Il Sakal di Sihanoukville (Cambogia occidentale) è un alberghetto modesto, pulito e amichevole, quasi sempre full, con annesso ristorante e abbeveratoio. Ho mandato un'e-mail a E. che era già lì; mi ha prenotato l'unica stanza libera. Grande, non luminosa, abbastanza silenziosa. Si vede il canale Rai. Le canne del cesso si sono rotte due volte, la prima volta nel cuor della notte, allagando tutto. Sulle prime credevo che fosse il solito scroscio tropicale. Quando mi sono reso conto che l'acqua sarebbe presto esondata dal bagno, ho messo le valige sul letto, sono uscito scalzo in bermuda, e sono corso al bar. C'erano i soliti bevitori insonni. Ho avvertito il vigilante della sicurezza, che non ha capito nulla. Allora mi sono rivolto al gestore che ha mandato un famiglio. È scattata subito la protezione civile. Alle 5.30 era tutto risolto e asciugato. Il Sakal può fornire anche aria condizionata, ma non acqua calda (come del resto tutte le guesthouses della zona nord, detta Victory hill). Si trova alla fine della piuttosto ripida discesa che, dalla sterrata strada dei ristoranti e bar con fanciulle -ce la mette tutta e però non riesce ancora ad essere malfamata- mena alla spiaggia omonima, dove troneggia un capannone-hangar faraonico, che protegge un grande aereo Iliùscin (immagino che l'avranno portato con una nave russa). Fuori è scritto aeroport. In realtà si tratta di un bar gestito da russi, e il logo della Aeroflot è stato non eliminato, ma ampiamente modificato nella grafica della falce e martello: quasi mutato in faccina (l'equivoco comincia da qui). Ci sono molti russi. Come sappiamo la Russia comprende una infinita parte asiatica, ha lunghissime coste siberiane a nord del pianeta, le peggiori, le più glaciali, sfortunate e disertate del mondo. Naturale quindi che abbia sempre teso verso sud, premendo su Afganistan e Iran, a uno sbocco verso i caldi oceani (senza mai ottenerlo). Navigando da Vladivostok, costeggiando i mediterranei nipponici prima di sbattere contro la penisola di Malacca, è normale giungere a risalire il golfo del Siam. Probabilmente sono stati anche favoriti dai vecchi legami di collaborazione con i regimi (fino a poco tempo fa, o tuttora) di tipo comunista.
E infatti qui i neoricchi ora democratici hanno già comperato terreni e immobili nei dintorni, gestiscono alberghi e ristoranti. Uno si chiama Snake House, ha molte teche di serpenti e una sera, non potendo scegliere altro tavolo, abbiamo mangiato a fianco della piscina con aitante coccodrillo legato a una catena che a un certo punto, mentre gioivo dell'ottimo sashimi fuori budget, mi ha costretto a darmela a gambe, essendo improvvisamente rumorosamente uscito dall'acqua e venuto ad adagiarsi a un metro dalla mia sedia tra le risate dei clienti. (Poi mi sono fotografato con lui sullo sfondo, e la targa “pericolo coccodrilli, non nuotare”). Ci sono anche molti cartelli solo in cirillico. Incredibilmente hanno ottenuto dalle autorità cambogiane il permesso di costruire un sacrilego ponte da stretto di Messina (tuttora incompiuto. Speriamo che gliel'abbiano bloccato, ma ormai...) verso un'isoletta di loro proprietà dove c'è un albergo che si mormora costi 3.000 dollari a notte. Si vedono in giro alcune eleganti tardone russe biondo platino assai sussiegose, sugli antanove, ancor appetibili dai gerontofili, con resti di una bellezza passata ma non trascorsa, e con cattivante sicumera da padrone del vapore; forse ex-granduchesse del soviet. (In spiaggia mi accade talvolta, ma raramente, di essere distratto da giovani callipige dai lunghi capelli biondissimi vaporosi ventosi botticelliani. Non sono australiane né tedesche, ma russe. D'altronde a loro sono ormai abituato anche in patria: accanto alle mature stoppose slave sformate slavate volgari, ci sono belle vellutate ragazze moldave ukraine antipatiche, che parlano uno scadente italiano senza articoli, e quindi senza preposizioni articolate; le clandestine che preferisco, anche come badanti, nonostante la loro tendenza a evirare).
