Troisio Luciano

Reportage da Puducherry. Gestualità e televisione indiana

Autore: 
Troisio Luciano

Puducherry, Ferragosto 2010.

 

SI', NO, MAH. Appena venuto al mondo il neonato si esprime attraverso un'unica struttura linguistica: il pianto. Non percepisce la madre se non come capezzolo, è guidato nella sua ricerca, non dalla vista ma dall'olfatto. Posto accanto alla mammella, detta ricerca avviene con un movimento verticale della bocca (e della testa). Quando il neonato è sazio, rifiuta il capezzolo offerto con un movimento orizzontale della testa verso destra o sinistra.

È così che gli umani apprendono i primi due gesti “preverbali” corrispondenti all'affermazione e alla negazione. Questa regola vale universalmente per l'intera specie umana (con pochissime eccezioni: la più importante è l'area della Bulgaria, dove sembra avvenga esattamente il contrario). Fatta questa premessa, veniamo a parlare di un terzo gesto, non universale, tipico della sola grande area dell'India in generale, e culturalmente appreso dopo gli altri due: si tratta di un complesso movimento semirotatorio della testa, che comprende i due gesti descritti, fusi in un ideale più complicato gesticolare, assai difficile da interpretare e da imitare per gli stranieri, che potrebbe essere un po' rozzamente descritto e riassunto come l'“otto” del segno dell'Infinito. Se questo gesto è accompagnato dal lemma Sì/No, il suo significato è immediatamente comprensibile. Se invece non è accompagnato da parole, o da parole incomprensibili di solito pronunciate a una velocità asiatica da indecifrabile trapano Blekedeker, o in un inglese assurdo, volgare e supersonico, per un non indiano il significato resta una specie di mistero.
(Esempio: ieri ho chiesto a un'acconcia signora se un certo autobus andava all'Ashram. Alla gentilissima risposta rotatoria per me senza significato, sono stato costretto a chiederle nuovamente: sì o no?).
Di questo gesto esiste una gamma vastissima: dall'impercettibilmente accennato, all'enfatizzato senza requie.

Immagino che sull'argomento esistano molti studi antichi e moderni.
Per quanto mi riguarda, me ne sono ormai fatto un'idea precisa:
si tratta anzitutto di una specie di formula di cortesia, che allude a buona educazione, tolleranza nei confronti dell'interlocutore, disponibilità e premura da parte di chi risponde. Rientra quindi nei convenevoli non verbali. Inutile sottolineare che la stragrande maggioranza degli umani che tratta con stranieri (e questo in tutto il mondo, occidente compreso), non ha la finezza culturale di parlare lentamente la propria lingua con lo straniero, che probabilmente la capisce con molta difficoltà. Convenevole che comprende quindi aspetti confricanti e ossimorici non secondari.

Vediamo quali significati potremmo attribuire in parole, alla risposta “non verbale” a una nostra qualsiasi domanda:
-Sì. Certamente. Ovvio.
-Lei ha il mio permesso/benestare.
-Veramente non si potrebbe, ma per questa volta glielo concedo benignamente per mia bontà.
-No. Non si può e per questo mi scuso molto.
-Càpitano tutte a me, ma vediamo di risolvere il problema.
-Prego, non c'è di che.

Quel gesto educato, se non accompagnato da parole univoche(che peraltro lo renderebbero del tutto superfluo ai fini della comunicazione) vuol dire tutto e nulla.
È molto interessante verificarne l'uso per la strada, nei luoghi pubblici ecc. Molto diffuso, ma non presso tutti, non sostituisce affatto il normale Sì/No. Probabilmente è più usato in certe regioni, da certe categorie/caste, ma non saprei dire quali.
Osservarne l'uso in televisione è assai istruttivo ma complica ulteriormente le cose. Mi pare che i politici, astutamente, lo evitino proprio per la sua equivocità: non ho mai visto il primo ministro Singh (sempre compostissimo e un po' ingessato) o Sonia Ghandi compiere questo gesto, mentre, nelle interviste dei giornalisti ai passanti, muovere la testa parlando al microfono è quasi normale. Si può dedurre che sia più frequente presso le classi popolari.
Nei film l'impiego è completamente differente. A seconda delle “scuole” sembra che in certi sia volontariamente assente. Risulta chiaro che la gestualità è dovunque argomento importante, sia nel teatro che nel cinema, specie nella cultura indiana che attribuisce grandissima importanza al linguaggio del corpo, alla mimica del volto, delle mani e delle dita nella danza, sia nella pantomima che nella recitazione (in questo è molto simile all'Europa mediterranea). Ogni regista decide secondo il suo codice, e certo ha affrontato l'argomento con gli attori.
Nelle scuole di recitazione è necessario affrontare il problema, specie se il film mira ad essere esportato su mercati stranieri.

