Troisio Luciano

Reportage da Puttaparti

Autore: 
Troisio Luciano

Puttaparti, 5 settembre 2010.  MY JOURNEY WITH GOD.

Puttaparti è il luogo natale di Sai Baba, il (cosiddetto) secondo Cristo; tutto ruota attorno a lui, al suo asrham. Dopo qualche giorno di permanenza si viene convinti che Sai Baba sia il centro del mondo. Tornando a Bengaluru, anche l' autobus era colmo di suoi ritratti.
Ma dopo qualche chilometro tutto era svanito e non ne ho più sentito parlare (sebbene tutti lo conoscano). Già in treno arrivando ero attorniato da indiani che avevano il suo ritratto al collo.
Puttaparti significa villaggio dei coni, cioè dei termitai, che sono montagnole di terra a cono. Infatti ne ho visti parecchi nella limitrofa campagna. Partito la mattina, sono arrivato ieri sera alle sei circa, dopo peripezie varie che non vale la pena di riferire. La piccola stazione era gremita di molte centinaia di policrome persone anche strane, in partenza. Il treno era l'espresso Bengaluru-Bubanesvar. La stazione si trova a 9 km dalla cittadina. C'è perfino un aeroporto, ora chiuso per manutenzione. Per un tratto abbiamo costeggiato la pista appena riasfaltata.

Ci si rende immediatamente conto, dopo due mesi di porcilaie, di trovarsi in un'India molto diversa, più ricca, quasi irreale: edifici importanti, architetture originali, strane, costose, assai moderne, ma anche giganteschi padiglioni di gusto pacchiano (oppure orientale), specialmente quelli dentro l'asrham. Gli architetti devono essere dei mediocri raccomandati. Nulla a che vedere con la raffinatezza futuribile dei grandi palazzi di Auroville, dove probabilmente c'è la mano di qualche illustre francese.
Negozi e negozietti, scalette ripide che menano ai piani superiori, colmi di merci. Internet dovunque, infiniti ritratti del maestro, di tutte le dimensioni, dentro e fuori. Cartelli con motti e citazioni in varie lingue europee (anche in italiano: “Ama tutti, servi tutti”). Imprese, simboli che raccolgono nel logo anche la croce cristiana: la cosa fa subito meditare (è un onore che ci fanno o se ne sono appropriati perché gli fa comodo? Il maestro dice che ognuno deve conservare la sua religione. Lo ringraziamo del suo permesso). Molta gente per le strade, di ogni nazionalità, in maggioranza donne, molti giapponesi e altri mongolici, che invece di solito risultano assenti in India, presenti soltanto nelle regioni dell'estremo nord, a ridosso della Catena Himalayana (popolazioni residenti indiane, ma anche rifugiati tibetani. L'India non ha esitato a dare ospitalità al Dalai Lama, irritando la rivale Pechino).
 
Ora in India non ci sono molti turisti, almeno in quella meridionale. Va detto che questa è la brutta stagione, dei monsoni. Solo sulla costa orientale, dove tornerò dopodomani, non piove. Qui ci sono improvvisi scrosci monsonici che allagano tutto; e siccome la zona è di tipo collinare, anche l'asrham ha piccole pendenze che fanno correre i fiumi di pioggia. Aspettavo il santo fuori del padiglione come un reietto (allo screen mi hanno respinto due volte, una perché mi ero dimenticato di togliermi i sandali, la seconda perché mi hanno trovato un tagliaunghie, arma pericolosa, per quanto non elencata nel paranoico riquadro della quarantina di oggetti, scritti e disegnati, che è proibito introdurre nel padiglione. Ero allo scoperto e mi sono beccato un diluvio in pieno. La folla cercava riparo, fuggiva. Nonostante avessi il fido ombrello pieghevole mi sono completamente inzuppato esclusa la testa. L'acqua scorreva veloce giallastra a favore di pendenza, dovunque. Bisogna adattarsi a camminarci sopra. Il cielo è sempre nuvoloso con sprazzi di sole. La temperatura è più mite e perfino gradevole.
 