La zona della spiaggia Victory, la nostra (ma io ci vado raramente: preferisco scrivere in camera), è semideserta, ha vari ristorantini tutti contigui con sdraio sulla spiaggia smangiata e, più indietro, tavolini coperti da un vasto padiglione, con poltrone e divani in rattan, corredati di comodissimi e signorili cuscinoni. È frequentata soprattutto da pensionati, da vecchie desolanti bianche in audaci bikini. Anche da qualche tribù di cinesi brambilla in vacanza, impegnati a sfoggiare la loro idiota ricchezza. Si portano tutto da casa, anche il fornello di terra refrattaria, i tremendi panini al vapore; dal ristorante comprano le bibite per le bambine e le birre; le matrone fanno boccuccia e trattano i camerieri come subumani. Parlano come rane a voce altissima una lingua-dialetto che non è il mandarino. Mentre mangiano a un metro da noi si fanno lavare i piedi, ecc. C'è anche uno scrittore francese rosso di capelli, sui 70 ben portati. Ha preso (purtroppo) in simpatia E. e viene a chiacchierare spesso con lui, che parla un disinvolto francese maccheronico. Forse lo scrittore intende descriverci come macchiette italiane e si documenta. Ha abbandonato Parigi e ora, in attesa del successo mai giunto, si è ritirato nella Camargue. Scrive a penna su un quaderno, spesso lo lascia aperto e va a bagnarsi. C'è un'altra disgrazia: si tratta di due rimpresciuttite francesi in bikini, che con astuta manovra avvolgente sono riuscite in un paio di giorni ad avvicinarsi per gradi e tavolini, al loro connazionale, che ora risulta assediato e deve sopportare la mitraglia Blekedeker delle due pinzochere urlanti per ore, senza soluzione di continuità. Tanto che a volte se ne va. Il termine al primo posto nel loro lessico di frequenza è enfants. Passano belle adolescenti aborigene con panieri di frutta sulla testa, passano mendicanti con bastoni, passano venditori di occhiali, bambini delle lattine vuote. Noi attendiamo la signora dei calamaretti. Ce li cuoce al momento: 5 un dollaro. Prem significa 5. E' l'unica parola khmer che ho imparato, ma so che grazie è quasi identico al thai Kapkumàkh. Un'altra donna passa con le canocchie cotte, di un bel colore aragosta invitante: 5 costano due dollari. Ambedue le signore ci fanno una delicata salsina al limone.
E. ci beve sopra alcune birre. Poi si stende sul divano e dorme russando fortissimo, tanto che, se qualche tavolino è libero, mi allontano. Sta benissimo, sembra felice, un vero dandy malgré lui, che si configura come il mio opposto simmetrico. Mi indispettisce la sua tranquillità, invidio il suo apparire appagato. Saranno le birre? Se ne va in giro da solo per sei mesi l'anno, non è mai stanco, è comunicativo, paciocca, sorridente. C'è anche qualcuna (prezzolata) che lo punta.
Il ristorantino ha una conduzione familiare. La padrona è una sveglia, ancora giovane e snella; la figlia adolescente è molto carina, ma capisce pochino. Avrà preso dal papà. Forse pensa ad altro. Meglio sposarla al più presto e liberarsene, per il bene dell'azienda. Le donne sembrano avere una preponderante parte attiva in tutta la Cambogia. Si danno da fare in spiaggia, dirigono, corrono in moto di qua di là, i mercati sono al 95% femminili, gestiscono alberghi e ristoranti. Parecchi uomini si vedono spesso in amache, stravaccati e riflessivo-contemplativi. Il popolo cambogiano ha in genere la fama di pigro. Ha esaurito le grandi energie durante l'impero Khmer.