Concludendo: nella sincronia del quotidiano, questo singolare gesto meraviglia gli stranieri, crea loro imbarazzo e spesso li costringe ad affrontare direttamente infiniti equivoci.

LE MILLE E UNA TELE

Un fortunato libro di Enzo Biagi si intitola Mille camere. Allude ai molti giacigli dove il celebre giornalista cercò di riposare, spesso invano. Quel numero è simbolico: sembra molto alto. Di fatto credo che non solo Biagi, ma perfino il sottoscritto (che non si sognerebbe mai di paragonarsi a lui), abbiamo di gran lunga superato il numero mille nei nostri viaggi.
Infiniti gli argomenti da ambientare in tali ricche e soprattutto imprevedibili location, nonostante la fretta, la mancanza di tempo e certo anche le mille ragioni per inquietarsi, o non annoiarsi.
Un aspetto relativamente moderno di una stanza d'albergo è l'apparecchio televisivo con relativo telecomando. Sorvoliamo sul fatto che almeno nel 50% dei casi l'apparecchio funziona male, il telecomando, tenuto insieme da adesivi dopo mille cadute, ancora peggio, il segnale è ballerino. Vediamo cosa si può dedurre dal tempo passato a letto a guardare l'antistante TV in paesi e continenti diversi dal nostro:
nel viaggio che sto compiendo e che durerà in totale tre mesi, ho già passato un mese nello Sri Lanka. Ora mi trovo in India, nello stato meridionale del Tamil Nadu, da circa due settimane. Nello Sri Lanka ho usato televisori molto diversi e piuttosto vecchiotti: alcuni trasmettevano solo programmi locali e AlGesira (quest'ultima ha trasmesso anche servizi in italiano girati a Bologna; riguardavano la terribile condizione degli immigrati musulmani in Italia). Per programmi locali si intende: tremendi film musicali di produzione indiana, colmi di danze, balletti e attrici dimenantisi, voci piuttosto sgradevoli, sempre nella gamma del troppo acuto (che affascina tutti gli asiatici), allusioni sensuali più di quanto lascerebbe sospettare l'imperante bigotteria, commedie rumorose con molta gente di estrazione modesta dedita prevalentemente al ridanciano litigio ininterrotto: ma anche canali cinesi (CCTV di Pechino che si vede benissimo e si presenta come assai moderna e perfino lussuosa), coreani del sud. Le lingue (e gli alfabeti) sono il singalese, il tamil e l'inglese. Visti lunghi programmi in inglese e italiano girati a bordo delle navi da crociera Costa, piuttosto interessanti. Tralascio l'abbondante spazio dedicato alla miserabile pubblicità, finalizzata a far mangiare colorate zozzerie a quei poveri già di per sé sfortunati.

In India la situazione è ovviamente più complessa sia linguisticamente che politicamente: molti stati hanno la loro TV in lingua locale, e il prevalente Hindi non è usato affatto (come ad es. nel Tamil Nadu, dove mi trovo: non c'è traccia di Hindi). Esistono diverse minoranze linguistiche indiane che superano i 60 milioni di parlanti e, oltre a una televisione propria, hanno un'autonoma produzione cinematografica. Anche soltanto in bianco e nero; film che ricordano vagamente il nostro neorealismo, ingenui, rappresentano una natura semplice, selvaggia, sentimenti compresi da tutti, recitati o cantati, con balletti vari, una vita tutta danzante e seducente. Lei è belloccia, forse ci sta, ora si nega, lui è paziente. Tanto sa bene come andrà a finire (neanche il tempo di mangiare/ una frittella triangolare); ma tutto sommato toccano lo spettatore con la loro autenticità: si percepisce che quei registi hanno qualcosa da dire al cuore della gente (semplice).
Salta subito all'occhio che nulla riguarda il vicino gigante cinese (a causa del vecchio e mai risolto contenzioso di confine sul Piccolo Tibet, ma soprattutto per l'antica “amicizia” indiana con l'Unione Sovietica), né l'Indocina. Nessuna notizia sugli occhi a mandorla. Anche il Giappone non si vede molto e stupisce notare la completa assenza di turisti dell'estremo oriente. [Partendo da Venezia per Dubai, l'aereo è colmo di emigranti soprattutto cinesi e tailandesi, che poi proseguono per Bangkok, Shanghai. Famigliole giovani con uno-due bambini nati in Italia, decorosamente vestiti. Più educati e meno rumorosi i tailandesi. Tutti sono corredati da infinito bagaglio a mano. Da Dubai verso India e Sri Lanka gli occhi a mandorla e la pelle gialla spariscono, l'aereo è carico di gente quasi nera: indiani, pakistani, nepalesi, singalesi, maldiviani. In genere sono poveri emigranti sovraccarichi che lavorano negli Emirati, o furbetti supponenti baffuti uomini d'affari con quarantottore nera.]
 