I negozi sono ricchi di frutta, abbigliamento, gioielli, antiquariato, artigianato, idoli, statue di poppute sinuose semidee, bestie divine e di ogni cattivante banale articolo interessi gli stranieri, come non avevo visto nemmeno nelle luride città di 7 milioni di abitanti (Chennai e Bengaluru), da dove i rari turisti scappano. Ovunque centinaia di libri in inglese o kannada o telugu su di lui, dischi e cd, riferimenti a lui anche nelle denominazioni degli alberghi, dei negozi, quasi avessero un legame legale o fossero di sua proprietà.

Alle sei era già tardissimo per trovare una stanza decente. Mi sono precipitato all'albergo Sai Towers, a ridosso del muro dell'asrham, come mi aveva suggerito Eugenio; a stento mi hanno dato una delle ultime stanze rimaste. La guida lo definisce “tocco di classe”. La stanza è molto piccola, ci sono insetti e formiche, mi sono accorto che la doccia non funziona. La porta non si apre se non si conosce un piccolo segreto (che ora mi hanno svelato). Evinco che il tocco di classe non c'è più. Dicono che ogni anno le cose cambino radicalmente. Intanto spero di cambiare stanza. Stamattina è venuto lo stagnino che in meno di un minuto sembra aver aggiustato tutto: un miracolo, si spera non effimero.

Puttaparti, 8 settembre 2010. FESSACCHIOTTI A PUTTAPARTI.
 
Questo luogo potrebbe essere finalmente qualificante (dopo tanti squallori visti nel noioso Tamil Nadu) e anche conferire senso a un intero viaggio. Per la prima volta qui incontro molti stranieri bianchi. Persone vestite in varie fogge, tradizionali, devozionali, anche molte signore occidentali benestanti, bionde in eleganti sari pastello (che goduria vestirsi così! Con uno dei più sontuosi abiti del mondo. Quanto rievocante, specie di tempi che non torneranno). Presumo vedove, divorziate o solo tradite-deluse, raffinati scorfani singles per libera scelta (degli uomini), altoborghesi nullafacenti che vivono ovunque benone a sbafo o di rendita. Contrariamente a quanto succedeva qualche decennio fa, i giovani sono pochi. Qui vengono -o tornano- soprattutto quelli che le illusioni le hanno già verificate (probabilmente sono gli stessi di qualche decennio fa, meno freschi), i transiti con catene li hanno già attraversati. Sperano qualcosa?

A occhio e croce però mi interessano di più alcuni caratteristici personaggi europei (anche italici) sui 50-60, ancora in piena forma, seri, discreti, allontananti, che tentano di occultare la loro leggerezza, la loro vacuità e inutilità (sconosciuta a loro stessi), la loro astuzia di (ex) lestofanti parassiti. Ormai si sono allenati a non distinguerla più dalla buonafede. Sia donne che uomini. Furbastri, esteriormente sicuri, fighissimi, ammiccanti. Tacciono in molte lingue, nonostante emettano forti segnali per chi ha imparato a leggerli. Ho come l'impressione di conoscerli da sempre. Ci saremo riconosciuti a vicenda? Viaggio in Asia dal 1975 e ci sono venuto nelle vacanze di Natale quasi ogni anno. (Io però il 7 gennaio, mio onomastico, dovevo essere al lavoro).
La gente che viaggia è sempre la stessa in tutto il mondo, i turisti appartengono prevalentemente a una dozzina di nazioni ricche, non di più. Un 50% sono studenti o insegnanti. L'altra metà è ricca, oppure non ha un lavoro. Parte a tempo indeterminato, non ha alcun interesse culturale e vive di espedienti. Incontra sempre la stessa élite di scannati colleghi. E in tutto il mondo i luoghi preferiti sono al massimo una sessantina. Anche nelle librerie di seconda mano, dove non entra mai, si trovano soltanto i soliti libri nella solita decina delle solite lingue. Le fisionomie, le tipologie, gli abbigliamenti, i comportamenti, gli accessori (assoluti nella banalità di status-simbol), la (mancanza di) etichetta, sono sempre i soliti. Col tempo cresce solo l'età, non la saggezza.