Il Sakal è vicinissimo al mare, e al punto dove da un molo partono piratesche barche per turisti. È un posto full di bianchi. Pochi giovani. Moltissimi anziani in prevalenza anglofoni, ma anche tedeschi [a Bratislava le studentesse mestamente chiamavano la loro città: il Capolinea. C'è un nesso]. Il Sakal potrebbe essere per molti il Terminal, o come si dice a Venezia: Fondamenta degli Incurabili. Più affettuosamente: il Reparto Lungodegenti. Alcuni sono qui da anni. Ormai con la loro pensioncina si sono sistemati. Il bar coi trespoli è aperto no stop anche tutta la notte, ci sono parecchi restless nottambuli, si beve a tutte le ore; in prevalenza birra locale alla spina di marca Angkor, non eccezionale, ma anche superalcolici di bassa qualità, mediocri imitazioni delle solite grandi marche, anche italiane (Martini, Campari, Cinzano, Liquore Galliano).
Sihanoukville è l'unico vero porto della Cambogia: tutto è sempre passato di qua, traffici, armi, merci, auto proibite con guida a destra importate di contrabbando dalla Tailandia; l'alcol non costa nulla: al tavolo una birra mezzo dollaro, un superalcolico un dollaro. Per i bevitori è un economico paradiso. Molti sono alticci già alle nove di mattina, ma è raro vedere veri ubriachi. E comunque si rifugerebbero a dormire nelle loro camere. E. ci torna da anni; beve una decina di birre al giorno, oltre a tre quattro rum (più quelli che si scola dalle private bottiglie nel segreto della sua cameretta). Non posso affermare di averlo mai visto ubriaco e nemmeno brillo. Sessantanne che ricorda perfettamente cosa si può combinare con una ragazza, lucido e abbronzatissimo, massiccio brevilineo muscoloso, con rosee guance alla culo di bimbo senza una ruga, si limita spesso a staccare qualche bestemmia come rancorosa chiosa al mondo boja: ha studiato dai preti quindi è diventato comunista. Ha una lunga esperienza di gestore Arci sezione braciole, e ha pure diretto una fonderia. Si trova talmente bene che è al Sakal da due mesi, servito e riverito come uno dei migliori e più giovani clienti; sa rendersi simpatico. Ha problemi di visto (ma abbiamo incontrato due pensionati triestini che ci hanno assicurato che si può ottenere quello da business che vale sei mesi). Ora va a Kuala Lumpur, poi in Tailandia e quindi torna in marzo ancora qui. I voli costano pochissimo. In questo modo evita l'inverno padano, i suoi acciacchi. Essendo pensionato se ne sta a lungo in giro al caldo, vede molte cose perché ha ancora la voglia di affrontare lunghe trasferte e disagi. In più risparmia rispetto alla Lombardia. Nonostante il buon clima ha un costante doloretto alla scapola destra. (Io invece, che a casa avevo continui mal di schiena, per il momento sto benissimo anche senza panciera).
[Sul fatto che molti turisti tornino frequentemente nei paesi del Sudest Asiatico, le sottili inviate condominiali di RadioSherva (che si vantano di tenere tutto l'anno una vetusta roulotte scassatina a Bramasole di Sotto), hanno giudiziosamente aperto una meticolosa sacrosanta inchiesta: perché questa sospetta perseveranza? In sinergica combutta con le laureate in pedagogia, con le fernet-dipendenti casalinghe disperate mie acutissime lettrici, dopo aver letto Eva Quattromila sospettano che ci sia sotto qualcosa di innominabile, pruriginoso, vizioso-sfizioso e depravatissimo. Se comprano il mio libro sarebbe inutile e dannoso deluderle. Quindi fingiamo che sia vero e diamo corda al loro invidioso prurito. D'altronde nemmeno io sono immune da gossip-rumors di pianerottolo e banco salumi. Io e Silvio, più tentiamo di negare e più siamo vittime di inqualificabile fumus persecutionis. Naturalmente non ho i mezzi per gareggiare assieme a tale compagno di merendine, e nemmeno me lo sono mai sognato. Quindi ho deciso di ignorare e anzi parzialmente accontentare l'orizzonte d'attesa delle sillogistiche colf.]