Ovunque si riceve il canale internazionale Fashion TV interamente dedicato alla moda mondiale. Qui l'Italia fa sempre la parte del leone. Ho notato che molte modelle sono bruttine e con le gambe storte. Non credo che sia per caso: probabilmente rappresentano le clienti. Non tutti i filmati sono di alto livello. Gli europei sono i migliori. Ne ho visti di asiatici tremendi, girati da incompetenti, con le indossatrici riprese dall'alto, tanto da sembrare tutte delle grottesche tracagnotte brevilinee.
A volte si vede anche RAI International, dipende dagli apparecchi, alcuni hanno anche 200 canali. Ora sono almeno 15 giorni che non ho notizie TV in italiano (solo da internet), ma non va meglio per i canali francese, tedesco e spagnolo (una volta ne ho trovato uno catalano). Con una certa difficoltà si riceve la CNN. Molti i film indiani che trattano di intrighi donneschi, contrasti tra suocera e nuora, amori avversati dalle famiglie (per motivi di casta o simili), oppure drammi mitologici, con molti dei e dee in sontuosi costumi ed effetti speciali. Meno frequenti le commedie grottesco-rumorose. Tutto comunque inguardabile oltre i dieci minuti. L'atteggiamento degli attori nazionalpopolari sembra meno litigioso (ma si ricevono anche alcuni comici canali singalesi), e comunque l'attenzione al “picciolo affare” popolano, spesso attenuato da situazioni paradossali, è più che evidente e quasi insopportabile. Molti film sono ben girati, i colori e le ambientazioni ottimi; (la produzione di film indiani è quantitativamente la prima del pianeta, e mi sembra che ora, accanto al prevalente target popolare-modesto, proponga modelli più adatti a una borghesia istruita di media cultura, compradora, con belle case, arredi curati, abiti eleganti, auto nuove. Le donne sono vestite con gran decoro, ingioiellate. Nell'orizzonte d'attesa e di gusto è tollerato un accenno di pancia (anche tra le attrici giovanissime). Gli uomini mi sembrano piuttosto brutti, orrendamente baffuti come i nostri peggiori tragicomici terronazzi. Nonostante questo, corteggiano ininterrottamente belle donne o risultano piuttosto affettuosi, ricambiati, con mogli e bambini. Inoltre, a quanto pare, non sembrano avere problemi economici, sebbene la vita riservi anche ai ricchi negatività e drammi.
Non dimentichiamo che l'India è la prima democrazia del pianeta, e che se ha circa 400 milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, con enormi problemi di analfabetismo e malnutrizione infantile, essa è l'unica a poter vantare un'opulenta e produttrice classe media di oltre 250 milioni di lavoratori. Le donne giovani, quelle attrici oggetto del desiderio, che ogni spettatore vorrebbe per sé, sono piuttosto belle, di pelle in apparenza più chiara (negli stati del nord in media la pelle è più chiara rispetto all'India dravidica del sud, che sembra avere più affinità con le popolazioni australi), appetitose e alcune piuttosto raffinate. I modelli occidentali, sempre presenti e anelati, si fondono armonicamente con una cultura autoctona di notevole spessore. Non è difficile cogliere un antico sottostante legame con l'Europa anche non britannica: qui si capisce meglio la cosiddetta unità “indoeuropea”, non solo linguistica, non solo nelle fisionomie, in certi occhi molto chiari o azzurri, ma anche nella gesticolazione generale e non verbale, nelle espressioni del volto, nelle smorfie spesso identiche alle nostre, con una efficace e misurata prevalenza campana: atellane? Affinità perfino religiose tra induismo e antico paganesimo classico mediterraneo, o comunque greco-latino? Le stesse arcaiche stirpi di ascendenza Aria? Comunque non dico grandi novità, essendo molte somiglianze già documentate da viaggiatori italiani del Rinascimento [ma posso rilevare per esperienza diretta, che invece i miei studenti cinesi non comprendevano nulla del “significato” dei miei gesti].