Intravedo parecchi fessacchiotti in incognito, quelli che in patria vorrebbero anche darsi un minimo di decoro (per quanto velleitario) e non arrivano alla quarta settimana. Morosi con l'affitto, acuti determinati specialisti di leggi e circolari sulla proroga dello sfratto, hanno una pensioncina sociale minima che non basterebbe, ma qui vivono alla grande. Non avendo mai fatto un cazzo, non hanno mai avuto occasione di versare una lira di contributi, quindi come sempre: tutto regalato. Cosa farebbero a casa loro? Una noia. Meglio vegetare importando misero cotonato, anche se adesso la concorrenza dei cinesi è ancora più spietata e in ogni mercatino si trova tutto a tre euro. È probabile che la giovinezza l'abbiano impiegata come fannulloni fumatori freak a Goa a vendere orecchini, (parecchi ricercati in Italia se ne stavano tranquilli a bucarsi nella discreta ed eccentrica località Chapora verso nord, e i servizi lo sapevano benissimo. Questo negli anni settanta, quando i più sgamati si accordavano con una donna olandese o berlinese: con un fittizio matrimonio ottenevano un lauto sussidio mensile dalle quelle ricche nazioni e a Goa facevano i nababbi. C'ero anch'io (che però ho versato 44 anni di contributi, più un riscatto di 6000 €). Allora ho parlato a lungo con molti di loro, giovani, magri, abbronzati, opachi, disinformati, ottusi, bolsi, allergici al lavoro, sempre disponibili ad animarsi solo per giocare, mai stufi, improvvisamente briosi, allegri. Ma che odissee con i visti, che problema farsi prestare cento dollari, che noia nella stagione delle piogge quando piove dal tetto nella capanna e non c'è nessuno, i resort sono chiusi, e sei stato respinto da varie frontiere, e tutto si allaga, e i topi e i serpenti escono dalle tane...
Oggi ho scambiato qualche idea con una signora bionda, pacata, opulenta, cambiata, dal bel faccino giovanile sapientemente solo leggermente truccato, su fondoschiena a mongolfiera, passata dall'abbiocco consolatorio del fumo all'assoluta astinenza dell'ashram. Sono venuto gioiosamente a scoprire che un millennio fa era una snella silfide nudista ad Anjuna. Una vera metamorfosi, anche di pelle. Il marito non l'accompagna più. Viene ogni anno, da sola. Non ha nessuna religione (è battezzata e cresimata). Una donna florida, robusta, in apparenza senza problemi. Che penserà davvero?
 
Ma qui i devoti stranieri diSaiBaba sono in genere magri, astemi e vegetariani forzati, indossano il pigiama (parola indiana che deriva dal nome del Punjab) bianco, pochi hanno conservato il goano codino, anzi i capelli sono in genere corti; anche la barba è assente almeno tra i biancovestiti (ora) presunti aderenti ai principi del maestro. Gli indiani sono la grande maggioranza, si distinguono per semplicità e decoro dall'immensa folla dei cialtroni e del popolino, solo qualcuno ha la barba, quasi tutti hanno i baffi. (Io ho una barba di due mesi e me la taglierò a Negombo il giorno prima di rientrare; solo per caso ho pantaloni neri, due paia, magliette e camicie grigie, azzurre. Perché ho lasciato la valigia a Bengaluru e domani ci torno. Sarei tentato di comperarmi il pigiama bianco. Vedremo).
I cosiddetti sadhu sono pochissimi, vestiti di giallo o arancione, con barboni e capigliature abbondanti, sia nere che canute. Sono tipi molto strani. Si appoggiano a un bastone. (Il sadhu, avendo rinunciato a tutto, non dovrebbe chiedere l'elemosina...). Non mi pare che dentro sia tollerato sgarrare dai ferrei regolamenti... (quindi: alla larga).
Quei tre o quattro con cui ho parlato nell'ashram mi hanno detto poco del maestro che non sapessi già: fa miracoli, ha costruito scuole, case, ospedali, un aeroporto, ha investito somme enormi. Può darsi che materializzi le banconote. In confronto Padre Pio e Madre Teresa (di cui mi fido di più) risultano poveri dilettanti. Lo stesso governo indiano ha ammesso che non sarebbe stato in grado di fare altrettanto (non mi stupisco affatto, dato che non ho alcuna stima di nessun governo).
[Molti decenni fa ho frequentato a Luzon l'allora famosa guaritrice filippina Josephine, che mi ha anche operato al collo. Metteva la bibbia sotto la nuca dei pazienti distesi sul lettino. Un cartello dichiarava che era Dio a operare: lei era soltanto uno strumento. Sono stato nel suo studio un giorno intero. Ho assistito a una ventina di interventi e visto con i miei occhi cose che altrimenti mai crederei possibili. Allora non avevo un computer, ma ho scritto un preciso resoconto in un'agenda che spero di ritrovare, e anche delle foto. Ricordo le critiche del mondo cristiano, che giudicava tutto ciò un “apporto”, un imbroglio o frutto dello spiritismo. (Quella sua operazione al collo non mi ha affatto guarito).]