Sihanoukville è una sicura location di traffici illeciti. Tralasciando alcol e droga, limitandoci al sesso, il più banale è la prostituzione. D'altronde: si è mai visto un porto senza prostitute? La città è la seconda della Cambogia (la guida Routard afferma che è la terza, dopo Phnom Penh e Battambang), negli ultimi anni è molto migliorata, sono stati costruiti molti begli edifici, case e ville di lusso, futuristici ottimistici alberghi (vuoti), ci sono almeno 4 eleganti casinò pieni di neon policromi; mi dicono che le discoteche sono molto aumentate di numero. La capitale è lontana 3-4 ore di auto, le strade sono in buono stato, com'è strategicamente logico che sia tra la capitale e l'unico porto, corredato da una delle poche belle spiagge del paese. Il decollo economico è legato alla finora dilazionata realizzazione di un aeroporto internazionale che dovrebbe, nelle intenzioni, portare finalmente turisti danarosi, invece di poveri pensionati terminali e ragazzi squattrinati. (Ci penseranno i lestofanti russi?). Nel frattempo, nelle more, ogni fine-settimana arrivano pullman stracarichi, le spiagge sono affollate di borghesucci della capitale. Il paesaggio è collinare, e anche le strade, verso il centro lontano alcuni chilometri dalla costa, si snodano in ampi continui dolci avvallamenti (che ricordo di aver visto in TV negli anni Settanta, in zumate riprendenti motorini guidati da ragazze). Si vedono qua e là erratici massi scuri. Le spiagge sono spezzate in varie baie da piccoli promontori. Ce ne sono almeno quattro-cinque. La più famosa e frequentata si trova verso sud e si chiama Ochheuteal.
A un centinaio di metri dal Sakal c'è il monumento al Vietnam (che è intervenuto per sconfiggere i khmer rossi). Ora l'hanno restaurato e il giardino tutt'intorno non è più la giungla di prima. Un lato del nostro bar dà sulla strada. È diretto da un inglese, marito della donna che rifà le camere. Hanno un bambinetto di 5 anni. Alle sei di mattina se ne va a letto. Poi nel primo pomeriggio viene in spiaggia da noi col bimbo. Davanti al bar ci sono quasi ininterrottamente moto e tuk tuk in attesa. Pare che sia una copertura: in realtà sono spacciatori che guadagnano benino. Soprattutto erba anche forte. Tra i clienti ci sono italiani ultracinquantenni, grandi intenditori. Gigi si è appena comperato per cinque dollari una scatolina di legno tonda. Non è facile trovarla. All'interno è provvista di file circolari di chiodini: si mette l'erba dentro, la si richiude e si gira; l'erba si sfilaccia ed è pronta da mettere sulla cartina. Qualche volta passa la canna a E. che non fuma, ma non disdegna un tiro.
I bevitori che sono anche fumatori si distinguono facilmente per l'espressione spesso addormentata rincretinita. Gigi invece appare quasi sempre disteso, lucido e stupefatto-ridente. Parla poco. Non abita da noi, ma più a monte. Spende di meno per la stanza, però tiene costantemente a disposizione una moto con cui gira di continuo, anche di notte. A volte va a dormire alle cinque. Invece Daniele addirittura potrebbe ricordare un maestro dell'involontariato, avvolto in nebbiolina un guru non privo di fascino, nonostante abbia fatto il muratore. Parla spesso con gli altri due in dialetto lombardo-gallo-padano, fiorito di frequenti U e di E, cosiddette turbate (che noi veneti non abbiamo, dato che siamo sempre stati acerrimi nemici dei galli e alleati dei romani da Brenno a Bossi). Aveva una famiglia, una moglie, una figlia. Ora ha venduto la casa. Quindi quando torna deve farsi ospitare da amici, ma non è affatto insistente o una piattola, anzi ha una certa ritrosia a chiedere. Temo che a lungo termine sia candidato a dormire sulle panchine. Tenderebbe a dare consigli filosofici non peregrini (che alludono a ciò che, secondo me, si può risolvere senza difficoltà comportandosi all'opposto). Deve tirare avanti fino a maggio, quando gli si liberano 40.000 euro; poi ne avrà a sufficienza per qualche anno. In seguito si vedrà. Non è affatto uno che risparmia, che ha un cosiddetto prestabilito budget (come dovrebbe necessariamente programmare un globetrotter homeless jobless restless, alias: clochard barbone, viaggiatore perpetuo), anzi tende a