I notiziari riguardano fatti locali dell'area indiana, gli incidenti, le solite disgrazie, le molte vittime, i tanti motivi per non essere allegri. l'Europa non viene mai citata, l'Italia esiste nel calcio, ho notato pubblicità della Fiat e anche delle Assicurazioni Generali. Obama appare poco, mi sembra abbastanza lateralmente. Gliuominipolitici indiani non sono riconoscibili come immagine internazionale al di fuori dell'Asia (con l'eccezione dell'italiana Sonia Ghandi, presidente del partito al governo, ora candidata ad essere rieletta (per la quarta volta). Altra stranezza: nemmeno l'Australia esiste, se non per i suoi animali incredibili e ragni velenosi, cui vengono dedicati vari programmi da appositi canali. Diciamo che è molto lontana e tale resta anche da qui. Lo sport ha una sua ovvia importanza. Il calcio è meno ossessivo (mentre nell'Indocina è sempre molto seguito e ci sono perfino schedine locali con sole squadre italiane); si parla di altri sport fra cui l'hockey e il cricket, piuttosto popolari. Parecchio tempo è dedicato alle informazioni sul Pakistan, specie sulla zona del Kashmir dove la tensione è sempre alta. Alcuni canali trasmettono esclusivamente film americani vecchiotti in inglese. Sono parecchi i canali che si occupano di animali specie asiatici e africani. Le solite bestiacce, pericolosi serpenti molestati nel loro habitat da pazzi bianchi, e altre feroci creature che in Europa fanno colore, ma qui sono spiacevoli realtà quotidiane specie per i contadini, maggioranza della popolazione, e causa di migliaia di morti ogni anno (in Asia i decessi per morso di serpente sono almeno 3000 l'anno, e altrettanti sono causati dalla caduta di noci di cocco). National Geografic ha interessanti servizi, qui doppiati in lingua Tamil. Spesso gli argomenti riguardano la sopravvivenza in zone estreme, come deserti, ghiacciai ecc. Non particolarmente divertenti. Nella stanza dove mi trovo ora, la televisione funziona malissimo: solo traballanti canali locali; quindi non mi degno nemmeno di accenderla.
Un cenno al settore religioso: ci sono trasmissioni dedicate alle varie religioni, anche quella cristiana, che pur essendo di minoranza, appare culturalmente piuttosto vivace e rappresenta il 2,3% dell'intera popolazione indiana (quindi oltre 23 milioni di persone). Non mi pare che siano troppo invadenti: predicatori scamiciati parlano al pubblico, di solito tenendosi una solenne sciarpa/stola sulle spalle. Ci sono anche più composti vescovi cattolici e mi pare di avere visto oggi anche un cardinale, vestito di bianco, con una larga fascia-cintura rosso porpora. (Mi risulta che nello stato del Kèrala, a sud-ovest, da sempre governato da comunisti, le comunità cattolico-siriane, eredi di quella fondata nel primo secolo da San Tommaso Apostolo, e anche dei cristiani nestoriani di cui parla Marco Polo, siano molto importanti. Esistono perfino ricche banche cattolico-siriane, parecchi vescovi e almeno un cardinale).
Va sottolineato che una delle caratteristiche della prevalente religione hindu, è quella di non fare proselitismo. Anche l'islam, che rappresenta il 10% della popolazione, sembra meno presente in Tv: Allah qui si è fatto da parte con gioia di tutti.
 
Luciano Troisio

Per approfondire: TROISIO in Lankelot

ISBN/EAN: 
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Commenti

In India la situazione è

In India la situazione è ovviamente più complessa sia linguisticamente che politicamente: molti stati hanno la loro TV in lingua locale, e il prevalente Hindi non è usato affatto (come ad es. nel Tamil Nadu, dove mi trovo: non c'è traccia di Hindi). Esistono diverse minoranze linguistiche indiane che superano i 60 milioni di parlanti e, oltre a una televisione propria, hanno un'autonoma produzione cinematografica...

[troisio] buongiorno

[troisio] buongiorno professore, ben ritrovato. Domani carico altre pagine. Grazie ancora, intanto. gf

http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?T/Troisio+Luciano

[Reportage da Puducherry] Ben

[Reportage da Puducherry] Ben ritrovato, come sempre ricchissimo di spunti. Mi piacerebbe capire anche quanto del colonialismo inglese rimane nell'India di oggi. Molto interessanti le considerazioni linguistiche, ma anche la "Lateralità" di fatti e luoghi contemporanei...