (!)

Quante storie ci sarebbero da raccontare, in libri, in film: tragedie, incontri, storie d’amore, mancanza di un minimo di intimità (come succedeva da noi nel 1945 nei centri di raccolta profughi (anche a Cinecittà). Speriamo che qualche intellettuale timorese ci pensi. Altrimenti tutto andrà perduto.

Dal secolo XX la lingua Tètun ha una letteratura scritta. Nel 1902 il missionario gesuita portoghese Apolnario Aparicio ha tradotto il Catechismo in Tètun. Nel 1978-90 sono stati pubblicati i dizionari Tètun-Inglese e Tètun-Portoghese. Nel 1979 circa la metà della Bibbia.
Nel 2000 una grammatica della lingua Tètun.

Non esiste una biblioteca nazionale. Le librerie nella capitale sono pochissime, esigue e hanno soprattutto volumi in Bahasa Indonesia. Non esiste nessuna guida di Timor, né una mappa della capitale. Tutto è molto costoso, le merci sono poche e assai mediocri. Timor deve importare tutto, esporta solo caffè. Pare che ora ci siano ricerche petrolifere. L’Eni ha nella capitale una sua vasta sede. Timor è il secondo paese più costoso del mondo dopo gli USA (i paesi europei vengono subito dopo). I turisti sono pochissimi. Non ci sono monumenti da visitare. Ci sono belle spiagge (costose) dove fare attività subacquea.
Timor ha 16 Università private gestite da timoresi e un’Università statale. Suor Guglielmina è professore ordinario di Lingua portoghese e inglese, nonché presidente del Consiglio dell’Università Statale di Dili.
Ricopre anche altri ruoli importanti civili e religiosi, e credo sia una delle personalità intellettuali più autorevoli di tutto lo stato.
Le Canossiane sono rispettatissime dal popolo, che le ama. Spendono tutte le loro energie per la promozione della donna.

Luciano Troisio

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Commenti

[timor] Dal secolo XX la

[timor] Dal secolo XX la lingua Tètun ha una letteratura scritta. Nel 1902 il missionario gesuita portoghese Apolnario Aparicio ha tradotto il Catechismo in Tètun. Nel 1978-90 sono stati pubblicati i dizionari Tètun-Inglese e Tètun-Portoghese. Nel 1979 circa la metà della Bibbia.
Nel 2000 una grammatica della lingua Tètun....

[Troisio V-Timor Est] Mi

[Troisio V-Timor Est]

Mi ricordo delle notizie che arrivano qui da Timor est durante la guerra civile, si parlava delle difficoltà, della povertà e della presenza dei cattolici. Certo, una cultura che non viene tramandata.....rischiano di perdere tutte le notizie davvero.

Lode alle canossiane comunque, per la loro opera in questo paese.

A presto, Luciano! Fatti vivo!

 

(troisio) O Rara Avis (in

(troisio) O Rara Avis (in gurgite vasto),

mi accorgo soltanto ora del tuo messaggio. W la Befana che certo ti avrà portato ogni bendiddio. Qui difficoltà a trarre conclusioni anche provvisorie, cibo mediocre, noia e tremenda mediocrità olistica. Il fatto è che proveniamo da uno dei paesi più importanti e migliori del mondo. (Quindi cosa vuoi aspettarti?) 

Beata te che non hai un minuto di requie!

[Troisio] Ciao

[Troisio] Ciao Luciano!

Veramente da svariati anni sono io a fare la Befana.....finché ha potuto mia mamma mi preparava la calza, bei tempi. Dicono che la faville quest'anno girino verso est e siano di non buono auspicio, per forza, con la crisi che c'é.

Dopo il Capodanno numeroso a casa mia, adesso c'é un po' di tregua, ma si riparte a brevissimo, vedrai. A presto! Resisti alla noia.

[troisio] professor, ti

[troisio] professor, ti prego, scrivi anche di letterati e di letteratura. Siamo tutti qua ad ascoltarti con gioia. Scrivi qualcosa su Ruffato. Scrivi qualcosa su Zanzotto. Scrivi qualcosa su Vanni Scheiwiller. Dai. E su Bartolini, ancora. Dai.

[troisio] Mi pare di essere

[troisio] Mi pare di essere una fonte inaridita, però sono attratto dal dibattito sulla poesia contemporanea. Provenendo da un altro millenio, devo tener conto del fattore anagrafico/storico. Le nuove generazioni che non hanno subito la pressione della Neoavanguardia, non sono interessate a un modo di poetare che si opponga (per nausea e necrofobia) ad essa. Non è chiaro se sappiano abbastanza sull'impossibilità (presunta) di comunicare. Vedremo.

Cara Marina, oggi ho assistito alla partita Don Bosco>Vietnam: 1 a 0.

[troisio] comunicare è sempre

[troisio] comunicare è sempre possibile. essere compresi è sempre difficile.

[troisio ] Recuperati tutti i

[troisio ] Recuperati tutti i Reportages della Vigilia nell'ultimo giorno ormai di feste. Descrizioni sempre interessantissime di zone del mondo in genere piuttosto sconosciute. Mi fa piacere sapere delle canossiane, della loro presenza e del fatto che siano accolte bene.


Parli di un modo ancora più lontano del solito, e leggo con vivo interesse di questi luoghi visti attraverso il tuo occhio ironico ma attento e perspicace. Sembra la descrizione di un altro pianeta e mi lascia molti interrogativi, soprattutto la sensazione che le disparità (non solo economiche, ma anche culturali, orserei dire umane) fra il nostro mondo e questo "altro mondo" non possano lasciarci indifferenti.

[troisio] Confesso che è

[troisio] Confesso che è stata una sorpresa anche per me, che all'inizio ero spinto dalla solita "curiosità". Bisognerebbe aiutare direttamente. Non alludo a denaro, ma ad es.: tu che sei un'esperta di biblioteche, che ne dici se chiedessimo a qualche Fondazione (Agnelli) di inviare libri alle Suore, oppure a una costituenda Biblioteca? Mi meraviglio molto che le truppe ONU, con tutti quei lardosi ufficiali nullafacenti non ci abbiano ancora pensato.