spendere. Chi non la misura non la dura, come succederà anche a molti altri fessi scialacquatori alla grande, cicale che poi non credo potranno invocare la legge Bacchelli, perché in tutta la loro insulsa vita hanno fatto pochino per sé e per gli altri. Ma sospendo il giudizio). È appena rientrato dall'Italia, dove pare sia andato per sbrigare alcuni affari burocratici. Ha portato vari regali (ho intravisto una stupenda mezza salama oltre-Po) al suo amico Bruno, che da qualche anno gestisce sulla hill una guesthouse con annesso notevole ristorante italiano (il Green Mood), di buon livello e a prezzi modici. Carbonara, Matriciana (sic): 3,5 dollari. Bruno gli tiene anche i soldi, insomma è un riferimento affidabile. Daniele vaga senza nessuna meta da un locale all'altro, anche in moto. È imprevedibile ma non antipatico. Anzi ha un suo freak riservato codice di comportamento quasi aristocratico. L'ho casualmente incrociato spesso perché viene come tutti all'abbeveratoio del Sakal. È solo. Mi saluta e io vado a parlare con lui. La conversazione è subito intensa, ed è altrettanto rapida nella sua conclusione. In fascia oraria appare rimbecillito, ha gli occhi gonfi quasi chiusi, è ancora un bell'uomo. L'età apparente è sui 50 anni, non è affatto uno stupido, somiglia un po' a Paolo Conte. Quando è più sobrio dà giudizi cauti e positivi, l'ho visto preoccupato di restituire piccoli prestiti, 30, 20 dollari, a italiani che gli rispondono che non c'è nessuna fretta, che per il momento non ne hanno bisogno. Gode quindi di un suo “credito sulla parola” (lo si studia anche in economia).
Mi soffermo a parlare di Daniele perché sono molto colpito dalla sua enorme probabilmente irreversibile destrudo. Mettendo su una scelta equipe di specialisti e psichiatri a tempo pieno, penso che con un (lungo e difficile) lavoro di squadra, in capo a un paio d'anni forse lo si potrebbe ancora parzialmente recuperare, redimere, riportarlo alla sua sana italica vita di senzatetto muratore in cassa integrazione, magari iscriverlo al PD, dargli insomma un formidabile appoggio e un nobile o decoroso scopo nella vita (di m.).
Consiglio disinteressato ai tutti i cassintegrati con almeno 700 euro al mese: venite a vivere a Sihanoukville; mangiate e bevete da papi e il clima, nella stagione secca, è ottimo, tra i 25 e 29 gradi. Probabilmente riuscirete anche a risparmiare qualcosa. Viaggiando non è affatto raro incontrare persone di infinite nazionalità, non solo quindi obesi occidentali, che si dimostrano assai interessanti per giornalisti, fotografi, cameraman, scrittori, rubagalline, sciacalli e predatori di ubriachi-fumati, che poi venderanno a peso d'oro le loro intuizioni e realizzazioni, seguendo, fotografando, sfruttando, offrendo birre, cicchetti. Ma i soggetti sono scontrosi, difficilissimi da avvicinare. Daniele è il più interessante ma non l'unico: tutto il Sakal è un ospizio geriatrico. C'è il solenne barbuto, c'è il calvo che si annuncia con un raro pastorale da solenne archimandrita, privo anche di età (tra i 70 e i 40), forse con seri problemi a una gamba; ci sono gli accaniti giocatori di biliardo, gli allegri conversatori. In genere hanno un loro comportamento insulso-decoroso da insignificanti. Non si potrebbero definire dei falliti, perché per fallire bisogna prima avere qualcosa. Le giovani cameriere brevilinee, non brutte, sono affettuosissime con tutti: salutano calorosamente tutte le volte che ci incontrano (come anche in Myanmar, meno in Tailandia), ci danno pacche sulla schiena, ci massaggiano le spalle chiamandoci papà. Ho parlato con alcune di loro: prendono un discreto stipendio di 60 dollari al mese più vitto e alloggio. La sera alle 19 arriva un pulmino e ne porta parecchie alla lezione di inglese. Il corso costa 8 dollari al mese. Riservano 15-20 dollari per le spese personali. Quindi riescono a risparmiare circa il 40% dello stipendio. Direi che nel gramo panorama non se la passano male, nonostante non abbiano nessun giorno libero. Anche il padrone, per metà cinese, è molto cerimonioso con E. e con me (che godiamo di grande considerazione). La figlia meno: è consapevole del suo alto status, sebbene sia molto più bruttina delle cameriere.