Eppure Sai Baba fa miracoli: crea in pubblico la cenere Vibuti in gran quantità, oggetti anche d'oro dal nulla. Sono decenni che fa questo, esistono molti filmati che lo provano (nel ristorante del mio albergo venivano trasmessi in continuazione), i testimoni sono migliaia. Da dove, da chi, proviene questo stupefacente potere? C'è da riflettere. Ora ha 85 anni, non cammina più (immagino che si sposti in babamobile), non usa i suoi poteri per se stesso. La gente gli chiede miracoli, grazie, ma questo per lui è soltanto un aspetto secondario...
I fedeli lo attendono ogni pomeriggio a migliaia, accoccolati per terra in un grande padiglione-teatro aperto (quello assai pacchiano), per ore pregando, cantando lo invocano, anche i malati. Su una delle pareti corte c'è una specie di palcoscenico sopraelevato di qualche gradino, con varie quinte, bracieri per il sacro culto, due grandi leoni di metallo e al centro un vistoso prezioso trono da regnante (ma ne ho visto anche nei templi buddisti indocinesi, riservati all'alto clero). In questi giorni non l'ha mai usato. È probabile che davvero non si possa alzare e che trasportarlo di peso in pubblico sia un'operazione non conveniente all'immagine.
La prima volta ho atteso, in piedi, davanti al muretto esterno, guardato a vista da decine di guardiani piuttosto severi, probabilmente stanchi anche loro, ma seri nella ripetitiva recitazione della quotidiana (divina) commedia; spintonato e palpato da centinaia di esterni pressanti fedeli, salmodianti con le altre migliaia sedute dentro, dalle 16.30 alle 19. Un martirio. Non è venuto.
Quando tutti non ne possono proprio più (nemmeno i rarefatti indiani...), finalmente lui arriva in una carrozzella a tronetto spinta da un privilegiato famiglio, attraversa lentamente la grande affollata sala scortato da una decina di allievi, fa fermare, ascolta suppliche, risponde, non usa microfono, oppure non parla, ascolta soltanto. Ha sempre la stessa possente etnica crespa zazzera afrocubana nerissima, invidiata da Silvio, ora con al centro una notevole chierica. Le volte che non viene forse si sente troppo male, sebbene non lo faccia vedere. Per lui ho molta compassione e rispetto. Di persona l'ho visto solo due volte, da circa 20-50 metri. Non coglievo bene l'espressione della sua faccia, mi sembrava molto serio. Appena appare da lontano, la folla perde il controllo, si alza, lo acclama, i più lontani non vedono più nulla e imprecano in varie lingue. Il servizio d'ordine si sbraccia a farli riaccoccolare.
Io non ho mai avuto la pazienza di stare lì fino a quando se ne va. Non l'ho mai sentito parlare dal vivo. Non ho nulla da chiedergli.

Si coglie nella reticenza dei fedeli quasi una parola d'ordine, una specie di prudenza, o forse di timore, di rifiuto a rivelare, a raccontare. O ancora più probabilmente di stanchezza e disprezzo per i turisti novellini, per i superficiali che vogliono soltanto appagare il loro desiderio di assistere ad avventurosi fatti straordinari da raccontare poi al bar di Bramasole o Fontaniva, trascurando invece i profondi precetti del maestro.
Dicono che Sai Baba si consideri figlio di Dio, il secondo Cristo, e ne sarebbe in arrivo anche un terzo, non ancora incarnato. Ne ha fatto il ritratto: identico al Nazareno. (In previsione della morte di Sai Baba, i furbetti si preoccupano di garantire un credibile successore alla divina baracca che li mantiene lautamente? Non sono queste affermazioni un attimino impegnative?