Nota sulla cuoca giovane: proprio bella, sempre sorridente, fuori orario si presenta vestita con molto gusto. Un po' matta. Se avessi 50 anni di meno mi darei da fare. Spesso arrivano anche coppiette di ragazzi, con tutta la vita davanti. Si fermano poco, direi che si spaventano e se la battono (pensando: ecco come finiremo!). I veri clienti sono tutti canuti solitari, ben lavorati dalla vita. Dozzinali magliette e casual bermuda azzerano le eventuali classi. Ognuno avrebbe una saga interessante. Chissà se accetterebbe una certa condivisione! Di cedere il suo diario personale. Me lo chiedo da circa 20 giorni. Finora ho sempre pigramente dilazionato e non ho scritto una riga, anche perché non è affatto facile farsi raccontare, in periferico inglese slang, le storie private.
Pare evidente che moltissimi, non sapendo più che fare, hanno un bel giorno “deciso di morire”, e in attesa, attraversando i territori (ancor dell'avventura, ma soprattutto) della definitiva perdita, si lasciano vivere. Parlando con loro, soprattutto ascoltando le preziose confidenze di (loro) conoscenti, si potrebbero conoscere calvari tradimenti reati fughe. Qualcuno avanza l'ipotesi che parecchi abbiano conti in sospeso a casa, con la giustizia, con la moglie, che siano fuggiti con la cassa, che siano in incognito, che abbiano uno dei famosi timbri sul passaporto, che impediscono di entrare in Asia (molto più probabilmente si tratta dei soli paesi dell'ASEAN. Io personalmente ne ho sentito parlare spesso, ma non ne ho mai visto nessuno). Ci sono anche altri europei che hanno affittato un appartamentino con cucina, e vanno a fare la spesa, comperano le verdure, i peperoni. Nei supermercati c'è la pasta Barilla, l'olio, i pelati, il Parmesan, l'aceto balsamico, i sottaceti, le acciughe, i savoiardi Vincenzi, il latte a lunga conservazione, il caffè. Nel pomeriggio di domenica vanno a trovare R. un toscano avviato supersettanta che tiene in centro una libreria di seconda mano; ti vende i libri e poi te li ricompera a metà prezzo. Ha una bellissima compagna aborigena non ancora quarantenne, cattolica praticante. Quindi la domenica non viene in libreria. Da lei ho comperato un libro sull'Istria e uno di Domenico Starnone di 20 anni fa. Parlare con questi vecchioni strampalati, scoppiati, rassegnati, inconcludenti, che raccontano a persone sempre diverse la stessa storia in varie lingue, con inserti in cinese, in indi, in khmer (personalizzandola all'infinito con piccole occasionali differenze, adattamenti umorali, salti di episodi, bestemmie toscane, omissioni diplomatiche, accomodandola al last-minute sinotticamente in continuo aggiornamento e modifica di giudizio, fatti saldi i fondamenti immodificabili), che risultano interessati a nulla, nemmeno a farsi intervistare, ad avere foto in rete, che dichiarano di non usare il computer; discorrere con questi testimoni del tempo è davvero arricchente e non può accrescere la nostra già robusta desolazione. Tra loro parlano per iperboli, spesso di cucina, descrivono ricette minuziose di pastasciutte deliranti, ma non invitano mai nessuno nella loro allucinata cucinetta.
A parte la bella compagna di R., la donna mi pare, più che lontana, assente. La vecchiaia, i molti medicinali fanno perdere desiderio e memoria. Per quanto riguarda il cosiddetto turismo sessuale non si viene a sapere granché. Le normali mignotte sono frequenti e irrilevanti. Poiché io vado a letto al più tardi alle nove (mi diverto molto di più con le esilaranti trasmissioni politiche di Rai International) non posso dire di conoscere cosa succede di notte. Da quanto mi raccontano non credo che ci sia nulla di esaltante. I giovani al solito sono irruenti, bombardati da tempeste ormonali riflettono poco e sono ottimi clienti per le povere prostitute (che hanno in media un marito magnaccia nullafacente, due figlioletti da mantenere, una mamma malatissima ancor giovane e bisognosa di mille trapianti). Non escludo che ci siano casi di pedofilia e sfruttamento infantile, d'altra parte chiaramente denunciati da vari organismi internazionali e locali, e nemmeno di omosessualità. Sulla hill e al mercato si vedono anche alcuni travestiti giovani più belli delle colleghe femmine. Li vediamo entrare nella toilette delle donne. Probabilmente si tratta di prostituti, ma non solo. Forse vengono a fare la stagione dalla Tailandia dove sono più frequenti. [Il fatto che un adolescente si vesta da femmina, è costume thai assai antico e spesso non ha nulla a che vedere con la prostituzione: è solamente un modo di essere, da sempre riconosciuto socialmente. Se ne vedono molti di serissimi che lavorano e anche dirigono efficientemente le agenzie viaggio, specie nelle isole]. Giovani alla ricerca di rapporti mercenari? Non solo. Molti aspirano a trovare la bianca anima gemella. Nel terzo mondo però (e ormai anche nel primo e nel secondo) la preda non deve mai dimenticare che anche le più coinvolgenti storie d'amore possono avere il fine esclusivo di fuggire verso il ricco occidente. Deve quindi valutare se sia accettabile (conveniente, opportuno, compatibile) sovrapporre la sua fuga a quella della/del partner. (Nella Cina degli anni Novanta si usava dire: amore a primo visto). Purtroppo in Europa affiorano molti casi di famiglie miste, afflitte da gravi problemi.
Ci sono anche parecchi vecchi bianchi che al Sakal si accompagnano a prostitute locali, in genere sotto i trenta, di piccola statura, brevilinee e bassicule, di fascino assai scadente. E. mi ha fatto notare che il lunedì se ne vedono di più da sole. Secondo lui significa che sono state scaricate e cercano nuovi amori. Le trovo repellenti. Essendo anziano, l'unico sentimento che provo per loro è un'infinita pena per la loro sfortunata e misera condizione, che tutto ricorda fuorché l'eros.
[continua...]
Luciano Troisio, febbraio 2011
Per approfondire:
TROISIO in Lankelot
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Il Sakal di Sihanoukville
Il Sakal di Sihanoukville (Cambogia occidentale) è un alberghetto modesto, pulito e amichevole, quasi sempre full, con annesso ristorante e abbeveratoio. Ho mandato un'e-mail a E. che era già lì; mi ha prenotato l'unica stanza libera. Grande, non luminosa, abbastanza silenziosa. Si vede il canale Rai. Le canne del cesso si sono rotte due volte, la prima volta nel cuor della notte, allagando tutto. Sulle prime credevo che fosse il solito scroscio tropicale.
[cambogia, troisio]
[cambogia, troisio] professor! Merci per la nuova condivisione. Domani pubblicheremo la seconda parte del tuo nuovo, ricco contributo.
Intanto: per approfondire: TROISIO in Lankelot
[Troisio- Cambogia 1] Per ora
[Troisio- Cambogia 1] Per ora inizio: un coccodrillo incatenato????????! Povera bestia, che barbarie. E il pericolo per i clienti?
Detto questo, per ora mi viene solo un'esclamazione: che bestiario!! E non mi riferisco al coccodrillo, ma al bestiario umano.
Insomma, un repato geriatrico o una specie di grande calderone dove affluisce una marea di personaggi strambi o ambigui.
Domani passo per la seconda puntata, ti assicuro, questo reportage sembra un film, pare di vederli.....