[Il cattolicissimo prudentissimo Alessandro Manzoni, negli ultimi giorni di vita disse molte audaci cose (alcune le ha raccolte come pettegolezzi la Astaldi, pubblicandole nel famoso volume pubblicato per il centenario). Pare abbia detto di Cristo: “fu un grandissimo, un rivoluzionario, ma pretendere di essere figlio di Dio... mi sembra che abbia esagerato”. Delirava? L'aveva sempre pensato senza mai dirlo in pubblico, nemmeno al Tommaseo o a quella linguaccia del Foscolo?]

Chiedo ai fans: figlio di quale dio? E la mamma? Perché all'ingresso di Puttaparti vedo un grande arco che rappresenta insieme i simboli di cinque religioni compresa la croce cristiana.
[Ma in tutta l'India e anche a Sri Lanka si vedono simboli sincretistici a trittico che rappresentano insieme (in economiche targhe di plastica dorata a stampo, da collocare sul cruscotto): il Cristianesimo (Madonna o Cristo), l'Induismo (Ganesha o Shiva) e una Moschea o mezzaluna].
Però qui all'interno dell'ashram ci sono soltanto statue e idoli induisti infiorati e moltissimo venerati. La religione è un fatto tremendamente personale e può anche non interessare. Ma qui siamo in un sito molto deputato. Ci sono venuto e cerco di capire: mi viene da dedurre che il padre di Sai Baba sia un dio indù e allora la cosa mi vede più tollerante. Forse mi sbaglio? Dato che sono cattolico (poco praticante ma per nulla sincretista), lo ringrazio per farci il favore di considerare benignamente il Cristianesimo, ma preferirei che nell'ashram fossero ben rappresentate tutte le religioni e non soltanto l'Induismo. Mi rispondono che in un certo luogo dell'ashram c'è un obelisco che rappresenta le varie religioni. Insisto (si badi: mi astengo dal dare giudizi su Sai Baba, perché per giudicare bisogna prima conoscere, leggere le sue moltissime opere, cosa che mi guarderò bene dal fare, dando la precedenza all'antica Vulgata latina della Bibbia, che è già un impegno per conto suo): visto che qui l'organizzazione è straordinariamente nazista ed efficiente, se vogliamo anche un tantino circense e pagliaccesca -ma lui non c'entra in tutto questo- non sarebbe meglio allora mettere tutti i simboli all'ingresso, o invece vi fa comodo così? E magari limitare le ispezioni corporali, i continui divieti, e addirittura il venire stupidamente invitati a non fermarsi a guardare più di un momento; e questa zona è riservata alle donne, e questo passaggio è solo per il personale dell'ospedale, e così via in modo assai antipatico. Probabilmente questa mentalità è fortemente influenzata dal sistema delle caste, che tuttora si riservano moltissimi ilari diritti di esclusione ad es.: di chi non è hindu, di chi è straniero, di chi indossa del cuoio, delle donne mestruate, dei paria e così via. Avrei voluto vedere magari da lontano la residenza del maestro. Non è stato possibile nemmeno avvicinarsi. Forse lo fanno solo con i bianchi palesemente estranei, (ma civilmente rispettosi)? Con me questi cialtroni hanno avuto un comportamento che non tollero da parte di nessuno, nemmeno a casa loro. Tutto tende a creare tensione invece che sicurezza, a legittimare un'importanza sovrumana che mi sembra davvero comica e sono convinto che Sai Baba non solo non ne abbia bisogno, ma nemmeno l'autorizzi.
 
[CONTINUA...]

Luciano Troisio
Per approfondire: TROISIO in Lankelot
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Commenti

[india] Luciano

[india] Luciano scrive: "Puttaparti è il luogo natale di Sai Baba, il (cosiddetto) secondo Cristo; tutto ruota attorno a lui, al suo asrham..."

buona lettura!